La determinazione di Beppino Englaro

E’ ammirevole la forza e determinazione di Beppino Englaro. Ha aspettato tutti questi anni per fare le cose per bene, cioè secondo legge. Ma ho un dubbio: se davvero la situazione della figlia è così radicalmente opposta al suo pensiero, carattere, stile di vita, perchè ha aspettatto tanti anni per LIBERARE, come dice lui, la figlia dall’Inferno e dallo “squallore” (come lo defisisce lui) di una non-vita? Aveva paura del carcere? Non mi sembra il tipo. Uno così determinato a fare il “bene” della figlia, non credo tema di finire in carcere. Poteva portarla in Svizzera o in Spagna. Fare uno di quegli viaggi della speranza di cui avrebbero parlato i giornali laicisti per incolpare l’arretratezza dell’Italia (colpa della Chiesa ovviamente) come per il caso di fecondazione artificiale e matrimoni gay. Invece ha continuato imperterrito a lottare con la giustizia. Mi sembrano 6 le sentenze che gli hanno dato contro e una o due a favore, quelle decisive. C’era però un problema in tutto questo tempo: sua figlia era ancora nello Squallore. Mentre lui lottava con gli avvocati lei lottava nell’Inferno. Come ha potuto sopportarlo? Se davvero era una condizione senza più alcuna dignità avrebbe dovuto (non solo potuto) liberarla a qualsiasi costo. Che disumanità era quella di farla perdurare così per tanti anni in una condizione che il “purosangue della libertà” come Eluana avrebbe osteggiato con tutta se stessa. Il dubbio è questo, e un titolo di Repubblica me lo conferma: “Lei ormai è un simbolo sopravviverà anche a me”. Eluana è stata forse strumentalizzata per cambiare le cose in Italia? E’ stata sfruttata per introdurre delle novità valide per altri? Si è giocato sul corpo della ragazza, lasciandola perdurare nello Squallore, una battaglia legale, giuridica per introdurre leggi pro-eutanasia? Forse questo è stato un modo per dare senso alla sua “non-vita”, per riscattarla dall’apparente inutilità: almeno la sua vicenda servirà a qualcosa, a liberare altri come lei, un sacrificio utile.
Penso che la sopportazione di saperla ancora viva durante tutti quegli anni di battaglia legale sia stata resa possibile dal sapere che non era vero che si trovava in un Inferno. Non era cioè vero lo Squallore declamato a parole. Un disabile non può essere considerato un vegetale, altrimenti casca tutto. Se sono potuti passare 17 anni è perchè l’essere considerata persona in difficoltà, da curare e non eliminare, prevaleva su altre idee. Se la sua vita ha nonostante tutto mantenuto una dignità per tutti questi anni, ce l’ha senz’altro ancora. Ce l’ha fino alla sua fine naturale.

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