Omosessualità ed educazione

Ricevo questa mail dall’amico Giuseppe Emmolo e decido di pubblicarla perché pone in rilievo un aspetto della normalizzazione dell’omosessualità di cui non se ne parla molto ma che a pensarci è molto importante:

«A “l’Italia sul 2″ , rubrica di Raidue condotta dalla bella Lanfranchi e da Milo Infante mi è toccato ascoltare l’inascoltabile. A proposito di Chiesa e omosessualità, l’ attrice Lella Costa è riuscita a far impallidire anche il povero Milo. Ma non perché abbia sbottato contro di essa – sarebbe stato fin troppo facile dopo Santoro- ma per aver dichiarato - a proposito di gay e lesbiche - che sarebbe ora di dirlo anche ai bambini!!

Dire che cosa? Dire anche ai bambini che non esiste solo l’eterosessualità ma che sono previste anche altre forme! Oibò! E’ proprio vero allora che quando di fronte al riconoscimento delle coppie gay si obbietta “e va beh, fate, però… niente adozioni e niente educazione alla omosessualità”, non si tratta più di paventare realtà apocalittiche ma realistici e inquietanti scenari. Allora anche l’agitare le incoerenze della Chiesa, i preti pedofili ecc. come hanno fatto l’altra sera Santoro e Travaglio, è solo una mascherata, ipocrita difesa dei cosiddetti diritti individuali. Perché qui c’è ben più di una battaglia contro i gay e le lesbiche. Qui c’è una precisa visione del futuro educativo dei nostri figli e delle generazioni future.

Andremo dunque negli asili nido, alle medie a spiegare che non esiste solo maschio e femmina, faremo sussidi ad hoc per far capire ai piccini che si può scegliere di essere e bla bla…? Lo storico Irving è stato impedito e multato in Austria per aver negato la Shoah e i lager, io propongo che chi va in TV a dire codeste baggianate venga sottoposto a lavori socialmente utili. Cominciamo a dire di NO a queste fesserie progressiste?»

Pippo Emmolo

Il punto posto da Pippo è decisivo, e l’attrice Lella Costa, secondo la sua prospettiva, l’ha centrato. Il suo pensiero potrebbe essere esplicitato così: non si sconfiggerà il pregiudizio negativo sull’omosessualità se non educando fin da piccoli a credere che quell’ “orientamento” non è altro che una variante perfettamente normale della capacità di amare delle persone. Fino a quando nell’educazione sentimentale e sessuale, che comincia dai genitori e prosegue con la scuola, verrà rimossa questa modalità di relazione affettiva ed erotica, i bambini recepiranno che non si tratta di una cosa così normale e si formeranno dei giudizi perlomeno problematici. L’omoaffetività e l’omosessualità andranno normalizzate a iniziare dal periodo scolastico. Anzi, fin dai primi giorni di relazione con il bambino bisognerà evitare di condizionare la formazione dell’identità sessuale mediante la scelta di nomi, giochi e ruoli. Il linguaggio modula l’identità. Si arriverà a combattere perché sia possibile scegliere non solo due cognomi (e se i genitori hanno due cognomi ciascuno, il figlio ne potrà avere 4?) ma anche il nome (sessuato) che si desidera. Già la scelta di nomi cosiddetti maschili e femminili plagia l’identità di genere. Si dovrà quindi essere liberi di chiamare Maria un maschio e Giovanni una femmina.

Questo obiettivo dell’ideologia omosessuale sarà ricercato necessariamente, non è difficile prevederlo, poichè si è perso l’aggancio al “nomos della terra” e al “nomos del corpo” (diritto naturale). Cancellando, mediante dosi massicce di darwinismo interpretato ateisticamente, il finalismo evolutivo, si eliminerà anche il finalismo antropologico il quale è desumibile innanzitutto dalla differenziazione sessuale, che è sotto gli occhi di tutti. Secondo questa filosofia, in fondo atea, non c’è un fine, un telos, nella natura, e men che meno in quella parte di natura che è l’essere umano. L’essere sessuati non significa niente, siamo noi a dargli il significato che vogliamo. Tutti gli orientamenti sessuali (e quando dico tutti vado ben oltre a quello omosessuale) sono ammissibili. Nessuno di essi sarebbe precostituito dalla nostra natura, perché non c’è natura, con fini e scopi rilevabili dalla ragione; e perché non c’è neppure una ragione universale in grado di riconoscere scopi e fini. In questo delirio siamo in una palude del tutto possibile: l’omosessualità quindi è OK e dovrà essere resa accettabile anche coattivamente mediante l’indottrinamento dei bambini. Solo così si pensa che si potrà costruire una società dell’accettazione. I film e le trasmissioni televisive che continuamente esaltano l’omosessualità stanno giù preparando i ragazzi e gli adulti. Il passo successivo sarà addomesticare la coscienza dei bambini.

Ma vi immaginate cosa potrà significare l’equiparazione di ogni orientamento nella fase di crescita di un bambino e di un ragazzo, in cui si sta formando l’identità sessuale? I ragazzi e le ragazze in età puberale hanno un periodo di “indecisione”; soprattutto le ragazzine vivono una confidenza reciproca che in altre età sarebbe sospetta, e noi andiamo a dirgli che quella promiscuità potrebbe non essere un normale passaggio alla scoperta della differenza sessuale, ma un normalissimo traguardo, un obiettivo perfettamente normale ed equivalente alla confidenza eterosessuale… Poi vanno a casa e guardano i filmetti tv o le innumerevoli trasmissioni in cui l’omosessualità viene normalizzata mediante il caso pietoso di discriminazione, il caso di chi è così ed è felicissimo, il caso di un bel tipo o una bella tipa ben truccati e ben parlanti che esaltano l’outing, e il caso di una scandalosa ingiustizia subita; tutti casi che ricalcano le autorevoli informazioni ricevute a scuola, in attesa del Quark serale di turno che parlerà di geni e ambiente, di storia, cultura e fanatismo religioso. E forse a dare il colpo di grazia ci sarà la mamma 1 che apparecchia e la mamma 2 che cucina. Certo, si potrà sempre obiettare che se in una società eterosessuale, e a tratti omofobica, sono potuti uscire dei gay, allora da una società del pluralismo confusionale di genere usciranno ancora degli eterosessuali e così la specie potrà proseguire il suo lungo cammino. Un ragionamento che non mi convince perché l’obiettivo non è solo far andare avanti la specie ma vivere il più possibile nella verità naturale, scommettendo che così ci sarà maggiore giustizia e realizzazione personale e sociale.

Penso che sia necessario costruire una società in cui ci sia, insieme, rispetto per le vicissitudini delle persone e non rinuncia a cercare e proporre una verità e un senso rilevabili nella natura mediante la ragione. Verità e libertà: è difficile ma non impossibile. L’amore credo sia l’atteggiamento giusto, perché vive di entrambe le dimensioni. Non c’è amore senza libertà. Ma anche senza verità. Amare ad esempio un gatto non adempie tutte le potenzialità e le finalità umane (verità) dell’amore. Ciò non significa che quello non sia amore, ma non si può nemmeno dire che sia pienamente amore, di quella pienezza che gli essere umani sono chiamati a vivere nella differenza bipolare.

1 Commento a “Omosessualità ed educazione”

  1. filippo scrive:

    omioddio che pessime generalizzazzioni
    Lella Costa ha solo proposto una par condicio nei modelli educativi:
    noi educhiamo bambini come se fossero eterosessuali, sgridandoli quando non tengono atteggiamenti “corretti”, la proposta credo fosse solo quella di togliere queste inutili sgridate lasciano i bambini evolvere come meglio credono, sneza mettere vincoli in cui rischiano di non riconoscersi,
    poi l’omosessualità va insegnata come appartenente al mondo adulto, in modo che i bambini nono abbiano i pregiudizi imposti dalla società verso l’omogenitorialità (che esiste, quindi tanto vale affrontare il problema), pregiudizi che non sono propri dei bambini ma delle persone omofobe, o solamente incolte, che gli stanno intorno.
    è la stessa cosa che dire che la religione non va insegnata ai bambini, mna che va spiegata ai ragazzi quando già posseggono una mentalità critica…

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