Ghender

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Se ho capito bene, nella teoria Gender si sostiene la distinzione tra sesso e genere, intendendo il primo come ciò che ci è donato dalla casualità biologica, mentre il secondo sarebbe un costrutto culturale, variabile e opzionabile. Questa ideologia serve per fare passare tendenze e orientamenti diversi da quello idealizzato intorno alla forma sessuale. Vorrei capire come si compone questa ideologia con la convinzione, diffusa e propagandata, che l’omosessualità non si sceglie, è innata, uno se la trova addosso ed è legittima proprio perché non dipende dalla volontà della persona; ed inoltre questo innatismo, per alcuni addirittura genetico, serve per condannare con asprezza le proposte di certa psichiatria/psicologia “riparativa”, che ambisce a “guarire” e reimpostare l’orientamento. Se per il gender non esiste innatismo ma tutto è mutevole e fluido, come sostenere la predestinazione e l’inamovibilità della tendenza omosessuale?

Inoltre, sul versante adozioni. I militanti Lgbtiqxyz, nel volerci imporre la “famiglia arcobaleno”, in cui le coppie omosessuali adottano figli o li procreano mediante fecondazione eterologa o madre surrogata, insistono nel dire che i bambini cresceranno senza problemi in quanto l’omosessualità non si trasmette dall’ambiente di vita, ma è (in un qualche modo non ancora ben precisato) innata: come possono giustificare questa convinzione se proprio la loro ideologia preferita, il gender, sostiene la completa culturalità del genere che uno si sente e che sceglie tra le tante forme? L’ideologia gender non porta acqua al mulino di chi sostiene che una famiglia omogenitoriale sia carente e provochi il rischio di confusione nei bambini durante la loro formazione identitaria? Se sono l’ambiente culturale, l’educazione trasmessa, gli stereotipi sociali veicolati inconsciamente, a produrre il genere di appartenenza, quello avvertito interiormente, come si può sostenere che un ambiente relazionale omosessualmente improntato, in aggiunta a una cultura sempre più gay-friendly, non possa condizionare la formazione dell’identità sessuale di quei bambini?

3 Commenti a “Ghender”

  1. Ivo Silvestro scrive:

    Semplice: il gender (maschile, femminile, terzo genere) è una cosa, l’orientamento sessuale (omosessuale, eterosessuale, bisessuale) è un’altra.

  2. Massimo Zambelli scrive:

    Sicuro? Leggo (Verità e splendore della differenza) che “la Butler distingue 5 identità di genere: eterosessuale, lesbica, gay, bisessuale e transessuale”. Per altri sono 12 o 24. Incuriosito ho spulciato “Questione di genere” e ho trovato queste citazioni, ma non voglio metterci la mano sul fuoco: “…La questione è diventata ancora più spinosase si pensa alle diverse e nuove forme di costruzione del genere che sono emerse con le pratiche transgender e transessuali, della genitorialità lesbica e gay, delle nuove identità butch e femme…”, p. X
    “…La costruzione della coerenza occulta le discontinuità di genere che dilagano nei contesti eterosessuali, bisessuali, gay e lesbici, dove il genere non necessariamente deriva dal sesso e dove il desiderio, o la sessualità in generale non sembrano derivare dal genere…”, p. 192.

    Ma a parte questo, la distinzione di orientamento (col suo innatismo) e genere (fluido), sembra riproporre una “metafisica della sostanza” (Butler) tutta dalla parte dell’orientamento. Si ripropone cioè una sorta di essenza predestinata e ingovernabile, che fa riferimento a modelli esistenti nel mondo delle idee/essenze e che sono di nuovo usati per generare autoritarismo e scomunica (cmd negli atteggiamenti Lgbt-xyz verso chi dissente: Dolce e Gabbana, Barilla…), cosa che contrasta con l’impegno della teorica gender di liberare il mondo dagli stereotipi dominatori.

  3. Filippo scrive:

    Non vale la pena commentare. Se ci fosse un ragazz* che si sente a disagio col proprio sesso biologico, rivolgiti a specialisti (psicologi, associazioni LGBT, se sei a Bologna vai al MIT che è il posto giusto per te), e non a religiosi!

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