Argomenti nichilisti al Gay pride 2012 di Bologna

Gay pride 2012 a Bologna

Ho visto alcune foto fatte nei giorni scorsi durante la manifestazione del Gay pride a Bologna. Mi hanno colpito le scritte di alcuni cartelli: “L’amore tra uguali non è così diverso”, “Né Stato, né Dio, sul corpo mio!”, “Sesso, razza, credo: bello perché vario!”.

Faccio una duplice premessa. La prima è che questo tema lo considero importante da lungo tempo, come testimoniato dai diversi post presenti nel blog (e relative discussioni): http://www.orarel.com/blog/?s=omosessualit%C3%A0 . La seconda è che non mi considero migliore dei gay in quanto, ad oggi, eterosessuale. Non è quindi per me una faccenda di gara morale ma un modo per capire se questa vita abbia o no un senso oggettivo e non solo creato da noi. Il mio timore, credo ben fondato, è che quando non si è più in grado di comprendere la finalità della sessualità, e della famiglia ad essa collegata, si diventa incapaci di cogliere una finalità oggettiva per l’agire in generale. Strada aperta al triplice nichilismo: noetico, etico ed estetico.

Anche se può apparire un ragionamento tirato cercherò di mettere in relazione i tre ambiti del nichilismo con le tre frasi dei cartelli del Gay pride.

1. Nichilismo noetico: “L’amore tra uguali non è così diverso”.
Noetico da nous = pensiero, intelletto. La domanda è: il nostro intelletto è in grado di cogliere con certezza e verità le cose del mondo e di ciò che vi accade? Oppure la mente può solo proiettare idee e valori sulle cose? Tutto cambia se riconosciamo che il mondo ha una sua verità e un suo ordine che il nostro pensiero è in grado di intuire e conoscere, oppure se crediamo che l’intero ambito della cultura e l’idea stessa di natura sono interamente costruzioni mentali. Viviamo oggi nella realizzazione della prospettiva di Nietzsche: “Poveri fatti, non ci sono fatti ma solo interpretazioni”. Oppure, per dirla con Vattimo: “Che ogni esperienza di verità sia esperienza di interpretazione è quasi una banalità nella cultura di oggi”. La frase del Gay pride esprime un’uguaglianza tra cose diverse, perché la differenza non starebbe nelle cose ma nel pensiero che le esprime. Se il pensiero chiama uguali ed equivalenti esperienze diverse ecco che tale idea diventa realtà. La sinistra che appoggia questo teorema ritorna, dopo un lungo girovagare, al grembo hegeliano: “ciò che è reale è razionale” e viceversa.

Nel sito Bolognapride (http://www.bolognapride.it/lapiattaforma/) c’è la Piattaforma che contiene il “Documento politico rivendicativo”, il quale si apre con la citazione dell’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che recita: “È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”. Questo elenco che esplicita il diritto di non discriminazione è potenzialmente infinito. Sarebbe bastato affermare che “un essere umano” non deve essere discriminato e trattato male e in quell’affermazione si sarebbe trovato l’essenziale. La specificazione delle categorie dipende dalle varie epoche. Quando nel testo europeo si dice sia “sesso” che “orientamento sessuale”, cosa si intende? Se per sesso si sottintende maschio e femmina allora l’orientamento sessuale andrebbe subordinato a questo “dato di fatto”. Se invece l’orientamento sessuale è una categoria di identico valore del sesso, allora sarà la voce “sesso” ad essere subordinata e reinterpretata nell’ottica del “genere”, per il quale ci sarebbero almeno 5 modalità sessuali (uomo, donna, gay, lesbica, trans). A me sembra che nel testo europeo sia presente una bella confusione e una grossa contraddizione: si continua cioè ad intendere per sesso la differenza maschio e femmina (altrimenti, se fosse uguale all’orientamento sessuale non si capirebbe la ripetizione) e per orientamento sessuale tutte le forme con cui si può vivere la sessualità. Il problema è che svincolando l’orientamento dal dato di fatto della struttura sessuata dell’essere umano si apre la porta ad OGNI tipo di orientamento. Se così non fosse si tornerebbero a discriminare alcuni orientamenti rispetto ad altri. Penso ad esempio alla pedofilia e all’incesto: nei casi in cui non ci fosse violenza dovrebbero essere perfettamente socializzabili, in quanto forme di orientamento dello stesso valore di altre. Il relativismo noetico per il quale tutto è interpretazione, non si sono cioè fatti o dati di fatto, non può essere usato a simpatia. Ogni orientamento dovrebbe avere pari dignità.

2. Nichilismo etico: “Né Stato, né Dio, sul corpo mio!”
Se si reputa la mente non in grado di cogliere verità, finalità e oggettività, è un attimo che questa convinzione arrivi alle conseguenze etiche. Il bene è figlio del vero. Dove non esiste verità o capacità di cogliere il vero, va a gambe all’aria anche la capacità di cogliere un bene oggettivo, valido per tutti. Questa restrizione dell’universalità del bene la si può cogliere nei titoli delle dichiarazioni dei diritti. La rivoluzione francese aveva elaborato la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”; nel 1948 l’Onu emana la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”; ora, nel 2001, siamo alla “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”. Mentre nei titoli dei primi due testi si sottolinea che è l’uomo il portatore di diritti iscritti nella sua essenza e che come tali sono universali, validi per tutti gli esseri umani, ora sembra che ci si concentri alla sola Europa con una perdita di universalità. Ma allora nei conflitti mondiali in cui tali diritti sono conculcati l’Europa può mettere becco o deve autocensurarsi perché promotrice di valori localizzati? E perché allora si chiamano fondamentali e non bruxelliani? La perdita di oggettività cognitiva si traduce in un affievolimento dell’oggettività/universalità etica, morale. Ognuno è un’isola tra isole e su ciascuna ognuno regna solitariamente. Il “nuovo civismo” di cui parla suggestivamente Bersani, in un recente intervento sul matrimonio gay, non si costruisce amplificando l’isolamento dell’io/monarca, derivato dal tramonto di una visione realista della vita. Le conseguenze sono importanti: poiché tutto è interpretazione, quella di Hitler era un’interpretazione della vita e della morale tra le altre, equivalente alle altre, non essendovi una migliore e più vera della altre.

La frase del Gay pride esprime proprio questa totale individualizzazione della persona. L’io proprietario di sé è il sovrano costruttore di azioni, valori, stili, orientamenti… Niente e nessuno si può frapporre. Stati e Chiese se ne stiano a casa loro. Appare subito un’evidente contraddizione. Se lo Stato deve rimanere fuori dalle proprie opzioni sessuali perché si pone allo Stato una “rivendicazione politica”? Perché si vogliono leggi statali che riconoscano e legittimino queste particolari modalità di vivere la sessualità? Stato fuori o Stato dentro? Stato vattene o Stato portaci, difendici, tutelaci, dacci? In nome dell’assolutizzazione dell’IO si allontana Stato e Società da sé e poi si pretende che Stato e Società obbediscano alle proprie richieste elargendo diritti e punendo gli omofobi, i lesbofobi e i transofobi. Si reclama orgogliosamente la privatizzazione intoccabile della scelta sessuale e insieme si pretende, come si legge nel “Documento politico rivendicativo”, che lo Stato dia loro il matrimonio civile, l’adozione intra-coppia (per ora per potere adottare il figlio di un partner che ha già un figlio; in seguito per potere adottare in generale), e l’accesso alla fecondazione artificiale… Non si perde poi occasione per criticare e ridicolizzare il fatto che la Chiesa cattolica non dia il matrimonio religioso alle coppie omosessuali. Eppure anche qui si dice che Dio (Chiesa) deve starsene fuori dai propri orientamenti sessuali. Mi sembrano quei bambini che fanno la tigna, puntano i piedi e battono i pugni per pretendere e imporre quello che desiderano.

E dire che nell’introduzione della “Rivendicazione politica” c’era già scritto tutto. Ma neanche se ne accorgono: “Discriminare significa differenziare o trattare in maniera diversa quando non sussiste alcuna differenza rilevante fra due persone o situazioni, oppure trattare in modo identico situazioni che in realtà sono differenti”. È ingiusto trattare diversamente cose uguali ma anche trattare alla stessa maniera cose diverse o, come dice il loro testo, “situazioni che in realtà sono differenti”. Esattamente. Una famiglia come società naturale, in quanto fondata su una differenza che in natura è scritta in caratteri cubitali, non è equiparabile all’unione di persone dello stesso sesso, o di un adulto con minore, o di due consanguinei… La pretesa di trattare in maniera uguale cose diverse crea ingiustizia. Che la polarità maschile/femminile sia imprescindibile lo si può avvertire anche nello stesso testo della “Rivendicazione”, là dove appare la distinzione terminologica di lui/lei, di maschile femminile: per es. “…per assicurare a chi ha contribuito ad allevare un/a bambino/a di non essere estromesso/a”, “…coerentemente con le leggi vigenti a tutela dei/delle figli/e adottati/e”, “…una legge che garantisca l’adozione di minori anche da parte delle/dei singole/i e delle coppie dello stesso sesso”. Nomina sunt omina.

3. Nichilismo estetico: “Sesso, razza, credo: bello perché vario!”
È senz’altro vero che la varietà delle forme arricchisce il godimento della vita, ma anche qui, non c’è contraddizione in chi esalta la differenza sessuale e poi invece abbraccia l’omologazione? Non sostiene forse l’omosessuale nella pratica che la diversità e la differenza sessuale siano surrogabili dalla identicità? È invece l’eterosessuale che valorizza la differenza come complementarietà. Nel campo sessuale vengono chiamati “diversi” ma in realtà privilegiano l’identico. Nella “Rivendicazione politica” si fa un accenno alla educazione sessuale nelle suole e nei luoghi di formazione, radio e televisione compresi (programmi tv, film, trasmissioni…): “Chiediamo …che all’interno di formazione e di interventi mirati al riconoscimento della differenza di orientamento sessuale, sia sempre presente anche un approccio all’identità di genere”. Questo è coerente. Se l’omosessualità è normalizzata deve apparire anche nell’educazione sessuale: assieme all’approccio eterosessuale andrà anche spiegato quello omosessuale, e questo in un’età in via di formazione dell’identità sessuale. Che disastro!

Il nichilismo estetico è la morte della dialogicità tra io e mondo. Nella forma bella l’io riceve un invito all’assenso alla vita. Fino a quando ci sarà intorno a noi bellezza, nella più svariata forma, saremo ancorati alla vita. Devo dare atto che le persone con tendenza omosessuale hanno spesso uno spiccato senso estetico (oltre naturalmente ad esserci tra loro persone dalla spiccata dignità morale, ma, ripeto, questa non è una gara di moralità o di bravura intellettuale ed estetica). Chiedo di andare a fondo di questa dimensione estetica della vita, il cui presupposto è per me non solo la piacevolezza delle forma ma la dialogicità delle forme. Nella forma bella c’è una chiamata che rompe la solitudine dell’io, un invito all’incontro e all’assenso. La bellezza è amicale e coniugale, e in questo ci può essere lo spunto per la rivendicazione comunionale delle coppie omosessuali, anche se i tre elementi della vita (verità bellezza e bontà) non viaggiano mai da soli, perché l’essere è unitario. La mia fede religiosa mi fa intendere che chi chiama e invita nelle forme dell’essere del mondo non è la fredda e cieca materia ma una Mente e un Cuore che dopo averci creati non ci lascia soli. E questo accade anche nell’esperienza del vero e del bene. Il nichilismo salta in aria con un sorriso estetico, un elogio etico, un’intuizione del sapere. Nel mondo c’è verità, bellezza e bontà, assieme al loro contrario. La persona omosessuale, alla pari di me, è confrontata con un bene oggettivo che si esprime nella forma naturale. La sapienza umana contenuta nelle millenarie tradizioni sociali e religiose che hanno generato e custodito l’idea di matrimonio e famiglia non è da sottovalutare.

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