Che inizi la Disanimazione!

Dice su Repubblica il medico che guida la corte degli eutanasici, Amato De Monte, specialista di rianimazione (ridare anima), e d’ora in poi anche di disanimazione (disattivazione dell’anima): “Il cervello di Eluana non è in grado di provare sofferenza”. E il suo corpo? Cos’è tutto questo idealismo che separa anima da corpo? Se il mio corpo tossisce, come quello di Eluana dopo il trasferimento, chi è che tossisce se non io? Io sono il mio corpo.

“Il papà dice di volerla liberare, ha usato questa parola, che non dimenticherò mai”. Già liberarla. D’ora in poi dovremo fare una grande opera di liberazione. Se lei è in una prigionia infernale, in una vita senza senso, una non-vita, come lei ci sono in tanti. Tantissimi. Come permettere che la superstizione di parenti che continuano ad “amarli”, faccia durare nel dolore la loro squallida esistenza? Non è forse egoistico il loro amore? Pur di mantenerli in vita per se stessi, i parenti fanno durare i malati nell’Inferno e nell’Infelicità. Basta. Liberiamo quei corpi dalla non-vita. Sottraiamoli da quanti vivono in un “Medioevo teocratico” come dice Augias oggi su Repubblica. Liberiamoli innanzitutto dai perenti fintamente pietosi, che in realtà sono pietosi solo verso se stessi.

“Il viaggio da Lecco a Udine è stato angosciante, Eluana ci è sempre stata presentata nel fiore della giovinezza, mi sono trovato di fronte una persona completamente diversa”, dice De Monte. Parli col padre che mostra solo le foto di prima dell’incidente. Per lui il tempo si è fermato lì. E poi un rianimatore che non ha mai visto e incontrato di persona un malato in stato vegetativo, che non sospettava del cambiamento di una ragazza ammalata e di una donna cresciuta nel tempo, è proprio quello che deve disanimarla? Proprio quello adatto.

Continua Repubblica: “Anche per lui, come per i genitori, “Eluana è morta diciassette anni fa”.
E sarebbe un medico. Se è morta nella testa del padre e di De Monte allora è oggetivamente morta. Basta pensare dentro di noi che uno è morto, che la sua vita non vale, che la sua è non-vita ed ecco che siamo autorizzati a farla morire davvero. Prepariamoci all’imperversare dei disanimatori.

“Mi sento di invitare tutti a non pensare cosa potrebbe provare Eluana, ma di pensare se si è disposti a vegetare per diciassette anni come Eluana”. Perfetto. Il passaggio è completo. Ora davanti a un vecchio con l’Alzheimer, o semplicemente senile, davanti ai matti, ai deformi, agli handicappati, a tutti quelli in coma, invalidi, tetraplegici, CI CHIEDEREMO: VORREI VIVERE COSI’? Solo un masochista risponderà di sì. E la nostra istintiva risposta, proiettata su di loro, darà il via alla LIBERAZIONE.

4 Commenti a “Che inizi la Disanimazione!”

  1. Nagasena scrive:

    “Io sono il mio corpo.” Oh, quanto siete materialista, signor Zambelli. È vero che una persona non può esistere senza il proprio corpo, ma dire che *è* il proprio corpo è come dire che il Vangelo è la carta su cui è stampato, o che l’aria sulla quarta corda di Bach è una serie di macchie d’inchiostro su un pentagramma. Un corpo non fa una persona, e una persona non si riduce a mero substrato biologico, un cuore battente, un utero che “potrebbe anche in ipotesi” essere inseminabile. In questo caso, è rimasto il substrato, ma la persona se n’è andata diciassette anni fa.

  2. Massimo Zambelli scrive:

    Se mi danno uno schiaffo colpiscono me o solo la mia guancia?
    Se mi danno una carezza amano me o il centimetro quadrato di pelle della faccia?
    Sganciare la persona dal corpo materiale oltre che sbagliato filosoficamente è anche molto pericoloso praticamente in quanto introduce a go-go non-persone.

    Quanto al cristianesimo, esso è la religone dell’incarnazione e della risurrezione dei corpi: in questo senso è una fede molto materiale, senza essere materialista.

  3. Pier scrive:

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=327060

  4. Nagasena scrive:

    Dunque far coincidere il concetto di persona con quello di corpo è l’unico approccio “filosoficamente corretto”? Interessante punto di vista. Sul fatto che un approccio differente sia “molto pericoloso”: può essere, ma la pericolosità (o l’innocuità, o l’opportunità o l’inopportunità) di un’idea non è un criterio di verità. Il cristianesimo, che avete portato nella discussione, è misterioso per chi scrive: che cosa s’intende per incarnazione? Chi o che cosa ne è soggetto?

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