Testamento biologico e Lento Soccorso

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Con il testamento biologico il Pronto soccorso rischia di diventare Lento soccorso. Per tutti, non solo per chi ha contratto il testamento. I “protocolli rianimativi”, come li chiama il padre di Eluana Englaro possono indurre situazioni simili a quella della figlia. Cosa dovrà fare allora “prima di tutto” una equipe di soccorso che si reca su un luogo in cui è capitato un incidente? Dovrà accertarsi se i malcapitati hanno redatto un testamento che escluda le conseguenze negative di “protocolli rianimativi”. Dovranno identificare i feriti e accertarsi se sono testamentari e quale testamento hanno firmato. Intanto il tempo passa. Devono evitare un rischio. Nel caso rianimino una persona i parenti o i tutori possono fare causa ai medici per avere snobbato il testamento. Con la conseguenza che i soccorritori per evitare grane giuridiche dovranno prima accertarsi del testamento.

La scena è drammatica. Incidente, ambulanza, tutti alla ricerca dei dati anagrafici. I feriti non hanno documenti. Si perde tempo ad indagare chi sono. Più passa il tempo più la rianimazione diventa inefficace. Per sapere se alcuni hanno fatto il testamento biologico è messa a rischio la salute di tutti.

Una soluzione ci può essere. Ognuno dovrà avere un chip sottocutaneo, ad esempio in un braccio, con tutti i dati personali. Si dovrà solo sperare che nell’incidente non venga colpito l’rgano con il chip. Altra ipotesi: vengono comunque attivati i “protocolli rianimativi”, e qualora, in conseguenza di questi, la persona dovesse entrare in coma o in stato vegetativo, si potrò in un secondo momento sopprimere quella vita che era stata rianimata. Et voilà l’euthanasie.

4 Commenti a “Testamento biologico e Lento Soccorso”

  1. tycooko scrive:

    Mamma mia, queste sono le solite sparate apocalittiche e paranoiche dei fondamentalisti cattolici, prive di logica e buonsenso. Ma a voi diverte così tanto fare terrorismo psicologico? Ma non potremmo vivere tutti sereni e rispettosi delle volontà l’uno dell’altro?
    Ti piacerebbe se facessi il cagacazzi ed enumerassi tutti i motivi per cui la religione cattolica può stare sulle palle alla gente?
    Le campane fanno baccano e tengono svegli o svegliano troppo presto, quindi le togliamo. Le processioni sono lugubri e spaventano i bambini e gli animali, quindi le togliamo. Durante certe manifestazioni religiose al sud la gente si batte il petto con dei chiodi di modo da farsi uscire il sangue, il che è disgustoso e pericoloso, quindi togliamo queste manifestazioni. Vuoi che continui?
    Invece potremmo convivere senza rompere le scatole l’uno all’altro, no?
    Perché non prendi esempio da questo simpatico fumetto?

    Tra parentesi: mi spieghi che c’entrerebbe una legge sul testamento biologico con le immediate cure di prima necessità sul luogo di un incidente? Un semplice infermiere che guida un’ambulanza si prenderebbe la responsabilità, nel giro di pochi secondi e con appena uno sguardo, di stabilire che uno dei feriti è GIA’ FINITO IN UNO STATO VEGETATIVO PERMANENTE??? E come diamine fa senza prima provare a rianimarlo, dunque a dargli quelle cure di prima necessità?
    Dai, il tuo discorso sta “fuori dalla grazia di Dio”, per dirlo in modo che ti piaccia.

  2. Massimo Zambelli scrive:

    All’allarmismo contrapponi il superficialismo. Il mio non è allarmismo ma deduzioni più o meno logiche logiche dalle premesse poco logiche del testamento biologico.

    Sono i “protocolli rianimativi” che possono portare a stati vegetativi *persistenti* (non si chiamano “permanenti”) o a coma. E poi penso che dalle conseguenze di un incidente o dell’attacco di una malattia possono già valutarsi subito alcune conseguenze che in un testamento biol. potrebbero essere escluse. Il medico dovrebbe conocere i desiderata prima di intervenire, oppure intervenire e sopprimere in seguito il recuperato: cioè eutanasia.

  3. paolo de gregorio scrive:

    Nei paesi dove il testamento biologico è normato tutte queste cose che dici non accadono.

  4. tycooko scrive:

    paolo de gregorio: Ma infatti continuano ad usare tecniche di persuasione che non attecchiscono perché anacronistiche.
    L’andare in mezzo alla folla a strillare “Uh, signora mia, dove andremo a finire! Ho sentito dire che…” poteva funzionare in una società contadina dove nessuno era informato di ciò che accadeva nel villaggio accanto, non nella società di Internet dove io chatto con amici francesi o norvegesi e mi basta dirgli: “Eccovi tradotto l’ultimo articolo di Zambelli. Dice cretinate o no? Queste cose accadono effettivamente da voi?”

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