La Croce di Cristo

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Il film “World War Z” è fatto bene per il suo genere. E anche l’idea filosofica di fondo, il trucco su come vincere il male che dilaga, è interessante. Non si sa come abbia avuto inizio la zombizzazione dell’umanità. Ci sono stati più punti zero, ma quel che in fondo conta è l’idea per vincere la sua inarrestabile ascesa. Gli zombie sono attratti dal rumore e per noi umani è fatta. Non riusciamo a passare inosservati, inevitabilmente facciamo un qualche rumore. Homo rūmŏr, si potrebbe dire. E la nostra capacità di creare rumore, disturbo, distonia, hybris, prevaricante frattura del silenzio o del suono d’ambiente, è forse la causa dell’anomalia degli zombie: attratti dal rumore perché frutto del nostro rumore. Questo se proprio vogliamo trovare una causa del male nell’agire umano.

Tuttavia il film è più metafisico. Tende a ipotizzare l’origine del virus che produce la zombizzazione nella stessa natura universale, la quale ha un’intenzionalità malvagia ed esibizionista. Gerry (Brad Pitt), l’investigatore incaricato a scoprire inizio e vulnerabilità del virus, mentre è in aereo con il giovane virologo che lo accompagna come esperto, ne ascolta interessato la teoria:

“Madre natura è un serial killer, il più creativo. E, come in ogni serial killer, ha il desiderio di farsi catturare. Perché compiere dei crimini se non puoi farti catturare? Lascia sempre delle briciole e io le ho studiate proprio per trasformarle in indizi. A volte, ciò che pensavi potesse essere la parte più brutta del virus, si rivela il suo tallone d’Achille. Lei ama celare le sue debolezze dietro i punti forti. È una vera stronza!”

La parte brutta del virus è la passione per il rumore e la sete di forme vive e sane per propagarsi. Qua sta l’intuizione di Gerry. Il modo per mimetizzarsi sarà nel rendersi malati. Il virus, ingordo di vita palpitante e fresca, trascura la vita inferma, malata terminale. Sarebbe il virus finale (Z del titolo sta per zombie ma anche per la guerra Omega, finale), se non fosse per l’astuzia dell’uomo che sfrutta l’ingordigia di vita del virus per nascondersi e attaccarlo. L’astuzia mimetica è famosa quella di Ulisse che si nasconde sotto le pelli di pecore per sfuggire dalla grotta di Polifemo.

Uscito dal cinema e parlando con mio figlio di come era stato il film, mi è venuto in mente il paragone con la Croce di Cristo. Un film che diventa un buon esempio per comprendere l’astuzia divina che cela nella Croce l’amo che cattura il pesce. La vita di Gesù è tutta all’insegna di questo mimetismo nella fragilità e piccolezza umana per potere sconfiggere da dentro il male. Nasce in una frazione periferica dell’Impero romano. In una grotta per animali. Vive nascosto per trent’anni facendo un lavoro umile. E quando decide che è giunto il tempo e rivela la sua missione, la svolge in maniera paradossale per il compito che deve raggiungere. Intima il silenzio agli apostoli testimoni quando compie miracoli, e ordina il silenzio ai demoni quando li scaccia; vive poveramente senza dimora, mendicando; si lascia tentare per mostrarci come si vince la tentazione mediante la fedeltà alla Parola di Dio; è il Messia che cavalca un asino; non chiama legioni di angeli a difenderlo nell’orto degli ulivi, quando vengono per arrestarlo; beve il calice della sua crocifissione mimetizzato nel perdente.

Il Diavolo abbocca, gode della sua apparente vittoria: un’altra vittima è fatta dalla sua immensa Hybris che ama il disordine, il rumore, la perversione, la morte. Vederlo godere, vedere la gloria del mondo che trionfa sul bene, rammarica, rattrista per l’ingiustizia, fa scappare e rinnegare i discepoli (Pietro), chi aveva creduto in un’altra storia, li fa ritornare a casa (ad Emmaus: fine del sogno), li rinchiude nella paura (radunati a porte chiuse nel Cenacolo) o li fa passare sul carro del nemico (Giuda). Le pompe magnifiche del male trionfante incutono terrore e scoraggiamento. Il figlio prezioso è chiuso nello scrigno della morte. Che vittoria quel giorno per il Male. Come gusta nel fondo dello Sheol la carta d’identità dell’Innocente, un altro profeta che si aggiunge agli sconfitti. In tanti, lungo la storia, ci provano a combattere il male. Ma tutti finiscono prede del sornione Padrone del Mondo. Li tenta, li corrompe, li impaurisce e paziente aspetta la loro morte. Forse la fa anticipare dai suoi scagnozzi. Espone i loro corpi come vademecum per i mortali. Non provateci. Guardate cosa capita a chi ci prova. I martiri sono tutti crocifissi platealmente per impaurire, per addomesticare chi resta.

La Croce di Cristo non è solo memoria di una fine crudele, dolorosa, ma anche esemplarità del potere del mondo. Nella Croce di Gesù si dice tutta la potenza del male. Il cerchio chiuso dell’orizzonte del mondo che non lascia speranza. Dice il pozzo nero in cui siamo rinchiusi: non si scappa. Dire la Croce, contemplarla con gli occhi e averla nel cuore significa innanzitutto meditare in un perfetto simbolo, l’insuperabilità umana della nostra condizione soggetta al male. Il Male trionfa, mostra la sua forza alla società umana. L’esposizione di chi ci aveva provato, facendo vedere a tutti come è finito, fiacca ogni resistenza, scoraggia ed elimina ogni residuo di speranza. Tanto vale arrendersi subito e cadere nelle tenaglie delle sue lusinghe, che sempre, subito, non sembrano cattive. Il mondo governato dall’Impero dell’immanenza sembra buono, razionale, tranquillo, perché resistervi? Godiamocela obbedienti questa unica vita, non ci sono padroni, siamo soli. Ma proprio questa è la lusinga mortale. La nostra solitudine è apparente. Il pensiero del nulla, del cerchio mortale che chiude i nostri giorni, è già dominio della mente che influenza pensieri, parole, azioni ed omissioni.

Come può Gesù rompere il cerchio? Con un’astuzia divina. Rompendo i denti al sorridente Padrone del mondo. Rompendo il sorriso di chi credeva di avere vinto, di chi gustava compiaciuto la vittima più preziosa. Che bluff che era stata la vita di Gesù, per un attimo avrà temuto che quello era un osso duro. Resisteva alle tentazioni, scacciava demoni dagli spiriti degli uomini, aveva coraggio che sfidava la tradizione sociale e religiosa già in parte addomesticata, compiva miracoli strabilianti, perfino alcune risurrezioni da morte, ma forse erano illusionismi o poteri temporanei, umani e temporalmente limitati. Gesù muore in croce, entra nello Sheol, subisce lo scherno prima delle guardie ma soprattutto del loro Padrone che lo vede dilaniato da frustate e sputi. Che soddisfazione sul ceffo del male. Due giorni è durata. La mattina presto del terzo giorno il ceffo si è fatto cupo. Si è fatto urlo, grido disperato. È bastato che il corpo del Profeta si rialzasse a sedere perché il Padrone capsse tutto. Troppo tardi. La sua ingordigia di vita l’ha tradito. L’umiltà del Profeta l’ha ingannato. Come può un Dio onnipotente mescolarsi con il fango? L’Innocente l’ha fregato. Come può vincere l’umiltà e il perdono? La forza è schiacciare, rovinare. Come è detestabile questo amore. Già il suo primo giorno, quello della sua ribellione, doveva esserci questo disgusto nel vedere un Dio Trinità, non un Monarca solitario ma una famiglia di vicendevoli innamorati. Dio che si dà tutto e io dovrei, obbedendogli e dandogli gloria, essere come lui, condividerne la filosofia, anzi l’ontologia (perché quello di Dio è un “essere così”, non un’idea di come “volere essere”)?

Gesù si alza e continua (Oh scherno degli scherni!) con la sua luce di vita umile. Risorto, non tromba nel cielo manifestandosi ai suoi persecutori urlandogli in faccia, “avete visto, coglioni, chi ero io?”. Non abbaglia l’universo mettendo finalmente in chiaro dove sta davvero chi comanda. Neanche si fa riconoscere. Maddalena lo scopre quando la chiama per nome e quelli di Emmaus quando spezza il pane. Un nome di relazione e un piccolo gesto di condivisione. Questo basta per far risorgere i cuori, per ridare speranza che il Cerchio dell’immanenza è rotto. Stracciato come il velo del tempio. Il tempo è aperto! E un abbraccio ci aspetta. Che faccia che ha ora il Padrone del mondo e i suoi scagnozzi. È istruttivo osservare i Boss arrestati, i Killer dietro le sbarre, i ladri e i menzogneri il giorno della resa, contemplare i regimi dittatoriali quando sono inseguiti, braccati; vedere i Saddam Hussei sporchi e impauriti, gli Osama Bin Laden invecchiati mentre guardano la tv, i vari Hitler depressi a angosciati chiusi per terrore nel bunker (loro che chiudevano nella paura gli altri) mentre totalmente falliti si ammazzano. Come si abbassano le creste dei reggitori del mondo. E il loro Padrone che ci prova ancora con sempre più rabbia, senza alcun più sorriso perché ora sa. Ora sa che il Regno dell’Immanenza è frantumato e che il mite Agnello aspetta che l’intero universo entri nel Regno del Padre. Ora vede in faccia il Re del Mondo mentre lotta nei suoi fedeli: Voi siete la luce del mondo!

Nel film ci sono altre frasi interessanti.

“Un non morto non può ammalarsi. - Io penso che il loro punto debole è la nostra debolezza.”!

Riecheggia San Paolo: “Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio (1 Corinzi 18,27-29). «Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità … quando sono debole, è allora che sono forte» (2 Corizi 12, 9-10).

“Non è una cura, è un camuffamento. La natura ne dà un esempio. I predatori affamati evitano quelli affetti. Questi sono invisibili al nemico. - Se la sua teoria fosse valida, ci serve un idiota che si faccia infettare!”

Viene in mente l’Idiota (il principe Miskin) di Dostoevskij in cui lo scrittore immagina come sarebbe se tornasse Cristo ai nostri giorni.

“Questa non è la fine, neanche per sogno! Abbiamo perso intere città, non sappiamo come sia cominciata. Abbiamo guadagnato tempo ma c’è stata data una possibilità. Alcuni hanno iniziato a combattere. Se potete, combattete, fatelo. Aiutate gli altri, siate pronti a tutto. La guerra è appena iniziata!”

Ora c’è la fiducia e la speranza.

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