Obiezione di coscienza a simpatia

Se la legge 194 non funziona dipende dagli obiettori di coscienza che massicciamente (più del 60% dei medici ginecologi) non aderisce a partecipare ad un aborto.

Il dott. Carlo Flamigni al giornalista che gli chiede “Quindi la legge 194 non si tocca” risponde: “No, invece andrebbe modificata. Eliminando l’obiezione di coscienza”. E specifica:

Quando venne scritta la legge 194, l’obiezione di coscienza era necessaria perché nei reparti di ginecologia lavoravano da tempo molti medici cattolici che non erano pronti ad accettare, secondo la loro morale, la pratica degli aborti. Ma oggi quando un medico sceglie, negli ospedali pubblici, i reparti di ginecologia sa che entra in un luogo dove si difende la salute della donna. E lo si fa anche interrompendo le gravidanze quando queste rappresentano un rischio per la salute, nel senso ampio imposto dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il problema è che oggi c’è un enorme numero di medici obiettori e in gran parte dei casi la scelta non è dettata dalla convinzione personale ma dalla convenienza o dal pragmatismo. Questo grande numero ha fatto sì che le gravidanze vengano interrotte con un ritardo sempre maggiore e mettendo sempre più in pericolo la salute della donna. Non si può andare avanti così: vanno presi subito dei provvedimenti.

Come? Non si può mica costringere un medico a praticare aborti.

No, ma si può costringerli ad andare a fare un altro mestiere. Io non metterei mai un medico Testimone di Geova a fare trasfusioni, e lui non lo chiederebbe mai. Quindi non vedo perché non si possa pretendere da chi lavora nei reparti di ginecologia di occuparsi della salute della donna a 360 gradi e non solo fino ad un determinato punto.
(Il Manifesto 26/2)

Lidia Menapace gli va dietro: “Un medico non può rifiutarsi di applicare una legge. Aborto, cancelliamo l’obiezione di coscienza” (Liberazione 28/2).

Intanto chiediamoci perché mai ci sono tante obiezioni. Solo convenienza? Opportunismo? O non è che forse un medico sa di che si tratta quando si abortisce e sa come viene applicata la legge che vieta che si possa abortire per controllare le nascite e afferma che l’aborto può avvenire solo quando “il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica” (art 4), e  che dopo il terzo mese ci deve essere “grave pericolo per la vita della donna” o un processo patologico del nascituro che determini “un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna” (art 6).

C’è un totale e disinvolto rovesciamento del lavoro del medico. Dimenticato Ippocrate, nel cui giuramento, base dell’arte medica, si afferma:

“Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”

Rifiuto dell’eutanasia e dell’aborto. Oggi invece chi segue quel giuramento deve cambiare lavoro. Ecco perché la legge 194 è pericolosa e ipocrita. Si annuncia come difesa della maternità (titolo) e della vita (art 1) ma poi è abortista, banalizzando il ricorso all’aborto, diventato, siccome c’è una legge, una cosa lecita e non problematica. Alla faccia dell’“Isola degli stranieri morali”, frase di Engehart che Flamigni cita sempre per giustificare l’impossibilità di avere un’etica comune e quindi di non poter vietare e imporre ad altri la propria etica. Eccolo qui il campione di certezze dogmatiche che non vuole che altri impongano a lui regole di comportamento e che immediatamente approfitta della vacanza sull’isola per ignoranti morali per imporre il suo ateismo nichilista: tutti i medici o ammazzano o cambiano lavoro.

L’obiezione di coscienza, conquistata nel campo del servizio militare, anche con l’apporto delle sinistre, del comunisti, dei radicali, oggi viene ritirato per l’uccisione della vita nascente. Nel campo delle armi non si dice “o fai il soldato o cambi paese”. L’obiezione è riconosciuta e integrata nei diritti di cittadinanza. Chi obietta è interamente cittadino. Nel caso del servizio medico invece viene posto l’aut aut: o abortisci o te ne vai. Come lo chiamereste: Fascismo? Stalinismo? Polpotismo? Si mostra il vero volto di questi democratici fasulli e finti tolleranti, a favore della coscienza quando e nei termini che vogliono loro.

Una postilla importante. L’obiezione di coscienza nel caso dell’aborto non è tale perché alcuni riconoscono nel feto un essere umano e quindi non se la sentono di abortire, mentre altri lo fanno perché non riconoscono un essere umano nell’embrione e nel feto. Quasi che il riconoscimento di umanità in quella fase precoce dipenda da un “tiramento” di coscienza. No. Come nel caso dell’uso delle armi, anche in questo caso c’è obiezione non perché non si riconosca un essere umano nel potenziale avversario, ma perché lo si vuole rispettare perfino in situazioni estreme. Certamente si sa che è un essere umano, e si fa obiezione perché si considera in coscienza quella vita umana talmente importante da non potere mai essere uccisa. È una posizione che è anche alla base del rifiuto della pena di morte. Così nel caso dell’aborto entrambi i medici, abortista e non, sanno che l’embrione e il feto sono esseri umani, ma c’è una diversa valutazione del suo valore rispetto alla salute psico-fisica della madre, e, nel caso dei medici obiettori, anche per come viene vissuta e concretamente applicata la lagge.

Flamigni sa che l’embrione è una vita umana. Lo ha sbandierato in un documento ufficiale dove dice che con la fusione dei due nuclei, contenuti nello spermatozoo e nell’ovulo, c’è “passaggio generazionale e quindi l’inizio di un nuovo essere umano” (documento sull’ootide). Sa che c’è vita umana e vuole obbligare tutti a doverla uccidere. Ippocrate ne andrebbe fiero.

Nella foto in alto c’è un Kalashnikov e un aspiratore Karman usato per gli aborti. Uno spara e l’altro aspira. Stesso risultato.

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