Le Note impegnative di Scalfari

Dalle pagine di Repubblica, giornale che ha fondato negli anni ’70, Eugenio Scalari emana le sue autorevoli Note che riguardano la vita politica italiana e internazionale, il costume nazionale e la sua personale idea di laicità e religione. Domenica 1 aprile, a commento della Nota a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto ha scritto:

«La “Nota” della Cei e le successive dichiarazioni del successore di Ruini parlano esplicitamente dell’obbligo dei parlamentari cattolici di conformarsi alle indicazioni della Chiesa ed escludono che si possa invocare in materia il principio della libertà di coscienza. Rivolgersi in questo modo a membri del governo e del Parlamento è aberrante e profondamente offensivo per i destinatari e per le istituzioni da essi rappresentate. Chi è stato eletto dal popolo ha come solo punto di riferimento la Costituzione. Volergli imporre un obbligo di obbedienza ad un potere religioso è il massimo dell’ingerenza ipotizzabile. Affiora (l’abbiamo già scritto altre volte ma dobbiamo purtroppo ripeterci) un fondamentalismo teocratico che snatura la missione stessa della Chiesa. L’Episcopato italiano si sta muovendo su una strada sempre più stretta e piena di rischi». (Testo)

Quali sarebbero questi rischi? Che cosa sta prevedendo per la chiesa italiana? Cosa potrebbe succedere all’Episcopato se continua nel suo “fondamentalismo teocratico”? Prevede pericolo o lo auspica? Che gran liberale il Card. Scalari. Lui può dire, consigliare, giudicare, gli uomini di chiesa no. Non possono dire che non sarebbe coerente per un cristiano promuovere e votare leggi che vanno contro il bene della famiglia e contro il diritto naturale. I vescovi non possono richiamare a coerenza i politici cattolici. Questa è bella.

Riguardo alla “libertà di coscienza”. Il testo della nota dei vescovi afferma all’inizio: “Ci sentiamo responsabili di illuminare la coscienza dei credenti, perché trovino il modo migliore di incarnare la visione cristiana dell’uomo e della società nell’impegno quotidiano, personale e sociale, e di offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune”. Non va bene? E citando il testo del Papa Sacramentum Caritatis: «i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana». La coscienza va formata e illuminata, altrimenti potrebbe riflettere di tutto. Senza contare poi che l’appello alla libertà di coscienza fatta in questi ambienti viene subito ritirato quando i vescovi chiedono rispetto alla “obiezione di coscienza” su temi di bioetica. Qui subito i “liberi spiriti” vogliono obbligare al rispetto delle leggi positive redatte dagli uomini, anche se sbagliate. Quel che non si accetta è che esista una “natura umana”, e che la Chiesa, purtroppo solitaria nel panorama intellettuale, continui ad affermarlo. Accettare infatti l’idea di natura umana avvicinerebbe troppo a presupposti teologici: chi ha fatto questa natura? se ci precede, da dove viene?
“Chi è stato eletto dal popolo ha come solo punto di riferimento la Costituzione”, dice Scalfari. Ma questo è quanto afferma la Nota dei Vescovi: «Anche per la società l’esistenza della famiglia è una risorsa insostituibile, tutelata dalla stessa Costituzione italiana (cfr artt. 29 e 31). Anzitutto per il bene della procreazione dei figli: solo la famiglia aperta alla vita può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni. È quindi interesse della società e dello Stato che la famiglia sia solida e cresca nel modo più equilibrato possibile». La famiglia è un bene naturale, e perciò universale, che può essere condiviso al di là della differenza di fede e non fede.

14 Commenti a “Le Note impegnative di Scalfari”

  1. admin scrive:

    Martino ha detto…
    Caro Professore,
    io fatico sempre di più (e mi creda, mi applico più di quanto non facessi a scuola…) a rimanere calmo quando leggo quanto la Cei si sente in dovere di prescrivere al popolo cristiano. Non mi sembra che un richiamo ai valori cristiani debba tuonare quanto una scomunica, che indicare una via debba voler dire seguirla a tutti costi, altrimenti niente comunione e inferno assicurato. E penso anche che attaccarsi a questo modo alle parole, alle ideologie (vere o supposte), non faccia altro che inasprire più del dovuto un conflitto sociale che non giova sicuramente al Paese, ma meno che tutti giova alla Chiesa. Si guardi un pò in torno, e provi a chiedersi quanti fedeli (ormai ex), quante famiglie, ma anche quanti preti si snetono spiazzati dagli “ordini” del Papa e di Bagnasco, la strana coppia di ecclesiastici che in gioventù ha attivamente preso parte rispettivamente alla Natzi-Ungen (I giovani nazisti) e al “sacro” ordine dei cappellani militari… Ha visto che cosa sta succendo sui muri d’Italia contro Bagnasco? Io chiaramente non condivido affatto queste forme di protesta e di minaccia, ma non posso far altro che prendere atto di un’insofferenza sociale enorme. non si era mai giunti a minacciare un uomo di chesa in modo così esplicito, se non nel Fascismo…
    Che la chiesa provi a sua volta di trarre le dovute conclusioni…

    Ciao,
    Martino

    12 aprile, 2007 11:53

  2. admin scrive:

    Massimo Zambelli ha detto…
    Caro Martino, la Nota della Cei non scomunica nessuno, chiede solo coerenza. Lo trovo giusto. Chi si presenta agli elettori come cattolico sia coerente nella sua azione di politico con la dottrina cattolica. Comodo chiedere i voti presentandosi in quanto cattolico e poi fare politiche diverse. Un politico può essere incoerente nella propria vita su un qualche punto dottrinario (es. politici divorziati) – sarebbe meglio anche la coerenza esistenziale – ma altra cosa è se si impegna attivamente contro un principio della sua fede. Il giudizio della Nota è sull’impegno politico del cattolico, non su una coerenza esistenziale, per la quale c’è già il vangelo e il catechismo. La Nota chiede coerenza e fa capire che se un cattolico non vuole desistere dall’andare contro alla dottrina cattolica che il politico non si presenti più come cattolico. Si può essere valdesi, che sono a favore dei dico, o altra confessione cristiana.

    Il problema è: ha diritto la chiesa istituzionale a indicare i principi da difendere e promuovere? O ogni cattolico può fare di testa sua? Per il cattolico il magistero è importante, voluto da Cristo, un aiuto al discernimento. Ratzinger e Bagnasco fanno un servizio che può non piacere quando vanno contro a qualcosa che pensiamo, ma non si può liquidare dicendo che sono impostori. Si entri nel merito e si discuta su quel che dicono. Perché sbagliano? In cosa vanno contro al volere di Dio oggi? Dove male interpretano il vangelo? Essere cattolici attivi è un diritto. La nostra parola argomentata può aiutare la chiesa che può sbagliare. Ma in cosa starebbe sbagliando? Se non si è cattolici, lo stesso, si entri nel merito, rispettando la missione e il servizio magisteriale della chiesa istituzionale tipico della fede cattolica. Non viene mai il dubbio che l’avversione alla chiesa istituzionale sia per un conflitto di interesse privato? Che cioè si stia sbagliando in qualche idea ma che non lo si voglia riconoscere?

    Altra cosa. La dipendenza dai “Papi” laici. Nel post che hai commentato me la prendo con la superbia di certo mondo laicista che critica le Note della chiesa e poi non si rende conto di emanare delle Note ben più autoritarie e dogmatiche, indiscutibili, senza dubbi, perfino feroci e offensive. Si vuole che la chiesa stia zitta, non rompa le scatole. Le si intima il silenzio sulle pagine dei giornali e sui muri della città. E poi via a scuola ad insegnare su Galileo Galilei forzato al silenzio da una chiesa cattivona. Si auspica la morte a Bagnasco, e poi via a scuola a scuoiare la chiesa per i roghi alle streghe. Bella logica. Io sto simpaticamente con la chiesa. Simpaticamente, non solo per dovere, perché per carattere mi viene da stare con i perdenti, mi sento vicino agli sconfitti, solidarizzo con gli esclusi. Oggi si è controcorrente ad essere un fedele “sine glossa”. Se non sei progressista non vali, sei un medioevale, un oscurantista. I potenti giornali e le televisioni seminano veleno sulla chiesa. L’editoria sforna libri di anticattolicesimo. E io simpatizzo, oltre ad essere convinto della giustezza di posizione, con questa posizione che richiede più coraggio, o altrettanto coraggio.

    Riguardo alla gioventù hitleriana di Papa B16 ho trovato su internet questa frase. A me importa poco quel che ha fatto a 14 anni, capisco subito che è un modo per denigrarlo, ma mi sembra plausibile quel che riporto: quindi attenti a non seguire facili slogan che hanno lo scopo di calunniare. Mi preoccupa di più le confluenze della cultura contemporanea con il nazismo (eugenetica, eutanasia).

    «Al compimento dei 14 anni, come tutti i suoi coetanei, fu arruolato per legge nella Gioventù hitleriana che nel 1941 contava 5 milioni di membri coscritti (ossia, obbligati a iscriversi). La legge, varata lo stesso anno, obbligava i tedeschi di età superiore a 10 anni ad iscriversi alla Gioventù Hitleriana. La pena prevista dalla legge istitutiva, alla quale furono sottoposti quanti rifiutarono l’arruolamento, fu la deportazione nei campi di concentramento.
    A 16 anni fu arruolato a Monaco in un reparto di artiglieria contraerea esterno alla Wehrmacht che difendeva gli stabilimenti della BMW. Nell’aprile del 1944 disertò - come racconta nella sua autobiografia La mia vita - evitando la fucilazione prevista per i disertori grazie ad un sergente compassionevole che lo fece scappare. Con la disfatta tedesca, nell’aprile 1945 Ratzinger fu internato dagli Alleati per alcune settimane in un campo vicino Ulm come prigioniero di guerra; venne rilasciato il 19 giugno 1945».
    (http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Benedetto_XVI)

    Se vai a vedere il link di Wikipedia, il testo è stato cambiato, più semplificato, ma il senso resta quello.

    Ciao
    Massimo

    13 aprile, 2007 16:22

  3. admin scrive:

    Pier Luigi Forte ha detto…
    Ciao Massimo, scusa se ho visto solo ora la mail ma meglio tardi che mai; comunque sia ora (dopo un bel pranzo domenicale) posso lasciare la mia opinione in questo blog.
    Comincio con due citazioni:

    [18]E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.
    [19]Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
    [20]insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

    (Mt. 28,18)

    [15]Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.
    [16]Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.
    [17]E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove,
    [18]prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.
    [19]Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
    [20]Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

    (Mc. 16,15)

    Entrambi i Vangeli ci introducono alla missione che Gesù ha affidato alla sua Chiesa: proclamare e diffondere la parola di Dio. Ora, cerchiamo di proiettare ai giorni nostri questo compito. La Chiesa si fonda su questo principio, chiederLe di venirne meno significherebbe dire alla Chiesa di andare contro il volere di Dio. La Chiesa non può sottrarsi ai suoi compiti e non credo che una parte (non credo sia la maggioranza) della società attuale, amante del vizio e dell’agiatezza culturale e morale possa imporsi al fine di snaturare l’essenza prima dell’istituzione apostolica. La missione della Chiesa và sicuramente oltre le scritte sui muri inneggianti alla morte di Bagnasco dl Papa. La missione della Chiesa credo vada ben oltre i diritti rivendicati da alcuni a discapito di tutti.

    Altro aspetto che vorrei sottolineare è quello della conversione. Molto probabilmente la conversione degli individui e poi dei popoli è ciò che più Gesù si aspettava e si aspetta avvenga nel mondo. E, supponendo anche (cosa irreale e molto propagandistica) che Joseph Ratzinger in gioventù fosse un energico hitleriano, allora proprio la sua conversione negli anni è stata ripagata da Dio che lo ha eletto suo Papa (ripeto: analisi puramente casistica, della serie “se anche fosse…”).

    Vorrei pronunciarmi anche sul discorso ”quanti sono i fedeli rimasti?”. Beh, io credo che più che parlare di quanti sono rimasti direi che l’aspetto importante è di che tipo sono quelli nuovi. Sì perché a mio avviso i fedeli sono tanti. Le chiese sono piene, non si può certo dire che non vi sia frequentazione, in migliaia si presentano ogni domenica in piazza San Pietro ai discorsi del Papa. Alle giornate mondiali (per esempio la GMG) partecipano milioni di persone di tutte le nazioni. Ciò che va messo in discussione, però, è la loro convinzione, la loro sintonia con la parola della Chiesa. La Chiesa ha il compito di dire la propria idea, di diffonderla…come un allenatore che dà ai propri giocatori le indicazioni per rendere al meglio. L’obiettivo è rendere al meglio, ottenere il massimo del comportamento e del pensiero etico secondo le linee che la Chiesa ha stabilito. Per far ciò la Chiesa deve parlare ai suoi fedeli, deve istruirli, perché la Chiesa si basa sull’insegnamento. La Chiesa sta scomoda ai signori del palazzo, agli estremismi che non riusciamo (o forse vogliamo) a eliminare dallo scenario pubblico. Ma di certo non sono le frasi accostate alla stella delle BR o alla falce e martello a rappresentare la società italiana. Non è di certo quella la maggioranza culturale. L’insofferenza è delle minoranze, anche la parte del governo che propone PACS, Testamento Biologico…è una minoranza del governo stesso. Sono convinto che proprio l’atteggiamento della Chiesa di rivolgersi ai suoi fedeli costantemente e chiaramente sia la prova che le dovute conclusioni sono state prese e che ci si sta comportando di conseguenza.
    Ammazza che papiro…dovevo mangiare di meno!

    Ciao Massimo, grazie per l’invito e a presto!

    15 aprile, 2007 14:08

  4. admin scrive:

    Martino ha detto…
    Ok, chiedo scusa per quanto detto sulla gioventù di Papa B16, non mi ero informato a dovere e pago lo scotto… Vorrei soltanto ribadire un paio di concetti: innanzi tutto, in riferimento a quanto dice Pier Luigi, se ci riferiamo ai numeri allora credo che cadiamo subito in contraddizione. Mi spiego: in quanti si professano cristiani e poi con la vita vanno da tutt’altra parte? è lo stesso discorso che usa il prof per smontare sempre le mie tesi sulla coerenza (ancora comunque non riesco a capire perchè Prodi è incoerente se vota i Dico e perchè invece, nella ottica Zambelliana, Casini è coerentemente cristiano quando si profesa un evangelico e lui stesso, con la sua convivente, ha stipulato un PACS, che ai parlamentari di entrambi gli schieramenti è concesso…). Torando comunque alla coerenza cattolica della generazione attuale, io noto profonde ipocrisie nell’insegnamento della dottrina cattolica e nel suo relativo apprendimento. Sono tantissimi i giovani miei coetanei o anche più grandi che vanno in Chiesa, leggono il vangelo in famiglia, magari santuariamente vanno perfino alla messa del Papa pur abitando a km di distanza. Eppure non rispettano la morale sessuale “imposta” dalla Chiesa, spesso scelgono di convivere, non fanno sesso esclusivamente per procreare usando metodi contraccettivi che la Chiesa non tollera. Cosa vogliamo dunque intendere per “cristiani”? Il mio amico Saverio che ad ogni occasione va alla giornata della gioventù per farsi una scopata è un cristiano? I vari preti che hanno sottoscritto una catena via internet per chiedere al vaticano di ripensarci sui Dico non sono cristiani? e poi non prendiamoci in giro, a me non sembra affatto che le chiese siano sempre piene, anzi… Io provengo da una famiglia molto cattolica, che fin da bambino mi ha insegnato cosa un cristaino deve e cosa non deve fare. Ormai ho decisamente perso il conto di tutte le messe che mi sono dovuto sorbire con la testa incollata altrove, fuori dalla vetrata col crocifisso sopra a sperare che il MIO calvario domenicale finisse al più presto. Fino a poco tempo fa, onde evitare di dare un brutto dispiacere ai miei, che sul cristiamesimo e sul vangelo hanno fondato le basi della loro vita in famiglia, ero sempre presente in chiesa. Da quando c’è il nuovo Papa e tutto il resto ho deciso di dire BASTA. Perchè anche a me piace essere coerente,e prima di tutto non voglio prendermi in giro io… Nella comunità in cui vivo è scomparsa un’intera generazione tra i banchi della navata centrale. Questo progressivamente, col contagoccie, a poco a poco… Fatto sta che ora si passa dai bambini alle coppie sposate, senza alcuna (o pochissime eccezioni) figura adolescenzale che si professi cattilico e che vada in chiesa di sua spontanea volontà.

    Io non voglio assolutamente sentenziare che la Chiesa di oggi equivale al demonio, che in essa si nasconde il germe del male o cose di questo genere… Voglio solo dire, in riferimento alle mie esperienze personali, che più passa il tempo più vedo una Chiesa lontana dalla società, ancorata nel suo fondamentalismo, nei suoi precetti dal sapore medievale (l’astio per il preservativo è vecchio e decisamente senza un senso, comparato alle esigenze della società odierna…), arroccata nella sua ideologia che non vuole avere compromessi ma che chiude un occhio non appena le fa comodo.

    In ultimo: è chiaro che le scritte “Bagnasco vergogna” etc etc etc sono state eseguite da una netta minoranza della popolazione, anch’essa, come saggiamente l’ha definita il ministro Amato, retrograda, vecchia e ancorata alla seconda metà del secolo scorso. è altrettanto chiaro però che se questi imbecilli si sono spinti a tanto è perchè una grossa fetta della società ha spostato a sua volta il suo baricentro in una posizione più sciettica, più guardinga, più lontana dalla chiesa. Non c’è cattiveria in questa seconda fetta di gente. C’è incomprensione, voglia di apertura ad un dialogo meno proibizionista e ad una visione della vita nella socità più al passo coi tempi. Se la Chiesa non è vecchia, come mi sento ripetere di continuo da illustri esponenti del Vaticano, la società è sicuramente più giovane e più dinamica. E non credo affatto che l’una si debba adeguare all’altra o viceversa a seconda di una legge non scritta che sancisce quale delle due entità ha diritto di supremazia sull’altra. Mi sembra però evidente che una società senza Chiesa possa continuare ad esistere; una Chiesa senza società mi sembra un concetto metafisico un pò troppo astruso…

    Ho parlato consapevolmente di Chiesa e società come due entità distinte perchè sono profondamente convinto che se si continuerà su questa strada si finirà proprio verso questa direzione…

    Saluto,
    Martino

    16 aprile, 2007 14:25

  5. admin scrive:

    Anonimo ha detto…
    Questo Martino ha proprio ragione, è troppo un grande…

    Ziosi Martino Presidente!!

    Ciao Zambo, mica arrabbiarti quando dico tutto questo eh?! se sono contro la chiesa non vuol mica dire che sono contro di te!!

    ciao mitico…

    16 aprile, 2007 17:23

  6. admin scrive:

    Pier Luigi Forte ha detto…
    Se ci sono tanti che si professano cattolici (non cristiani) e poi non si comportano da tali non vuol dire che i cattolici italiani siano tutti così, credo che ci sia una certa stratificazione. I cattolici incoerenti sono tanti, è vero, ma ci sono alcune differenze. E credo che si debba fare una distinzione per quel che riguarda gli ambiti in cui si manifesta l’incoerenza. Io non mi sento di condannare, così come molto probabilmente non si sentirebbe un parroco o il Papa stesso, di condannare all’eresia due ragazzi che cadono per esempio nel cedere al sesso prima del matrimonio ma che dimostrano una convinzione nel volersi reciprocamente scambiare questo dono l’uno verso l’altro come prova di un amore e di un’unione da consacrare indissolubilmente. La Chiesa si esprime per quel che dovrebbe essere il massimo, il meglio dei comportamenti cattolici, ma ci sono eccezioni e ogni eccezione và analizzata e discussa singolarmente. Analogamente mi sento di escludere un trattamento simile nel caso di Saverio che Martino ha citato come il playboy che sfrutta la GMG per trovare avventure.

    Ci sono tematiche più profonde e alcune meno, credo che non sia la questione “sesso prima del matrimonio” a determinare la convinzione assoluta verso il cattolicesimo da parte degli individui. Non a caso è sempre la stessa storia che viene tirata fuori per accusare di incoerenza i cattolici. Credo anche che nella gerarchia dei dogmi e dei precetti della Chiesa questo sia un po’ in basso come grado di importanza (non a caso non è una tematica direttamente espressa da Gesù). Non interpretate però il mio come un atto giustificazionista, semmai come chiarificatore. Ciò che noto è questo continuo ricorso a tematiche ormai troppo sentite e risentite. Ripeto, sono poco favorevole a discussioni di inclinazione propagandistica come ad esempio il confronto Prodi-Casini (qua c’è lo zampino de “Le Iene”).

    Prodi, in linea con i suoi alleati (seppur non ben allineati), ha proposto (usiamo il passato che dopo lo scossone delle dimissioni c’è stato un oculato dietro front) una linea politica palesemente contraria a quella della Chiesa. Palesemente, basta leggere “Per il bene dell’Italia” e ciò risulta chiaro a chiunque. Casini non ha mai sottoscritto un PACS (che io sappia non sono ancora diventati legge) ma ha usufruito del beneficio di cui i parlamentari godono secondo cui i conviventi dei senatori e dei deputati possono fruire dell’assistenza sanitaria integrativa di cui beneficiano i loro compagni parlamentari. Ora, paragonare una simile norma al PACS in tutte le sue sfaccettature mi sembra assai un azzardo, una forzatura in stile battibecco tra politici in cui si cerca sempre di giocare con le parole per smontare l’avversario. Quindi paragonare le scelte politiche di Prodi a questo beneficio di cui ha goduto Casini mi sembra alquanto incauto e eccessivo.

    Per quel che riguarda il numero di cattolici in chiesa e non che dire, non facciamo come il bambino che non studia e dice alla mamma “ma guarda che neanche gli altri non studiano” poi però alla consegna dei voti tu prendi insufficiente ma il resto della classe vede voti sufficienti, buoni, distinti e ottimi. Così avviene anche nel Cattolicesimo. Ognuno è libero di prendere le proprie decisioni, ma non vedo perché si debba estenderle necessariamente alla comunità intera; sembra quasi un modo per convincere se stessi di non essere l’unico, di non essere il solo. Ecco dunque che nasce la necessità di dire che ci sono sempre meno cattolici, che quelli che ci sono sono incoerenti. Dai su, rinnoviamo le argomentazioni o, se vogliamo, le accuse. Io e tanti altri abbiamo voglia di discussioni più profonde, non superficiali, non sempre le stesse. E’ come quando uno juventino e un interista si mettono a discutere di calcio…a che serve?

    Io la Chiesa la vedo molto vicina alla società attuale e risulta assai fastidiosa per questo motivo, se realmente fosse così lontana che bisogno ci sarebbe di temerla? È dal timore che nascono quelle scritte sui muri. Dietro a tali scritte vedo solo i progetti dell’estremismo di sinistra (cavolo ci mettono tanto di firma) e ritengo offensivo collegarli allo scetticismo di una parte della società. Ho sempre ammirato gli scettici, i loro dubbi, i grattacapi che ti infilano in testa, ma credo proprio che loro non ammirino tali comportamenti (spero si concluda qua il discorso relativo le scritte sui muri perché credo che si va sul ridicolo sennò).

    Adoro le posizioni scomode…sono le più importanti, le più stimolanti. I cattolici sono scomodi: 2+2 fa 4…

    Saluti,
    Pier

    16 aprile, 2007 19:40

  7. admin scrive:

    Martino ha detto…
    D’accordo, non sarà il più profondo dei temi e la più raffinata delle scienze o che cavolo ne so, ma sicuramente la scorta a Bagnasco non ha nella fondina un bel mazzo di fiori… Io credo invece che sia un problema serio. Comunque visto che non serve a niente me ne sto zitto e resto nella mia ignoranza calcistica.

    E visto che abbiamo appena asserito entrambi che per alcune persone più uguali di altre ci sono diritti più giusti non estendibili ad altri cittadini meno uguali in quanto meno cristiani o meno potenti o omosessuali (tra parentesi, ennesimo caso di prete stupratore nel meridione, fanculo!!!), io sono già contento.

    I compiti non li ho mai fatti, mi sono sempre sentito in colpa solo per demeriti miei, indipendentemente da quanto facessero i miei compagni di scuola. E la Chiesa vuota che vedo io evidentemente è un abbaglio, dovrò farmi vedere da un ottico, ma uno bravo…

    Visto che i problemi, o meglio i fatti che noto io sono solo stupidaggini (sarà che sono davvero uno stupido, chissà cosa leggo i giornali e i libri a fare, meglio che mi dia alla curva dello stadio…) tiratemeli fuori voi i problemi seri, quelli per cui vale la pena perdere tempo non spostandosi di un milimetro nella propria posizione, come i bimbi che pur di non sentire gli improperi della madre per il loro mancato impegno scolastico si tappano le orecchie e fanno ba-ba-ba-ba con le labbra.
    E comunque, visto che i Cristiani stanno tutti benissimo, che la chiesa sta benissimo, che Bagnasco è un santo e che Papa B16 è un grande ambascatore del messaggio di pace espresso dal Vangelo, cosa ce ne stiamo qui a fare…

    Molto meglio una bella partita di calcio…

    Quella dei cristiani è veramente la posizione più scomoda del mondo. Hanno uno Stato che li tutela fino alla morte, un Papa che qualunque cosa dica trova solo applausi da un pubblico di fedeli che a criticarlo proprio non ce la fa, sguazza in un mondo di offerte e indulgenze nascoste che consente prosperità a vescovi ai quali ancora si bacia la mano…

    Nella mia Italia 2+2 non fa assolutamente 4..

    Cordialmente, comunque…

    18 aprile, 2007 16:39

  8. admin scrive:

    Martino ha detto…
    E comunque i cari parlamemtari i diritti equiparabili ai pacs li hanno eccome…

    La «S» dell’acronimo Pacs (Patti civili di solidarietà) è alla base di privilegi di cui godono – insieme ai loro onorevoli colleghi – anche Silvio Berlusconi, i teodem della Margherita e pure Erminia Mazzoni.

    Si chiama infatti «Fondo di solidarietà fra gli onorevoli deputati» (al Senato c’è quella «fra gli onorevoli senatori»). Ed è la cassa che si occupa del «vitalizio» e dell’«assistenza sanitaria integrativa» degli inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama. Funziona in maniera semplicissima anche perché non è regolata né da una legge dello stato, né dal regolamento di Montecitorio.

    Il Fondo di solidarietà è stato «inaugurato» nel 1990, con una delibera dell’Ufficio di Presidenza della Camera. Le regole che disciplinano l’assistenza sanitaria parlano chiaro: i servigi (o privilegi, fate voi) sono estendibili ai conviventi more uxorio dello stesso sesso e agli eventuali figli avuti dai parlamentari fuori dal matrimonio.

    Accedere al Fondo di solidarietà è facile facile: nei primi giorni di legislatura, il parlamentare compila un apposito modulo, in cui può indicare nomi e cognomi di conviventi ed eventuali figli a carico: a questi verrà poi estesa l’assistenza sanitaria gratuita.

    Diverso il discorso sul fronte previdenziale: il «vitalizio» erogato dal Fondo di solidarietà fra gli onorevoli deputati, nel caso di coppia di fatto, non è reversibile. Traduzione: la pensione del parlamentare può essere «ereditata» solo dalla moglie e dai figli. Pardon: parlare di pensione è forse poco corretto da quando, nel luglio del 1994, il celeberrimo vitalizio dei parlamentari finì nel mirino della Corte Costituzionale. Con la sentenza 289/94, la suprema Corte - per chiudere un contenzioso derivato dai ricorsi presentati da molti pensionati “normali” contro un «ingiustificato privilegio tributario» – dichiarò infatti incostituzionale l’articolo 2 della legge 154/1983, grazie alla quale l’Irpef incideva solo sul 60 per cento degli assegni vitalizi percepiti dagli ex parlamentari. La stessa sentenza precisava tuttavia che tra pensione ordinaria derivante da «impiego pubblico» e assegno vitalizio derivante da indennità di carica per «mandato pubblico» non esiste alcuna affinità, «né di natura, né di regime giuridico».

    In un Paese in cui i Papa-boys e gli Atei devoti non perdono occasione per scagliarsi contro “la deriva zapaterista” e si segnano quando sentono parlare dei Pacs tra conviventi, fa scalpore apprendere che i conviventi dei senatori e dei deputati possono fruire dell’assistenza sanitaria integrativa di cui beneficiano i loro compagni parlamentari. Sono sufficienti una dichiarazione del parlamentare e tre anni di convivenza. Requisito, quest’ultimo, che non viene però richiesto se sono nati dei figli.

    Questo riconoscimento – peraltro giustissimo, e ammesso anche dalle regole sull’assistenza sanitaria di altre categorie come ad esempio i giornalisti – fa a pugni con la contrarietà espressa della maggioranza degli stessi parlamentari a riconoscere analoghi diritti ai cittadini qualunque.

    Le coppie italiane non sposate chiedono il riconoscimento di diritti, almeno quelli basilari, che spettano alle coppie sposate, ma si scontrano con un no deciso della maggioranza parlamentare. E’ la stessa Italia – lamentava nei giorni scorsi una lettrice del quotidiano “La Repubblica” – “che, per esempio, ha negato alla signora Adele Parrillo, compagna non sposata di uno dei 18 carabinieri uccisi a Nassiriya da un attacco kamikaze, il risarcimento che spetta ai familiari delle altre vittime. E’ la stessa Italia che nega a milioni di persone il diritto di assentarsi dal lavoro per assistere il partner che si è ammalato gravemente, oppure di continuare a vivere nell’appartamento del convivente deceduto senza il permesso dei parenti più prossimi”. La stessa Italia e lo stesso Parlamento che – a maggior ragione - continuano a negare a chi ha convissuto una vita il diritto alla pensione di reversibilità del compagno defunto.

    A questo punto gli ultrà cattolici che pullulano nel Parlamento dovrebbero scegliere se abolire il beneficio di cui molti illustri loro colleghi di tutti gli schieramenti riescono a fruire oppure estenderlo alle coppie conviventi dei loro elettori. Un minimo di coerenza. Non sembra di chiedere troppo.

    18 aprile, 2007 17:47

  9. admin scrive:

    Massimo Zambelli ha detto…
    Martino, quando fai un collage di post già esistenti nella rete sarebbe correto mettere il link o perlomeno la fonte: Un primo testo da te citato: http://melquiadesthegypsy.wordpress.com/2006/12/19/lonorevole-ha-il-suo-pacs-e-lo-chiama-solidarieta/

    E un secondo testo (dove ci sono già delle risposte): http://melquiadesthegypsy.wordpress.com/2006/12/16/22/#more-22

    Ripeto, il fatto che i parlamentari abbiano dei privilegi non autorizza ad estenderli a tutti. Se la loro cassa mutua prevede questa possibilità beati loro. Loro hanno anche esenzione totatle o forti sconti per viaggiare in aereo, treno, bus. Hanno una pensione a vita a seconda degli anni di elezione… Li vogliamo anche noi? In teoria uno stato ricchissimo potrebbe dare la reversibilità della pensione anche ai figli quando il genitore muore, in fondo il legame affettivo è molto più (o altrettanto) forte di quello di due conviventi. Potrebbe adare la reversibilità anche a due semplici amici che vivono assieme nel caso uno muoia. In teoria sarebbe bello ma in pratica è impraticabile.

    Tuttavia nel caso dei Dico e Pacs trovo stonata questa elargizione proprio come principio, perchè i conviventi *per principio* rifiutano la dinmensione pubblica del loro amore, e poi vorrebbero dei benefici pubblici, pagati dalla collettività? Se vogliono far rientrare il loro amore in una sfera pubblica che si sposino, in chiesa o in comune non importa. Non vogliono farlo epoi pretendono che lo Stato allatti. E’ una pretesa illogica.

    In realtà sono i gay a chiedere che anche a loro sia concesso un matrimonio o qualcosa di simile. E lo chiedono soprattuto per avere legittimazione sociale. Già ora infatti le richieste pratiche per le quali vogliono i pacs (subentro nel’affitto, andare a trovare il fidanzato all’ospedale…) sono realizzabili. Ma qui il discorso è diverso.

    Ciao
    Massimo

    19 aprile, 2007 15:01

  10. admin scrive:

    Martino ha detto…
    sì, scusa se non ho messo il link, mi sono scordato… prometto che la prossima volta sarà fatto..

    Io vorrei solo fare presente che per convivente si può anche non intendere necessariamente un/a compagna di vita, di letto, etc etc etc… I miei due “fratelli” adottivi sono miei conviventi a tutti gli effetti, ma non credo che abbiano gli stessi diritti miei e dei miei fratelli di sangue nei confronti dei miei genitori..

    Comunque chiedo scusa si stresso, forse sono di troppo in questo sito, visto che non vedo pubblicato un mio commento un tantino burrascoso…

    Ciao e buon lavoro..

    19 aprile, 2007 15:43

  11. admin scrive:

    Massimo Zambelli ha detto…
    Non sei di troppo nel sito. Come saprai a me piace il confronto anche acceso, quindi sei il benvenuto. Naturalmente si deve essere preparati anche ad accetare risposta… :-)

    Riguardo al commento burrascoso, a quale ti riferisci, sicuro che non sia stato pubblicato? Il sito è moderato ma finora ho pubblicato tutti i post che mi sono arrivati. Compreso quello in cui rispondi a Pier Luigi del 16 aprile e che è abbastanza “burroscoso”… Sappimi dire.

    Ciao
    Massimo

    19 aprile, 2007 15:53

  12. admin scrive:

    Pier Luigi Forte ha detto…
    Io non posso leggere simili inesattezze quali l’equiparazione dei Dico (PACS) al Fondo di solidarietà fra gli onorevoli deputati. È veramente una cosa inammissibile e intollerabile per chi sa leggere l’italiano. Ora vi posto un link, è il disegno di legge sui Dico:

    http://www.pariopportunita.gov.it/Pari_Opportunita/UserFiles/comunicati-stampa/dico.pdf

    Allora, io non riesco a capire come un privilegio pari a quello dell’assistenza sanitaria allargata ai conviventi dei parlamentari possa essere equiparato ai privilegi che i Dico garantirebbero alle coppie di conviventi. È veramente oltraggioso nei confronti dell’intelligenza e delle capacità di lettura di un qualsiasi individuo dire che gli onorevoli hanno i loro PACS. Ma ci rendiamo conto? Diamo il giusto peso alle parole o, ancora peggio, ai concetti? Possiamo sicuramente criticare quanto vogliamo la giustizia o l’ingiustizia di un tale privilegio dei deputati ma è impensabile definirli un PACS occultato.

    Se avete letto il link che ho postato sui Dico, avrete letto che essi sono riconoscimenti legali di una coppia di due persone maggiorenni conviventi anche dello stesso sesso o parenti (seppur con limitazioni) che garantiscono in sintesi i seguenti diritti:
    - accesso del convivente per fini di visita e assistenza in caso di malattia o ricovero dell’altro convivente;
    - designazione dell’altro convivente quale proprio rappresentante in caso di malattia o di morte;
    - l’assegnazione di un permesso o diritto di soggiorno al convivente che ne è privo qualora convivesse con un cittadino italiano o comunitario;
    - l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare e pubblica;
    - in caso di morte di un convivente la successione dell’altro nel diritto di locazione;
    - agevolazioni in ambito lavorativo;
    - trattamenti in ambito previdenziale e pensionistico;
    - la concorrenza nella successione all’altro convivente.

    Ora confrontate questi punti con la normativa che regola il Fondo di solidarietà fra gli onorevoli deputati (vi basta leggere i post precedenti e link postati in precedenza alla mia risposta). Ma dove sono gli estremi per un confronto scusate? Vogliamo scherzare? O ancor peggio, vogliamo prenderci in giro? Io l’ho già scritto più di una volta in questo blog, odio le affermazioni e i concetti espressi quando essi sono tipicamente di stampo propagandistico. Essi vanno bene quando sei il politico che in un ristretto spazio televisivo lanci delle battutine e l’avversario non sempre ha il tempo di ribattere a tono. Ma qua dove, per nostra fortuna, è possibile scrivere e riflettere con calma su ciò che si dice, evitiamo le uscite alla maniera del politico, che punta solo a colpire l’interesse dell’elettore. Qua non siamo tutti passivi osservatori di un programma televisivo quale può essere ad esempio “Le Iene” (dal quale Martino probabilmente ha tratto questa particolare questione), siamo un po’ più profondi di pensiero, andiamo oltre l’intento di accaparrarci voti. Sfruttiamo i nostri ideali e valori, questo sì, ma…come dire…le stoltezze vengono sempre a galla. E piuttosto ridicolo perdere tempo a svelare la stoltezza (nonostante non sia affatto un’impresa ardua!). Forse ho usato un tono un po’ troppo animato ma credo che nessuno si possa offendere (al massimo i politici, eheh, li ho dipinti come spara-cavolate) anche perché la realtà dei fatti (che a mio avviso in questi post è troppo alterata da certi interventi) è quella che è, non quella che si cerca di descrivere a proprio vantaggio. Non a caso dei temi che si stava affrontando si è voluto portare avanti proprio quello che più poteva essere ritoccato a seconda della propria convenienza; semplicemente per il fatto che sono norme poco conosciute ai più, però credo di averle rese molto più chiare ora, basta un link per fare ciò…

    Un saluto e a presto,
    Pier

    20 aprile, 2007 15:14

  13. admin scrive:

    Martino ha detto…
    I politici se vuoi li insultiamo insieme, ma dello stupido o del superficiale lo dai poi a qualcun altro…

    Ribadisco:
    “…vorrei solo fare presente che per convivente si può anche non intendere necessariamente un/a compagna di vita, di letto, etc etc etc… I miei due “fratelli” adottivi sono miei conviventi a tutti gli effetti, ma non credo che abbiano gli stessi diritti miei e dei miei fratelli di sangue nei confronti dei miei genitori..”

    Il mio commento a quanto datto da pier (ferdinando casini 2 alla vendetta) in data 16 aprile non è stato pubblicato (non quello sui pacs, quello in risposata ai suoi dolci insulti così ben implicatemente celati in frasi retoriche almeno quanto lui dice siano le mie…). Comunque complimenti, è così che si svolge un dialogo…
    Io non ho mai avuto la presunzione di assumere che i miei concetti fossero superiori e la mia logica inconfutabile, come invece mi sembra che Pier faccia di continuo… Ho solo espresso la mia idea, le mie idee, mie, mie, mie. Sono pronto a metterle in discussione con chi è pronto a afer altrettanto… Non mi sembra affatto questo il clima e il luogo..

    Ci risentiamo quando avranno ucciso bagnasco..

    22 aprile, 2007 13:13

  14. admin scrive:

    Pier Luigi Forte ha detto…
    La risposta al commento che io ho rilasciato il 16 aprile da parte di Martino effettivamente non è stata visibile sino ad oggi, probabilmente per questioni tecniche (se non sbaglio se fosse stata rifiutata ora non si vedrebbe comunque, boh, non lo so) e comunque sia ora che è stato possibile leggerla ne sono davvero rammaricato, soprattutto per l’elevamento di toni a dir poco superfluo, esagerato.

    Innanzitutto nessuno ha sottovalutato il caso Bagnasco, anzi, siamo qua tutti preoccupati per essere ricorsi a un simile provvedimento quale la scorta. E non vorrei che si cadesse nel paradosso (mi sembra che si insinui proprio questo) che sia colpa di Bagnasco stesso, nel momento in cui ha aperto bocca, se si è scatenata un’avversione nei suoi confronti. Vogliamo affermare questo? Che Bagnasco non aveva il diritto di esprimere un’opinione? Che ora che ha voluto la bicicletta deve pedalare? Che è un errore mettergli la scorta? Che è un’incoerenza della Chiesa se nella fondina gli scortatori (esiste questo termine?) hanno delle armi? A me sembrano forzature tali affermazioni (seppur implicite).

    Vorrei anche chiarire che asserzioni di tipo esemplificativo da me espresse come per esempio i compiti scolastici, il bar dei tifosi ecc…devono essere considerate come tali, e non come attacchi diretti a qualcuno (nessuno ha voluto indagare se tu Martino facessi i compiti a scuola o affermare che porti avanti le discussioni come i tifosi al bar, criticavo le tematiche).

    La scomodità che io affermo abbiano i Cattolici credo sia proprio quella di essere visti come i primi rivali dagli anticlericali, dagli atei, di sostenitori di uno stato laico (che ritornello stancante) ecc…non che siano tutelati (Bagnasco ha bisogno della scorta, Prodi propone leggi anti-cattoliche, dati di fatto questi eh!).

    Desidero poi sottolineare il fatto che non credo che nei miei commenti postati siano presenti offese verso persone (credo che se fosse stato così il moderatore avrebbe preso i dovuti provvedimenti) né tanto meno una presunzione di avere la scienza infusa da diffondere, nell’ultimo post ho messo un link che tutti possono leggere per quel che riguardava i Dico, limitandomi a farne una sintesi, poi ho rimandato ai post precedenti per il Fondo di solidarietà fra gli onorevoli deputati (per cui affidandomi alle conoscenze di altri in materia, Martino e Massimo quindi). Aggiungo poi che il mio attacco era rivolto al fatto che venivano volutamente occultati alcuni dati di fatto che io con il link sui Dico ho cercato di rendere visibili a tutti. Alla fine scusa ma la mia conoscenza si basa su un disegno di legge, leggendolo non vedo dove ci siano cose che io abbia detto di sbagliato…

    Forse il problema è un altro: che siccome non ci sarà mai nessuno che affermerà “ok hai ragione tu”, allora arriva il momento in cui ci si arrabbia perché magari (qui si che pecco di presunzione Martino, però la situazione me lo consente) si pensa e si vede con rammarico che la ragione ci ha voltato le spalle per una volta…bè preferirei che tu adottassi un altro atteggiamento: continua il discorso Dico-Fondo deputati, rispondi al mio ultimo post non in termini personali ma per quel che ho scritto a riguardo…sei ancora convinto che siano la stessa cosa anche dopo che ho reso possibile un confronto tra di essi?

    Infine vorrei chiarimenti circa il “Ci risentiamo quando avranno ucciso bagnasco…”: frase piuttosto infelice, non credi?

    Un saluto e a presto,
    Pier

    22 aprile, 2007 16:33

Scrivi un commento