Umberto Eco e gli embrioni

Umberto Eco medievale
Oggi Repubblica informa della relazione di Umberto Eco in un convegno a Bologna che riprende ampiamente tesi sostenute già in un articolo apparso nel marzo 2005 (leggi) e da me brevemente commentato (leggi)

UN TITOLO come «Embrioni fuori dal paradiso», scelto da Umberto Eco periI suo intervento d’apertura al convegno di semiotica su «Etica e scienza medica», farebbe drizzare le antenne a chiunque. Ma, ha avvertito ieri il professore, «la mia relazione non intende sostenere posizioni filosofiche, né etiche né politiche su questioni come l’aborto, le staminali o l’eutanasia: ha puramente carattere storico e intende raccontare cosa pensasse San Tommaso. Il fatto che la pensasse diversamente dalla Chiesa di oggi, al massimo rende la ricostruzione più curiosa».

Prima grande ipocrisia. Trasuda infatti da tutti i pori il riferimento alle conseguenze etiche e politiche dell’intervento.

E perciò ieri mattina, Umberto Eco ha aggiunto un’ulteriore passeggiata nei Medioevo alle quattro annunciate (ancora oggi e domani in Santa Lucia, via de Chiari 25, ore 18), proseguendo nell’opera già iniziata di sgombero dei malintesi e non risparmiando sorprese (ad esempio ha detto che «è un palla» sostenere che nel Medioevo si negasse l’anima alle donne).

Meritevole, grazie.

È una verità, invece, che Tommaso d’Aquino, vissuto nel Duecento, santo, filosofo e dottore della Chiesa, «nega che esista un’anima nel momento dél concepimento», spiega Eco, citando la Summa Theologiae.

Tommas d’Aquino negava l’eliocentrismo, che fare allora? Seguiteremo a seguirlo? E soprattutto, seguiterebbe lui stesso ad aggiornare le sue conoscenze secondo le nuove conoscenze biologiche o resterebbe fermo all’embriologia di Aristotele? Diceva Eco nella bustina di Minerva citata: “Tommaso ha una visione molto biologica della formazione del feto”. Perfetto, conoscendolo si aggiornerebbe di sicuro sia nel campo della la cosmologia che dell’embriologia.

Appena concepito, l’embrione ha in sé solo l’anima vegetativa. L’anima razionale, che qualifica l’essere umano, è immessa da Dio successivamente, al momento in cui il feto è in grado di accoglierla. Quando? La risposta è incerta. È certo però che «gli embrioni non prenderanno parte alla resurrezione della carne», poiché solo le carni degli uomini formati risorgeranno. San Tommaso autorizzerebbe dunque la ricerca sulle cellule staminali prelevate dagli embrioni? La domanda non si pone: «Il discorso di Tommaso attiene alla fisica, non all’etica».

Eco però maliziosamente vuole fare discendere l’etica dalla fisica arretrata di Tommaso.

Si può, viceversa affermare che «la Chiesa di Roma si allontana tacitamente dalla posizione di San Tommaso, non diversamente da come ha fatto a proposito della teoria evoluzionista».

Per fortuna, direi, no signor Eco? Capisco che faccia comodo avere persone rimaste arretrate. Più facili da contrastare e ridicolizzare.

Dichiara infatti Eco che «la Bibbia è evoluzionista.. I sette giorni impiegati dal Creatore nella Genesi sono compatibili con la teoria darwiniana». Anzi, «la Bibbia è evoluzionista, Tommaso no».

Tommaso no? Ma allora lo dobbiamo seguire? Cosa dobbiamo fare signor Eco? Ci dica. Lei stesso afferma nella bustina da cui ha clonato la conferenza (l’avranno pagata? Nel caso, se l’avessero saputo avrebbero speso meno a stampare la bustina da internet): “Ma è singolare che qui siamo di fronte alla tacita sconfessione non di una autorità qualsiasi, ma dell’Autorità per eccellenza, della colonna portante della teologia cattolica”. Eh sì, lei consiglia di seguirlo, senza distinguere tra autorità in teologia e in biologia.

Ma allora, obietta Francesco Galofaro, semiologo e curatore di questo convegno, introducendo un altro tema, quello dell’ eutanasia,

Sempre casualmente e senza riferimenti all’attualità poitica, ovviamente.

«se l’anima viene immessa da Dio solo nel corpo in grado di accoglierla e trattenerla, Tommaso come avrebbe considerato un corpo che giace in coma irreversibile e stato vegetativo?».

Forse anche lui si sarebbe ricordato del “Quinto: non uccidere”.

Ebbene, risponde Eco, è un’altra domanda che il Medioevo non si pose, né avrebbe potuto: ignorando come mantenere in vita un essere umano in stato vegetativo, «era un periodo felice in cui se uno cadeva e batteva la testa; moriva e lo si seppelliva».

Questo finale merita l’Oscar. Beato il tempo senza medicina. Beata quell’epoca senza rianimazione. Depurata la proverbiale ironia del Medievalista quel che resta è il reale concretop rischio del testamento biologico: il rischio di un arresto per tutti della rianimazione e degli interventi salvavita.

11 Commenti a “Umberto Eco e gli embrioni”

  1. Return scrive:

    Che commenti sciocchi

  2. Massimo Zambelli scrive:

    Condivido

  3. paolo de gregorio scrive:

    Quindi particamente uno non può esprimere un giudizio che uno Zambelli ti dice quello che volevi dire ma non hai detto, così ti ciritica quello che volevi dire ma non hai detto (come se fosse la realtà) e poi ti arriva un Return che ti commenta sui commenti ai commenti. Favoloso. Sarei bravissimo anche io. Dove vuole arrivare con questo post Zambelli? A dire che Eco andrebbe scomunicato. Visto? C’è ancora gente nel 2000 come Zambelli che vuole scomunicare chi critica Tommaso.

    Il giochetto può essere divertente, ma anche molto infantile.

    Comunque, per la cronaca, non è quello che dici tu il punto. Il punto è che Tommaso quelle cose le ha dette, quindi casomai la critica è a Tommaso e non necessariamente una richiesta di conformità alle sue parole da parte della Chiesa. Infatti è certamente vero che chi nella Chiesa oggi dice che la Terra è al centro dell’universo non c’è, come non c’è chi dice che la vita umana inizia con l’era della ragione. Ma non è questo, certamente no, il punto: il punto è che se io dico che le Terra è al centro dell’universo nessuno mi dà del laicista. Se io dico che l’embrione ancora non è un vero e proprio uomo (come diceva Tommaso) mi si dà del laicista. Qundi Tommaso era quello che oggi verrebbe definito un laicista. È questa, credo, la riflessionne che andrebbe fatta: Tommaso era o non era un laicista ante litteram? In riferimento a temi eticamente sensibili, diciamo, che si presume siano diversi dalla geografia stellare e un po’ più universali nel tempo (secondo la Chiesa stessa).

  4. Massimo Zambelli scrive:

    Della prima parte non ho capito cosa dici.

    > Dove vuole arrivare con questo post Zambelli? A dire che Eco andrebbe scomunicato.

    Queste categorie non mi appartengono.

    > il punto è che se io dico che le Terra è al centro dell’universo nessuno mi dà del laicista. Se io dico che l’embrione ancora non è un vero e proprio uomo (come diceva Tommaso) mi si dà del laicista.

    E’ vero che il laicismo si scontra frontalmente sui temi di bioetica con l’antropologia cristiana. Ma questa antropologia presume di interpretare l’essere delle cose usando la ragione. E’ per una convergenza di dati e ragioni che oggi si afferma (non solo all’interno del pensare cristiano) che l’embrione è un essere umano, e quindi che la sua discriminazione riprende ciò che fu detto e fatto ai tempi dello schiavismo. Tommaso non aveva le conoscenze scientifiche che oggi abbiamo in biologia e cosmologia, e quindi è comprensibile che potesse sbagliare nell’esprimere giudizi su quegli argomenti. Quello che è buffo è l’uso strumentale di Tommaso in bioetica e la pretesa che la chiesa lo segua ossequiosamente, dimenticando che dovrebbe accadere lo stesso anche in campo cosmologico. Da una parte il laicismo azzanna la chiesa sulla storia “vecchiotta” di Galileo incolpandola di non essere stata al passo delle nuove conoscenze, dall’altro tenta di fargli venire dei sensi di colpa sul non seguire san Tommaso quando esprime conoscenze biologiche superate. Eco ogni tanto tira fuori maliziosamente questa storia di Tommaso (http://www.orarel.com/lifewords/commenti/eco.shtml). Non lo voglio scomunicare ma semplicemente criticare.

  5. paolo de gregorio scrive:

    Della prima parte non ho capito cosa dici.

    Che imposti la tua critica ad Eco interamente su tue supposizioni su cosa avesse voluto (o avrebbe potuto) dire, non sulle parole effettivamente enunciate.

    Sul resto, hai appena riporposto esattamente quanto hai già scritto, senza valutare la mia obiezione. Il paragone con la cosmologia non regge, perché se io dico che la Terra è al centro del sistema solare, come pensava Tommaso, non mi dai del laicista. Se invece dicessi, come Tommaso, che la capacità razioncinante (io direi di meno, la capacità sensoria complessa) distingue la persona mi dai del laicista. Devi quindi ammettere che Tommaso oggi sarebbe additato come un laicista. Ti è così difficile? Perché se lo è, allora Eco ci ha preso in pieno nel mettere in evidenza questo paradosso.

    Non vedo poi cosa c’entrino le conoscenze scientifiche: Tommaso faceva chiaro riferimento alla ragione, e la scienza ci dice certamente che un embrione non è dotato di ragione. Quindi anche oggi, con tutte le conoscenze scientifiche del caso, non vedo come Tommaso potrebbe asserire che l’mebrione sia dotato di ragione e quindi abbia un’anima. Ma cosa lo dico a fare, lo sai benissimo anche tu questo.

  6. Massimo Zambelli scrive:

    La capacità raziocinante ce l’ha un feto di 40 giorni? Ce l’ha un neonato? Per Tommaso quando c’è essere umano c’è persona animata. Ma a dire quando c’è essere umano è la biologia, che a quel tempo aveva conoscenze oggi superate e che “suppongo” Tommaso oggi riconoscerebbe, perciò non sarebbe laicista.

    Comunque sul laicismo confondi le cose. Il laicismo è una posizione religiosa, e non è per ateismo che si nega l’identità umana a un embrione, tanto che ci sono atei che non lo fanno (interessanti i ragionamenti di Pietro Barcellona). L’ateo nega che ci sia un anima nell’uomo ma non necessariamente nega che un embrione sia un uomo. Il laicismo battaglia contro il suo concorrente (la posizione teista) sul terreno bioetico, come può farlo anche sull’interpretazione atea dell’evoluzione cosmica e biologica.

    Riguardo a Eco ho messo un link sul suo argomentare: non mi sembra che le mie siano “supposizioni” sbagliate.

  7. paolo de gregorio scrive:

    Puoi girarla come vuoi sulle nostre conoscenze scientifiche, ma resta il fatto che un embrione appena fecondato non ha capacità razioncinante, come resta il fatto che per Tommaso tale capacità raziocinante è necessaria per parlare di uomo. Quindi da questo punto di vista è solo nebbia e fumo dire che le conoscenze della biologia c’entrino alcunché. Anche perché Tommaso sapeva benissimo che prima di nascere il bambino era un feto perfettamente formato e biologicamente vivo, in modo perfettamente coerente con le nostre conoscenze di oggi, eppure non lo considerava persona.

    Ripeto, queste cose le sai e la capisci benissimo, ma preferisci la scorciatoia di (come dicono a Roma) buttarla in caciara invocando fantomatiche e irrilevanti argomentazioni sulla biologia, per le quali Tommaso non aveva alcun interesse, pur avendo ben presente la nozione di feto. A lui interessava la ragione. L’embrione in provetta non ne ha, ieri come oggi.

    Il laicismo è una posizione religiosa

    Il laicismo è un’orripilante parola inventata da un sottogruppo di credenti secondo i quali difendere la laicità nel senso stretto di separazione assoluta tra pubblico e religioso è una posizione ideologica invece che di opportunità civile. Bando alla terminologia comunque: la sostanza è che Tommaso, oggi, se ripetesse quelle cose, sarebbe additato come nemico della vita (così va bene?).

  8. Massimo Zambelli scrive:

    ti ho fatto due domande a cui non hai risposto.

    > se ripetesse quelle cose

    dici bene, “se ripetesse”. io sono convinto che non le ripeterebbe perchè la sua posizione era interessatissima alla conoscenza naturale, che oggi ci dice che la vita embrionale umana è la prima fase di una vita umana.

  9. paolo de gregorio scrive:

    Insistiamo? La conoscenza naturale ci dice che l’embrione non è un essere senziente, quindi non avrebbe in alcun modo potuto aiutare Tommaso nelle sue deduzioni (casomai la questione è tutta filosofica e culturale). Continui a negare questo fatto, continui praticamente cioè a negare che Tommaso facesse riferimento alla ragione e che l’embrione è privo di ragione. Deduco che non hai modo migliore di argomentare.

    Un feto di quaranta giorni non so cosa sia. Cosa intendi? Se intendi un feto a quaranta giorni dal concepimento direi che possiamo dire con qualche livello di confidenza che non abbia una capacità raziocinante.
    È difficile delineare, scientificamente e filosoficamente, i confini di quella che chiamiamo ragione. Certamente propendo per pensare che in nuce un neonato abbia un archetipo di capacità razionale, e che essa cominci a formarsi con il graduale completamente del sistema nervoso. Casomai queste problematiche disvelano ancora più drammaticamente l’attualità della mia constatazione: la scienza non sarebbe proprio potuta venire in aiuto di Tommaso, se era deciso a far coincidere l’anima con la ragione. Non è colpa mia se questa era la sua convinzione, e non è colpa mia se non è la scienza ad aver mai suggerito quando inizi l’anima.

    [La conoscenza naturale] oggi ci dice che la vita embrionale umana è la prima fase di una vita umana.
    E allora? Fammi capire, secondo te Tommaso riteneva che negli utlimi istanti di gestazione il feto fosse non umano? O che fosse morto? Cosa? Tommaso capiva benissimo che il feto era vivo, capiva benissimo che il feto era vita biologica umana, in modo identico alle nostre conoscenze di oggi: quello che negava era che ciò bastasse ad avere un’anima (umana).

  10. Massimo Zambelli scrive:

    L’embrione è privo di ragione come un feto di 40 giorni lo è, così come un bambino appena nato, nonostante tu ti rifugi nella mistica parlando di archetipi. Eppure Tommaso riconosceva dopo 40 giorni l’infusione dell’anima razionale. Cioè l’anima razionale era infusa non perchè ci fosse già la capacità razionale, altrimenti cosa avrebbe aggiunto? Se per Tommaso un feto di 40 gg era umano, dotato di anima razionale, senza avere la “ragione” (come finalmente ammetti), allora significa che per lui non è la “capacità di ragionare” a rendere “capace di anima” un embrione, perchè in questo caso avrebbe dovuuto negare l’appartenenza umana sia al feto che al neonato che al pazzo ecc…. L’anima razionale temo che non sia la capacità in atto di ragionare.

  11. paolo de gregorio scrive:

    L’anima razionale temo che non sia la capacità in atto di ragionare.

    Dunque l’anima razionale non sappiamo bene cosa sia (dici cosa non è ma non cosa è); o perlomeno, adesso sappiamo che non coincide con la capacità di ragionare. Orbene, quindi la scienza di oggi proprio non ci può aiutare in un bel niente, dato che le conoscenze acquisite tramite di essa riguardano, in modo molto accurato, la vita biologica e la genetica e, in modo ancora molto qualitativo, la ragione. La scienza non ha mai trattato l’anima razionale. Tradotto diversamente, la scienza di oggi non ha assolutamente inquadrato quella che - secondo te - per Tommaso era l’anima razionale, e diventa pertanto ancora più insostenibile dire che le conoscenze scientifiche di oggi erano quelle che mancavano a Tommaso d’Aquino per inquadrare l’anima nella materia e nel tempo.

    Annotazione: è da un bel po’ di messaggi che replichi, ma ancora la mia domanda non ha ricevuito risposta. Hai affermato nel tuo post che a Tommaso d’Aquino mancavano le coonoscenze scientifiche di oggi, ed è per questo che si sbagliava. Ma l’hai solo buttata lì, non hai giustifcato questa affermmazione (non certo nel post): non hai spiegato in quale passaggio del ragionamento di Tommaso questo sarebbe avvenuto. Hai genericamente osservato che oggi sappiamo che la vita biologica prosegue con continuità, ma cosa questo abbia a che fare con l’anima razionale che Tommaso aveva in mente non lo dici, né spieghi perché un bambino appena nato secondo Tommaso non l’avesse: perché secondo lui c’era una discontinuità biologica? Il bambino appena nato non era umano e diventava umano dopo? È questo che intendi dire? Che Tommaso non potesse sapere che il neonato era biologicamente umano, e su questo unico dato (la disumanità del neonato) basava la sua posizione sull’anima? In questo caso, e solo in questo, converrei con te che la sua era pura ignoranza scientifica.

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