Archivio di Ottobre 2008

Laicità e tensione polare

Martedì 28 Ottobre 2008


Giuseppe Regalzi, uno dei curatori di Bioetiche assieme a Chiara Lalli, ha inserito questo commento nel suo blog a cui provo di rispondere. Si tratta ancora della differenza tra laico e laicismo.

Massimo, il problema è che voi vi siete creati una terminologia che possa veicolare le vostre preferenze ideologiche. Così, “laico” diventa chi lascia fare alla Chiesa, la lascia libera di cacciare le proprie ubbie nella gola dei cittadini indifesi, di eliminare spazi di libertà in base a credenze religiose (o più spesso a costrutti ideologici), e per cui la divisione fra Stato e Chiesa consiste solo nel fatto che i preti non governano direttamente; anzi, il “laico” per eccellenza è anche cristiano (questo in base a un uso spregiudicato della fallacia etimologica, per cui in origine il laico era il credente non appartenente allo stato ecclesiastico, e quindi il ‘vero’ laico è ancor oggi il fedele cristiano).

Credo molto nella funzione di controllo dei non credenti, impropriamente autodefinenstesi laici. Ovviamente penso che l’apertura alla critica debba essere reciproca. Se ci sono occupazioni indebite di potere da parte delle religioni si fa bene a evidenziarle. La critica comunque non deve ritenersi ottimale solo perché si presenta come tale. Va confrontata, e dopo le inevitabili scintille dello scontro potrebbe risultare un aspetto di verità prima nascosto, o potrebbero anche apparire sbagliate le accuse. Penso alla ricerca di Curzio Maltese La Questua che ha generato la replica di Avvenire nel dossier I soldi della chiesa
(vedi anche scheda grafica riassuntiva trovata su internet).

Il laico per eccellenza è una persona rispettosa della dimensione trascendente della vita. Escluderla predispone alla deificazione dell’immanenza. Come detto nel post precedente, senza “un Dio” Cesare è Dio. E Cesare non è solo il potere politico, ma può essere anche quello religioso, che è anch’esso parte del mondo, posto in tensione polare da Cristo nel detto date a Cesare e date a Dio. Qui si apre un interessante prospettiva. Come può un ateo tenere aperta una dimensione trascendente? Storicamente: nel rispetto delle molte persone che affermano l’esistenza di Dio. Personalmente: (forse) curando in se stesso il concetto di “Mistero” come faceva ad esempio Norberto Bobbio. Potrebbe essere una soluzione, ma sono aperto a critiche.

A questo punto bisogna trovare una parola per chi difende la neutralità dello Stato nei confronti delle religioni, per quello che fino a poco tempo fa tutti definivano senza problemi appunto “laico”;

La neutralità dello Stato, che è uno strumento della Società, è nel trattamento delle persone. Un trattamento corretto, rispettoso delle persone potrebbe avvenire anche in uno stato ideologicamente ateo o confessionalmente religioso. Come il rispetto della persona non avviene necessariamente in una democrazia (in cui potrebbe succedere il contrario), e viceversa può avvenire in una monarchia, così il rispetto della coscienza non credo richieda necessariamente una filosofia neutrale, impossibile tra l’altro da realizzare.

ed ecco l’invenzione del cattivo “laicista”, che naturalmente dev’essere anche ateo, in base alla proiezione dell’integralista, che non concepisce nemmeno la possibilità di qualcuno che crede in qualcosa senza volerlo anche imporre a chiunque altro,

Il vostro blog sta lì a dimostrare che le vostre idee non le volete tenere per voi e che “scalpitate” parecchio quando trovate voci e pensieri dissonanti, e fate conferenze e scrivete libri per diffonderle. D’accordo non imponete, ma dove vedi che il credente voglia imporre o che lo stia facendo?

e in base a un uso marginale e improprio della parola da parte di quegli atei che si vergognano di definirsi tali.

Augias non è certo uno che ha paura di definirsi ateo, e proprio da lui sento innumerevoli volte l’attribuzione di laico per dire ateo o non credente. Si chiede chiarezza.

E la dimostrazione che tutta questa costruzione lessicale è recentissima è data proprio dai dizionari, che ancora non la registrano minimamente (tranne forse qualche vocabolario di newspeak…), compresi i dizionari di inglese, per cui secular non significa certo “ateo”, come invece assumevi tu nel tuo post.

Io ho riferito l’articolo su Repubblica di Enrico Franceschini che citava un’intervista: “Noi ateisti vogliamo un paese secolarista, un governo secolarista, una scuola secolarista”. Nell’abbinamento di ateisti e secolarismo ci vedo quello che nel dibattito sul tuo blog è ormai venuto a galla, cioè la reale possibilità che si usi laicità (e secolarismo) come sinonimo di ateismo, di non credenza, e che quindi può essere tradotto come laicista per differenziarlo. Perché laicità è un’altra cosa, non esclude ma anzi include una tensione polare verso la trascendenza (Cesare *e* Dio).

Quanto alla definizione oggettiva del bene come finalità intrinseca, alla quale se non sbaglio continui ad alludere, è stata dimostrata insostenibile 250 anni fa da David Hume: dall’essere non si può derivare il dover essere. Tutta la filosofia morale seria ha fatto da allora i conti con questa dimostrazione; forse è ora che cominciate anche voi…

Su questo rimando ad alcuni vecchi post, meno vecchi comunque che gli scritti di Hume: Essere e dover essere , Funzione, finalità e norma e Perché sarebbero dei diritti?

Gesù Cristo e Obama (per dire)

Martedì 28 Ottobre 2008

Probabilmente Dio non esiste

Giovedì 23 Ottobre 2008