L’elementare Watson

Watson e la doppia elica del DNAWatson ha inciampato dicendo una frase che ha scosso l’opinione pubblica: «Le nostre politiche sociali sono basate sul fatto che l’intelligenza degli africani è pari alla nostra, ma tutti i test dicono il contrario». Scandalo. Ma c’è anche chi acconsente. In fondo se tutto è geneticamente determinato (perfino l’omosessualità, vedi post precedente) e se il patrimonio genetico deriva da casuali variazioni e necessarie selezioni ambientali, potrebbe ben essere che la variazione dei geni che presiedono all’intelligenza si siano evoluti diversamente a seconda della latitudine. Se cambia il colore della pelle e la forma del viso e del corpo perchè non potrebbero cambiare anche le qualità interiori?

Una prima osservazione è che lo scandalo per la frase presuppone l’ossequio al Quoziente di Intelligenza come se fosse l’unico e principale criterio del valore dell’individuo umano. L’intelligenza è importante ma la dignità non può discendere dal grado di intelligenza. Come non può derivare dal grado di bellezza, ricchezza, capacità relazionale, appeal, prestazioni fisiche e cognitive… La dignità che dà il valore risiede nell’anima razionale, filosoficamente riscontrabile. Esclusa la quale si ricomincia inevitabilmente a creare caste con diverso grado di valore e potere.

Un’altra considerazione è che Watson non è nuovo a queste sparate. Sono coerenti con il suo pensiero e non conta se ora si pente di averla fatta: «Non posso che presentare le mie scuse senza riserve. Non è quello che volevo dire. E soprattutto non vi sono basi scientifiche per sostenere tali tesi». Basta leggere questa silloge di pensieri per compredere come la riduzione biologista non può che portare a classificare gli individui per la loro qualità genetica, biologica e fisica.

“Credo che l’eugenetica sia condannata a
tornare in un senso: che tutto il mondo vuole
avere figli il più sani possibile (…) Lasciateci
liberare la società dai difetti genetici.
E’ un non senso dire che siamo sacri e
che non dobbiamo cambiare. L’evoluzione
può essere crudele. Andremo verso un controllo
della vita umana? Penso di sì (…) Non
dobbiamo cadere nell’assurda trappola di
essere contro tutto ciò a cui Hitler era a favore
(…) Le persone dicono che sarebbe terribile
se facessimo belle tutte le ragazze. Io
dico che è grandioso (…) Nessuno ha davvero
il coraggio di dirlo, ma se potessimo creare
esseri umani migliori conoscendo il modo
in cui aggiungere geni perché non dovremmo
farlo? Sono fortemente a favore del
controllo genetico del destino dei nostri figli.
Li faremo un pochino migliori
. Chi vuole
un bambino sgradevole? (…) Certo, ci abbiamo
messo tre miliardi e mezzo di anni
per arrivare qui, ma c’è stata una gran
quantità di sofferenza sulla strada. Non vogliamo
fare come Hitler, ma tutti vorrebbero
figli splendenti e in salute. Vogliamo
smettere di avere figli che facciano piangere
i genitori (…) Dio non è dispiaciuto di
questa scienza. Cristo era un guaritore (…)
Se puoi farlo, che c’è di sbagliato? Un giorno
i figli autistici potranno non nascere
(…)
Ogni volta che puoi prevenire la nascita di
un bambino malato è un bene per tutti. Nessuna
madre vuole un figlio nano”. 

Nessuna meraviglia che dopo i nani inferiori citi i neri poco intelligenti. La scoperta precoce del DNA gli ha fatto «girare l’elica». Tira in ballo anche Dio e Cristo. Suoi commessi venditori. Ma guarire una malattia è totalmente diverso dall’eliminare il malato (con selezione pre e postnatale, ed eutanasia). Una bella differenza. Inoltre con quale modello produrre un individuo che sia OK? Chi fornisce le coordinate? Siamo in balia di un doppio pensiero discriminante. Da una parte si rifiuta chi ha difficoltà di conformità con un modello che può anche essere evidente e razionale. Dall’altro si cerca di esaltare tanto le differenze da assurgerle a normalità. O scartati o esaltati. Così nel caso dell’omosessualità. Se si potesse scegliere, potrebbe dire Watson, «chi vorrebbe un figlio gay»? Se capita io non sono per scartarlo. Come non mi sento in diritto di scartare un nano o un nero. Chi sono io? L’accettazione e l’accoglienza non sta nella rimozione del problema o nel farlo diventare una priorità; nel fingere che non ci sia quel problema o nel fingere che non sia un problema. Dobbiamo allenare lo sguardo a non assolutizzare un problema. Una persona è nana, nera o gay. Ma è anche molto altro. E’ molto di più quello che ci accomuna che ciò che ci divide. Perchè l’essere umano è più di quel che appare.

2 Commenti a “L’elementare Watson”

  1. Penelope_Widmore scrive:

    Io non penso che Watson abbia voluto dire una “cattiveria” nei confronti dei neri, semplicemente credo abbia esposto ciò che, secondo lui, risulterebbe dagli attuali studi scientifici che, come lui stesso dice, sono comunque “in progress” e al vaglio di oculate verifiche. E’ un dato oggettivo il fatto che alcune persone possono essere più o meno intelligenti di altre, quindi non ritengo improbabile che simili differenze si manifestino anche a livelli di “razze”, intese come gruppi di popolazioni geneticamente diverse tra loro. Tuttavia non condivido il suo pensiero riguardo il controllo genetico degli individui.
    Ciao

    P_W

  2. Vigno scrive:

    Consiglio una lettura, che sicuramente tutti avranno già letto…BRAVE NEW WORLD(Il mondo nuovo), Aldous Huxley..spero si scriva così…è folgorante, illuminante…lo so probabilmente qualcuno potrà dirmi che sono un incoerente, che ogni tanto dico una cosa e poi il contrario…bene sono un uomo…non un computer…posso avere più di un impulso, e anche impulsi contrastanti, ed è questo ciò che assicura che gli uomini non si adegueranno sempre alle scelte più utili, ma ogni tanto anche a quelle più sagge…

    Vigno

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