Verso Dio: Una introduzione

A scuola capita spesso di discutere animatamente sulla possibilità o meno di “dimostrare” l’esistenza di Dio. Quasi tutti gli studenti concordano che non è possibile provare questa realtà così decisiva. Molti di loro lo vorrebbero ma dubitano di poterci riuscire e contemporaneamente negano che qualcun altro, nella lunga storia filosofica e religiosa dell’umanità, ci sia mai riuscito.

Per parte mia sostengo invece che l’affermazione positiva di Dio abbia a che fare con tutte le nostre capacità, compresa la ragione. Se così non fosse sarebbe stato davvero un cattivo creatore colui avesse fatto l’essere umano, concepito come culmine della creazione, senza dotarlo della capacità di scoprire con certezza la propria sorgente. Avrebbe fatto il top delle creature, corredato di un intelletto che cavalca gli spazi e i tempi (fino ad esplorare la più invisibile parte della materia e risalire al lontanissimo “sparo” iniziale), e dimenticato di fornirgli l’antenna capace di scovare l’Avo?

Può sembrare una contorsione: cerco di dimostrare ciò che presuppongo già esistere. Non credo sia così perché con questo ragionamento non voglio provare che Dio esiste ma semplicemente dire ai tanti credenti scettici che se Dio c’è è sensato affermarlo con certezza mediante la ragione, cioè con lo “strumento” della conoscenza. Sarebbe assurdo il contrario.

In questi post, che nella prima parte del titolo sono chiamati “Verso Dio” e nella seconda definiscono l’argomento di volta in volta diverso, vorrei cimentarmi direttamente con l’importante impresa.

5 Commenti a “Verso Dio: Una introduzione”

  1. Ripley scrive:

    Visto che vuoi cimentarti, potrai godere di un critico razionale. Saluti.

  2. Sara scrive:

    Ma non potrebbe proprio essere la stessa ragione che tendendo sempre verso ciò che è inspiegabile crea lei stessa dio? si rivelerebbe così un’arma a doppio taglio: potrebbe provare l’esistenza di dio (solo presupponendo che esista) ma potrebbe facilmente anche negarlo. La ragione infatti, a mio parere, ha fatto si che nel corso della storia l’uomo si costruisse il proprio dio, di cui però non è possibile provare l’esistenza in quanto creazione della stessa ragione. Le varie religioni esistenti sono una prova della mia teoria: l’uomo ha cercato di spiegare l’inspiegabile e come risultato sono nate le religioni, diverse a seconda della cultura di ogni popolo. L’unica prova, fallace, dell’esistenza di dio risiede dunque nella convinzione illusoria che si è cristallizzata e perfezionata nel corso della storia che un dio esiste, ma tale prova può essere smentita dalla ragione, che ne è la fonte.

  3. Massimo Zambelli scrive:

    X Ripley-Ivo
    E’ un pò che non ci sente su questo blog. Benvenuto. Godrò volentieri del critico razionale, sperando che scriva anche qui e non solo linki al suo blog… naturalmente quando ci sranno contenuti meritevoli :-)

  4. Massimo Zambelli scrive:

    X Sara
    Ti chiedo, Sara, perchè alla domanda se è la ragione ad avere inventato Dio dovrebbe essere sbagliata la risposta più evidente e cioè che l’umanità, affermandone l’esistenza, ci ha preso, non ha inventato Dio ma l’ha scoperto? Perchè avrebbero dovuto sbagliare, in migliaia di anni e in tutte le latitudini, coloro che dicono che un Dio esiste? Fiori di intellettuali e sofisticate menti, innamorati folli, martiri che hanno dato la vita, moltitudini di cuori e menti semplici (e cioè capaci di andare all’essenza delle cose), perchè avrebbero sbagliato? Chi lo ha stabilito? Non pensi mai che sia invece la nostra epoca ad essere intossicata di positivismo e di materialismo? Ma chi siamo noi per decretare l’errore di miliardi di persone? Proprio il tuo riferimento alle tante religioni testimonia una folla immensa che dicono Dio e anima. Tutti sbagliano e hanno sbagliato? Sicuri che nel giusto ci siamo noi, che abbiamo fatto dello scetticismo sulle cose dello spirito il nostro dogma indiscutibile? Peggio dei dogmi delle chiese e delle religioni. Mai un dubbio di stare sbagliando. Mai un gesto di umiltà nel decretare come errore la convinzione religiosa di decine di miliardi di persone.

    Nei prossimi post proverò ad essere più propositivo, ma intanto accorgiamoci dell’esistenza imperante di un pregiudizio ateo, il quale non ha ragione di presentarsi come più vero e migliore al cospetto di un’immensa umanità religiosa e tutt’altro che stupida e superficiale.

  5. Luigi scrive:

    Vorrei osservare a Sara quando parla di ” tendenza verso l`inspiegabile ” ( che poi cio` genererebbe ” lei stessa Dio ” ) che tale tendenza semplicemente non esiste. E` invece osservabile una arcaica tendenza verso cio´ che non e` ancora spiegato e/o mai pienamente spiegabile. L`inspiegabile assoluto non potrebbe del resto mai fornire una tendenza perche` non ci sarebbe NULLA che possa fornire al cuore o alla ragione un indizio per muoversi verso di esso. Quello che dice Sara e` pari al sostenere ” siamo attirati da una calamita che non esiste “. Ma se non esiste COME puo`attirare ? La storia delle diverse religioni, aggiunta poi, serve infine a cercare di colmare questa lacuna metafisica di partenza ma non funziona. Anche perche la diversita` delle religioni, come la diversita` delle risposte su qualunque altra questione, non dice NULLA sulla vicinanza al vero o meno di tali risposte. Sara, infine, parla come se lei A PRIORI sapesse, o potesse sapere, per quale cosa o no la ragione e` fatta o meno. Siamo alle solite chiacchere sulla ragione trascendentale pura kantiana ( qui` pure atea ) che pero` nessuno ha mai visto da nessuna parte. L`unica ragione reale e concreta e` quella ” a posteriori ” , quella anche legata alle ragioni del cuore, quella che dentro di se, sempre di nuovo, da quando esiste l`Homo Sapiens Sapiens a oggi, puo` vedere dentro di se riemergere oltre ogni sofismo il sentore dell`eternita.

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