Devolvere l’io a un loro felice

Trovo su un profilo di fb questo video. Da analizzare perché è un condensato della mitologia corrente sulla felicità giovanile. I loghi che si vedono: akuel, bacardi, nokia: la comunicazione, l’alleggerimento inibitorio, l’orgasmo protetto. Vorrei avere la loro età ed esserci anch’io? È per invidia che mi soffermato criticamente? Più che altro è l’odore di truffa che si respira, l’ennesimo bluff sulla via facile al divertimento felice.

Intanto c’è la fine [o la messa tra parentesi (reversibile?)] dell’occidente e della sua smania individualista. Qui c’è tutto fuorché l’esaltazione dell’io. Se vuoi divertirti devi perderti nel gregge: coralità, affiatamento gregario, salti all’unisono, kilometrico tiro alla fune. Interessante la gara dei tipi dentro le bolle di plastica. Perché in questa aggregazionalità emotiva l’io, con la sua vita e le sue pene, non deve apparire, deve starsene isolato, chiuso in sé: autismo coattivo. Non sei accettato per il tuo io, ma se rinunci al tuo io, solo cioè se entri nella *parte* del giovane sorridente, disinibito, fisicamente scolpito.

È una parentesi si dirà. Ma se invece fosse il cliché che tensiona il nostro tempo quotidiano? Quante vittime mieterà? Solitudine nella folla: loro non incontrano me, io non sono accolto se non e fino a quando svolgo il mio compito. Depressione per incapacità: chi non è all’altezza deve annegare la tristezza nel fumo, nell’alcol, in additivi incoraggianti, oppure La canzone “Paradise” la dice lunga sulla promessa implicita (ma non tanto) che guida il montaggio delle immagini. Il Paradiso può essere tuo, ti riapro le porte (vorrei suggerire a questo proposito la bella e moderna parabola sulla ricerca terrena del Paradiso del film The Beatch di Danny Boyle). Non devi aspettare e riceverlo, lo puoi conquistare già oggi.

La bianca schiuma che carezza i ballanti tra le luci colorate, è la grazia dell’innocenza ritrovata; il cuoricino sul bastoncino (leccalecca?) è il fiore della tenerezza che ritorna tra Adamo ed Eva prima che la comune colpa gli facesse scoprire la vergogna di essere nudi: il corpo non è più voce ma preda. E terribile è quella simulazione, in piena regola, con costumi adeguati e mimica perfetta, della guerra, dell’omicidio. Il dramma diventa drammatizzazione ludica. Siamo già pronti alla conquista. La gregarietà vacanziera fa da supporto per quella militare: non devi pensare, devi agire in simbiosi. Accidenti a noi se questa ammucchiaggine mentale e fisica la proponiamo anche noi di chiesa, nei nostri raduni folk. Occhio a non cambiare nome, per lasciare invariata la sostanza della tentazione di sempre di creare un miniparadiso terrestre. Benedetto il miracolo dell’io.

1 Commento a “Devolvere l’io a un loro felice”

  1. madmath scrive:

    Hai presente il sito scuolazoo.com? E’ il naturale complemento della scuola italiana sia confessionale che laica. E sia ben chiaro: anche confessionale, dal ciellinismo bieco al paternalismo dell’azione cattolica ragazzi. Quindi cerchiamo di indagare le cause a monte prima di scendere diseredati a valle. La vergogna di essere nudi senza ragione fa più danni di un tanga versione grande fratello.

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