Chi è l’uomo per i “marziani”


Il 2 marzo 1972 viene lanciato nello spazio il Pioneer 10, direzione Giove e Oltre. Il 13 giugno 1983 esce dal Sistema Solare e attualmente è l’oggetto umano più lontano dal nostro pianeta. Ha già superato i 7 miliardi di kilometri ed è diretto verso la stella Aldebaran nella costellazione del Toro, che raggiungerà, se tutto va come previsto, fra più di 2 milioni di anni.
Ero ragazzino quando partì e ricordo ancora la curiosità provata alla notizia che a bordo della sonda era stata posta una targa d’oro raffigurante l’uomo, la donna e le coordinate per rendere individuabile il nostro pianeta. Volendo farci conoscere attraverso questo biglietto da visita cosmico siamo andati all’essenziale. Chi siamo? Una specie bipolare. L’uomo alza la mano in segno di pace e saluto. La donna ha la gamba sinistra piegata e tende verso l’uomo. I due sono in tensione comunicativa e attrattiva. Sono nudi e dal taglio dei capelli fino alla conformazione fisica appaiono diversi. Sarà comprensibile la bipolarità sessuale fuori dal nostro pianeta? Appariremo come due specie o come la stessa specie differenziata? Sarà la bipolarità sessuale una caratteristica universale? Quello che emerge chiaramente da quella targa è che l’autocomprensione umana comprende la differenziazione e anche la fiducia che quella sia comprensibile ad altre ipotetiche culture.

Chi è l’uomo secondo quel messaggio nella bottiglia lanciato nello spazio profondo? L’uomo è maschio e femmina. Stiamo forse dimenticando questa semplice verità essenziale? L’ideologia omosessuale, suffragata da molti film che la fanno infiltrare morbidamente nella coscienza collettiva, è la rinuncia a una verità qualificativa del nostro essere umani. Bisogna tornare a dire che l’uomo è fatto per la donna e la donna per l’uomo. Che l’essere umano è diverso e complementare. Bisogna recuperare la cultura della differenza che viene stravolta e svuotata nel renderla un galateo, una maniera per accettare il culturalmente “diverso”. La realtà è che l’omoideologia rifiuta come inessenziale la differenza sessuale. Per lei può essere quella differenza radicale può essere surrogata dalla alterità della persona amata, sessualmente identica. La cultura della differenza dovrebbe invece recuperare l’ABC della grammatica identitaria umana che è costitutivamente bipolare. Forse non è un caso che all’interno del rapporto omosessuale si cerchi di riprodurre la bipolarità mediante una frequente differenziazione artificiale dei ruoli e dell’atteggiamento: maschile e femminile. La bipolarità è talmente essenziale che la si ricerca anche dentro il rapporto “omoaffettivo” (by Cecchi Paone). Come si cerca anche una della qualità principali della differenza sessuale che è la procreatività, inevitabilmente esclusa a priori, attraverso escamotage artificiali.

Questo cosa significa, che gli omosessuali vanno cacciati e discriminati? Voglio dire che un conto è l’accettazione fraterna per chi ha difficoltà a far coincidere essenza e finalità con esistenza e desiderio, altra cosa è l’omoideologia che chiede e ottiene dalla società la perdita del senso di essenzialità della bipolarità sessuale. L’omoideologia non vuole il permesso di potere fare e vivere come si vuole. Vuole la benedizione, l’approvazione, l’attestato di legittimità dalla società. E temo che anche la richiesta di matrimonio o pacs o altro, sia un modo non tanto per tutelare diritti individuale, già garantiti dal codice civile e comunque migliorabili, quanto per avere uno status di approvazione sociale e istituzionale che sinceramente sarebbe antirazionale concedere. Perfino un marziano capisce la differenza tra uomo e donna e la sua fondamentalità per la crescita umana.

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