Funzione, finalità, norma

Rispondo al Commento di d.e.g. al post Essere e dover essere

d.e.g. ha detto…
vorrei capire perchè il riconoscimento legale di una coppia la cui sessualità sia non riproduttiva dovrebbe portare al nichilismo etico. E vorrei capire dove la libertà si scontra con l’etica. La libertà si scontra con l’etica laddove si va a limitare la libertà altrui o danneggiare gli altri, dico bene?
Laddove tutte le cose che ha elencato (pedofilia, bullismo, assassinio, ecc) ovviamente danneggiano gli altri e limitano la loro libertà. Se io amo una persona del mio stesso sesso e questa ama me mi spieghi cosa c’è di non etico. È etico il comportamento che si adegua alla finalità implicata nella materia dell’agire. Nel caso della sessualità, non si può prescindere dal rilevamento fenomenologico del senso, del fine e della funzione della struttura sessuata. A cosa serve, a cosa è finalizzata la sessualità? Questo fine, leggibile ancora, con un po’ di onestà intellettuale, e nonostante la potente campagna di annebbiamento culturale, determina il corretto comportamento.

Regola valida per tutti. Ci tengo a sottolineare che pensare in questo modo non significa mettere in trappola gli omosessuali e considerare automaticamente etici l’agire eterosessuale. Io non mi senso eticamente molto meglio di voi, anche se forse posso essere avvantaggiato da una inclinazione favorevole. Pensiamo all’apertura alla vita che dovrebbe esserci in un comportamento sessuale, finalizzato com’è alla procreazione. Non vuol dire che ogni atto deve procreare ma che in ogni atto ci sia apertura alla vita, raggiungibile con una metodologia “naturale”, rispettosa di tempi e ritmi che preesistono l’unione. Quanti eterosessuali rispettano questa finalità che dà eticità all’agire? O pensiamo all’amore, al rispetto, all’altruismo che coniugano la sessualità con il donarsi reciproco, e che escludono il ricorso alla prostituzione, lo sfruttamento e la violenza. Nessuno, temo, si può sentire eticamente superiore.

io invece come fonte etica mi rivolgo all’amore.
e la cosa assurda è che anche la chiesa e immagino anche lei sostiene lo stesso.
solo che voi distinguete un amore di serie a e un amore di serie b (quando come accade molto di rado ci concedete di non essere dei pervertiti)…
io invece no. chi ha maggior senso cristiano autentico tra me e lei?
rifletta. pensa davvero che gesù cristo oggi parteciperebbe al family day?
io sono certa che si schiererebbe con la families night.

Beata lei che è così sicura di amare, e di sapere cosa farebbe Gesù. Forse la differenza tra me e lei è che io riconosco dove sbaglio nel mio agire sessuale. Mi riconosco limitato, pigro, accondiscendente alle inclinazioni e agli istinti. Cerco di migliorare, poi ricado. Ogni tanto mi confesso, per ricominciare. E torno a cadere. Altra cosa è volere a tutti i costi non riconoscere che c’è un problema nella gestione della omosessualità: come se la sessualità fosse fatta per quello. Attaccare “omo” a “sessualità”, e attaccarlo come se fosse un’unione giusta, auspicata, è uno svisamento radicale di ciò che il termine sessualità contiene. Già la parola sessualità implica la differenza tra uomo e donna. Pretendere che questa differenza non sia sensata e normativa è il vero motivo della polemica contro “l’orgoglio gay”.

Non voglio in ginocchio nessuno. Non auspico che i gay, a capo chino, chiedano alla società un aiuto per la loro condizione. Considero le persone omosessuali delle risorse sociali e umane. Penso perfino che insistere sulla propria inclinazione sessuale per ricevere una posizione sociale sia controproducente. Voi siete molto di più di come sono le vostre inclinazioni sessuali. Calcare su quello per vedere riconosciuta “l’indifferenza sessuale” come valore, oltre a inasprire gli animi di chi conserva uno sguardo critico, schematizza e ghettizza ancora di più il gruppo. Senza capo chino e senza cadere in ginocchio, ci potrebbe semplicemente essere un riconoscimento della propria “fragilità”: “Sono così, che ci posso fare? Aiutatemi a vivere al meglio questa mia situazione”. La richiesta di avere un matrimonio, o un Pacs, è richiesta di aiuto pubblico. Chi non vuole aiuti se ne sta nella vita privata e non chiede niente. Che aiuto? Una mediazione può essere intanto una tolleranza sociale, poi una regolamentazione dei diritti individuali per creare e migliorare le positive situazioni di solidarietà. Pretendere il matrimonio, o un paramatrimonio, per il solo scopo di volere normalizzare culturalmente la condizione, oppure per polemica anticristiana, non lo trovo giusto. È innegabile che ci sia anche questo secondo aspetto. Ma quando ci si renderà conto che a scardinare l’antropologia cristiana, entrata nel senso comune (oltre che nella Costituzione), e che ha potenziato il senso comune, ci rimetterà non solo la Chiesa ma anche l’intera società.

3 Commenti a “Funzione, finalità, norma”

  1. filippo scrive:

    Che roba malefica che è stata scritta!!!
    ne deduco: l’omosessualità è sbagliata
    noi etero siamo i migliori
    non chiedete il matrimonio perchè comandiamo noi
    di grazia che non vi uccidiamo
    da questo discorso si fa poi presto ad arrivare a hitler
    allora muoviamo le rotelline del nostro cervellino e capiamo che se rispettiamo TUTTI la situazione è migliore, anche se questo comprenderà qualche sacrificio, tipo sborsare un po’ più di soldini per dare le pensioni di reversibilità a più persone, spiegare ai propri figli che vuol dire la parola amore nel senso completo del termine (non di sesso parliamo, ma di puro amore!), controllarsi nel dire davanti a potenziali gay (i.e. studenti) è meglio non essere gay, ché sennò si è sbagliati e così via…
    la differenza fra uomo e donna è un argomento sottile da prendere in considerazione, ma direi che basta questo come esempio, io sono diverso da lei molto più di quanto mia sorella è diversa da me, da un punto di vista cromosomico ( e quindi fisico) e di pensiero, dove è finita tutta questa differenza?
    poi non mi va di farmi venire l’emicrania, quindi torno all’argomento principale che spiana la via al riconoscimento totale alle persone omosessuali: l’amore, fra di loro e verso il prossimo, che come ci insegna la figura di Cristo è il motore principale di tutte le nostre azioni.

  2. Adrianeo scrive:

    La funzione di un organo non è la finalità di un organo, la finalità è determinata dalla volontà o dall’istinto al raggiungimento di una situazione preferibile per l’individuo che compie l’atto. Ridurre il sesso alla genitalità è sorprendente in una religione che dà tanta attenzione allo spirito per poi trasformare gli affetti interpersonali in un desolante scenario di accoppiamento pseudo-evolutzionista. Gay e lesbiche fanno l’amore perché è un’espressione affettiva, la possibilità (funzione) riproduttiva è solo una delle funzioni che ha la nostra sessualità e il nostro apparato genitale, tanto che sono più numerosi i rapporti sessuali senza esito procreativo che quelli con questo obbiettivo (che è ricercato nel minor numero dei casi).

  3. Massimo Zambelli scrive:

    X Adrianeo
    > La funzione di un organo non è la finalità di un organo, la finalità è determinata dalla volontà o dall’istinto al raggiungimento di una situazione preferibile per l’individuo che compie l’atto.

    Non sono d’accordo, la funzione aiuta a comprendere il senso e la finalità prioritario di una certa cosa. Un orologio, un aratro, un libro hanno un senso legato alla loro funzione. Certo poi possono essere usati anche come ferma carte, come arredo da giardino e come ferma porta ma gli altri usi non eliminano il primario. Può arrivare un qualche Duchamp e sovvertire il senso di un orinatoio o di una ruota di bicicletta ma l’effetto straniante vive proprio grazie alla conoscenza del fine originario. Il sorriso dell’artista per l’originalità della trovata è semplicemente debitore verso ciò che traspone. Se si smarrisse il senso originario dell’oggetto svanirebbe anche l’importanza e il valore dell’opera. La sessualità umana (che non è solo genitalità) ha una funzione e una finalità riconoscibilissime.

    > Ridurre il sesso alla genitalità è sorprendente in una religione che dà tanta attenzione allo spirito per poi trasformare gli affetti interpersonali in un desolante scenario di accoppiamento pseudo-evolutzionista.

    È un equivoco madornale pensare che la religione cristiana sia tutta protesa ad uno spirito astratto. Ebraismo e cristianesimo conoscono e aprono all’occidente il senso del corpo (creazione, incarnazione e redenzione del mondo materiale). Non c’è materia in astratto ma sempre materia in una forma, cioè dotata di un senso. Questo tanto più nell’essere umano concreto, fisico, corporeo. Il nostro corpo, sessuato e differenziato, parla sempre, anche senza parole.

    > Gay e lesbiche fanno l’amore perché è un’espressione affettiva,

    Il fare l’amore presuppone e tende ad una comunione e condivisione di vita. Altrimenti sarebbe solo un’eccitazione erotica che può essere perseguita anche da soli o a pagamento (per fermarci qui). Il “fare l’amore” di gay e lesbiche è un surrogato che prima o poi arriva al dunque, il dunque cioè di sentire la mancanza di una vera differenza complementare (oltre che riproduttiva). Mi chiedo (e vi chiedo) se nelle fantasie dell’incontro amoroso omosessuale vi sia il desiderio, almeno in uno dei due partner, di essere del sesso opposto. Sospetto di sì. Ad esempio nelle coppie omo maschili l’attitudine dativa o recettiva quel desiderio mi sembra che lo esprima abbastanza chiaramente. E anche quando si afferma che in ognuno c’è una dose dell’altro sesso si sta facendo in fondo l’apologia della differenza sessuale, differenza che l’incontro omosessuale nasconde (rimuove) sotto il tappeto.

    > la possibilità (funzione) riproduttiva è solo una delle funzioni che ha la nostra sessualità e il nostro apparato genitale, tanto che sono più numerosi i rapporti sessuali senza esito procreativo che quelli con questo obbiettivo (che è ricercato nel minor numero dei casi).

    L’esito procreativo non elimina il senso procreativo che l’incontro sessuale ha. L’eiaculato può essere disperso nei campi ma è indubbio il suo significato intrinseco. Il matrimonio (da mater) è un istituto che tutela l’amore fecondo esprimibile solo grazie alla differenza sessuale. Volerlo anche per le relazioni omosessuali tradisce la cattiva coscienza di un desiderio impossibile, irraggiungibile, quasi che un nome o un timbro aggiustino le cose.

    Comunque ammetto di avere un dubbio sull’opportunità di un istituto ad hoc. In un’ottica gradualista penso che sia preferibile anche per le coppie dello stesso sesso creare le condizioni per vivere il loro affetto e amore ispirandosi ad un’idealità che nel nostro tempo è risvegliata e custodita dal cristianesimo: un amore unico (monogamico), fedele, indissolubile e fecondo. Mancando la fecondità non è da escludere che possano esserci le altre dimensioni. Mi sto interrogando sa siano qualità trasponibili, almeno analogicamente, in un rapporto tra persone dello stesso sesso, in cui però le considerazioni espresse sopra valgono tutte.

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