Che delizia, la Trinità!

michele_matteo_petali_pic.jpgChe splendida lettura oggi, festa della Santa Trinità. Tratta da Proverbi 8. A Messa, un pelino distratto per una mia piccola preoccupazione scolastica, pensavo al “Regno dell’Immanenza” a cui siamo soggetti e avevo cambiato questo mio modo di intendere la contingenza creaturale con una variante: il “Cerchio dell’Immanenza” in cui siamo rinchiusi. Mentre pensavo a questo, sento il lettore che dall’ambone parlava della Sapienza creata prima di ogni cosa e presente alla creazione da sempre, e pronuncia questa frase che mi si incolla dentro: “Quando tracciava un cerchio sull’abisso… Io ero là”. Il cerchio sull’abisso e il cerchio dell’immanenza. Sono la stessa cosa? Il cerchio di Dio è un atto di misericordia, perchè l’abisso non allaghi ogni dove, tutto il reale, anzi, tracciato perchè l’abisso non impedisca il reale di costituirsi, essendo il reale, la realtà, una forma ordinata, tendenzialmente sensata, anti-abisso. E allora il mio cerchio dell’immanenza non è solo un modo negativo di considerare il mondo e l’intera realtà. Il cerchio dell’immanenza diventa negativo, assordante, asfissiante quando lo si assolutizza, quando cioè si prescinde dal Dito misericordioso e giocoso che lo traccia. Senza Dio creatore il reale è cerchiato e senza sbocchi di speranza. La fine è totale. Pochi giorni e poi non resterà nulla, il cerchio si rompe e l’abisso prevale annientando le forme di senso, la mia forma, la nostra.

Dice la Sapienza: “Io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo”. Il cerchio è una grazia, ma è anche un gioco, un disegno giocoso, la piroetta di un danzatore, l’archetipo del “globo terrestre”, la nostra cara Gea, il pianeta azzurro. Se preso così il nostro limite, che non è altro che il nostro non-essere-Dio, è bello e divertente. C’è più gioia nel riconoscerci figli e amici di Dio che nel combatterlo scontrandoci come una mosca testarda contro il cerchio senza uscita dell’immanenza, la cui unica rottura sarà il trionfo dell’abisso della morte. Tutto, senza il Dio trinitario, che gioca, crea, inventa, scherza insieme, è solo abisso camuffato, in attesa che si smascheri. Non un Dio solitario, questa è la Trinità di cui parla la Sapienza. A fondamento di tutto ciò che esiste ci stanno un cuore, una mente, delle braccia tese e stringenti. Il mondo non è un abisso mascherato, ma al contrario, una festa latente, festa che lo precede e da cui è stato generato, festa a cui mira e tende. Questa festa che ci precede e di attende è una vera delizia!

«Il Signore mi ha creato comeinizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, all’origine.
Dall’eternità sono stata formata,
fin dal principio, dagli inizi della terra.

Quando non esistevano gli abissi, io fui generata,
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io fui generata,
quando ancora non aveva fatto la terra e i campi
né le prime zolle del mondo.

Quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso,
quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso,
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
così che le acque non ne oltrepassassero i confini,
quando disponeva le fondamenta della terra,

io ero con lui come artefice
ed ero la sua delizia ogni giorno:
giocavo davanti a lui in ogni istante,
giocavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».

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