politica & politica & religione

Da qualche giorno in questo blog sono stati pubblicati commenti di forte fervore politico. Non mi spaventa che qui si tratti di politica, perchè non sono tra chi dice che religione e politica sono mondi avversi, e soprattutto non penso che la politica sia una cosa sporca, da guardarsene, sempre impelagata con il denaro e il potere (pensa che non considero schifosi neppure questi due elementi). Certo se il confronto deve diventare tifo da curva per uno o l’altro dei contentendi o dei partiti, allora, in effetti, qui non è il luogo adatto.

Quello che però mi incuriosisce è sapere come si forma una preferenza politica tra voi giovani. Perchè si preferisce uno schieramento o un leader e si critica o perfino detesta l’altro. Cosa vi fa scegliere? Quali sono i punti, i criteri,  per cui si sceglie A invece che B o C?

E cosa pensate del rapporto chiesa e politica? Può fare politica una religione? O se ne deve tenere alla larga? “Polis” vuol dire città e mi sembra poco invitante una religione che non abbia niente da dire per la nostra vita in terra. Chi critica la relazione tra politica e religione vuole forse una religione con il naso all’insù? Certo, si dice che politica è diversa dalla “partitica”, anche se poi per tradurre un progetto ideale nella pratica si deve passare attraverso la mediazione partitica (o no?). Ed è anche vero che se il clero o la chiesa si sostituiscono al politico (che peraltro ultimamente non sembra godere di gran credito) viene fuori una confusione di ruoli di scarsa legittimità. Ma quando c’è sostituzione e quando un necessario e doveroso coinvolgimento? 

6 Commenti a “politica & politica & religione”

  1. Pier scrive:

    Molto molto bello questo post, molto interessante…

    Personalmente ho iniziato a sviluppare un’insieme di ideali a partire dal primo anno di liceo. Sinceramente non ricordo come è nato questo interesse ma è sicuro e fuori di dubbio che il mio interesse per la politica è superiore a quello che dimostrano tanti altri miei coetanei. Non ho una vera corrispondenza per un singolo partito, però ho un orientamento che è pressochè obbligato (non è che ognuno ha il suo partito). Diciamo che sorge spontaneo nel momento in cui ti interessi di politica fare i conti con la realtà e pensare “ma io sono di destra o di sinistra?”…

    Tanto per chiarire, personalmente è un percorso che ho iniziato e porto avanti autonomamente, senza omologarmi ad altri. Io ho certi punti fissi ideologicamente e non posso modificarli. In ambito economico non sono per il “tutti uguali” o per il metodo “Robin Hood”, ma piuttosto per la meritocrazia. In ambito etico seguo i miei ideali cattolici. E’ su questi due punti che si fonda il mio orientamento e se anche non viene condiviso non posso essere distolto da essi, così come tutti noi abbiamo dei punti fissi che non mettiamo in discussione.

    Quindi sostanzialmente un’ideologia politica secondo me si fonda sugli ideali economici e etici, una volta chiariti quelli è molto facile capire di che parte sei…e ci vuole un minimo di coerenza (non è possibile che un cattolico voti a sinistra dal momento che la sinistra ora come ora propone provvedimenti che ai cattolici e alla Chiesa non vanno bene)…

    Per quel che riguarda religione vs. politica io credo che molto spesso sia un conflitto che la stessa politica solleva ma che in realtà è inesistente. L’Italia è uno stato laico…bene: laico è, in questo senso, chi ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente la propria libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la sua libertà all’autorità di una ideologia o di un Credo religioso. (http://it.wikipedia.org/wiki/Laicit%C3%A0)…Come si può affermare che se la Chiesa parla, si esprime, allora lede la laicità dello stato? La Chiesa mica obbliga i politici a mantenere una determinata linea: li esorta, dà un orientamento…ma poi ognuno è dotato del libero arbitrio. Non vorremo mica ledere la Chiesa privandola della libertà di parola vero? Voglio sperare di no! Libera Chiesa in libero stato…non ci sono ecclesiastici al governo del nostro paese…questo vuol dire che lo stato è laico…ma non che la Chiesa non può parlare…anche perchè, susate eh, ma se la chiesa non parlasse e Mastella, Casini ecc si esprimessero così come si esprimono ora quale appiglio trovereste? A chi direste di stare zitto? A loro stessi? Bah…per me è solo un segno di debolezza…andate per la vostra strada se siete convinti anzichè cercare il compromesso (si veda ultime dichiarazioni di Fassino in ambito Dico)…ma forse tanta convinzione non c’è e si accusa l’avversario e il sistema in generale…Se ne vedranno delle belle…

    Ciao,
    Pier

  2. Martino scrive:

    Caro prof,
    sono d’accordo (una volta tanto…)!! Anche per me religione e politica non sono mondi avversi, tant’è che, per esempio, i due mondi sono regolati da patti stipulati in comune accordo per sopravvivere fianco a fianco…E fin qui tutto liscio direi. Come si forma una preferenza politica tra noi giovani è un discorso un bel pò più complesso.
    Innanzi tutto occorre discernere tra chi tra noi giovani si interessa di politica, tra chi, in gergo “partecipa politicamente” e chi invece si dimostra impermeabile agli imput che provengono dai mass media, dagli amici, da famigliari, etc… Nel primo caso avremo individui adolescenti o giù di lì che, per esempio, affrontano un dibattito in casa sulla politica, affrontano una discussione politica tra amici, guardano Ballarò o Porta a Porta, scrivono una lettera al sindaco per effettuare una segnalazione, vanno ad un comizio alla festa dell’Unità, votano solo dopo essersi informati del programma elettorale ed averne discusso, si iscrivono ad un partito e via dicendo… In questo caso abbiamo un potenziale “politicofilo” che, attraverso imput ed influenze esterne quali la famiglia, gli amici, i mezzi di comunicazione di massa, è in grado di rielaborare quanto recepito e metabolizzarlo in una ideologia politica che sarà più o meno uguale o più o meno diversa da quella dei grandi affetti che lo circondano (Sartori dice infatti che la partecipazione politica è espressa e si esprime prima di tutto in un “Idem sentire”, si partecipa, e dunque si vota, per sentirsi parte di un gruppo coeso). è chiaro dunque che, soprattutto per quel che riguarda la scelta di un partito o di un politico di spicco, fondamentale è la spinta che riceviamo dalla nostra famiglia. Le influenze che in maniera più o meno subliminale ci raggiungono possono essere di vario tipo: l’interesse per la lettura di un quotidiano (influenza n°1), quale quotidiano c’è spesso in casa (influenza n°2), quale telegiornale guardare (influenza n°3), Vespa o Floris (influenza n°4), la scelta di argomenti, usi, costumi e valori per cui vale la pena parlare, farsi ascoltare, evetualmente lottare (influenza n°5)…e via dicendo… Tutto questo è un meccanismo in atto su ognuno di noi fin dalla più tenera età, quando, per usare Freud, la formazione del nostro Super-io è ancora in atto… Poi è chiaro che uno cresce, si forma attraverso le conoscenze della sua vita, i suoi studi, le sue idee. Ma quello che in quegli anni abbiamo appreso è fondamentale. E lo è anche per contrario: nel senso che se abbiamo avuto due genitori disinteressati, distaccati dal mondo della politica e che magari non si recavano neache alle urne allora è molto facile (ma non sicuro) che anche noi avremo un disinteresse più o meno importante per il mondo politico.

    Personalmente, posso dire di essere stato forgiato dal fatto di avere fratelli più grandi di me da ascoltare e fratelli più piccoli a cui spiegare quello che dicevano i grandi… La tavola nel momento della cena è sempre stata, ricordo, e lo è anche tutt’ora, il momento centrale dalla giornata della mia famiglia. Qui si intavolavano e si intavolano discorsi e mini-dibattiti che svariano, dalla cronaca nera, alla politica interna, ai vari scandali, alla politica estera… Poi sta a me recepire il messaggio fondamentale che proviene da questo insegnamento, che non è tanto: devi pensare quello che pensiamo noi perchè siamo più grandi e conosciamo meglio le dinamiche della realtà, ma piuttosto: è importante che studi, che ti informi, che ti arricchisci in termini di conoscenza e di vita vera, in modo che anche tu possa capire un pò di più di questa strana realtà che ci circonda, e che anche noi che siamo più grandi facciamo spesso fatica a capire.
    Credo che sia tutto qui…

    Per quel che riguarda il nesso tra Chiesa e politica, beh, il filo qui si fa contorto… Ammetto obbiettivamente che sia troppo facile e troppo comodo dire che la Chiesa non debba intromettersi nella sfera politica. Anche perchè quando non l’ha fatto (vedi i Lager nazisti, ad esempio…) è poi stata successivamente criticata. Credo anche però che il nostro Stato sia costituzionalmente laico, e che quindi o si lascia che ogni comunità religiosa, che la più piccola, abbia il potere, la forza e le possibilità di esprimersi allo stesso modo in cui lo fanno il Papa e i vescovi, oppure occorre necessariamente mettere delle redini al potere di plasmare o manipolare le scelte di un cittadino in funzione del suo credo. è il modo che utilizzano ratzinger e compagnia bella che contesto. Non mi sembra affatto di sentire un cristiano, non mi sembra affatto di sentire il messaggio del vangelo. Anteporre la “redenzione delle coscenscenze” al messaggio universale del vangelo credo che sia una sopravvalutazione del messaggio cristiano, che non può e non deve essere considerarto il migliore, quello vero per eccellenza, il solo possibile… Poi io non mi capacito come possano essere tornate alla ribalta parole come “scomunica” che erano morte e sepolte dal 1700 o giù di lì…ma questo non è prettamente attinenente alla tematica in questione…

    Insomma, la linea di demarcazione, o il filo che collega i due mondi, è molto molto sottile, molto molto fragile. Credo che sia stata superata e che dagli dagli tra poco il filo si spacca, perchè già molto più che consunto… Occorre pertanto che chi di dovere (la Cei) si porga nimerosi interrogativi, perchè, come ho già detto in parecchi blog fa, una società (politica) senza la Chiesa è una realtà possibile, una Chiesa senza società no…

    Spero di essere stato abbastanza chiaro. In realtà servirebbero ore e un dibattito faccia a faccia per completare questo discorso che, a differenza di Gutemberg, trovo molto stimolante e lo reputo un’ottima ed esemplare forma di partecipazione politica…

    Cordialmente,
    Martino

  3. Vigno scrive:

    Le ragioni della mia scelta politica sono aldilà delle persone che occupano certi posti…dunque posso provare antipatia o simpatia sia per esponenti della mia stessa idea, si per esponenti dell’idea contraria. E credo che odiare o detestare gli avversari sia un atto infantile e poco consono alla cultura della polis…gli avversari politici NON DEVONO essere assolutamente eliminati(nè si devono volere eliminare…ritorna la moralità kantiana), anzi il giorno in cui non ci saranno avversari politici è meglio cambiare paese…e in fretta…gli avversari politici hanno semplicemente un’idea diversa, che ha il diritto e il DOVERE di essere espressa.

    Quello che fa di me un uomo di uno schieramento piuttosto che di un altro è la modalità con cui mi accingo a risolvere un problema. Penso che ormai la natura economica di un paese occidentale sia saldamente fissata sul liberismo economico…quindi più che distinguersi sul modello di economia(come avveniva un tempo) ci si differenzia su sfumature che diventano sempre più labili. Una differenza forte che credo ci sia tra uno schieramento e l’altro è la cultura della colletività e sul ruolo che tasse-servizi devono avere nello stato. Ovviamente ognuno elabora quale assetto sia il migliore e si trova schierato.

    Dissento totalmente da Pier sul livello etico. primo punto perchè NON è corroborato dall’esperienza(esistono atei a destra e sinistra, esistono cristiani a destra e a sinistra, mussulmani a destra e sinistra…e non credo tu possa assurgere a giudice delle loro coscienze). Secondo punto perchè non vedo nessun nesso stringente tra la filosofia cristiana e scelte in materia di economia pubblica. Voglio dire puoi anche cristianamente con i tuoi soldi sfamare un poverello…ma non è detto che questa debba essere una scelta giusta che uno stato deve prendere. Lo stato deve fornire sicurezza, benessere e felicità alla propria popolazione. Le ricette per ottenere i risultati possono essere diverse, anche partendo dalla stessa etica cristiana.

    La chiesa può dire quello che vuole. Non è che Bagnasco prima di parlare chieda il permesso. Sarebbe galante che da parte di uno stato o di organismi rappresentativi di uno stato non venissero fatte forti pressioni di natura giuridica nei confronti di un altro stato. Ovviamente della galanteria non importa a nessuno… quindi penso che quella bellissima frase che Pier ha citato “libera chiesa in libero stato” vada applicata così come la pensava colui che l’ha ideata. Ovvero la chiesa finisce di essere un soggetto di diritto PUBBLICO e diventa un soggetto di diritto PRIVATO, come tutte le altre religioni operanti sul suolo italiano.

    ciao
    Vigno

  4. Vigno scrive:

    grande tino…ti giuro che oggi pome quando ho visto il post avrei voluto scrivere quello che hai così splendidamente scritto tu sulle influenze sovrastrutturali(sto studiando Marx con pasquini…sorry) che generano un certo modo di sentire di agire politicamente…solo che non ho trovato le parole giuste per dirlo quindi non lo ho fatto…per fortuna che lo hai scritto tu così bene…concordo…

    Ciao
    vigno

  5. Pier scrive:

    Martino ti faccio i complimenti per il tuo discorso che può benissimo integrare il mio (in altre parole le cose che hai detto le sento anche mie, a parte quelle su ratzinger ecc…)…Bravo! Ora sono più convinto di prima di avere davanti una persona con cui vale veramente la pena confrontarsi! ;-)
    Complimenti anche a Vigno…Credo che il bello sia che, al di là delle ideologie, ci siano persone intelligenti a confrontarsi, e qui non mancano…
    Stasera sono in vena di complimenti…Eh eh…sarà l’amore che mi rende così…

    Ciao,
    Pier

  6. Martino scrive:

    Grazie a tutt’e due, mi commuovete…basta basta, troppe emozioni in un attimo soltanto…

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