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	<title>Commenti a: Genitori e figli e le incoerenze degli atei europei</title>
	<link>http://www.orarel.com/blog/2009/11/20/genitori-e-figli-e-le-incoerenze-degli-atei-europei/</link>
	<description>religione ora, religione oggi</description>
	<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 14:32:08 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>Di: paolo de gregorio</title>
		<link>http://www.orarel.com/blog/2009/11/20/genitori-e-figli-e-le-incoerenze-degli-atei-europei/#comment-34907</link>
		<author>paolo de gregorio</author>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 13:08:36 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.orarel.com/blog/2009/11/20/genitori-e-figli-e-le-incoerenze-degli-atei-europei/#comment-34907</guid>
					<description>Spero di non suonare altezzoso, ma trovo queste analogie essere basate su considerazioni estremamente superficiali: siccome da una parte c'è un bambino (a scuola), e dall'altra c'è un bambino (come viene denominato), allora posso fare un parallelo. Fosse veramente così facile fare analogie tutti cadremmo sempre in contraddizione con noi stessi.

L'analogia qui nasce peraltro da un notevole travisamento dei termini della proposta. Premetto che non devo necessariamente sposare i termini della campagna per scorgerne correttamente il percorso logico, per cui non capisco come sia possibile che esso sia qui così platealmmente frainteso. A Dawkins stesso è  stato chiesto esplicitamente: ma se uno è figlio di un cattolico non è forse vero che al 90% e più che finirà anch'egli per essere cattolico?  E allora cosa c'è di strano nel chiamarlo cattolico da subito? Dawkins ha risposto chiaramennte che lui non mette in alcuna discussione questo fatto, che il genitore è verosimile che educherà il figlio secondo certi principi e che il ragazzo molto probabilmente finirà per farli propri, come del resto il figlio di un idraulico ha più probabibilità di fare l'idraulico del figlio di un insegnante: Dawkins non è intenzionato a contrastare il diritto del genitore ad educare il proprio figlio, ma questo non giustifica il fatto di assegnare quella denominazione d'ufficio, &lt;i&gt;da parte nostra&lt;/i&gt; (non del genitore). Il discorso riguarda l'etichetta appioppata dalla comunità: stante tutto quanto sopra, questo non dà diritto a tutti noi ad etichettare i bambini (magari di prima elementare) dicendo "questo è  un bambino cattolico, questo è un bambino protestante, questo è un bambino musulmano, questo è un bambino ateo".
Ecco, uno può non essere d'accordo, ma sostenere che questa proposta contraddica la libertà del genitore ad educare il proprio figlio nel modo che ritiene appropriato - quando viene sostenuto l'esatto contrario - è una vera mistificazione. Facciamo l'esempio del figlio della coppia che ha fatto ricorso: si può sostenere che il genitore abbia diritto a crescerlo secondo le proprie convinzioni (sei almeno d'accordo su questo?), ma al tempo stesso essere contrari che per tale motivo d'ora in poi tutti potranno dire che quel bambino è un bambino &lt;i&gt;ateo&lt;/i&gt; (e su questo invece sei d'accordo?). Non vedo nessuna contraddizione: si può condividere o meno il ragionamento, ma definirlo incoerente non ha basi su cui poggiare.

Rispondi:
Tu pensi che un genitore abbia diritto, se lo vuole, ad educare un figlio senza insegnargli che Dio esiste?
Sì
No

Tu pensi che se la risposta è Sì, allora noi facciamo bene da lì in avanti a dire che quello è un bambino ateo?
Sì
No</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Spero di non suonare altezzoso, ma trovo queste analogie essere basate su considerazioni estremamente superficiali: siccome da una parte c&#8217;è un bambino (a scuola), e dall&#8217;altra c&#8217;è un bambino (come viene denominato), allora posso fare un parallelo. Fosse veramente così facile fare analogie tutti cadremmo sempre in contraddizione con noi stessi.</p>
<p>L&#8217;analogia qui nasce peraltro da un notevole travisamento dei termini della proposta. Premetto che non devo necessariamente sposare i termini della campagna per scorgerne correttamente il percorso logico, per cui non capisco come sia possibile che esso sia qui così platealmmente frainteso. A Dawkins stesso è  stato chiesto esplicitamente: ma se uno è figlio di un cattolico non è forse vero che al 90% e più che finirà anch&#8217;egli per essere cattolico?  E allora cosa c&#8217;è di strano nel chiamarlo cattolico da subito? Dawkins ha risposto chiaramennte che lui non mette in alcuna discussione questo fatto, che il genitore è verosimile che educherà il figlio secondo certi principi e che il ragazzo molto probabilmente finirà per farli propri, come del resto il figlio di un idraulico ha più probabibilità di fare l&#8217;idraulico del figlio di un insegnante: Dawkins non è intenzionato a contrastare il diritto del genitore ad educare il proprio figlio, ma questo non giustifica il fatto di assegnare quella denominazione d&#8217;ufficio, <i>da parte nostra</i> (non del genitore). Il discorso riguarda l&#8217;etichetta appioppata dalla comunità: stante tutto quanto sopra, questo non dà diritto a tutti noi ad etichettare i bambini (magari di prima elementare) dicendo &#8220;questo è  un bambino cattolico, questo è un bambino protestante, questo è un bambino musulmano, questo è un bambino ateo&#8221;.<br />
Ecco, uno può non essere d&#8217;accordo, ma sostenere che questa proposta contraddica la libertà del genitore ad educare il proprio figlio nel modo che ritiene appropriato - quando viene sostenuto l&#8217;esatto contrario - è una vera mistificazione. Facciamo l&#8217;esempio del figlio della coppia che ha fatto ricorso: si può sostenere che il genitore abbia diritto a crescerlo secondo le proprie convinzioni (sei almeno d&#8217;accordo su questo?), ma al tempo stesso essere contrari che per tale motivo d&#8217;ora in poi tutti potranno dire che quel bambino è un bambino <i>ateo</i> (e su questo invece sei d&#8217;accordo?). Non vedo nessuna contraddizione: si può condividere o meno il ragionamento, ma definirlo incoerente non ha basi su cui poggiare.</p>
<p>Rispondi:<br />
Tu pensi che un genitore abbia diritto, se lo vuole, ad educare un figlio senza insegnargli che Dio esiste?<br />
Sì<br />
No</p>
<p>Tu pensi che se la risposta è Sì, allora noi facciamo bene da lì in avanti a dire che quello è un bambino ateo?<br />
Sì<br />
No</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Di: filippo</title>
		<link>http://www.orarel.com/blog/2009/11/20/genitori-e-figli-e-le-incoerenze-degli-atei-europei/#comment-39092</link>
		<author>filippo</author>
		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 21:19:40 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.orarel.com/blog/2009/11/20/genitori-e-figli-e-le-incoerenze-degli-atei-europei/#comment-39092</guid>
					<description>Ma il problema di fondo non è etichettare il bambino
bensì farlo crescere con convinzioni religiose
(ad esempio che l'omosessualità è peccato)
che lo fanno sentire ingabbiato in regole che non hanno nessun motivo sociale di esistere
anzi,
che tanti altri non rispettano e proprio per questo sono felici
è quindi importante far crescere un bambino senza imporgli falsità
poi una volta che avrà un suo metro di giudizio si farà lui le opinioni che crede
tornando all'esempio iniziale
se i miei genitori fossero stati capaci di spiegare che l'omosessualità è una forma di amore e non un peccato
ora non li odierei e non li disprezzerei per avermi fatto gettare tutta la mia adolescenza nel dolore e nella mancata accettazione della mia omosessualità
e saremmo certamente una famiglia unita e felice
io rispettando la religione di mia madre
e mia madre avendo la tranquillità di avermi compreso fin da subito e di non avermi nascosto i miei sentimenti.
Ovviamente dalla mia maturità capisco che la colpa dei genitori è limitata e che molta più colpa hanno società, religione cattolica, preti, insegnanti di religione
e ora faccio di tutto per fare in modo che le falsità e l'odio che questi vanno predicando non si diffonda e non faccia presa
portando come controesempio l'amore che io provo per il mio ragazzo e la forte volontà di formare una famiglia, regno dell'amore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma il problema di fondo non è etichettare il bambino<br />
bensì farlo crescere con convinzioni religiose<br />
(ad esempio che l&#8217;omosessualità è peccato)<br />
che lo fanno sentire ingabbiato in regole che non hanno nessun motivo sociale di esistere<br />
anzi,<br />
che tanti altri non rispettano e proprio per questo sono felici<br />
è quindi importante far crescere un bambino senza imporgli falsità<br />
poi una volta che avrà un suo metro di giudizio si farà lui le opinioni che crede<br />
tornando all&#8217;esempio iniziale<br />
se i miei genitori fossero stati capaci di spiegare che l&#8217;omosessualità è una forma di amore e non un peccato<br />
ora non li odierei e non li disprezzerei per avermi fatto gettare tutta la mia adolescenza nel dolore e nella mancata accettazione della mia omosessualità<br />
e saremmo certamente una famiglia unita e felice<br />
io rispettando la religione di mia madre<br />
e mia madre avendo la tranquillità di avermi compreso fin da subito e di non avermi nascosto i miei sentimenti.<br />
Ovviamente dalla mia maturità capisco che la colpa dei genitori è limitata e che molta più colpa hanno società, religione cattolica, preti, insegnanti di religione<br />
e ora faccio di tutto per fare in modo che le falsità e l&#8217;odio che questi vanno predicando non si diffonda e non faccia presa<br />
portando come controesempio l&#8217;amore che io provo per il mio ragazzo e la forte volontà di formare una famiglia, regno dell&#8217;amore.</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Di: paolo de gregorio</title>
		<link>http://www.orarel.com/blog/2009/11/20/genitori-e-figli-e-le-incoerenze-degli-atei-europei/#comment-39634</link>
		<author>paolo de gregorio</author>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 00:57:09 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.orarel.com/blog/2009/11/20/genitori-e-figli-e-le-incoerenze-degli-atei-europei/#comment-39634</guid>
					<description>@ Filippo

Il problema concreto c'è in svariate circostanze: quante volte un genitore X trasmette al figlio un valore Y che non gli porterà alcun bene? Purtroppo (ma tante volte per fortuna), secondo me, tranne in casi estremi ed oggettivi (in cui è prevista la sottrazione del minore al genitore), non è possibile entrare nel merito dell'educazione dei figli e dei valori trasmessi: se cominciassimo così non finiremmo più e si corrererebbe il rischio di generare una società totalitaria, correndo comunque il rischio di sbagliare (non più come genitori ma come collettività). Pertanto non trovo alcuna alternativa, razionale oltre che per un'organizzazione sociale naturale, che quella di lasciare che i genitori siano liberi di educare i figli (certamente non di maltrattarli) come meglio credono. Il problema, casomai, è quello che pensano i genitori: quello che per esempio persone bacate, frustrate, infelici e meschine hanno inculcato a suo tempo nei tuoi genitori. Probabilmente le prime persone da "curare" sarebbero proprio quelle lì.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Filippo</p>
<p>Il problema concreto c&#8217;è in svariate circostanze: quante volte un genitore X trasmette al figlio un valore Y che non gli porterà alcun bene? Purtroppo (ma tante volte per fortuna), secondo me, tranne in casi estremi ed oggettivi (in cui è prevista la sottrazione del minore al genitore), non è possibile entrare nel merito dell&#8217;educazione dei figli e dei valori trasmessi: se cominciassimo così non finiremmo più e si corrererebbe il rischio di generare una società totalitaria, correndo comunque il rischio di sbagliare (non più come genitori ma come collettività). Pertanto non trovo alcuna alternativa, razionale oltre che per un&#8217;organizzazione sociale naturale, che quella di lasciare che i genitori siano liberi di educare i figli (certamente non di maltrattarli) come meglio credono. Il problema, casomai, è quello che pensano i genitori: quello che per esempio persone bacate, frustrate, infelici e meschine hanno inculcato a suo tempo nei tuoi genitori. Probabilmente le prime persone da &#8220;curare&#8221; sarebbero proprio quelle lì.</p>
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