DICO o DIDOCO?

Nomen omen, si dice. Nel nome c’è il destino. L’intenzione ufficiale della legge, come appare dal titolo, è «DIritti e DOveri dei COnviventi». Ma nell’acronimo i doveri sono scomparsi, diventando secondari; e anche nell’uso degli opinionisti si parla esplicitamente di “Diritti dei convienti”. Era chiaro che la richiesta di questi QuasiPacs andasse nella linea di certa filosofia sociale che isola l’individuo dalla comunità e lo interpreta come soggetto di desideri che devono divetare diritti. La realizzazione dei Dico rispetto ai Pacs mitiga questa linea di pensiero, ma non più di tanto.

Sta entrando in scena sempre di più l’io senza corpo. Alla faccia della pretesa passione dell’epoca per la corporeità e la dimensione materiale della persona. Oggi a difendere il corpo umano e la bellezza della materialità del mondo è rimasta la Chiesa. Nessun paradosso. Il corpo nella nostra società se ne sta andando. Stiamo entrando nel mondo ideale, dell’idealismo, dove l’io e i suoi desideri fanno letteralmente la realtà.

2 Commenti a “DICO o DIDOCO?”

  1. Martino scrive:

    Martino ha detto…
    Carissimo Prof Zambelli,
    a scriverle è un suo vecchio alunno, che nota, con piacere ma anche con un pò di rammarico, che non ha affatto perso né la sua tempra né il suo “fondamentalismo”, termine brutto, lo so, ma me lo passi… Saranno stati un paio d’anni che non rimettevo piede nel suo proverbiale sito dell’ora di religione, ma proprio ieri sera mi son detto “Chissà quel matto di Zambo che cosa dice sui dico…?”
    Non che mi aspettassi pensieri diversi da parte sua, ma speravo in una sorta di apertura mentale e capacità di cogliere la realtà un pò più vaste (non si offenda…).

    Tra gli “appunti” che mi permetto di selezionare nel Zambelli-pensiero vorrei cominciare dal suo concetto di “Matrimonio”, da lei, in tutto e per tutto, inteso come un regolamento tra individuo e Stato. Io mi domando e “dico”: il matrimonio non era, una volta, un sacramento, prima di tutto? Credo ceh l’unico contratto di cui si possa parare alla luce di un matrimonio è tra un uomo, una donna e Dio. Per un cristiano, per la chiesa, questo dovrebbe essere il matrimonio, un’unione formalizzata e accettata da Dio in persona. Ha insomma a che fare con Dio, con la religione, non con lo Stato. Un cristiano dovrebbe sposarsi perchè è la sua fede che lo impone, non perchè ha bisogno di responsabilità! Nel testo che lei ha scritto sui pacs la prima osservazione che emerge agli occhi di un lettore attento è la sminuizione della forza e potere spirituale del concetto di matrimonio. MATRIMONIO=REGOLE.

    Passando oltre vorrei ricordarle che il testamento, da lei citato come la chiave per risolvere quei problemi tirati in ballo da Zeffirelli (che sta sul cazzo anche a me ma mi sa che ha un pò più ragione di lei in questo ambito…), non è affatto una misura così semplice da attuare. Implica tempo, soldi (il notaio è di gran lunga un professionista ben pagato), e 9 volte su 10 crea inimicizie tra i parenti che restano in vita. Ecco perchè il più delle volte si ricorre al testamento biologico: chi muore lascia automaticamente, senza mettere nero su bianco, tutti i suoi averi al parente più vicino. Visto che un convivente è tagliato fuori dalla aprentela non ha diritto a niente.

    Un altro punto che ho trovato sinceramente imbarazzante è questa sua grande fobia per i gay. “…politici che flirtano coi gay…” al fine di aumentare la capienza del loro bacino elettorale… E vogliamo parlare di tutti quegli altri politici che invece sbandierano valori (veda un pò il suo tanto amato Casini) che non riconoscono e che non praticano per il maotivo a cui lei faceva riferimento? Le cosiglio di riflettere sulle idee che ha esposto a riguardo dell’omosessualità: io non la vedo affatto come una malattia, una menomazione, una tendenza sbagliata, come emerge neanche troppo implicitamente dal suo testo. Sono persone con istinti primari differenti dai suoi, ma sono molto più coerenti loro dello stulo di uomini che si professano grandi cattolici o peggio bravi preti e finiscono per strupare ragazzi o infilare le loro mani inanellate e grasse nelle mutande di bambini…

    Detto tutto questo volevo ricordarle Macchiavelli: per lui, personaggio certamente opinabile ma intelligente: moralità e religione sono solo “strumenti” della politica, la quale ha essenza propria e non deve soddisfare né l’una né l’altra. La politica ha le sue leggi, che il politico “deve” applicare perchè è la società ad imporglielo. Se Prodi e compaglia bela si sono trovati nella condizione di emanare certe leggi è perchè all’interno dell’assetto sociale questa tendenza a convivere stava prendendo piede velocemente, e c’era il bisogno di tutelare il popolo italiano nella sua uniformità. Anche il Cardinale Martini ha detto che la famiglia va promossa, non difesa. è inutile che la chiesa sbraiti e si arrabbi perchè lo Stato le sta scippando il matrimonio: avrebbero dovuto avviare un processo di dialogo e promozione del concetto di famiglia cristiana quando il fenomeno della convivenza ha bussato alla loro porta, ma ciechi e testardi come sono… Le leggi sul divorzio e sull’aborto hanno evitato violenza interfamigliare e madri morte per abortire illegalmente, perchè Merton dice che quando un processo sociale è in atto, con vie legali o meno, il tesuto sociale che lo intraprende arriva al compimento dell’obbiettivo che si era preposto. Se in seguito ai Dico le convivenze dilagheranno e la gente non si sposerà più non è colpa della legge, ma colpa di chi nella Chiesa è stato così cieco da non capire prima che era ora di intervenire.

    volevo, concludendo, farle una domanda sul suo concetto di domocrazia: cosa significa questo concetto per lei? Imporre la scelta giusta per me (fecondazione, per esempio) o fare in modo che la libertà di scegliere sia a portata di tutti?

    Martino Ziosi

    19 febbraio, 2007 12:03

  2. admin scrive:

    Martino ha detto…
    Carissimo Prof Zambelli,
    a scriverle è un suo vecchio alunno, che nota, con piacere ma anche con un pò di rammarico, che non ha affatto perso né la sua tempra né il suo “fondamentalismo”, termine brutto, lo so, ma me lo passi… Saranno stati un paio d’anni che non rimettevo piede nel suo proverbiale sito dell’ora di religione, ma proprio ieri sera mi son detto “Chissà quel matto di Zambo che cosa dice sui dico…?”
    Non che mi aspettassi pensieri diversi da parte sua, ma speravo in una sorta di apertura mentale e capacità di cogliere la realtà un pò più vaste (non si offenda…).

    Tra gli “appunti” che mi permetto di selezionare nel Zambelli-pensiero vorrei cominciare dal suo concetto di “Matrimonio”, da lei, in tutto e per tutto, inteso come un regolamento tra individuo e Stato. Io mi domando e “dico”: il matrimonio non era, una volta, un sacramento, prima di tutto? Credo ceh l’unico contratto di cui si possa parare alla luce di un matrimonio è tra un uomo, una donna e Dio. Per un cristiano, per la chiesa, questo dovrebbe essere il matrimonio, un’unione formalizzata e accettata da Dio in persona. Ha insomma a che fare con Dio, con la religione, non con lo Stato. Un cristiano dovrebbe sposarsi perchè è la sua fede che lo impone, non perchè ha bisogno di responsabilità! Nel testo che lei ha scritto sui pacs la prima osservazione che emerge agli occhi di un lettore attento è la sminuizione della forza e potere spirituale del concetto di matrimonio. MATRIMONIO=REGOLE.

    Passando oltre vorrei ricordarle che il testamento, da lei citato come la chiave per risolvere quei problemi tirati in ballo da Zeffirelli (che sta sul cazzo anche a me ma mi sa che ha un pò più ragione di lei in questo ambito…), non è affatto una misura così semplice da attuare. Implica tempo, soldi (il notaio è di gran lunga un professionista ben pagato), e 9 volte su 10 crea inimicizie tra i parenti che restano in vita. Ecco perchè il più delle volte si ricorre al testamento biologico: chi muore lascia automaticamente, senza mettere nero su bianco, tutti i suoi averi al parente più vicino. Visto che un convivente è tagliato fuori dalla aprentela non ha diritto a niente.

    Un altro punto che ho trovato sinceramente imbarazzante è questa sua grande fobia per i gay. “…politici che flirtano coi gay…” al fine di aumentare la capienza del loro bacino elettorale… E vogliamo parlare di tutti quegli altri politici che invece sbandierano valori (veda un pò il suo tanto amato Casini) che non riconoscono e che non praticano per il maotivo a cui lei faceva riferimento? Le cosiglio di riflettere sulle idee che ha esposto a riguardo dell’omosessualità: io non la vedo affatto come una malattia, una menomazione, una tendenza sbagliata, come emerge neanche troppo implicitamente dal suo testo. Sono persone con istinti primari differenti dai suoi, ma sono molto più coerenti loro dello stulo di uomini che si professano grandi cattolici o peggio bravi preti e finiscono per strupare ragazzi o infilare le loro mani inanellate e grasse nelle mutande di bambini…

    Detto tutto questo volevo ricordarle Macchiavelli: per lui, personaggio certamente opinabile ma intelligente: moralità e religione sono solo “strumenti” della politica, la quale ha essenza propria e non deve soddisfare né l’una né l’altra. La politica ha le sue leggi, che il politico “deve” applicare perchè è la società ad imporglielo. Se Prodi e compaglia bela si sono trovati nella condizione di emanare certe leggi è perchè all’interno dell’assetto sociale questa tendenza a convivere stava prendendo piede velocemente, e c’era il bisogno di tutelare il popolo italiano nella sua uniformità. Anche il Cardinale Martini ha detto che la famiglia va promossa, non difesa. è inutile che la chiesa sbraiti e si arrabbi perchè lo Stato le sta scippando il matrimonio: avrebbero dovuto avviare un processo di dialogo e promozione del concetto di famiglia cristiana quando il fenomeno della convivenza ha bussato alla loro porta, ma ciechi e testardi come sono… Le leggi sul divorzio e sull’aborto hanno evitato violenza interfamigliare e madri morte per abortire illegalmente, perchè Merton dice che quando un processo sociale è in atto, con vie legali o meno, il tesuto sociale che lo intraprende arriva al compimento dell’obbiettivo che si era preposto. Se in seguito ai Dico le convivenze dilagheranno e la gente non si sposerà più non è colpa della legge, ma colpa di chi nella Chiesa è stato così cieco da non capire prima che era ora di intervenire.

    volevo, concludendo, farle una domanda sul suo concetto di domocrazia: cosa significa questo concetto per lei? Imporre la scelta giusta per me (fecondazione, per esempio) o fare in modo che la libertà di scegliere sia a portata di tutti?

    Martino Ziosi

    19 febbraio, 2007 12:03

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