La croce e l’educazione

Croce e scuola e donna
Nei giorni scorsi in Spagna è stata emanata la sentenza che chiede all’istituto elementare Macías Picabea di Valladolid di togliere il crocifisso e altri segni religiosi, con possibile estensione per tutta la regione Castilla y Leon. Il portavoce dell’associazione promotrice Escuela laica ha esultato dicendo che è “la prima volta” in Spagna che un giudice “si addentra nel profondo” della questione, dando ragione “alla libertà di coscienza e all’igiene democratica”. Preoccupante questa concezione di “sporcizia antidemocratica” là dove appare qualcosa di religioso.

Per il giudice, “lo Stato non può aderire né dare appoggio a nessun credo religioso, perché non deve esistere alcuna confusione tra fini religiosi e fini statali”. Poiché in una scuola pubblica si trovano minori “nella piena fase di formazione della sua personalità”, la presenza di simboli religiosi “può provocare in questi minori il sentimento che lo Stato è più vicino alla confessione con cui vedono la relazione”.
Quando staranno a casa la domenica o a Natale cosa penseranno le coscienze dei bambini? Quale commistione vedranno tra stato e religione? Più che di neutralità dello stato queste sono azioni di neutralizzazione della religione dalla società. La rivoluzione è appena iniziata

Ieri invece era il giorno della violenza contro la donna e il manifesto dell’iniziativa era una donna che simula la crocifissione stesa su un letto. Lo slogan: chi paga i peccati dell’uomo? Chiaro il riferimento al Cristo che riscatta i peccati dell’umanità pagando di persona.

Del manifesto critico non tanto il riferimento alla croce e non mi scandalizza neanche che sia una donna ad essere crocifissa. Semmai obietto che quella pubblicità è fallimentare perché invoglia lo stupro. Un bel corpo di donna nudo sopra un letto, in più bloccato, inchiodato a due cuscini che quindi evocano il fatto che nella stanza ci sono due persone, e cioè evocano indirettamente la presenza occulta di un uomo che la guarda e la desidera, sono in perfetta linea con l’immaginario predatorio dello stupratore. Non è l’unico caso. Tutte le volte che si mostra una donna vittima di stupro ho sempre visto immagini che facevano desiderare il possesso violento.

Metto insieme i due fatti di cronaca. Segnali di una assurda cultura che non vuole fra i piedi i segni del cristianesimo e poi li usa per significare le sue operazioni educative.

2 Commenti a “La croce e l’educazione”

  1. Marcoz scrive:

    Sig. Zambelli, lei è invogliato allo stupro nel vedere questa immagine? Non credo. E neppure io. E non lo sarei nemmeno se una donna, per esempio, decidesse all’ultimo istante che non vuole fare l’amore con me (magari già nuda e sdraiata sul letto, e foss’anche mia moglie).
    Il problema è che lo stupratore non ha bisogno di un corpo nudo per far scattare la molla della violenza; può bastare un certo tipo di scarpe, una gonna appena sopra il ginocchio o, persino, uno sguardo casuale. O credere di essere lui il “padrone” della donna.

    Inoltre, qualora qualcuno lo pensasse, l’obiettivo del “messaggio” è altro che reprimere le pulsioni incontrollate degli stupratori, ottenendo involontariamente l’effetto contrario (magari bastasse una pubblicità per redimere un criminale!).
    Il manifesto che celebra la giornata in oggetto ha innanzitutto un compito informativo ed è rivolto a tutti quelli che sottostimano il fenomeno della violenza sulle donne (il manifesto comprende anche il testo “solo il 4% delle donne vittime denuncia il proprio carnefice”). Cioè un’esortazione a prendere più seriamente in considerazione il problema, perché molto più diffuso di quanto si immagini, in particolare tra le insospettabili pareti domestiche. I due cuscini questo significano: non intendono suggerire un’interpretazione voyeuristica della faccenda.

    Riguardo al crocifisso come “strumento educativo”.
    Nel concepire questo manifesto sono stati usati alcuni i ferri del mestiere della comunicazione: associazione di idee e provocazione (per aumentarne la visibilità).
    Non penso proprio si intendesse usare il simbolo della croce perché portatrice di qualche sorta di valori.
    Visto che faccio lo stesso mestiere di chi ha progettato il soggetto, la possibilità che io mi sbagli è alquanto remota.
    Quindi qualsiasi articolazione con la notizia spagnola perde significato.

    Marcoz

  2. paolo de gregorio scrive:

    Ci mancava un certa dose di vittimismo. I cittadini tramite i vari stati nazionali gli danno centinaia di milioni di euro per il clero e il culto, gli costruiscono chiese e cattedrali, gli fanno leggi tagliate su misura, ma nella realtà sono accerchiati.

    Una perplessità ce l’ho: ma davvero il cattolicesimo è un culto così effimero e aleatorio da dipendere così strettamente dalla condizione necessaria e inderogabile che il suo simbolo venga esposto per legge dello stato in tutti i luoghi pubblici?
    Ogni volta che si parla di una sua singola rimozione succede infatti il putiferio: a quanto pare allora il cattolicesimo necessita di leggi che garantscano esposizioni di crocifissi in tutti i luoghi pubblici.
    Deve essere un po’ deboluccio questo credo oggi come oggi.
    Più che di accerchiamento io parlerei di insicurezza e carenza di mezzi (vocazioni et simila) che se lo stanno mangiando dall’interno.

    Esame di coscienza? Magari si parla ormai troppo poco di spirito e troppo di genomi vari, tubi, lattice e codici? Ma per carità! La colpa di tutto, è ovvio, è di chi toglie il crocifisso dal muro di una scuola. Perché se ci tolgono quello è ovvio, ma che fine faremo? Non è quello il pilastro di tutto?

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