Parlamento europeo e crocifisso

parlamento_eu.jpg
Oggi al Parlamento europeo dovevano essere votate delle risoluzioni contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha stabilito l’eliminazione dei crocifissi dalle scuole italiane (e per estensione da quelle europee).
La votazione è stata rimandata come si legge nel sito del parlamento:

In questo link sono riportate le risoluzioni (cliccare il banner in alto a sinistra) e i testi scritti degli interventi: Leggi testo

Qui si possono vedere e ascoltare gli interventi dei parlamentari con traduzione simultanea: vedi video Ho trovato molto opportuno quello di Magdi Cristiano Allam:

Signora Presidente, onorevoli colleghi, se dovessimo guardare al fatto che siamo in quattro gatti in questo momento a parlare della questione del crocifisso, considerare che per parlare del crocifisso dobbiamo invocare la questione della sussidiarietà, non possiamo non trarre la conclusione che ci troviamo in un’Europa che si vergogna della verità storica delle proprie radici giudaico-cristiane, della verità storica del cristianesimo che, come disse Goethe, è la lingua comune dell’Europa.

All’interno del Parlamento europeo ci sono 23 lingue ufficiali che attestano come non ci sia nulla che tiene unita l’Europa se non il cristianesimo. Vorrei domandare al Commissario Barrot perché, dopo che in Svizzera un referendum popolare ha decretato il no ai minareti, la Commissione europea, l’Unione europea, le Nazioni Unite, la Lega araba, l’Organizzazione della Conferenza islamica, si sono tutte mobilitate per condannare l’esito di quel referendum – pur essendo la Svizzera un paese che non fa parte dell’Unione europea – e oggi assumete un atteggiamento di neutralità rispetto a una questione che riguarda le nostre radici, la nostra identità, la nostra anima?

2 Commenti a “Parlamento europeo e crocifisso”

  1. tycooko scrive:

    “Vorrei domandare al Commissario Barrot perché, dopo che in Svizzera un referendum popolare ha decretato il no ai minareti, la Commissione europea, l’Unione europea, le Nazioni Unite, la Lega araba, l’Organizzazione della Conferenza islamica, si sono tutte mobilitate per condannare l’esito di quel referendum – pur essendo la Svizzera un paese che non fa parte dell’Unione europea – e oggi assumete un atteggiamento di neutralità rispetto a una questione che riguarda le nostre radici, la nostra identità, la nostra anima?”
    Perché in Svizzera vogliono impedire ai musulmani di recarsi nei propri legittimi (per un paese laico) luoghi di culto. In Italia vogliono impedirci di imporre una religione a 58 milioni di liberi cittadini (tra cui anche molti musulmani, buddisti e atei), non impedire ai cattolici di costruire chiese o recarsi lì quando desiderano.

  2. paolo de gregorio scrive:

    @ Tycooko

    La tua precisazione è quantomai ovvia. La cosa preoccupante veramente è che non si coglie la distinzione nemmeno tra costruirsi una casa per il proprio culto ed entrare con la forza della legge nelle case di tutti con il proprio culto. È tanto preoccupante quanto solo l’ultimo di una serie di fraintendimenti tra doveri e obblighi, tra diritti e imposizioni. Il diritto ad essere curati/sfamati è congruente ad un obbligo ad essere curati/sfamati, il diritto di dirsi cristiani diventa un obbligo di dirsi cristiani, il diritto di seguire una dottrina morale diventa l’obbligo di seguire quella dottrina morale. La cosa più sconvolgente, discutendo in giro, è proprio constatare come spesso lo stesso concetto di diritto sia ad alcuni assolutamente incomprensibile: “io non voglio la tua minestra, ma tu sei ovviamente liberissimo di mangiarla”. Questo concetto appena espresso appare ad essi totalmente astruso, e come minimo ti verrà detto o che sei un laicista, o che sei incoerente perché in altre parti del mondo è vietato mangiare minestra, o che segui il dio dell’autodetrminazione, o (in ultimo) che non si capisce perché se pretendi di non mangiare la minestra poi protesti se vietano in Svizzera di mangiare il riso.

Scrivi un commento