Probabilmente Dio non esiste

Probabilmente Dio non esiste

Su “la Repubblica” di oggi c’è un articolo intitolato “Dio non c´è, spassatevela” in cui si riferisce di una campagna promozionale di atei inglesi che hanno raccolto fondi per affiggere manifesti sugli autobus con la scritta “There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life”. Traduzione del giornalista Enrico Franceschini: ”Probabilmente Dio non esiste. Dunque smettete di preoccuparvi (sottinteso: dell’aldilà) e godetevi la vita (sottinteso: sulla terra)”. L’articolo concludeva con interviste di religiosi britannici che invece di scandalizzarsi ringraziavano dell’iniziativa che potrebbe avere il merito di suscitare discussione su temi teologici.

Le foto che accompagnano l’articolo (il testo si può leggere qui) sono l’autobus con la scritta e delle donne che ridono durante una manifestazione “anti pope”, come recita un cartello alle loro spalle. Nella seconda metà della pagina, quasi prendendo alla lettera l’invito alla spensieratezza, c’è la pubblicità del recital di successo “Mamma mia”.

È tempo di crisi e abbiamo voglia di leggerezza, di distrarci. L’appello degli atei londinesi è abile perché fa leva su un pregiudizio radicato in un periodo di sensibilità psicologica. È il pregiudizio che si sintetizza nella storiella di colui che preferisce andare all’inferno piuttosto che in paradiso perché c’è più “movimento”, donnine disponibili, piaceri succulenti.

I promotori sono apprezzabili per la sincerità: “Noi ateisti vogliamo un paese secolarista, un governo secolarista, una scuola secolarista”. Da noi invece si parla di laicità, società laica, scuola laica, stato laico, ma si intende atea e ateo. Quando qualcuno si presenta come laico vuol significare non credente. È giusto che chi abbia una visione della realtà voglia difenderla e diffonderla. Non sarebbe male se anche ai credenti fosse concesso questo privilegio. Devono invece essere neutrali, lasciare la fede a casa, diventare insipidi lasciando gli ideali nel privato. Quando un credente parla dicendo qualcosa che non piace si fischia il fallo usando un trucchetto semplice: quello che dici deriva dalla fede, la fede non può stare nel dibattito pubblico, devi tacere… o cambiare idea.

Quando ho letto la pubblicità inglese maliziosamente ho pensato che di quello slogan sarebbero contenti tutti i cattivi di questo mondo. Cosa fanno se non cercare di godersela alle spalle di altri (che importa)? Una sequenza di assassini, tiranni, pedofili, sadici, padroni sfruttatori, drogati e spacciatori, mafiosi , ladri… Dio non c’è, non devono rendere conto a nessuno. Non solo per il fatto che se ce la fanno a non essere arrestati non hanno in morte nessun ultimo giudice, ma proprio letteralmente nessuno li può giudicare, perché ogni scelta di vita non è giudicabile, in quanto la vita in generale non ha alcuno scopo, buono o cattivo che sia. Come ribadiscono goliardicamente e spensieratamente: siamo totalmente accidentali, nessun progetto su di noi. La vita è un incidente provvisorio, un fuocherello temporaneo che presto si spegnerà. Orsù, godiamocela. Le morali sono favole per tenerci buoni, perché il re possa godersela da solo e in santa pace. Siamo tutti re. Ma chi farà il suddito? Le macchine? Siamo davvero giunti in un epoca in cui è possibile per tutti fare il re? Chi pagherà il conto della nostra “spensieratezza”? Arrivano gli immigrati sul canotto, perché anche loro vogliono godere. C’è pappa per tutti? Quanto a noi siamo costretti a fare un compromesso. Dobbiamo comunque lavorare, però due giorni alla settimana e un mese all’anno possiamo divertirci, con i nostri risparmi possiamo andare alle Bahamas. Molta frustrazione per un po’ di gioia. Mettiamo i piedi per terra. Il sogno degli atei è come il film “Mamma mia”, una bella evasione di un paio d’ore.

E se fosse proprio Dio a rendere sopportabile per tanti una vita dura senza felicità? Se fosse il pensiero di Dio, che dice che la vita ha senso, ad aprire la possibilità di una gioiosa “pensieratezza”, non “s-pensieratezza”, quasi che il vivere con il pensiero (non erano razionalisti gli atei?) caricasse la vita di tristezza? La nostra coscienza è luce che brilla e fa brillare le cose del mondo. Se fosse il corpo di Dio (Gesù Cristo) ad affinare i sensi del nostro corpo (voglio leggere e assaporare “Almeno 5” di Erri de Luca)? Nella religione vedo sensualità, razionalità, poesia, coraggio, amicizia. L’ateismo consapevole rende il mondo triste e asciutto.

Il “Probabilmente” del titolo attenua la sfida, è certamente una furbizia strategica per abbassare le difese della gente, figurarsi che tra i finanziatori c’è l’evoluzionista ateo Richard Dawkins che è certissimo che Dio non esiste, altro che probabilmente. Tuttavia per quanto possa essere ipocrita quel probabilmente, esso lascia una porta aperta e può contribuire ad un approfondimento. Grazie atei che almeno voi pensate a Dio.

20 Commenti a “Probabilmente Dio non esiste”

  1. Giuseppe scrive:

    Questo merita un post di commento…

  2. tycooko scrive:

    Ma io che sono ateo, devo sentirmi necessariamente parte degli assassini, tiranni, pedofili, sadici, padroni sfruttatori, drogati e spacciatori, mafiosi , ladri e tuoi deliri vari? O è contemplato che al mondo esistano anche atei “buoni”?
    Non mi pare che Woody Allen o Eugenio Scalfari abbiano mai ucciso, schiavizzato, stuprato, torturato, sfruttato, drogato, chiesto il pizzo o rapinato nessuno.
    La memoria m’inganna?
    Sai che anche senza inventarsi dei, spiritelli, folletti, alieni e streghe, esiste comunque un banalissimo, logicissimo, semplicissimo, comprensibilissimo e razionalissimo “principio del danno”, secondo cui, brutalmente: se “danneggio qualcuno senza trarne vantaggio”, ci abbiamo rimesso in due, quindi non lo faccio.
    L’unico motivo logico e razionale (che continua a non necessitare il coinvolgimento di mostri, fate e dei) per danneggiare qualcuno traendone un vantaggio è la legittima difesa, assolutamente legale in ogni paese civile.
    Punto. Finita qui. Semplice semplice.
    Comunque non bisogna far crollare drasticamente l’uso del Prozac. Il dosaggio va scalato gradualmente.

  3. Marcoz scrive:

    “L’ateismo consapevole rende il mondo triste e asciutto.”

    Questo lo dice lei, sig. Zambelli, o chi per lei.
    Io, che in pratica ateo sono, la vedo in maniera decisamente contraria. Trovo il mondo affascinante e la vita preziosa nonostante la sofferenza che possiamo ritrovare a dover affrontare.
    Un “senso” lo si può trovare in una moltitudine di modi, non necessariamente nel credere in un dio e in una vita eterna, e ciò non toglie tutto quanto di emozionante e piacevole può offrirci l’esistenza.
    Inoltre, non credere non significa andare per la strada a violentare la prima che passa, perché ci sono ottimi motivi per pensare che ciò sia sbagliato, senza essere ridotti ad astenersi solo per il timore di essere scoperti oppure no.
    Il “godersi la vita” significa proprio questo, viverla senza inutili preoccupazioni nel rispetto altrui, e non fare carne di porco di tutto ciò che ci circonda.
    Se lei non riesce a comprendere questo, e insiste a pigiare sul tasto della vita “grigia” che farebbe un ateo, ai miei occhi i suoi argomenti appaiono inevitabilmente come l’espressione di un burocrate dell’animo umano.
    Lei pensa che senza la storiella di dio le persone incomincerebbero ad avere meno freni inibitori e la società correrebbe gravi rischi? Si metta agli angoli della strada e predichi, allora (non sarò certo io a impedirglielo), ma mi risparmi certi impliciti (e involontari?) accostamenti tra l’essere ateo e l’essere un criminale, per favore.

    Marcoz

  4. Massimo Zambelli scrive:

    X tycooko
    Se leggi bene non affermo che tu sei cattivo ma che ai cattivi piace quello slogan.

    > “principio del danno”, secondo cui, brutalmente: se “danneggio qualcuno senza trarne vantaggio”, ci abbiamo rimesso in due, quindi non lo faccio.

    Versione 1 del “principio del danno”: se “danneggio qualcuno traendone vantaggio”, ci guadagno e quindi lo faccio. I cattivi sono soddisfatti.

  5. Massimo Zambelli scrive:

    Replico qui ad alcune critiche ricevute nel Blog bioetiche.blogspot.com:

    X Regalzi: “Un’occhiata allo Shorter Oxford conferma che il significato di secularism corrisponde quasi esattamente a quello del nostro «laicismo»”

    Laicismo e laicista non equivale a laico o laicità. Siamo d’accordo che la parola laico viene usata oggi, invece che credente non sacerdote, come sinonimo di “non credente”? Figuriamoci laicista. Sulla neutralità condivido il ragionamento di “anonimo/Marcoz” delle 11,28. Oltre a quello del costituzionalista ebreo Joseph Weiler, intervenuto in “Un’Europa cristiana” a proposito della citazione o meno di Dio o del cristianesimo nel Trattato europeo: «Se la soluzione costituzionale è definita come una scelta fra laicità e religiosità, è chiaro che non esiste una posizione neutrale in un’alternativa tra due opzioni. Uno Stato che rinunci a ogni simbologia religiosa non esprime una posizione più neutrale di uno Stato che aderisca a determinate forme di simbologia religiosa».

    X De Gregorio
    I suoi amici cristiani si possono definire come vogliono, certamente laici, che sono i credenti non sacerdoti, ma il concetto secolarista è avversativo alla fede cristiana che è una fede incarnata, vissuta nella storia e nella piazza, non nella sacrestia..

    X Marcoz/anonimo delle ore 8,11

    > “perché penso solo che essere tale sia sbagliato nei confronti del prossimo e non perché temo una punizione divina, vinco qualcheccosa?”

    Il credente non fa il bene per paura di una punizione divina, ma perché il bene esiste. È cioè legittimo conformare il proprio agire a un’idea di bene che si riconosce vero. Per l’ateismo non c’è nessun dover essere, nessun giusto essere, iscritto nei cieli vuoti o in una inesistente essenza umana: siamo su di un piano in cui ci sono solo uomini (Sartre) creatori di sogni e favole del bene e del male.

  6. Massimo Zambelli scrive:

    X Marcoz qui
    Nel libro di M. Ferraris Babbo Natale, Gesù adulto, sostiene che a mettersi fuori dalla chiesa dopo una messa per intervistare i fedeli su questioni di fede se ne sentirebbero delle belle. Se facessimo questa operazione fermando per la strada gli atei credo che ci troveremmo di fronte ad un’equivalente inconsapevolezza del proprio non credere. Il mondo rosa e libero che lei riesce a vedere è in realtà una fantasticheria. Per fortuna dico io, altrimenti l’incredulità si farebbe pericolosa. Quanta fede ancora nell’atesimo dei più.

  7. tycooko scrive:

    A parte la visione paranoica del credente che non può parlare, addirittura si sostiene che l’ateo lo azzittirebbe. Non so come si possa dire questo in un Paese in cui un referendum non è passato perché IL PAPA ha convinto i cittadini a non votarlo, senza neanche informarli seriamente - ma ovviamente non era il suo compito, e non avrebbe affatto dovuto parlarne fin dal principio.
    “Laico” non significa “ateo”. Punto.
    Conosce Don Franco Barbero? Conosce l’Arcivescovo Tettamanzi? Gianfranco Rotondi e Rosy Bindi che, da cattolici, hanno tentato di pensare ad una legge per le coppie di fatto? Quindi capirà che ha scritto una sciocchezza.
    Riguardo quanto mi ha risposto: perché i cattivi dovrebbero essere soddisfatti dal principio del danno? Le ricordo che stiamo parlando ad un livello razionale, obiettivo, schematico e matematico. Non ci sono sentimenti coinvolti. Non esistono i gusti personali. Niente giudizi di merito di alcuna sorta.
    Dunque non riesco a capire come lei possa vedere un vantaggio obiettivo, riconosciuto da tutti, immutabile, sicuro, che sia anche dannoso, intrinsecamente malvagio, ecc. …insomma, imputabile ai “cattivi”.
    Le ricordo che il principio del danno nasce dalla premessa che un danno possa essere compiuto solo se effettivamente (sempre oggettivamente) “necessario”, se serve, se è utile.
    Un ladro danneggia qualcuno se ruba. Perché ruba? Perché vuole soldi. Dunque indubbiamente se prende dei soldi ne trae un vantaggio obiettivo, che chiunque vedrebbe come tale. Ma è necessario rubare per avere quei soldi e dunque trarne quel vantaggio? No.
    E’ certamente necessario per prenderli facilmente ed in fretta, ma ripeto la domanda: questo (prenderli con comodità) è necessario (è l’unico modo) per trarne il vantaggio di averli? No.
    A me sembra che lei non abbia bisogno di un dio, ma di un misuratore del traffico.

  8. tycooko scrive:

    “Il credente non fa il bene per paura di una punizione divina, ma perché il bene esiste. È cioè legittimo conformare il proprio agire a un’idea di bene che si riconosce vero.”
    Incredibile! Ci ha tolto la fatica di provare che non ci sia bisogno di Dio (e dunque delle sue regole e delle sue punizioni), per fare il bene.
    Lei è un genio, lo sa?

  9. tycooko scrive:

    Un’ultima cosa: quanto sono contenti, “i cattivi”, della confessione che con tre Ave Maria condona tutti i peccati?

  10. Vladimir Peluria scrive:

    Quindi i papi che hanno mozzato teste, i preti pedofili, i cristiani che si sono ammazzati nel nome di Dio sono atei? E’ ridicolo che, con il controllo mediatico che avete, continuiate a lamentarvi come se foste perseguitati e zittiti.

  11. Marcoz scrive:

    Sig. Zambelli,
    La sua è una replica fuori fuoco.
    A differenza di quanto lei pensa, non ho una visione edulcorata del mondo che mi circonda.
    Il punto è un altro.
    Io non sostengo che chi si definisce ateo, consapevole o no, sia per definizione “buono”, o utile alla società; e lo stesso vale per il credente (consapevole o no).
    A tutti attribuisco dignità finché i fatti, le azioni, non dimostrano la consapevole volontà di danneggiare il prossimo al solo ed esclusivo scopo di ottenere un beneficio personale.
    Desidererei essere trattato con lo stesso riguardo. Tutto qui.

    Marcoz

  12. Massimo Zambelli scrive:

    X tycooko
    >Ma è necessario rubare per avere quei soldi e dunque trarne quel vantaggio? No.

    Lasciamolo decidere al ladro. Se lo fa immagino di sì. Ha un vantaggio (anche la velocità di avere denaro è un vantaggio) e quindi il suo principio lo autorizza.

    > A me sembra che lei non abbia bisogno di un dio, ma di un misuratore del traffico.

    Esatto. La religione fornisce un regolamento stradale. Per l’ateismo coerente non c’è alcun regolamento stradale, se non autoprodotto.

  13. Massimo Zambelli scrive:

    X Vladimir Peluria
    > Quindi i papi che hanno mozzato teste, i preti pedofili, i cristiani che si sono ammazzati nel nome di Dio sono atei?

    Proprio la critica di azioni del passato domostra che si crede alla superstizione di un’etica sovratemporale. Ogni epoca e ogni individuo si fanno la loro etica autoreferenziale. Nel criticare altre epoche si compie un’ingerenza che tradisce una fede.

    > E’ ridicolo che, con il controllo mediatico che avete, continuiate a lamentarvi come se foste perseguitati e zittiti.

    Il Papa può intervenire dicendo che una legge è sbagliata? Vediamo chi zittisce.

  14. tycooko scrive:

    No, se il ladro lo fa non è perché è necessario, ma perché è un criminale abituato a quella vita.
    Non è vitale rubare soldi per averli, si può anche lavorare, quindi quel danno si può evitare.
    Un regolamento imposto dall’alto e su cui non si può discutere non regola proprio un bel niente, perché non si adatta alle varie necessità di ogni singolo individuo, bensì è una dittatura.

  15. tycooko scrive:

    Ho letto in un suo post precedente che lei metterebbe nello stesso confuso mucchio omosessuali, pedofili e necrofili.
    Ovviamente, sempre per il principio del danno, non vedo il collegamento. Può illuminarmi?

  16. paolo de gregorio scrive:

    Scsuate, ma ho l’impressione che un po’ tutti si cada nel trabocchetto del ribaltamento dei termini della questione: non è certo l’ateo che deve difendersi dall’accusa di avere cireteri morali necessariamente al di sotto degli standard di chi ha fede, ma il credente che deve dimostrare che ciò accade. Affermare che il problema è la mancanza della percezione di “un giudice al di sopra delle parti” non risolve la faccenda semplicemente perché non è scritto nella roccia cosa quel dio chiederebbe agli uomini.

    Mi spiego. Ora farò la parte dell’ateo. Supponiamo che insieme a me ci siano due credenti in due dei diversi: uno crede a un dio che ordina di fare stragi di bambini di tanto in tanto per dimostrargli la fede o per controllare numericamente la popolazione, perché è così che quel dio vuole ed è così che va conquistata la vita eterna. L’altro credente ha fede in un dio tutto caricatevole e amorevole. Rispetto al discorso della presenza di un giudice al di sopra delle parti i due credenti sono pari, perché entrambi non ritengono di essere liberi di fare le cose a loro piacimento; al tempo stesso rispetto ad entrambi io, ateo, sono parimenti in difetto rispetto a questa istanza perché sono carente di questo “timore” e di questa morale che pioverebbe dall’alto (”giudice di me stesso” come propone Zambelli). Molto probabilmente molti riterranno comunque meglio che io - ateo ma in fondo onesto - cresciuto magari in una famiglia di credenti nel primo dio, sia ateo e quindi non incline a fare stragi di bambini, piuttosto che credente in quel dio malvagio.

    A questo punto il credente nel dio misericordioso viene a dirmi che io dovrei credere nel suo dio o almeno uniformarmi ai suoi dettami. Ma questo perché? Non, come ha tentato invano di convincerci Zambelli, perché è necessario essere consapevoli che esista una morale che cade dall’alto. Perché io a Zambelli potrei, in qualunque momento, replicargli: “io non credo che il tuo dio comandi cose giuste”. A quel punto a Zambelli non resta altro che tentare di convincermi che il suo dio effettivamente chiede e comanda cose giuste. Ma a cosa può appellarsi per convincermi? Non può svincolarmi né svincolarsi dal fare appello alle sue e mie intuizioni di cosa è giusto e cosa è sbagliato. Quindi deve lui stesso presupporre che io abbia questa capacità, pur essendo ateo.

    In soldoni, Zambelli: se io ti dico che il tuo dio comanda cose ingiuste, tu come speri di convincermi se affermi che io non ho alcun criterio morale per essere convinto del contrario? Quali argomenti userai per dimostrare la tua tesi che effettiivamente il tuo dio è un dio del bene e non del male? Non puoi fare appello al problema che il mio difetto è l’essere privo del timore di un gudice supremo senza prima avermi dimostrato che quello che chiede quel giudice è “cosa buona e giusta”.

    Caro Zambelli, non puoi appellarti al fatto che l’ateo non deve rispondere a Dio per sostenere che non sa essere di pieno giovamento alla società, perché devi prima dimostrare all’ateo che quel che il tuo dio chiede non è ingiusto; e per farlo non puoi usare l’argomento che Dio è il gudice e basta: perché allora qualunque dio, anche infinitamente crudele, sarebbe pur sempre il giudice unico e migliore delle proprie regole (che come spesso si dice che sfuggono comunque in parte alla logica degli uomini).

  17. ????? scrive:

    GRANDE ZAMBO! :D ahahaha

  18. nicoladalfonso scrive:

    Secondo il mio parere il tema dell’esistenza di Dio è fondamentale, e l’unico peccato è non parlarne, occupandosi di altro, e facendo finta che la nostra vita sia eterna.

    Per questo preferisco che si parli dell’esistenza di Dio, pur negandola, piuttosto che non se ne parli mai.

  19. Luigi scrive:

    Naturalmente esistono atei che si comportano bene e che de facto vivono dei valori. Non esistono pero` atei che possano fornire una ragione metafisica di tali ” valori ” in grado di convincere chi di questi valori se ne frega a seguirli, tantomeno quando e` difficile e scomodo, per esempio, quando si deve rinnegare il proprio egoismo, interesse, orgoglio, etc. La ” teoria del danno ” e` in molti casi un titolo che copre una inadeguatezza ineludibile perche` a me, come ad altri, per esempio, in molti casi, non fa` nessun danno rubare e mentire ed essere disonesto, per il mio vantaggio. Gli atei fanno quindi bene a seguire i valori ed hanno i miei applausi e stima cristiane per questo. Ma non vengano a parlare di logiche laiche dove c`e` solo irrazionale romanticismo ateo !

  20. Luigi scrive:

    tycooko scordatelo il ” logicissimo, semplicissimo, comprensibilissimo e razionalissimo “principio del danno” non funziona ! Fatti un giro a Napoli che ti tolgono pure le mutande senza che te ne accorgi. ERGO molte volte danneggiando qualcuno ne traggo vantaggio solo io e inoltre nessuno mi becca.

Scrivi un commento