Legge 40 e Consulta

Figli in scatola

La Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la parte del comma 2 (qui sotto in neretto) dell’art 14 della legge 40 che norma la procreazione assistita. Da una prima analisi, avendo letto solo alcuni commenti e non il testo del dispositivo, sembra che regni la confusione.

2. Le tecniche di produzione degli embrioni, tenuto conto dell’evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall’articolo 7, comma 3, non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre.

E’ chiaro dal testo che la valutazione del medico sugli embrioni da produrre teneva già conto del numero “strettamente necessario” al bisogno e alle migliori condizioni della futura madre. La Corte ha però lasciato la parte che vieta il congelamento e la selezione tra embrioni. La parte della norma eliminata prevedeva di impiantare gli embrioni che venivano prodotti. E questo fino a un massimo di tre, come in Germania!

Il vantaggio del “fino a tre” per la salute delle donne è che la fa sottoporre a dosi ormonali modeste e non a bombardamento di ormoni per avere un’iperovulazione.

Ora, in teoria, si potrebbero fecondare più di tre ovuli e impiantarne solo alcuni. Chi criticava la norma la accusava di incentivare parti trigemellari. Ma dipendeva dal medico fecondarne e impiantarne tre, non era un obbligo della norma. Con l’eliminazione del paletto di un massimo di tre, cosa potrebbe succedere? Che bandendo il numero massimo di tre se ne potrebbero impiantare anche sei. Dov’è il vantaggio di “laicità”, coma blaterano i laicisti atei? Era brutto fare parti trigemellari e invece è bello averne di sexgemellari?

Se dei 6 o 10 prodotti se ne impiantano solo alcuni, che fine fanno gli altri? Non potendo congelarli saranno gettati? E avendone dieci a disposizione, siamo sicuri che non si sceglieranno i migliori? Eugenetica vietata a parole e permessa di fatto. Grande la Consulta! E questo con grande discriminazione per le coppie che facendo figli in modo tradizionale non potranno scegliere il migliore, mentre chi ricorre alla fecondazione artificiale sì. In questo senso si dovrà eliminare anche la parte della legge che prevede queste tecniche solo per chi non può avere figli e permetterla come routine per tutti. Visto Gattaca? Il suo futuro gelido è alle porte. Figli prodotti e imbustati nel cellofan per destini di competizione. Figli e genitori in scatola.

13 Commenti a “Legge 40 e Consulta”

  1. paolo de gregorio scrive:

    Figli prodotti e imbustati nel cellofan per destini di competizione.

    A me piacerebbe, caro Zambelli, organizzarti (eravamo arrivati al “tu” giusto?) un incontro con alcuni tra i tantissimi bambini in giro per il mondo che sono nati con queste metodiche, per dire loro in faccia: “io sono convinto che voi siete stati prodotti e imbustati nel cellofan. Voi e i vostri genitori siete in scatola”. Vorrei che glielo dicesse in viso, con coerenza, e non su questo blog che pochi leggono. Si parla tanto di considerare tutti uguali, tutti parimenti degni perché esseri umani, e poi tu hai un bel coraggio a considerare in qualche modo di serie B (imbuustati nel cellofan, in scatoola) alcuni bambini solo per come sono stati concepiti. È questo quello che insegni? Che la tua religione insegna? Questo l’alto messaggio di amore di cui ti fai portatore? Veramente accattivante, sono commosso dalla tua misericordia, che è d’esempio e mi avvicina non sai quanto al tuo generosissimo e amorevole Dio.

    Per quel che riguarda la sentenza, aspettiamo le motivazioni. Posso dire che mi sembri fuori strada: la parte modificata riguarda solo l’essere necessari per un unico e contemporaneo impianto. La Corte si ispira al principio che una cura medica, perché questa è, non può essere quantificata per legge, perché così discriminerebbe tra i cittadini per i quali quella presscrizione è ottimale da quelli che avrebbero bisogno (per costituzione fisica) di un approccio medico mirato. Per quanto concerne il congelamento e altri passaggi della legge la corte non li ha certo lasciati intatti perché manifestaamente costituzionali o assiomaticamente intoccabili, ma semplicemente perché non ha affrontato la questione perché essa era senza rilievo per il singolo caso su cui è stata chiamata ad esprimersi.

    Passando alla “selezione” che tanto aborri, faccio notare che ci sono casi (ho il dubbio, proprio come quello dei ricorrenti) in cui la selezione serve a scongiurare il rischio che, per difetto genetico, l’embrione concepito muoia con certezza matematica durante la gestazione e non venga mai alla luce. Insomma, che facciamo, meglio un feto morto che uno che viene alla luce, purché non si indaghi?

  2. ross scrive:

    E tu, caro Paolo, saresti disposto dire a un qualsiasi ragazzino bosniaco o ugandese nato dopo uno stupro che la sua vita è frutto di un orrore e che la sua vita è una violenza continua per sua madre che ogni volta che lo guarda ricorda di cosa è frutto?
    Certo che la vita di quei bambini vale quanto la tua o la mia, esattamente come quella di questi bambini. Quando una vità c’è va senz’altro difesa e protetta, qualunque sia la sua origine e la sua qualità, sia che sia frutto di un grande amore, di una scopata improvvisata, di una violenza, di una fecondazione assistita; che il suo destino si compia in 90 anni, in 9 anni o in 9 mesi - cosa che nessuno può conoscere con sicurezza in anticipo. Ma ci sono modalità preferibili ad altre nel far iniziare una vita: l’unione tra due persone che desiderano lasciare alla vita la possibilità di generare grazie al loro atto d’amore è il modo più umano di venire al mondo. Quello che ciascuno di noi spera di essere stato: il frutto dell’amore dei propri genitori concepito tra carezze e sospiri, al caldo di un abbraccio innamorato. Tutto il resto è qualcosa in meno. Se capita, pazienza, ma non possiamo certo dire che sia una cosa buona.

  3. paolo de gregorio scrive:

    Ross, la frase “figli prodotti e imbustati nel cellofan” fa riferimento direttamente ai bambini, non al concepimento. Tu diresti di un bambino concepito in condizioni violente che è (che so) “un figlio prodotto da uno stupro”? Fai un po’ tu…

  4. Simona scrive:

    Ma perchè voi uomini continuate a filosoffegiare sugli embrioni? Lasciate invece la parola alle coppie e alle donne che non possono generare dei figli naturalmente. Lasciate parlare la loro sofferenza che non vuole essere compatita minimizzando la questione. Lasciate che queste persone raccontino la loro esperienza, il loro calvario, la frustrazione, il loro dolore emotivo e psicologico. Perchè solo allora vi rendereste conto che stare qui a filosofeggiare su cellophan, embrioni e bambini non porta da nessuna parte. Se non a far incazzare, appunto, chi non ha potuto avere figli. L’infertilità è una malattia che c’è m anon si vede se non nella testa e nel cuore di chi ce l’ha. E come malattia ha bisogno di cure efficienti, non di paletti “made in legge 40″.

  5. Massimo Zambelli scrive:

    Non sono solo i maschi che hanno a cuore le sorti di esseri umani nella fase emrbionale. E non sono solo maschi gli emrbioni.
    Io sono ancora al detto di Kant per cui nessun uomo è mai un mezzo ma sempre un fine. Se per avere la gratificazione della gravidanza si devono eliminare vite umane nella fase embrionale, trattandole strumentalmente, non si fa una buona cosa. La superficialità con la quale non si tiene minimamente conto di chi non ha voce inaugura una società in cui i forti possono sfruttare i deboli per le loro convenienze. Non lamentiamoci quando accadrà in altri ambiti e quando ci toccerà direttamente.

  6. paolo de gregorio scrive:

    La superficialità con la quale non si tiene minimamente conto di chi non ha voce

    Certo, dall’altra parte invece basta innanzitutto non ascoltare chi la voce ce l’ha: una persona aveva parlato ed ovviamente non sei stato ad ascoltarla, perché hai parlato d’altro di nuovo, tornando a pontificare come se non avesse parlato. D’altronde tutto ciò è coerente col dire a dei bambini e a dei ragazzi che loro sono fatti di cellophan.

  7. paolo de gregorio scrive:

    inaugura una società in cui i forti possono sfruttare i deboli per le loro convenienze

    Questa società già esiste, e la legge 40, imposta ai poveri cittadini da ricchi parlamentari che mandano all’occorrenza le loro figlie nelle migliori cliniche europee, su diktat di chi fa voto di non generare nuova vita umana, ne è un esempio convincente.

  8. Massimo Zambelli scrive:

    > una persona aveva parlato ed ovviamente non sei stato ad ascoltarla, perché hai parlato d’altro di nuovo, tornando a pontificare come se non avesse parlato

    Hai ragione, non ho commentato il tuo post molto “duro”. Non volevo seguire la strada del bisticcio e poi ho avuto molto da fare.
    Vorrei dirti che le foto che accompagnano gli articoli spesso fanno parte del genere “satira”, che immagino tu non voglia censurare e invece accettare anche quando tocca temi a te cari e non condivisi.

    L’immagine che ti dà tanto fastidio critica una società impacchettata, dop o doc che sia. Aprendo la sentenza alla moltiplicazione della produzione e alla selezione tra concepiti apre alla eugenetica. Non saremo in molti ad accorgercene ma lasciatecelo dire: l’eugenetica attiva nella società “ormoni” di crescita non-quietanti: il migliore ha diritto di avanzare mentre per gli altri c’è il cestino o lo sfruttamento. Al di là degli embrioni.

  9. paolo de gregorio scrive:

    Il mio post era duro? Andiamo bene.
    Torniamo allora all’originale:
    Figli prodotti e imbustati nel cellofan per destini di competizione. Figli e genitori in scatola.
    (ndr, si parla di famiglie esistenti e di bambini e ragazzi nati)

    In ogni caso io mi riferivo alla mancata risposta al commento di Simona.

    L’eugenetica? Come fai a lamentrati del problema della discriminazione di bambini che non nascono come dovrebbero nascere quando sei il primo a dire che certe categorie di bambini sono stati imbustati nel cellofan e sono in scatola? Vuoi dire che sono speciali, per caso?

    Il mio non era un bisticcio più di quanto non è un bisticcio il tuo ogni volta che pontifichi su famiglie, mamme, figli, ragazzi, persone in carne ed ossa, mettendo ogni volta in bocca e nel cuore loro le più aberranti intenzioni che ti passano per la testa. Come minimo, sei sempre pronto a dipingerle come persone egoiste, o ciniche. Come sopra, poi quando una Simona passa e invita a pensare anche a questi individui come persone, a comprenderne le intenzioni, riparti col disco. Più bisticcio di così…

  10. Massimo Zambelli scrive:

    A Simona ho risposto, più di quanto non l’abbia fatto tu a ross.

    Nel mio post satirico equiparo la produzione di esseri umani in laboratorio alla creazione di beni industriali, non posso? Non è colpa mia se non riesci a vedere il problema.

  11. paolo de gregorio scrive:

    Figli prodotti e imbustati nel cellofan per destini di competizione. Figli e genitori in scatola.

    Non è nemmeno colpa mia se non riesci a vedere il problema di quesrta tua frase, lasciamelo dire, meschina verso i bambini che sono nati con la fecondazione assistita.

    Certamente puoi equiparare la produzione di esseri umani in laboratorio alla creazione di beni industriali, ad una condizione: dimenticarti che stai parlando di esseri umani, dimenticandoti anche il rispetto che devi loro come esseri umani. C’è una diifferenza con i beni industriali: sono persone quelle di cui parli.

    Ma fammi capire: queste persone, nate in questo modo, sono in qualche modo diverse? Sono in qualche modo inferiori? Vorrei proprio capirlo. Perché mi viene il sospetto che solo disprezzandole ti puoi sentire in pace paragonandole a degli oggetti (i beni industriali).

  12. Massimo Zambelli scrive:

    Come vedi le accuse reiterate di meschinità sono emotivamente da purgare. Sono in vacanza e molto rilassato perciò ci sorvolo. Se non cogli il genere “satirico” della foto e del discorrere è inutile che stia a spiegare le barzellette. Se poi ti fa comodo ritrarmi come il bieco dispregiatore di bambini, pontificatore, scomunicatore, suppositore a vanvera, fai pure, accomodati, chi legge giudicherà. C’è gente come Ross che capisce.

    Se proprio vuoi fare la pulce alle parole, sii completo e riporta tutta la mia frase: “Visto Gattaca? Il suo futuro gelido è alle porte. Figli prodotti e imbustati nel cellofan per destini di competizione. Figli e genitori in scatola.” Non cogli che c’è un riferimento al film Gattaca? Il film è proprio il contrario di quello che insinui tu (”Sono in qualche modo inferiori? “): i figli “prodotti e inscatolati” non sono inferiori rispetto ai “figli di Dio” (come nel film vengono chiamati i bambini concepiti in modo naturale) ma sono a loro superiori. Sono selezionati proprio per essere superiori: sani, forti, prestanti, intelligenti, belli. Mi concedi di contestare questa mitologia del bambino perfetto e della vita perfetta? O devo accodarmi supinamente nella fila dei devoti adoratori del mondo puro?

  13. paolo de gregorio scrive:

    Io anche quando critico duramente mi guardo bene dal denigrare le persone: non è un caso se ho detto che la frase a mio giudizio è meschina, e non che tu sei meschino. Concordi che siamo o no nel merito, resta la differenza tra le due cose. Posso tranquillamente affermare di aver detto anche io tante frasi meschine nella mia vita, ma non mi ritengo una persona meschina.

    La satira non mi crea problemi, ma dalla satira io preferisco che si lascino fuori i bambini, che non c’entrano niente con le scelte che sono state fatte per loro (anche qualora si giudicasse sbagliata l’azione dei genitori). Ed è proprio questo che Ross non ha colto, e a quanto pare nemmeno tu: non c’è nessun male a condannare l’azione dello stupro anche qualora portasse alla generazione di una vita, ma questo non ci autorizza ad affibbiare una pecetta, men che meno satiricamente, a quei bambini (tipo: “figli della violenza”). Per fortuna siamo d’accordo che quei ragazzi non vadano identificati come “figli della violenza”, e fare attenzione a queste categorie è un segno di rispetto e non certo un atto di condono alla violenza. Allo stesso modo - tutta qua era la mia critica - inviterei a fare attenzione sul fatto che non c’è bisogno di fare satira sui figli per condannare i padri. Spero che così ci siamo capiti e che in futuro qui se ne terrà conto.

    Sui figli sani, forti, prestanti, intelligenti e belli se ne parlerà quando questa sarà una realtà. Per adesso si sta parlando di scongiurare patologie non di rado mortali, o di generare dei fiigli perfettamente casuali (quando la patologia è solo l’infertilità). Può essere utile esercizio retorico sostenere che sia la stessa cosa, ma la realtà dei fatti è che non lo è. Tanto che i giudici hanno invocato non certo il diritto alla selezione dei belli e forti, ma il diritto alla salute.

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