L’orientamento sessuale c’è eccome

image.jpg

Un articolo interessante e preoccupante della Nuova Bussola Quotidiana sull’infiltrazione dell’ideologia Gender nelle scuole italiane: Leggi

Nel testo del Ministero che organizza la strategia si legge questa chicca:

“A tal proposito Scuola e Famiglia possono essere determinanti nella diffusione di un atteggiamento mentale e culturale che consideri la diversità come ricchezza e che educhi all’accettazione”.

Ma se è proprio l’ideologia Gender a negare il valore della differenza sessuale, con la sua complementarietà, come fondamentale nell’amore e nella genitorialità. L’equiparazione di tutte le tendenze sessuali rifiuta il significato affettivo e normativo della differenza originaria e originante la vita. Tutto viene stravolto, rigirato, distorto.

Come il concetto di “orientamento sessuale” che nell’uso comune sta ormai a dire che ogni tendenza è ok. Dimenticando, e facendo dimenticare nella coscienza delle persone, che la sessualità è orientata eccome. La differenza sessuale è orientata precisamente in senso reciproco. Non è generica la sessualità, è orientata, finalizzata, ha una dinamica intrinseca di convergenza delle due forme in cui si esprime: uomo è per la donna e donna è per l’uomo.

L’orientamento sessuale della differenza originaria arricchisce l’umanità dell’amore pieno, vero, completo, e la popola, la moltiplica inneggiando alla vita, senza le scimmiottature che con pastrocchi eticamente discutibili cercano di bipassare al limite strutturale dell’impossibilità di generazione di due sessi simili. Stiamo costruendo un mondo rovesciato, dove le differenze sono annegate nell’equivalenza, che presto diventerà indifferenza.

3 Commenti a “L’orientamento sessuale c’è eccome”

  1. Filippo scrive:

    Proprio il rispetto delle differenze non lo riesce a capire vero? Se lei è eterosessuale, nulla le vieta di sposarsi, di amare una donna, di fare bambini, e soprattutto, nessuno le viene a inculcare nella sua mente da bambino che questo è sbagliato, contro natura, peccato, e così via.

    Se una persona è omoaffettiva, e tale persona non può farci nulla a riguardo, avrà i medesimi suoi diritti, compreso quello che nessuno gli dica che è una persona sbagliata, contro natura, magari in un contesto scolastico, magari un suo insegnate. Ma lo sa che ci sono ragazzini e ragazzine che si suicidano perché si sentono sbagliati?

    Ormai ho capito che lei è una causa persa affetta dall’odio verso il prossimo, ma continuo a scrivere qui perché mi immagino i suoi studenti, alle prese con la loro affettività, venire qui a cercare consigli da una persona che reputano un educatore, e leggere che loro sono sbagliati, i loro sentimenti sono sbagliati. Ecco cari ragazzi, voi non siete sbagliati, io non sono sbagliato, ed il mondo è pieno di persone come voi. Smettetela di avvalervi dell’insegnamento della religione cattolica (potete prendere i moduli in segreteria e firmarveli da soli, è una vostra scelta, non dei vostri genitori). E infine uscite a conoscere il mondo, pieno di circoli LGBTQI che lottano per i propri diritti contro tutti questi bacchettoni invidiosi dell’amore altrui.

  2. Massimo Zambelli scrive:

    “Se una persona è omoaffettiva, e tale persona non può farci nulla a riguardo, avrà i medesimi suoi diritti”
    Perchè l’aggiunta del “non può farci nulla a riguardo”? Sembra quasi l’implicito riconoscimento di una situazione sbagliata. Situazione che viene legittimata dal fatto che non è scelta e che è irreversibile. E’ come dire: So che qualcosa non torna nel mio comportamento ma non ci posso fare niente.

    Io ad esempio (conoscendomi sono sicuro che sarebbe così) non avrei timore di affermare la “stranezza” del mio eventuale comportamento o del desiderio omosessuale. Non esiterei a dire: So che non dovrebbe essere, che il mio corpo reclama una differenza che però, non so come, sento estranea. Chiederei tolleranza alla società per una tensione che non so capire nè controllare. Ma mai mi arrogherei a giustificare la mia tendenza come se fosse identica a quella che invece saprei riconoscere come “normale”. Non pretenderei di fare mio un istituto millenario e universale con il presupposto ideologico della egalitaria situazione. Men che meno imporrei ai bambini di essere adottati o prodotti da una “fattrice” per soddisfare il mio desiderio di genitorialità, la quale contrasta la mia tensione omosessuale. Cercherei di fare della mia “anormalità” (autoriconosciuta) una leva di sviluppo per me e per la società. Capisco che questa posizione richieda una notevole forza di carattere Ma la verità e l’onestà con se stessi non deve spaventare.

    L’appello a disertare l’ora di religione rientra nel tuo personaggio: censura e rimozione, imbavagliamento e paraocchi.

  3. Filippo scrive:

    1) Io non sono un personaggio, sono una persona viva, in carne ed ossa, che ha i propri sentimenti e la propria vita, essattamente come lei, e ha gli stessi diritti di viverla liberamente senza che altri mi vengano a dire chi sposare e come devo comportarmi.

    2) Io non sono SBAGLIATO, non so più in che linguaggio cercare di spiegarglielo a lei, ma continuo a ritenere importante che chi legga questo blog non si senta sbagliato in quanto difforme dal suo “cattolicissimo” esempio di vita.

    3) Io ho avuto il grande piacere di non avvalermi dell’insegnamento della religione cattolica, sia per scelta di mia mamma cattolica alla materna, elementari e medie, (che riteneva il catechismo il posto corretto per una simile educazione) sia per le superiori, quando ha lasciato a me la libertà di decidere. Io ho provato un anno a frequentare (allora ero cattolico) e quando ho capito il livello dell’insegnante di religione (lascio immaginare quale) ho scelto di non avvalermi dell’insegnamento.
    Nessuna censura, solamente la certezza che lo stato è laico, che deve rispettare tutte le persone e non solo quelle cattoliche, e che la qualità delle sue argomentazioni è talmente povera che già a 14 anni, da cattolico, preferii fuggire l’integralismo. Quindi invito gli studenti che male si trovano durante l’ora di religione, a evitarla come feci io.

Scrivi un commento