Verso il cielo luminoso

Freccia uomo-cielo

Commentando il post “Pillola sconosciuta ma letale“, filippo scrive:

Scusa, e quelli che parlano di vita ultraterrena, e manco hanno prova che esiste?

Non mi sembra il pulpito giusto da cui chiedere criteri scientifici…

Per me non è normale che venga diramato un farmaco di cui non si conosce il meccanismo di funzionamento. Somiglia più alla stregoneria. Ma ti ringrazio dell’osservazione perchè mi permette di ragionare su un’aspetto importante della vita di fede.

La vita ultraterrena sta scritta nella terrena. Quando penso/dico/tocco “Terra”, significa che sono a lei di fronte, sono extraterra, altroterra, ultraterra. Non è che l’uomo è un “di qua” a cui capita di andare in un “aldilà”. L’uomo nella sua elementare esperienza umana di conoscenza e libertà è già un “al di là”. Basta dire tu e io sono altro da te, ti trascendo. E se poi dico Mondo o essere significa che sono altro dall’essere del mondo. Partecipo del mondo ma anche lo trascendo. Non si deve andare a cercare chissà quale prova per sperimentare l’altrove, basta conoscersi: “conosci te stesso”, c’era scritto sul tempio di Delfi dedicato ad Apollo, il dio della luce.

Nel conoscere me stesso innesco una autotrascendenza infinita (forse perchè sono infinito?). Dove sono “io”? Sono il conosciuto o il conoscente? Colui che guarda o il guardato? E mentre conosco il conoscente, chi è che lo conosce? Sempre io? Ma allora sto di nuovo conoscendo e non sono il conosciuto. E se mi accingo di nuovo a conoscermi, spostando il “riflettore” luminoso, apollineo, della conoscenza verso “me che conosco”, di nuovo sono rilanciato oltre, sempre più su, in alto, verso il cielo luminoso.

Ciao
Massimo

11 Commenti a “Verso il cielo luminoso”

  1. filippo scrive:

    Una discussione filosofica fatta di termini non definiti all’interno del discorso, che tu puoi intendere in un modo e io in un altro non mi sembra affatto una prova scientifica. Anzi, oso dire, non lo è affatto.

    Mi sembra una dizione pomposa del “cogito ergo sum” di Cartesio, che non mi sembra un discorso di tipo fondativo, nel senso scientifico del termine.

    Infine, che il cielo sia luminoso, in una giornata di sole, mi sembra un fatto su cui possiamo andare d’accordo, ma credo sia dovuto ad un fenomeno che si chiama onda elettromagnetica, che colpisce la nostra retina, ed è generata dal Sole. Non ci vedo nessun collegamento con la vita ultraterrena in questo; chiedo delucidazioni, non illuminazioni istantanee :D

  2. Luca scrive:

    Auguri di Buona Pasqua!!
    Luca (Religione 2.0)

  3. Pier scrive:

    “chiedo delucidazioni, non illuminazioni istantanee”

    Se anche una persona te le dà, tu le ignori come hai fatto in altri post. Sarebbe tempo perso. :-D

  4. filippo scrive:

    allora io ti consiglio di suicidarti caro pier,
    poi vediamo se segui il mio consiglio!
    (sarà ovvio che non lo seguirai, perchè? perchè tu lo ritieni non giusto, così come io non ritendo giusto il tuo odio nei miei confronti)

    se le delucidazioni non vengono date, vuol dire che non ci sono, sicchè dichiaro chiuso l’argomento, con il seguente epilogo:
    NON VI è ALCUNA PROVA DELLA VITA ULTRATERRENA

    il lessico altisonante altro non è che un accostamento di parole prive di un preciso significato, ma interpretabili in più maniere e con tante contraddizioni interne. d’altronde tutta la bibbia, si basa sul dire una cosa ed il suo contrario, lasciando liberi gli interpretatori di decidere cosa giustificare: la pace o la guerra, l’amore o l’odio, l’emarginazione o l’integrazione ecc. ecc..

  5. Massimo Zambelli scrive:

    X filippo
    Tu cerchi prove empiriche su Dio e sembra non destarti problemi la distribuzione di un farmaco di cui non si conosce il funzionamento. La chiarezza inizierei a chiederla innanzitutto per l’aldiqua.

    Quanto alle “prove”: Con una cartina al tornasole non si verifica se una donna è incinta. La verifica di qualsiasi cosa dipenda da cosa e da come chiedi. Se vuoi la foto dell’aldilà ti dico che stai chiedendo male e che non puoi pretendere risultati validi.

    Ti ripeto quel che ho già scritto. L’aldilà comincia di qua. Sarò quel che sono. Si tratta di vedere chi e cosa siamo. Non devo trovare la prova di un evento che mi è distante, e del quale ovviamente non posso dire direttamente niente, non essendoci ancora stato. Come, d’altra parte neanche tu puoi portare prove o testimonianze dirette (cioè tue) di come sia l’aldilà, che per è te comunque è nulla (ma come fai a saperlo?). Mi devo basare necessariamente sul “di qua”, su come sono io e su quel che è la vita. Riguardo a me verifico alcune caratteristiche che trovo interessanti per cercare una risposta: conoscenza e libertà. Vedo, sperimento, che posso conoscere io e altro, un tu e un me. Essendo io, non sono altro. Inoltre mi accorgo che posso conoscere non solo cose particolari ma anche generali: uomo, casa, materia, essere… Ho in me il concetto di Mondo, di totalità delle cose materiali esistenti ovunque, me corporeo (pelle, ossa, neuroni) compreso. Dicendo Mondo come fosse un tu, come cosa altra dal mio io conoscente, sono altro dal Mondo materiale (essendo io non sono altro). Questa alterità la chiamo anima, pneuma, spirito. Già oggi sono (siamo) parte dell’aldilà.

    Questa esperienza diretta di trascendenza può avvenire anche dicendo “Cosa” e non solo “Mondo”. Ogni atto conoscitivo implica una posizione del conoscente umano di alterità dalla piattezza del materiale. Poter dire “ecco, c’è” a qualsiasi cosa, oggetto particolare o Mondo nell’insieme, fa di noi degli esseri speciali. La coscienza e ancor di più l’autocoscienza è la stranezza massima. Pensare che il mondo materiale, diveniente, evolutivo, organizzi accidentalmente da sé il proprio sguardo, che permette di conoscere e quindi di conoscersi, lo trovo assurdo. La materia si combina casualmente e nell’uomo arriva a conoscere se stesso. Crea nell’uomo come un occhio capace di conoscersi, uscendo da sé per vedersi. Uno sguardo è sempre fuori dal guardato. Come può il mondo fare uno sguardo che esca da sé? Come può il Punto inventare il Piano, o il Piano inventare il Volume? C’è un passaggio di grado che supera le facoltà a disposizione. Nel conoscere, nel dire “ecco qua”, nel conoscere un pezzo di mondo, o il mondo nel suo insieme, siamo uno sguardo fuori dal mondo, sguardo speciale di qualità altra. Dire di una cosa “c’è”, ci posiziona di fronte all’essere per nominarlo e afferrarlo. Nomina chi è altro, afferra chi è fuori.

    Sono prove di ragionamento. Potresti chiedermi: ma a te basta? Ti risponderei di no, oppure poco. Le sento vere ma le sento eteree, lontane, distanti, sfuggenti. Sono ragionamenti che cercano di dare ragione di un atto unitario e immediato che è il conoscere qualsiasi cosa, ciò che accade ogni volta che si usa la copula. Dire essere, dire di qualcosa che è, indicare, ci pone sempre in stato di trascendenza. Questo aiuta anche se non risolve il bisogno di sapere, toccare, vedere. Aiuta a tenere insieme come razionali il gruppo di conclusioni (spesso anche qui irriflesse) con le quali affermiamo come esistente un livello di trascendenza.

  6. Nagasena scrive:

    “Essendo io, non sono altro.”

    Ma “io” è un’illusione ottica. “Cogito, ergo sum” diceva Cartesio, trovandola una verità fondativa e inoppugnabile. Sì, c’è pensiero, ma esiste anche un soggetto del pensiero, separato dal resto dei fenomeni? In ciò che viene chiamato “persona”, c’è un’unità profonda e persistente nel tempo, un ego cartesiano, in aggiunta al flusso sempre cangiante di percezioni, pensieri, volizioni?

    Quando ci rendiamo conto che “io” è illusorio, quando superiamo il dualismo che ci imprigiona nella gabbia del soggetto, oh, quante domande smettono di avere importanza.

  7. Massimo Zambelli scrive:

    X Nagasena
    Il “tuo” commento l’ha scritto qualcuno?
    Come fai a fuggire dall’onnipresenza dell’io? Tu dici, tu scrivi, tu cerchi di eliminarti, tu ti pensi illusorio… Io c’è.
    Ciao (detto a te)

  8. Nagasena scrive:

    Certo, un commento è stato scritto: delle frasi si sono formate, delle dita si sono mosse su una tastiera, stringhe di bit hanno attraversato fulminee connessioni Internet e memorie di computer, caratteri si sono formati su uno schermo, e poi di nuovo delle frasi. La storia del commento si può scrivere postulando per comodità degli “io”, ma anche no.

    C’è questa idea ben radicata che se un’azione ha luogo, ci dev’essere un agente che la mette in atto. E che se una percezione ha luogo, ci dev’essere un soggetto che la percepisce. E’ talmente radicata da essere parte stessa di molte lingue umane [ma forse non di quelle ergativo-assolutive].

    Ma non c’è pensatore dietro il pensiero. Il pensiero stesso è il pensatore. Togli il pensiero, e non troverai alcun pensatore.

    Mi chiami “Nagasega” [sic]. E’ solo un appellativo, un modo di parlare, una descrizione, un uso convenzionale. Ma nessuna persona ha scritto questo commento.

  9. Massimo Zambelli scrive:

    X Nagasena

    Scusa per avere involontariamente storpiato il nome. L’ho corretto subito. Come mai quel nome?

    > Ma non c’è pensatore dietro il pensiero. Il pensiero stesso è il pensatore. Togli il pensiero, e non troverai alcun pensatore.

    Suggestivo ma per me irreale. Prima ho detto un pò troppo cartesianamente che “io c’è” ma il mio pensiero è più vicino a dire che “me c’è”. Intendendo un io corporeo, incarnato. Dico me e indico il mio corpo. Quando ho fame, male un dente, sento il sole… me c’è.

    Dire che l’io è un’illusione si può dire, ma trovo che per dirlo mi devo porre su una riva più vera. Si pensa che una cosa è falsa perchè se ne conosce una vera. Quando sono sulla riva della non-illusione, della verità, mi ritrovo, trasformato fin che si vuole, ma sempre io, o me, ad esclamare: ecco la verità. Con me stesso devo starci in compagnia parecchio.
    ciao

  10. Luigi scrive:

    Nagasena …con l`io che non esiste a parte quando non si sa come pensa…e pensa sempre…

    Filippo gli indizzi della trascendenza ci sono e Massimo cercava di dirti che in qualche modo coincidono con il mistero di noi stessi che noi perlopiu` scalfiamo appena…ma ci sono anche indizzi ” esterni ” persino con il supporto della ricerca empirica..per esempio nelle esperienze ai confini della morte..la ricerca rigorosamente scientifica di Van Lommel, di quasi 10 anni, e` stata pubblicata dalla piu` prestigiosa rivista scientifica del mondo ” The Lancet ” .. indica che l`io..la coscienza umana NON e` legata indissolubilmente allla chimica del cervello, come deve necessariamente presuporre un rigoroso materialismo… informati la scienza non e` quello che le filosofie ateee della scienza vorrebbero….

  11. Filippo scrive:

    Direttamente dall’abstract dell’articolo sopra citato: “We do not know why so few cardiac patients report NDE after CPR, although age plays a part. With a purely physiological explanation such as cerebral anoxia for the experience, most patients who have been clinically dead should report one.”
    In pratica per mancanza di ossigeno il cervello ha iniziato a non funzionare più bene ed una volta svegli i pazienti riportavano i danni come se fossero state esperienze/sogni.
    Il mio spirito scientifico è talmente profondo che vado ad analizzare persino le cattive interpretazioni che una persona, un giornalista o anche uno scienziato poco serio hanno voluto dare. Non so chi ti abbia riportato a te la notizia, ma te l’ha riportata male. Leggiti l’articolo…
    http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(01)07100-8/abstract

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