Tra le priorità di Amnesty

amnesty_530.jpg

A metà ottobre ho pubblicato su Facebook un articolo che criticava l’inserimento nell’agenda di Amnesty International del tema dell’omofobia (Vedi articolo). Ne è seguito un vivace dibattito con chi accusava di esagerazione e faziosità questa sottolineatura. In seguito ho scritto queste note che riporto integralmente (un pò per pigrizia e tempo mancante nel doverle rimodulare, ma anche per lasciare trasparire la dinamicità del confronto) scusandomi se in alcuni punti sono molto legate al contesto della discussione.

Facebook 18-10-2014

Rispondo qui alle critiche di un articolo postato su Fb il 15 ottobre in cui si mette in risalto l’importanza del tema omofobia nell’agenda di Amnesty. Alcuni giovani attivisti e simpatizzanti locali hanno criticato senza mezzi termini sia l’articolo che me che l’ho postato. Ho replicato qui perchè la risposta è venuta un pò lunghetta (che strano).

Qualche premessa e alcune osservazioni critiche
PREMESSE
1) Apprezzo e stimo Amnesty international per il lavoro che fa. Diverse volte nel mio trentennale lavoro di insegnamento mi è capitato di citarla e di indicarla ai ragazzi come un buon modo per impegnare tempo e talenti. Forse è anche per questo motivo che questa nuova tendenza mi ha colpito e infastidito.
2) Vi ringrazio per le vostre osservazioni critiche (e anche un pò pepate), perchè credo molto nel confronto schietto e sincero come occasione per approfondire le questioni. Discussione che dovrebbe essere sui contenuti senza insultare chi parla.
3) Ho un carattere impulsivo e passionale che a volte mi può portare non dico a prendere abbagli quanto, ripeto, a volte, ad enfatizzare alcuni aspetti o passaggi. La passionalità tuttavia la ritengo positiva rispetto al monocromo qualunquismo di essere senza ideali.
4) Quando si linka un articolo su facebook non significa che OGNI parola sia condivisa. A volte si fa per lanciare un tema; per permettere di parlarne; per denunciare qualcosa usando le conoscenze e le parole di altri, che però non si sono mica sposati.
5) Nessuno per me è sacro ed esente da critiche e osservazioni. Nemmeno il Papa. Ho sempre evitato di entrare in un qualche gruppo (tranne Scienza e vita, vissuto però però in maniera molto locale) o movimento ecclesiale forse proprio per evitare di essere eterodiretto da altri o di dovere seguire “agende” che non sempre si condividono.

OSSERVAZIONI CRITICHE
1) A nessuno piace essere insultato. Essere definito nei vostri post come , potrebbe dare qualche fastidio, se non fosse che ho le spalle larghe, che ci tengo, nonostante gli sputi metaforici, alle cose in cui credo, e che insegnando religione (uno dei lavori fra i più belli) ho il callo al confronto acceso. Non male comunque questo disprezzo ad personam per dei difensori del diritto altrui di esprimersi, al di là della condivisione di ciò che viene espresso. Non dice Pietro che vengono difese anche persone “buone e cattive”? Forse però i cattivi devono essere stranieri.

2) La nuova tendenza di Amnesty contro l’omofobia esiste e risponde a un mainstream culturale che qui in occidente sta diventando voce pervasiva e predominante. Criticarla è essere controcorrente. Cosa significa omofobia? Essere contrari alle nozze gay o all’adozione di bambini da parte di coppie same-sex è essere omofobi? Oppure è omofobico vedere nell’omosessualità (così come, CON DIVERSO PESO, nell’autoerotismo, pedofilia, incesto, poligamia) un orientamento non corretto della sessualità? O, addirittura, qualche prete potrà ancora dire, seguendo le Scritture, che l’omosessualità esercitata (non solo la tendenza) è peccato? Insomma, dobbiamo pensare tutti alla stessa maniera riguardo al sesso? Sembra che il Grande Fratello, con il suo monopensiero e la sua neolingua (love is love, genitore 1 e genitore 2) sia già arrivato.

3) Ma secondo te Pietro, davvero pensi che non conosco il sito di Amnesty? Anzi, è proprio dopo averlo visitato (non in modo approfondito, lo ammetto) che ho trovato conferma di una tendenza discutibile (IMHO, naturalmente). Nella Home page che anche tu hai linkato c’è un banner con le Reti tematiche (vedi foto sotto). Non voglio dire che per il fatto che l’arcobaleno gay (con 6 colori) sia in prima posizione tra le varie tematiche, sia confermato il titolo dell’articolo che voi criticate. Personalmente penso che l’accentuazione della priorità dell’omofobia sulle altre attività sia la cosa più discutibile dell’articolo, o almeno del titolo. Lo leggo più un “attira-attenzione” giornalistico che l’effettiva descrizione della realtà. Forse semplicemente la campagna contro l’omofobia è l’ultima arrivata che diventa la prima (molto evangelica). Tuttavia degli indizi sulla sua importanza, anche se non predominanza, ci sono. Nella sezione “Cosa facciamo/Educazione” del sito c’è l’annuncio del tema “Scuole attive contro l’omofobia e la transfobia” con il bel cuoricino arcobaleno a 6 colori (vedi sotto). Cliccando il link si apre un vero e proprio integrale sotto-sito targato Amnesty, molto nutrito di materiale, con Blog, Bacheca, spiegazione del Progetto, come Attivarsi e le Risorse utili, tra cui la Guida per gli insegnanti di 77 pagine “Diritti LGBTI, Diritti umani”. Il tutto sembra fatto dall’Arcigay. Nell’insieme del sito di Amnesty c’è una marea di altri temi e materiale. Ma questa ha un rilievo non piccolo.

Il riferimento che ho fatto all’inserimento nella scuola di un progetto Amnesty sul tema della guerra, non è rivolto a voi di Persiceto. Sinceramente non so chi l’abbia ideato. Fatto sta che è stato indicato nei consigli di classe per la programmazione di inizio anno. Ho notato semplicemente che Amnesty si sta proponendo nella scuole e ho sospettato che con questo accreditamento su un tema di largo consenso possa, successivamente, portare avanti una tematica come l’omofobia. Toccando problematiche sensibili non ritengo sia giusto che venga proposta automaticamente all’intera classe, senza possibilità di scegliere da parte delle famiglie. Se la religione è sensibile e si può decidere di non farla, lo è anche la visione della sessualità, e dell’identità umana che ne deriva. La teoria Gender è un’ideologia: che almeno sia opzionale.

Per venire ad Amnesty locale. Non la conosco. Vedo nel sito Facebook un bellissimo gruppo di giovani con le facce e le maglie colorate. Nei post ci sono inviti alla partecipazione, il ricordo del naufragio di Lampedusa, il banchetto alla fiera di ottobre, l’appello per salvare Meriam e la giornalista russa, ampio risalto alla Festa dei colori contro l’omofobia, e dopo qualche altro articolo viene dato molto risalto con vari post alla manifestazione contro Putin e le leggi antigay, ecc… Negli album di foto, tre su 10 (effettivi album) sono per dire Stop all’Homophobia! (fra parentesi: foto molto belle di un bel momento gioioso e creativo), No alle leggi antigay - Sochi 2014, e il Banchetto LGBTI che mostra foto, anche qui ben fatte, di varie persone con la scritta nella nuvoletta: “Amare è un diritto umano”. (E chi lo impedisce?)

4) Un ultimo punto riguarda la manifestazione a Bologna delle Sentinelle in piedi dello scorso 5 ottobre, che come avrete saputo è stata contesta pesantemente con musica a tutto volume, insulti e lanci di uova (e perfino di una bottiglia arrivata a mezzo metro di una bambina), e infine sono stati costretti a terminarla prima del previsto passando tra una folla che oltre agli insulti dava calci e pugni. In altre città è andata anche peggio. Cosa ne pensate? Perchè non risulta in nessuna parte del sito nazionale, nè in quelle delle sezioni locali, questo impedimento a manifestare le proprie idee? Nella Home page del sito di Amnesty c’è una foto di manifestanti con la scritta “PROTESTE A HONG KONG La polizia rispetti i diritti dei manifestanti!”. Qui da noi, A BOLOGNA, la polizia difendeva a fatica i manifestanti delle Sentinelle in piedi dai calci e dagli insulti di chi li attaccava. Forse solo i calci cinesi fanno male? O forse, per richiamare un altro album fotografico che documenta una vostra attività, solo la Syria merita un impegno per la “fredoom of expression”?

PS
Le presmesse restano valide.

3 Commenti a “Tra le priorità di Amnesty”

  1. Filippo scrive:

    Non ho voglia di perdere tempo ed entrare nei dettagli di quello che ha scritto. Se per lei è un diritto umano sentirsi libero di amare la persona che uno vuole, se per lei è un diritto umano non essere offeso, calpestato, insultato e persino ammazzato per un sentimento di amore che prova, allora credo che la sua permanenza nel gruppo di Amnesty sia assolutamente superfluo.

    Lei si sta mettendo esattamente dall’altra parte della barricata, come le sentinelle in piedi, che manifestano odio per il diverso da loro. Ed è esattamente da queste manifestazioni di opposizione che poi si arma chi passa da una visione ortodossa come la vostra (che quindi non accetta che nel mondo siano presenti persone che la vedano diversamente da loro), ad una visione “contro natura”, ad una visione “con insulti ed esclusione”, ad una visione “con violenza”, ad una visione “con morte”.

    Ed infine per le sentinelle in piedi, non li faccia diventare dei martiri, che loro sono stati protetti dalla polizia e non picchiati, secondo quanto lei scrive; non applichi la logica di ribaltamento della realtà, perché fa davvero emergere la pochezza delle sue argomentazioni.

  2. Massimo Zambelli scrive:

    Le sentinelle in piedi non odiano. Si ribellano ad una proprosta legislativa che censura e criminalizza il pensare e il dire idee diverse. Già la legge che hanno approvato che punisce i negazionisti la trovo demenziale. Le opinioni sbagliate vanno combattute con ragioni valide. Altrimenti si rischia di trasformare la democrazia in un regime talebano.

  3. Filippo scrive:

    Sono d’accordissimo di combattere le opinioni sbagliate con ragioni valide, come sto facendo qui io contro la sua omofobia, contro la sua discriminazione affettiva, contro la sua tesi che il matrimonio è solo tra uomo e donna, ecc ecc. Ma se le persone non conoscono la logica e non accettano le argomentazioni scientifiche, e invece usano versi di libri scritti due millenni fa senza contestualizzarli credendoli la parola di un essere supremo, sicuramente è opportuno trovare mezzi civili per non diffondere false credenze antiscientifiche nella società e provocare grossi danni alla stessa.

Scrivi un commento