La dichiarazione d’amore di Vasco Rossi

Vasco Rossi e la moglie
Sono convinto che quella di Vasco Rossi sia stata una dichiarazione d’amore. Come sono convinto che il matrimonio in generale, civile o religioso, sia una grande dichiarazione d’amore.

Vedete? Siamo regolari, diciamo che siamo rientrai nella legalità, siamo usciti dalla clandestinità nella quale abbiamo dovuto vivere per vari motivi, diciamo che la più contenta è stata la mamma che ha visto il figlio sistemato… sistemato proprio!

Vivere nella clandestinità della coppia di fatto o della convivenza è una scelta che andrebbe vissuta con coerenza. Chi sceglie la clandestinità, come la chiama Vasco Rossi, o per meglio dire la privatezza del rapporto d’amore, sa bene cosa comporta, nel bene e nel male. Si convive di solito per disaffezione della dimensione sociale, amministrativa e pubblica del matrimonio, ma anche per vivere un rapporto il più flessibile possibile: quando si vuole smettere non servono carte e firme, basta la decisione di uno dei due.

Vasco Rossi su questo è chiaro ed esplicito, come scrive su facebook:

Non ho cambiato idea sul matrimonio. Sono sempre convinto che un rapporto non deve essere un legame o un obbligo. Essere liberi di andarsene in ogni momento e rimanere uniti è una continua testimonianza di amore sincero. Ma la burocrazia e le leggi non riconoscono gli stessi diritti a una donna che vive con te da venticinque anni se non è sposata. Laura non ha mai chiesto niente ma io non posso permettere che abbia poco più dei diritti delle madri degli altri due miei figli in materia di successione. Ecco perché ho deciso di regolarizzare il rapporto e farle avere legalmente i diritti che merita. Tutto qua.

[…] Io che ho sempre considerato il matrimonio come una ben triste condizione di vita. obbligati a vivere insieme per sempre e per forza quando solo essere liberi di andarsene ogni giorno può dimostrarci la sincerità di un rapporto. Come se non fosse l’amore l’unica cosa che conta.

Ecco la filosofia della convivenza: essere “liberi di andarsene”. Poi si condisce questa idea con la teoria che questo sia il vero amore, perchè il vincolarsi con una promessa pubblica sarebbe in fondo ipocrisia e castrazione. “Solo essere liberi di andarsene ogni giorno può dimostrarci la sincerità di un rapporto”. Ma chiedo: cosa impedisce di andartene anche dopo una promessa? La libertà è conservata intatta anche nel matrimonio. Solo che in questo caso ci sono delle conseguenze che sono messe lì proprio per tutelare il coniuge, la persona amata. Dov’è il vero amore, nel dire stiamo insieme finchè me la sento e ne ho voglia, e poi ciao, ognuno si arrangi; oppure stiamo insieme e ti voglio tutelare e proteggere, perfino nel caso cambi scelta e mi rimangi la promessa fatta liberamente (per la verità, “fin che morte ci separi” è solo nel matrimonio cristiano)?

Volere tutelare la persona, anche dalla volatilità della propria libertà, è un gesto d’amore. Certo è vero che non è un foglio di carta che garantisce la crescita e la vitalità dell’amore, tuttavia è ugualmente vero che le nozze sono la condizione perchè l’amore sia sincero, protetto da interessi e convenienze sempre in agguato. Lasciare l’uscio aperto sa tanto di “amore a termine”: ti amo tanto non so fino a quando, ti amo finchè va, ti amo finchè dura. Un amore a orologeria, che non scommete il tempo della vita, è dare all’altro un pezzetto di tempo e di se stessi ma non la propria totalità. E’ amare non con tutto se stessi ma con una parte, visto che il proprio tempo non è un optional ma l’interezza della propria persona. Il per sempre nell’amore non è un’utopia ma la condizione essenziale del dono integrale di sé. Senza il per sempre c’è il dono parziale, temporaneo, modulare, calcolato.

Il matrimonio immette l’amore nel per sempre, lo vuole urlare gioiosamente e pubblicamente, lo vuole fare uscire dalla clandestinità uterina per condividerlo alla luce festosa del sole. Sono perciò un pò ridicole, per il controsenso che incarnano, le parole di Vasco Rossi: “Per quanto riguarda la cerimonia o il rito privatissimissimo è perché noi lo consideriamo semplicemente una faccenda burocratica.. non certo una festa particolare”. Per quanto “privatissimissimo” il matrimonio necessita almeno di due testimoni, rappresentanti della società. E poi come fa a rimanere privato un fatto di una personalità così pubblica?

“Ma la burocrazia e le leggi non riconoscono gli stessi diritti a una donna che vive con te da venticinque anni se non è sposata”. E perchè mai un libertario come lui invoca uno Stato spione che entra nelle case delle persone per vedere come e con chi vivono? Ben strano questo stravolgimento di fronte. A chi vive in clandestinità piacerebbe che uno Stato che entra in casa e si mette a curiosare sui rapporti tra le persone che vivono lì? Dove finisce la libertà di vita? Eppure si pretende che quando fa comodo lo Stato tratti da sposati. E noi ormai siamo ammaliati da questo assioma non vedendone la stortura. “Ecco perché ho deciso di regolarizzare il rapporto e farle avere legalmente i diritti che merita”. E’ chiarissimo e giustissimo. Ha detto bene Vasco. Dov’è il problema? Quando ti accorgi che la tua idea di amore soggettivistica fa acqua rimedi ricorrendo alla sapienza dell’umanità che sempre e ovunque stabilisce la bellezza del matrimonio. Meglio questa piccola contraddizione tra il dire e il fare, che quella del volere, come dice il detto, “la moglie ubriaca” (la convivenza privata) “e la botte piena” (la tutela sociale).

7 Commenti a “La dichiarazione d’amore di Vasco Rossi”

  1. Filippo scrive:

    Vasco quando si sposa fa un grande atto di amore verso la sua compagna tu dici, è giusto, ma un gay perché non può fare questo atto di amore verso il suo compagno? Qua usiamo due pesi e due misure in ragione di una chiara omofobia!

  2. Massimo Zambelli scrive:

    Sull’omofobia ti ho già risposto nell’alto post.
    Per il resto, mi verrebbe da dire, troviamo una formula che non snaturi la storia e l’essenza del matrimonio.

  3. Filippo scrive:

    http://www.queerblog.it/post/44015/quanti-sono-i-tipi-di-matrimonio-presenti-nella-bibbia-tanti

    Questi sono gli otto tipi di matrimonio presenti nella Bibbia. Questa è la storia e l’essenza del matrimonio?

  4. Massimo Zambelli scrive:

    Nel mio discorso non ho parlato di Bibbia. Ho esposto convincimenti di ragione, accettabili da tutti e confrontabili con chiunque sappia pensare. L’articolo che ha linkato citabpassi biblici e lo fa in uno strano modo, per fare ideologia. Molti dei casi riportati per suffragare la tesi che nella Bibbia pur non essendoci matrimonio gay c’è però varietà di matrimoni sono fuorvianti. Gli esempi di schiavo-schiava, stupratore-vittima, soldato-prigioniera, uomo-vedova del fratello, portano tutti al matrimonio, anche per tutelare la donna con la quale c’era stato rapporto sessuale.
    Nel caso di Salomone e delle sue 700 mogli straniere c’è la condanna dell’autore biblico per l’idolatria: “le sue donne gli fecero deviare il cuore”.
    Nel caso della poligamia questa è presente nella lunga storia del popolo di Israele. Nella Bibbia c’è evoluzione del pensiero e dell’etica e sarebbe ingenuo pensare alla storia di Israele come a una raccolta di santini e di pie azioni. La Bibbia è piena di vita vera. Con Gesù si chiarisce il disegno di Dio a riguardo del matrimonio come lo era “nel principio”.

  5. Filippo scrive:

    “Gli esempi di … stupratore-vittima, soldato-prigioniera … portano tutti al matrimonio, anche per tutelare la donna con la quale c’era stato rapporto sessuale.”

    ALLIBITO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    sto valutando se procedere penalmente verso queste dichiarazioni.

  6. Massimo Zambelli scrive:

    Senti ALLIBITO, sai parlare e confrontarti senza sventolare le manette? Il tuo atteggiamento inquisitorio e intimidatorio (parente con Torquemada?) non è per niente razionale. La censura valla a fare da un’altra parte. E leggiti il testo che tu stesso mi segnali!!!
    «Se un uomo trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, l’afferra e giace con lei e sono colti in flagrante, l’uomo che è giaciuto con lei darà al padre della fanciulla cinquanta sicli d’argento; ella sarà sua moglie, per il fatto che egli l’ha disonorata, e non potrà ripudiarla per tutto il tempo della sua vita» (Deuteronomio 22, 28-29).

  7. Filippo scrive:

    Questo è un tipo di matrimonio della Bibbia. Spero (gradirei conferma) che siamo immagino entrambi d’accordo che al giorno d’oggi non è minimamente pensabile. Soprattutto se deve essere fatto a “tutela” della vittima, cosicché possa essere stuprata ogni giorno…
    Ma questo non era assolutamente chiaro dal tuo discorso, anzi, sembrava che lo stessi giustificando e da questo ero allibito. E dato che sei un insegnante, ancora più allibito. Dovresti prestare più attenzione ai discorsi che fai, tenendo sempre a mente il tuo ruolo.

    Se poi giustamente dici:
    “Nella Bibbia c’è evoluzione del pensiero e dell’etica e sarebbe ingenuo pensare alla storia di Israele come a una raccolta di santini e di pie azioni.”
    allora perchè non possiamo evolverci un pochino di più e rendere il matrimonio egualitario?

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