The Passion e il viaggio della speranza

Stamattina mio figlio Matteo mi ha chiesto un perchè. Leggeva i programmi televisivi da Tele Sette della nonna e a proposito del “The Passion” di Mel Gibson, film in onda stasera, voleva sapere il perchè di una strana recensione a cura di “Laura, Luisa e Morando Morandini”.

Le ultime 12 ore di Gesù di Nazareth con un prologo, un epilogo e qualche flashback. Un film esteticamente ignobile e non religioso nel suo efferato dolorismo. Parlato in aramaico e latino con sottotitoli. In Italia, unico paese al mondo, non è vietato ai minori.

Mi ha stupito la netta stroncatura e soprattuto il pestar piede da intenditore in terreno religioso, tanto da definire cosa sia religioso e cosa no (personalmente faccio un pò fatica). Violento è violento, e per i bambini lo sconsiglio. Ma non si può dire che la violenza sia gratuita e tantomeno che sia teologicamente infondata.

Da quando l’ho visto sono passati già quattro anni ma ho ancora alcuni ricordi positivi: Inizia con la citazione di Isaia, fondamentale per capire l‘intento del film: “Dalle sue piaghe siamo stati guariti”. I flashback sono di una dolcezza e bellezza infinita. La lingua originale rende vivida le situazioni presentate. All’inizio, mentre Gesù si trova nell’orto degli ulivi tentato dal Diavolo, eccezionalmente presentato, c’è questo dialogo speciale:

Gesù: Ascoltami, Padre. Sorgi, difendimi. Salvami dalla trappola che preparano per me. Io confido in Te. In Te mi rifugio.

Diavolo: Credi davvero che un uomo solo possa sostenere tutto il peso del peccato? Nessun uomo può portare questo fardello, credimi. È toppo, troppo pesante. Salvare le loro anime ha un prezzo troppo alto. Nessuno. Mai. Nessuno. Mai

Gesù: Padre, tutto è possibile a Te. Se vuoi allontana da me questo calice. Ma sia fatta la tua volontà, non la mia

Diavolo: Chi è tuo padre? Chi sei tu?

Il diavolo verifica costantemente che la sua sicura profezia, cioè che “nessuno, mai”, potrà salvare le anime dell’umanità, si adempia. È compiaciuto quando vede passare esausto e morente Gesù per la Via Crucis; sul lato opposto lo segue la Madre. Il diavolo ha in braccio un’orribile creatura: suo figlio, la sua progenie. Sta per assaporare il trionfo del suo regno. Sono due madri. Maria che vede morire il figlio deformato dalla tortura, e il diavolo che vezzeggia il mostruoso figlio (viene in mente Bewolf, la bella madre che genera mostri).

Cristo muore in croce, e qui c’è una stupenda sequenza. La lacrima di Dio Padre. Le croci sono viste dall’alto, a un certo punto l’immagine si ondula fino a formare in diretta una lacrima che vediamo cadere come un macigno sulla terra. Il diavolo urla disperato dentro a un cerchio deserto. Nell’ultima scena, dopo un bel gioco di luci e ombre, siamo introdotti all’interno del sepolcro e vediamo il telo afflosciarsi. Nessun effettaccio speciale. Un semplice telo che si sgonfia. Un corpo nudo e vivo  sia alza e cammina. Passa velocemente davanti la mano con la stigmata forata in primo piano, nella quale si intravede la gamba. La stigmata dell’amore muove il viaggio, ancora in corso, della speranza. Buona Pasqua.

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