Archivio di Maggio 2008

Setacciare le persone

Venerdì 2 Maggio 2008

 

L’apertura all’eugenetica del ministro dimissionario Livia Turco ci dovrebbe spingere a porre domande impegnative lontano da ogni ipocrisia. Che si tratti di eugenetica è sicuro perché stravolge la legge 194 che legalizza l’aborto in certe situazioni. L’aborto per la 194 è reso possibile quando il diritto alla vita del bambino concepito, fosse pure handicappato, contrasta in modo grave con il diritto alla salute psico-fisica della madre. Il figlio con grave handicap può essere abortito se la sua presenza lede la salute della madre in modo serio e grave, non in quanto handicappato e perché tale. 

Consentire mediante le tecniche rischiose per lo stesso embrione di diagnosticare tare genetiche e scartare il figlio malato preannuncia una virata dell’uso delle tecniche mediche volte al miglioramento della specie e della razza.

Dobbiamo chiederci per chi è fatta questa vita. Immaginiamo la vita come una grande tavola imbandita e chiediamoci: chi può sedersi a tavola? Può un handicappato sedersi a tavola? Se diamo l’Ok alla selezione pre-impianto significa che avalliamo il giudizio di esclusione che vede la tavola disponibile solo per i sani e i forti. Un darwinismo sociale che piace molto ai borghesi, radicali, atei, malcredenti di tutti i tempi.  Dovremmo essere meno ipocriti e dire chiaramente che gli handicappati sono un peso sociale insopportabile. Che bisogna selezionarli prima della nascita e che è arrivato il tempo (in realtà ritornato) che si deve fare pulizia, anche dopo la loro nascita. Purificare la società dai malriusciti. Sono pochi che hanno il coraggio di pensarlo e dirlo a voce alta. Ci si affida invece ipocritamente all’ambiguità delle tecniche di selezione artificiale. Una volta erano utilizzabili dagli sterili. Ora la Turco l’ha aperta anche ai malati di Aids o epatite che non possono procreare senza contagiare il figlio: allora fecondazione artificiale con selezione degli embirioni sani prima dell’impianto. La natura molto problematica della fecondazione artificiale qui mostra il volto. Non può che includere infatti una dimensione selettiva. Avendo gli embrioni fra le mani diventa irresistibile poter scegliere. Successivamente verrà rivendicata per tutti la possibilità di scegliere il figli sano e robusto, evoluto.  Non si vede perché potendo farlo solo alcuni possono accedere a queste tecniche produttive e selettive di vite umane, mentre gli altri sono costretti a fare figli affidandosi al caso che può portare a imperfezioni. Tutti hanno diritto al figlio sano e a tutti deve essere permesso coi soldi pubblici di ricorrere a tecniche in grado di setacciare il figlio malato per scartarlo. L’altro passo, che può essere contestuale al precedente,  sarà quello di dare il via non solo alla selezione purificatrice delle malattie ma di produrre mutamenti migliorativi. Non solo evitare il male ma fare il bene, anzi, farli bene. Non solo scartare, lasciando comunque al caso la parte riuscita, ma migliorare positivamente la parte buona. Con quale criterio? I soliti idoli: salute, forza, intelligenza, bellezza…

Nietzsche lo disse chiaramente in Volontà di potenza:

Si deve acquistare quella enorme energia della grandezza per foggiare l’uomo futuro allevandolo, da un lato [eugenetica], e, dall’altro, annientando milioni di malriusciti [eutanasia]: e non si deve venir meno per il dolore che si crea – un dolore quale non fu mai visto finora.

Allevare l’uomo futuro ora è possibile. La bioingegneria lo può fare. Rigettare i malriusciti con la selezione in entrata (diagnosi pre-impianto) e in uscita forzata (eutanasia). C’è chi lo ha già fatto e non solo i nazisti. Anche in Svezia e in America. Nell’attuale Olanda si possono eutanizzare i bambini già nati con gravi malattie.

Per chi è il banchetto della vita? Certo che quelli non se lo godono il pranzo. Stare a tavola e non potere mangiare è come non esserci. Inoltre fanno pena, ed eliminarli può essere spacciato come un atto di compassionevole pietà. Ma non possiamo essere noi a decidere chi vale, chi può restare, e chi no. Chi siamo noi per farlo? Senza accanimento, perché allora sarebbe la stessa ibris (orgoglio) a guidare la medicina, ma anche senza cinico nichilismo.

Nietzsche critica il cristianesimo, lo odia, perché trova dignità anche ai malati e nella malattia. Anzi, il piccolo e il povero, per il cristianesimo somigliano al Cristo crocifisso, sono sua immagine. Ma per l’ateo Nietzsche la vita senza Dio, destinata al nulla, ha senso solo come lotta per ampliare la volontà di potenza.

Che cosa è buono? - Tutto ciò che nell’uomo accresce il senso di potenza, la volontà di Potenza, la potenza stessa.
Che cosa è cattivo? - Tutto ciò che discende dalla debolezza.
Che cosa è felicità - La sensazione del fatto che la potenza cresce, che una resistenza viene vinta.
Non appagamento, ma più potenza; non pace in assoluto, ma guerra; non virtù, ma valentia (virtù nello stile del Rinascimento, virtù scevra da ipocrisia morale).
Primo principio del nostro amore per gli uomini: i deboli e i malriusciti devono soccombere. E bisogna anche dar loro una mano in tal senso.
Che cosa è più nocivo di un qualunque vizio? - La compassione attiva verso tutti i malriusciti e i deboli - il cristianesimo..

Serve un uomo forte che non abbia paura di giudicare cosìm e di agire di conseguenza. Intanto nell’eliminare l’unico freno rimasto alla seducente ideologia scientista e salutista. 

Guerra all’ideale cristiano, alla dottrina della “beatitudine” e della salvezza come scopo della vita, alla supremazia dei semplici, dei puri di cuore, dei sofferenti e dei disgraziati…

Per quanto ciò suoni strano, bisogna sempre armare i forti contro i deboli, i fortunati contro gli sfortunati;  i sani contro i deperiti e coloro che hanno tare ereditarie. … io aborrisco con odio mortale il cristianesimo, perché ha creato le parole e gli atteggiamenti sublimi con cui si copre una realtà orribile con il manto del diritto, della virtù, della divinità…

Ciò che, invece, si deve condannare al di là di ogni concetto è l’ambigua e pigra mediocrità di una religione come il cristianesimo, o, più chiaramente, la  mediocrità della Chiesa che, invece di incoraggiarli alla morte e all’autodistruzione, sostiene tutti i falliti e i malati e li induce a riprodursi.

Problema: con quali mezzi si potrebbe realizzare una forma rigorosa di grande nichilismo contagioso, una forma di nichilismo che con scientifica coscienziosità insegnasse e mettesse in pratica la morte volontaria? (E non il debole vegetare in vista di una falsa esistenza postuma).

Con quali mezzi? Intanto convinciamo come fa la Turco che è giusto e innocuo selezionare i malati. Facciamo passare l’idea che siamo degli dei in grado di decidere chi deve vivere, poi il resto verrà.

Sono onorato di essere cristiano. Siamo in un tempo di scelte radicali e forti. Il bivio è sempre più chiaro. Molte parole di critica della Chiesa si vede a chi sono congeniali. A quale ideologia fanno il verso. Coerenza, amici, coerenza. La sfida è fenomenale.

Crudeltà santa. Un uomo che teneva in braccio un neonato si avvicinò a un santo e gli chiese: «Che devo fare del piccolo? È miserello, malfatto e non ha vita abbastanza per morire». «Uccidilo - gridò il santo con voce tremenda - uccidilo e tienilo poi per tre giorni e tre notti nelle tue braccia, fintanto che non te lo sia impresso nella memoria: così non metterai mai più un bambino al mondo se non sarà giunto per te il momento di generare». Udite queste parole, l’uomo se ne andò deluso: e molti biasimarono il santo perché aveva consigliato una cosa crudele, suggerendo di uccidere il bambino: «Ma non è più crudele lasciarlo in vita?» disse il santo.

Oh, santa Turco, e pensatori affini come Veronesi, vi ringraziamo perché ci date la forza di migliorare il mondo eliminando le squallide scorie che accrescono dolore a dolore. Pulizia. Selezione. Purificazione. Tutto con il sorriso di essere nel giusto, che altrimenti si va all’estero e noi non vorremo mica diventare un paese medievale, troppo cristiano, che aiuta la feccia del mondo facendogli credere di valere qualcosa. Setacciare, setacciare.

La Turco agli sgoccioli allaga la stanza

Giovedì 1 Maggio 2008