Englaro: dallo splendore allo squallore

È stata confermata la sospensione dell’alimentazione di Eluana Englaro. La donna di «38 anni, lascerà le suore che l’accudiscono dal 7 aprile del 1994 nella casa di cura privata e sarà trasportata in una clinica per le ultime ore di vita», dice Repubblica. In realtà saranno giorni per poter morire. Prima domanda, visto che deve morire, non conviene farlo con una procedura rapida e non invece lasciandola estinguere per mancanza di acqua e cibo? Non è meglio a questo punto un’iniezione di veleno? Sono sicuro che sarà la prossima tappa, che si chiama eutanasia. Vi va bene?

L’Unità online: «va sospesa l’alimentazione forzata che la tiene artificialmente in vita». Un bambino nutrito con il biberon è tenuto artificialmente in vita? E così per qualsiasi malato che non può nutrirsi da se stesso, la sua è vita artificiale? L’articolo parla di «perizie mediche che hanno dimostrato come Eluana sia clinicamente morta». Non capisco a cosa si riferisce. Se fosse, come leggo, che c’è stata davvero un perizia che ha certificato la sua morte clinica mi chiedo come abbia fatto una defunta a crescere per 17 anni.

Il padre in più interviste (anche in TV) ha detto: «Si passa dallo splendore della vita, quale era Eluana allo squallore più innaturale che possa succedere alla medicina; questo è lo stato vegetativo: non avere più nessuna percezione del mondo che ti circonda; è praticamente un limbo di Stato».

Questo è l’aspetto che maggiormente mi sa di sconfitta. È ovvio che non è una situazione auspicabile e che la morte per un cristiano non è la fine del mondo. Il problema serio è quel giudizio di squallore, di assenza totale di dignità umana che pretendendo di essere oggettivo si universalizza ed esce dalla stanza di Eluana per entrare nelle tante stanze di malati analoghi. Stiamo perdendo quel residuo di valore e dignità per forme di vita malate e sofferenti. Se fossi genitore di un figlio in quello stato mi sentirei offeso da un giudizio che squalifica gli sforzi affettivi, economici, sociali, di welfare per queste persone in stato di infermità. Da oggi i limbi di Stato non dovranno più esistere. Non regge che se uno vuole vivere così glielo si può accordare. Quando una cosa è squallida lo è al di là di un criterio personale. I limbi squallidi di Stato saranno chiusi. È la stessa dignità umana e la pietas umana a richiederlo. Liberiamo le sofferenze del mondo. Liberiamo i sofferenti dalla loro squallida vita. Liberiamo chi vive squallidamente. Il padre che dice «io sono mia figlia», afferma: «Quando la vedo, spaccherei il mondo. La mia coscienza si ribella a saperla in balia di questo inferno. Non risponde a nessuna dignità umana, nelle condizioni in cui è ridotta». Parole della disperazione che purtroppo cadono su tutti gli altri, e la nostra società e lo Stato incominciano a fare paura perchè può prenderle sul serio.

Quello che mi fa paura è una società dell’abdicazione. Chi vorrebbe vivere così? Chi lo desidera? Nessuno sano di mente lo vorrebbe. Ma noi non siamo soli. Ci dobbiamo affidare sperando il bene e se la nostra vita, senza accanimento (ma lo è dare acqua e cibo?), serve alla società per stimolare in lei la cura, l’amore gratuito, la solidarietà, allora che venga uno stato di sonno in cui io faccio del bene agli altri. Il malato fa del bene al nostro cuore egoista. Il malato salva dalla sclerosi il cuore degli egoisti che siamo. L’individualismo spinto che sempre più sfodera diritti senza doveri, ego senza socius, narcisismo invece che relazione, è incoerente al primo starnuto quando si corre dal medico, o si ha bisogno di pane che qualcun altro ha preparato, o si sale su un autobus che un altro guida. Siamo un corpo e ce ne dimentichiamo. Il malato, il piccolo, il povero, il bisognoso, l’altro nella sua concreta realtà, sono forme rivoluzionarie che sovvertono la corte del re-ego. Un corpo fermo in balia degli altri fa essere altruisti con una violenza che sola può rompere l’incrostazione della solitudine in cui ci rinchiude l’individualismo. Eliminare i sofferenti con l’alibi della pietas toglie l’unica possibilità per una rivoluzione dell’amore che darebbe pace a questo mondo. Non serve a niente quella vita? Chi l’ha detto?

10 Commenti a “Englaro: dallo splendore allo squallore”

  1. tycooko scrive:

    “Un bambino nutrito con il biberon è tenuto artificialmente in vita?”
    No, perché la sua vita non è QUEL BIBERON. Quel biberon è uno dei tanti mezzi a sua disposizione per sopravvivere.
    In realtà, essendo l’istinto di sopravvivenza innato in ognuno di noi (il che scatena lo stimolo della fame, la ricerca del cibo, ecc.), il bambino “potrebbe” (è una supposizione) sopravvivere completamente autonomo, chissà.
    Noi adulti GLI AVVANTAGGIAMO il compito di sopravvivere, non gli forniamo noi stessi la sopravvivenza stessa, nel senso che senza noi e quel biberon, cadrebbe a terra stecchito all’istante.
    La sua vita, la sua sopravvivenza - biberon o meno - è dunque autosufficiente (”potenzialmente” autosufficiente? Che differenza fa?).
    “Se fosse, come leggo, che c’è stata davvero un perizia che ha certificato la sua morte clinica mi chiedo come abbia fatto una defunta a crescere per 17 anni.”
    Basta fare una ricerca su Google: http://www.polesine.com/pagine/salute/altre/a001.htm
    “La morte clinica corrisponde all’assenza di alcuni segni vitali (ad es. battito cardiaco), ed è reversibile (con una dose non piccola di fortuna), la morte cerebrale corrisponde alla morte effettiva dell’organo cervello, diagnosticata in modo adeguato, e NON è reversibile.” Suppongo sia abbastanza semplice anche per lei, no?
    “Il problema serio è quel giudizio di squallore, di assenza totale di dignità umana che pretendendo di essere oggettivo si universalizza ed esce dalla stanza di Eluana per entrare nelle tante stanze di malati analoghi.”
    Qui gli unici che pontificano sugli affari altrui siete voi fondamentalisti cattolici. Né il padre della Englaro né Welby si sono mai sognati di dire “E questa è l’unica cosa giusta, pura, morale e benedetta da fare”. QUALCUN’ALTRO - un vecchino vestito di bianco con un buffo accento tedesco, ad esempio - l’ha fatto.
    “I limbi squallidi di Stato saranno chiusi.”
    Il voto esteso anche alle donne ha danneggiato il voto maschile? Il coinvolgimento del “popolino” nella vita politica nazionale ha danneggiato i politici nobili? I matrimoni interraziali hanno danneggiato quelli i cui due contraenti appartenessero allo steso nucleo etnico?
    Risponda a mente a queste domande e ora, d’istinto a questa: l’eutanasia per chi ne farà richiesta danneggerà chi non ne farà richiesta?
    “Il malato fa del bene al nostro cuore egoista. Il malato salva dalla sclerosi il cuore degli egoisti che siamo.”
    Sì, molto cattolico. Facciamo così: lei diventerà un vegetale puzzolente dalla pelle cadaverica di 90 chili di peso e con gli occhi vitrei, per immolarsi a martire. Io tirerò le cuia come meglio credo.
    Che ne dice? Affare fatto?

  2. tycooko scrive:

    C’è una grave falla nel suo discorso: nessuno ha mai chiesto di UCCIDERE Eluana, ma anzi di lasciarla vivere proprio come la sua natura vuole.
    Dunque il suo intento di martirio non viene assolutamente sminuito con l’assenza dell’alimentazione artificiale, che anzi allontana il martirio il più possibile, non le pare?

  3. paolo de gregorio scrive:

    allora che venga uno stato di sonno in cui io faccio del bene agli altri.

    …ed io così sciocco che pensavo che il fare bene agli altri fosse una scelta consapevole e non una imposizione coatta su quella che era la mia volontà o meno di farlo…
    …quanti orizzonti si aprono adesso…
    Capisco: Eluana fa bene a Zambelli. E in fondo lei “dorme”. Lasciatela lì allora! Lasciate che Zambelli si serva del corpo di Eluana per stare un po’ meglio. Che lei non volesse che importanza fa, lei dorme, è prigioniera.

    Il malato fa del bene al nostro cuore egoista. Il malato salva dalla sclerosi il cuore degli egoisti che siamo.

    Certo che non accorgersi nemmeno di quanto si è capaci di contraddire se stessi in una manciata di parole fa veramente impressione: siccome il malato fa bene al cuore egoista di Zambelli, allora il malato deve restare anche contro il proprio volere, per fare bene a Zambelli (ovviamente). Ma questo, di Zammbelli che vuole i servigi di un altro essere umano (o del suo copro) per uso e consumo esclusivo del proprio bisogno, non è esso stesso egoismo. Zambelli pensa di salvarsi dall’egoismo prendendosi d’autorità chi gli fa del bene. Pensa che usare gli altri per stare bene non è egoista, al contrario lo salverebbe dall’egoismo. È come rubare a una banca per avere i soldi per non dover più ruare.

  4. Massimo Zambelli scrive:

    X De Gregorio

    A volte mi sento come uno che deve spiegare le barzellette. Non era difficile entrare nel merito e invece ha preferito ridicolizzare. Mi piacerebbe sentire la tua opinione sulla qualità della vita di un malato così fortemente invalidato. Vale la loro vita? Ha dignità o è squallida? Serve ancora a qualcosa vivere così o è ormai inutile ed è meglio andarsene? Non ti sei accorto che iniziavo il discorso con una prospettiva soggettiva: “Ci dobbiamo affidare sperando il bene e se la nostra vita, senza accanimento (ma lo è dare acqua e cibo?), serve alla società per stimolare in lei la cura, l’amore gratuito, la solidarietà, allora che venga uno stato di sonno in cui io faccio del bene agli altri” Hai sorvolato per andare dritto a ribattere con argomenti anticotti: ogni azione è egoista. Fare il bene, siccome gratifica chi lo compie, è egoismo. Dare la vita è un modo per tenersela stretta.

    Vuoi negare che la cura di un malato nobilita chi la compie? Il male c’è, sii pragmatico. Adesso dimmi come trattarlo, soprattutto quello incurabile. Ha senso o no? Fa crescere o sminuisce una società? Io vedo pragmaticamente un grande lavorio di crescita collettiva nel fare il bene. Per me non è spontaneo pensare così, ma non vedo alternative. Dimmi tu che senso hanno quelle vite. Ho voluto mostrare che il considerarle squallide è l’anticamera della loro eliminazione. O preferiamo mantenere situazioni di squallore, di inferno e non dignità? Cosa proponi in concreto? Le suore misericordie hanno aperto una casa di cura e accudiscono Eluana e altri. Il cristianesimo sa ancora vedere dignità.

  5. Massimo Zambelli scrive:

    X Tycooko
    > C’è una grave falla nel suo discorso: nessuno ha mai chiesto di UCCIDERE Eluana, ma anzi di lasciarla vivere proprio come la sua natura vuole.

    Allora lasciamola vivere: basta che mangi e beva. Una volta mangiato e bevuto vive autonomamente. Respira e cresce, si sveglia e dorme. E’ fortemente invalida.

  6. Massimo Zambelli scrive:

    X tycooko

    > il bambino “potrebbe” (è una supposizione) sopravvivere completamente autonomo, chissà

    Supposizione sbagliata. Non vedi nell’isola dei famosi che fatica che fanno per tirare avanti? Un bambino ce la farebbe?
    Sulla morte clinica, cos’è semplice? Come fanno a certificare che lei sia morte clinicamente morta se la morte clinica corrisponde all’arresto cardio respiratorio. Lei respira e il suo cuore batte. Eluana è viva.

    > Qui gli unici che pontificano sugli affari altrui siete voi fondamentalisti cattolici. Né il padre della Englaro né Welby si sono mai sognati di dire “E questa è l’unica cosa giusta, pura, morale e benedetta da fare”.

    Nooo, infatti la decisione del tutore Englaro (io sono mia figlia)non è invasiva verso la vita della figlia. Sono fondamentalisti quelli che chiedono rispetto per una vita malata e viva.

    > l’eutanasia per chi ne farà richiesta danneggerà chi non ne farà richiesta?

    C’è il piccolo particolare che l’eutanasia è la richiesta ad altri di farli morire: uccidimi. Accettare il suicidio assistito senza accettare il suicidio gestito in proprio? Cosa vuol dire rivendicare il suicidio come un diritto? Che certamente non puoi discriminare tra le richieste e che lo stato e la società devono stare a braccia conserte per rispettare la sacra autodeterminazione e anzi hanno il dovere (di fronte a un diritto c’è un dovere) di aiutare come per l’eutanasia. Basta spargimento di sangue, di macabri impiccagioni, di gelide immersioni nei laghi, di voli dai grattaceli: ecco a voi la Kill Pill.

    > Facciamo così: lei diventerà un vegetale puzzolente dalla pelle cadaverica di 90 chili di peso e con gli occhi vitrei, per immolarsi a martire. Io tirerò le cuia come meglio credo.

    Se sei così autonomo cerca di non avere bisogno degli altri: dal dentista all’anestesista. Questa esaltazione autarchica fa sorridere senza un’autonomia reale. Io io io, e poi dammi dammi dammi.

    > Qui gli unici che pontificano sugli affari altrui siete voi fondamentalisti cattolici. Né il padre della Englaro né Welby si sono mai sognati di dire “E questa è l’unica cosa giusta, pura, morale e benedetta da fare”.

    Nooo, infatti la decisione del tutore Englaro (io sono mia figlia)non è invasiva verso la vita della figlia. Sono fondamentalisti quelli che chiedono rispetto per una vita malata e viva.

  7. paolo de gregorio scrive:

    Mi piacerebbe sentire la tua opinione sulla qualità della vita di un malato così fortemente invalidato. Vale la loro vita?

    Vale nella misura in cui vale per il soggetto e vale per gli altri. Non ho mai messo in discussione che valga per gli altri (ed anche per me, sì potrei anche dire che la vita di Eluana vale molto anche per me), e come spesso accade quando gli argomenti sono pretestuosi si attacca l’altro su cose che sono al di fuori del suo modo di pensare e della sua filosofia (si fa letteralmente finta di non capire).
    Ma deve valere anche per il soggetto prima di tutto e prima ancora che per gli altri: cioè il soggetto deve per primo poter esprimersi sul valore che la vita per lui ha in quelle condizioni. E come al solito alcuni cattolici sembrano dimenticare cosa fece Giovanni Paolo II: si rifiutò di andare un’altra volta in ospedale, dove forse lo avrebbbero attaccato ad un tubo e dove probabilmente avrebbe vissuto settimane, mesi o forse più, di quanto poi è effettivamente vissuto. Ed aggiungo: a tanti fedeli c’è da giurarci che quelle settimane o mesi avrebbero giovato, perché per loro la vita di quel papa valeva tanto anche così. Ma non era questo il punto e non lo è mai stato: per prima deve esserci una volontà, la persona intesa come persona stessa, la sua libertà di decidere come fare del bene agli altri e come farlo a se stesso. Non si può togliere questa libertà. La sofferenza, la disabilità, quello che vuoi, non possono essere uno strumento in mano ad altre persone. Come il papa non si sognò mai di diventare strumento assoluto dei suoi fedeli: aveva già deciso prima come aiutarli e lo aveva scelto in vita. Non avrebbe avuto senso intubarlo per dare qualche settimana di conforto ad alcuni fedeli o alle suore che lo avrebbero certamente accudito.

    allora che venga uno stato di sonno in cui io faccio del bene agli altri

    Ma la riesci minimamente a capire la differenza tra “ben venga che io faccio del bene” e “lui/lei deve fare del bene”?

    Vuoi negare che la cura di un malato nobilita chi la compie?

    Non lo nego affatto, ma il problema è che il malato non può diventare uno strumento contro la propria volontà di chi lo assiste. Il malato non è un oggetto tramite il quale realizzarsi o nobilitarsi. È una persona e non un oggetto, e che l’abbia avuta o l’abbia ancora una volontà, quel che conta è proprio che se la chiamano persona è soprattutto perché ha o ha avuto una personalità. Non possiamo pretendere di annullare la sua personalità e volontà in nome del suo essere persona, perché è una contraddizione insanabile questa.

    Adesso dimmi come trattarlo, soprattutto quello incurabile. Ha senso o no? Fa crescere o sminuisce una società?

    Certo che ha senso, ma non se non vuole. Non è obbligandolo con la forza a “far cresecere la società” (magari approfittando del fatto che non può più difendersi) che noi facciamo crescere la società, perché nella società c’è anche lui. È proprio annullando la sua volontà attuale o pregressa in nome della nostra (anche se a noi sembra a fin di bene) che noi gli togliamo la libertà di essere la persona che voleva essere, e quindi la facciamo essere meno persona. E se manca l’individuo, la persona, se ci sostituiamo alle sue idde e volontà (che bisogna accettare di poter non condividere) ci si sta solo egoisticamente appropriando del suo corpo per trarne un vantaggio, magari perché a noi non basta più il nostro e quello di chi ce lo concede volontariamente. È un brama così.

    Io vedo pragmaticamente un grande lavorio di crescita collettiva nel fare il bene.

    Ma nemmeno il bene può essere fatto rendendo un’altra persona il mezzo di quel bene contro la sua volontà. Come dire: a fare del bene così c’ero buono anche io. A fare del bene obbligando con la forza gli altri a fare del bene, magari tramite il loro corpo e le loro sofferenze. E la chiameremmo umanità?

    Dimmi tu che senso hanno quelle vite.

    Ribadisco: certo che hanno senso e mai l’ho messo in discussione, ed è ridicolo questo continuo ritornare su un argomento che nessuno qui ha mai messo in discussione. Il centro della faccenda è che proprio obbligandole a fare quello che noi desideriamo un po’ smettono di essere persone.

    Cosa proponi in concreto?

    Che le persone che vogliono continuare ad esistere anche dormendo siano curate nel migliore dei modi possibili, con umanità, e le loro famiglie aiutate. E che quelle che non vogliono che la medicina le metta in quelle condizioni siano libere di seguire la strada sulla quale la vita li aveva inoltrate.

    In concreto direi anche di non giudicare le parole di un padre che ha sentito perdere la propria figlia quando aveva tutta la vita davanti, perché solo le persone in quelle condizioni possono semmai capire. Trovo ridicola questa tua insistenza su quelle parole. Quante volte si sente dire da una mamma che ha visto un figlio o un marito ammazzato da un proiettile dire che l’assassino meriterebbe la pena di morte? Si sogna mai nessuno di mettersi a giudicare quel sentimento? E di metterlo alla gogna sulla pubblica piazza? Non metterla alla gogna quella mamma o moglie non vuol dire certo essere favorevoli alla pena di morte, ma solo di avere un po’ di sano sale in testa per capirne lo stato d’animo.

  8. tycooko scrive:

    Zambelli, Eluana ha fatto esplicita richiesta, quand’era in vita, di non vegetare in quelle condizioni se le fosse mai capitato! “Allora la lasciamo vivere”???? No! Tutto il contrario! Allora rispettiamo la sua volontà!
    Punto e basta.

  9. Lucio scrive:

    Nel caso di Eluana Englaro, come in quello simile di Terry Schiavo, si da’ molto spazio alle emozioni ed alle reazioni stimolate, appunto, dalle emozioni stesse, umane, affettive o religiose. Non viene dato alcun risalto alle informazioni scientifiche, e non viene mai spiegato che cosa abbia effettivamente subito, quali danno abbia subito intendo, il cervello di Eluana. Se lo si facesse, si semplificherebbe di molto la vicenda. Su Terry Schiavo, poi, fu fatta anche l’autopsia, ed i risultati furono sufficientemente chiari, e piu’ o meno analoghi a quello che si sa su Eluana. La corteccia cerebrale ha subito una necrosi (irreversibile, devo dirlo?) e solo le funzioni del tronco encefalico sono rimaste attive. Questo vuol dire che non c’e’ nessuna differenza tra la vita di queste persone e la vita di una pianta. Ed e’ per questo che si chiama “stato vegetativo”, perche’ e’ stata soppressa la coscienza. Allora: o ammettiamo che anche le piante hanno una coscienza, o la smettiamo di definire “assassinio” la rimozione del sondino. O vogliamo chiamare assassinio anche lo sradicamento di un albero?

    Cordiali saluti,
    Lucio Demeio

  10. Massimo Zambelli scrive:

    X Lucio

    Purtroppo l’autopsia si fa dopo morto. Ma a parte questo, sosterresti che sono già [persone] morte? Quando si muore? E fino a quando il “vetetivo” non è morto smette di essere un essere umano? Se sì, non ha senso tenere in vita quegli uomini-pianta che in Italia sembra siano 2500-3500 casi. Questo al di la della loro volontà di prolungamento di quella situazione fortemente invalidante, anzi ontologicamente trasmutante. Non sarebbe nemmeno eutanasia (dolce morte) visto che sono già morti.

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