Benedetto XVI e la violenza di Rosarno e delle persecuzioni cristiane

Dopo l’Angelus di domenica il Papa Benedetto XVI ha commentato i due fatti di violenza di Rosarno e delle persecuzioni cristiane in vari paesi del mondo:

Due fatti hanno attirato, in modo particolare, la mia attenzione in questi ultimi giorni: il caso della condizione dei migranti, che cercano una vita migliore in Paesi che hanno bisogno, per diversi motivi, della loro presenza, e le situazioni conflittuali, in varie parti del mondo, in cui i cristiani sono oggetto di attacchi, anche violenti.

Bisogna ripartire dal cuore del problema! Bisogna ripartire dal significato della persona! Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell’ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita. La violenza non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito, a guardare il volto dell’altro e a scoprire che egli ha un’anima, una storia e una vita e che Dio lo ama come ama me.

Vorrei fare simili considerazioni per ciò che riguarda l’uomo nella sua diversità religiosa. La violenza verso i cristiani in alcuni Paesi ha suscitato lo sdegno di molti, anche perché si è manifestata nei giorni più sacri della tradizione cristiana. Occorre che le Istituzioni sia politiche, sia religiose non vengano meno – lo ribadisco – alle proprie responsabilità. Non può esserci violenza nel nome di Dio, né si può pensare di onorarlo offendendo la dignità e la libertà dei propri simili.

Occorre sempre ripartire dal concetto di persona. Questo concetto si è sviluppato in occidente in seguito alle riflessioni dei Padri cristiani sul dogma della Trinità. Dio è uno per natura ma non solitario, cioè uno aritmeticamente, in Dio c’è relazione, è tre persone. Il concetto di persona sembra derivare etimologicamente da prosopon, cioè maschera, che serviva agli attori, oltre che a far vivere un personaggio anche per fare da cassa di risonanza alla propria voce (per-sonare, suonare attraverso). Persona perciò indica l’individualità unica e particolare del personaggio e la sua relazione “storico-teatrale” con gli altri.

La nostra individualità va spesa in una storia di relazione, non è solitaria-solipsistica l’idea di persona cristiana. La relazione è innanzitutto strutturale, biologica, fisica. Il Papa parla di saper valorizzare con lo sguardo l’anima, la storia e la vita dell’altro. L’anima, perchè c’è in ogni essere umano un quid, un che, che eccede la misurazione empirica; la storia, perchè non siamo solitari ma strutturalmente in relazionalità temporale e dinamica; la vita, perchè il nostro essere persona è tale ad iniziare dalla fenomenicità del corpo che ha le sue richieste di cibo, calore, lavoro.

Per rilevare l’anima occorre un sensorio ormai dimenticato. Dan Brown nel suo ultimo libro la misura l’anima, la pesa (ricordando l’interessantissimo e complesso “21 grammi”). A me interessa riconoscerla, intuirla, con l’intelletto di cui tutti siamo dotati. La storia dell’altro si avvicina con l’empatia, e anche questo è un sensorio piuttosto deficitario. Per la vita basta guardare alle condizioni di base e verificare se sono soddisfatte, forse questo è il compito prioritario della politica.

L’itinerario educativo proposto dal Papa fa da bussola per le tante situazioni contrastanti del mondo.

1 Commento a “Benedetto XVI e la violenza di Rosarno e delle persecuzioni cristiane”

  1. angie scrive:

    Davvero bell’intervento prof! Mi permetta però di commentare alcune questioni.
    La persona oltre che avere un’anima, ha anche un’identità. Concetto complicato dal punto di vista filosofico. Se a me chiedessero cos’è l’identità, risponderei con un esempio. Platone storcerebbe il naso, e Socrate mi farebbe “partorire” da me la Definizione. Credo che l’identità che ognuno di noi crede di avere prevale (purtroppo) sull’anima. Ecco perché esiste il razzismo, ecco perché i lavoratori stranieri e più disagiati vengono sfruttati disumanamente. Ormai l’anima non la considera più nessuno, forse perché si sa che le anime sono tutte uguali, una costante in mezzo alle tante variabili che caratterizzano i diversi individui. E questa verità “scomoda” viene come sempre insabbiata.
    Comunque, anche a me hanno fatto venire i brividi quei famosi “21 grammi” di anima. Forse la fervida fantasia di Brown mi ha suggestionata un po’ troppo, io che cerco di stare sempre con i piedi ancorati al suolo; o forse esiste davvero, chissà. Ma mi permetta di commentare alcune sue affermazioni:
    -”A me interessa riconoscerla, intuirla, con l’intelletto di cui tutti siamo dotati. ”
    Si, anche a me interessa. Credo che a molti interessi. Ma il punto discutibile di questa frase è: con quale intelletto? L’intelletto dell’esperienza, l’intelletto formato sui libri, l’intelletto fazioso, quale?
    -”La storia dell’altro si avvicina con l’empatia, e anche questo è un sensorio piuttosto deficitario.”
    Ha completamente ragione. Ed è per questo, ribadisco, che esiste il razzismo, proprio a causa di questo deficit. Oggigiorno non si prova più empatia a causa di troppi interessi ed egoismo.
    -”Per la vita basta guardare alle condizioni di base e verificare se sono soddisfatte, forse questo è il compito prioritario della politica.”
    Bene, ha ragione. Ma chi “educa” i politici a non fare i propri interessi, a non pensare solo al fruscìo e al tintinnìo dei soldi, per il bene comune? La politica, soprattutto qui in Italia, è un circolo vizioso fatto di corruzione, demagogia e falsità. I politici con i loro stipendi hanno tutte le condizioni di base soddisfatte al 100000%. Molti di questi si dichiarano portatori di valori cattolici; ma in realtà il popolo che li vota non capisce che è tutta una strumentalizzazione.
    -”L’itinerario educativo proposto dal Papa fa da bussola per le tante situazioni contrastanti del mondo.”
    Beh, se tutti seguissero ciò che dice il Papa non ci sarebbero più le guerre, la corruzione, la pena di morte, la fame, la povertà e compagnia. L’umanità intera ha il paraocchi. Quindi sia le istituzioni religiose che laiche dovrebbero promuovere una “renovatio” . Diceva bene Platone: “Se i filosofi non governano le città o se quelli che ora chiamiamo re o governanti non coltiveranno davvero e seriamente la filosofia, se il potere politico e la filosofia non coincideranno nelle stesse persone e se la moltitudine di quelli che ora si applicano esclusivamente all’una o all’altra non sarà con il massimo rigore impedita dal farlo, è impossibile che cessino i mali delle città e anche quelli del genere umano” (Repubblica, V,473d)

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