Archivio di Novembre 2008

La croce e l’educazione

Giovedì 27 Novembre 2008

Croce e scuola e donna
Nei giorni scorsi in Spagna è stata emanata la sentenza che chiede all’istituto elementare Macías Picabea di Valladolid di togliere il crocifisso e altri segni religiosi, con possibile estensione per tutta la regione Castilla y Leon. Il portavoce dell’associazione promotrice Escuela laica ha esultato dicendo che è “la prima volta” in Spagna che un giudice “si addentra nel profondo” della questione, dando ragione “alla libertà di coscienza e all’igiene democratica”. Preoccupante questa concezione di “sporcizia antidemocratica” là dove appare qualcosa di religioso.

Per il giudice, “lo Stato non può aderire né dare appoggio a nessun credo religioso, perché non deve esistere alcuna confusione tra fini religiosi e fini statali”. Poiché in una scuola pubblica si trovano minori “nella piena fase di formazione della sua personalità”, la presenza di simboli religiosi “può provocare in questi minori il sentimento che lo Stato è più vicino alla confessione con cui vedono la relazione”.
Quando staranno a casa la domenica o a Natale cosa penseranno le coscienze dei bambini? Quale commistione vedranno tra stato e religione? Più che di neutralità dello stato queste sono azioni di neutralizzazione della religione dalla società. La rivoluzione è appena iniziata

Ieri invece era il giorno della violenza contro la donna e il manifesto dell’iniziativa era una donna che simula la crocifissione stesa su un letto. Lo slogan: chi paga i peccati dell’uomo? Chiaro il riferimento al Cristo che riscatta i peccati dell’umanità pagando di persona.

Del manifesto critico non tanto il riferimento alla croce e non mi scandalizza neanche che sia una donna ad essere crocifissa. Semmai obietto che quella pubblicità è fallimentare perché invoglia lo stupro. Un bel corpo di donna nudo sopra un letto, in più bloccato, inchiodato a due cuscini che quindi evocano il fatto che nella stanza ci sono due persone, e cioè evocano indirettamente la presenza occulta di un uomo che la guarda e la desidera, sono in perfetta linea con l’immaginario predatorio dello stupratore. Non è l’unico caso. Tutte le volte che si mostra una donna vittima di stupro ho sempre visto immagini che facevano desiderare il possesso violento.

Metto insieme i due fatti di cronaca. Segnali di una assurda cultura che non vuole fra i piedi i segni del cristianesimo e poi li usa per significare le sue operazioni educative.

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Giovedì 27 Novembre 2008

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