La Croce di Martin Rainer a San Giorgio e il Subabbraccio

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Presso Brunico nel Trentino c’è il paese di San Giorgio. Ha due chiese una antica dedicata al santo patrono e l’altra, attigua, più moderna per fare posto all’espansione della popolazione dedicata alla Santa Trinità. All’interno, sull’altare, c’è un medaglione con il Crocifisso dello scultore Martin Rainer. Mi è sempre piaciuto e quando sono nelle vicinanze non manco di andarci a vederlo. E’ particolare, ma lo descrivo dopo.

Prima devo spiegare la presenza nell’album di foto che mostrano una pubblicità diffusa sulle strade del Trentino (qui su facebook l’album con le foto). Un tachimetro con la scritta “No Credit” e l’asticella è fatta a forma di croce. Nella banda rossa cola sangue. E’ per evitare incidenti. In passato la giusta regionale aveva dipinto in certi tratti delle croci sempre per dissuadere la velocità. La croce, con la quale si indica anche il cimitero, è anche un segno di morte. In quest’ultima pubblicità è abbinata alla parola Credito e indirettamente ci potrebbe dire qualcosa riguardo alla fede.

Entrando nella chiesa moderna di San Giorgio sapevo già che il crocifisso sarebbe risaltato meglio con il faro acceso. Mi era già capitato. Ma come fare per accendere i fari? Una signora gentile mi suggerisce di telefonare al parroco trovando il numero su un foglietto. Intanto faccio indisturbato delle foto alla chiesa e alla Croce. Poi usciamo e chiamo il numero. Mi risponde il parroco che gentilmente viene ad accendere le luci. Sulle prime non riesce perché lo fa il sacrestano. Gli telefona e risolve trovando l’interruttore. Scatto con la luce del faro accesa. Sulle prime sembra che non cambi invece guardando le foto il bronzo ramato risplende maggiormente.

Perché mi piace quella Croce? Intanto mi piace molto il lavoro di Martin Rainer (stupenda la fontana di Bressanone e numerosi quadretti nei cimiteri del Trentino). Le sue figure sono “bruttine”, anche quella di Cristo. Ma sono figure austere, semplici, di persone povere. Con Marina, parlandone ho detto che rappresentano più che un uomo povero, un pover’uomo. Cioè noi nella nostra condizione fragile e mortale. Gesù non è il belloccio biondo con occhi azzurri. La sua bellezza è in ciò che fa, nel suo sacrificio d’amore.

Nel medaglione c’è l’intera creazione: sole, alberi, animali, l’uomo. La Croce è sopra un triangolo con tre mani nei vertici: la Trinità. Sono mani avvolgenti, che abbracciano l’uomo e proteggono/inviano il Figlio. La grande lancia nel petto di Gesù sta a dire l’enormità del nostro peccato assassino. La corona di spine è stellare, cosmica. L’uomo è un uomo redento, che sa la sua posizione mortale e che con gratitudine si protende verso il suo Salvatore. Quando sarò innalzato attirerò tutti a me. L’uomo quindi è attratto verso l’alto. Ma qui si innesta un’altra lettura, debitrice della teologia di Von Balthasar: la teologia del “Subabbraccio”. Questo medaglione secondo me può essere letto non solamente dal basso in alto, ma dal sopra al sotto. Come se fosse un pozzo in cui Gesù scende nel fondo e l’uomo vi cade finendoci sopra. L’abbandono da parte di Dio di Gesù (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”) è funzionale a mettere il Figlio nel punto più lontano degli Inferi, nello Scheol, il regno della morte, dove si attesta il nostro peccatore distanziarci da Dio. Sulla terra, in vita, sembra che non sia grave il fregarcene del Creatore, ma con la morte non c’è più il soccorso del mondo che in qualche momento ci consola. Nella morte la nostra solitudine è lampante, e il nostro essere fatti per la relazione, la compagnia, l’amore trova un terribile fallimento. A meno che non ci venga in soccorso lo stesso Creatore. Andando nel punto più lontano dei “senza Dio”, nella regione della Distanza, Gesù rende possibile il Sub-abbraccio, l’abbraccio da sotto, di modo che non ci sia peccatore che non sia abbracciabile e raccoglibile nella caduta senza fine nel pozzo nero della morte. Egli è già lì ad accogliere e abbracciare il cadente peccatore. L’uomo vi cade sopra. Questo mi sembra che possa dire il Medaglione di Rainer. Tutto il creato vi cade sopra. Non era crudeltà l’abbandono (liberamente accettato) da parte del Padre. Era un sacrificio anche per il suo cuore. La lancia del male trafigge anche Dio, attraverso il Figlio. Ma doveva essere fatto se si voleva salvare DA DENTRO l’uomo. Da dentro la morte, da dentro l’abbandono, DA DENTRO LA LONTANANZA. Quel dolore di volontario distanziamento non ci commuoverà quando lo vedremo? Non scioglierà la nostra durezza ribelle? Quel sacrificio iperdrammatico non incrinerà la dura scorza della nostra anima chiusa?

E qui provo ad accennare al nesso con la pubblicità progresso del “No credit”. Perché quella parola? Secondo me vuole dire “no beneficio”, no vantaggio. Non c’è nessun bene nel’andare forte. Ti illudi che ci sia ma ti attende la morte, tua o peggio di chi è innocente. Ma la parola credito ha a che fare con “credere”. Credito etimologicamente significa “ciò che è affidato”. Senza fede c’è il sangue. Il peccato fa credere di essere felici, fa spingere il piede per andare più forte, oltre i limiti, fuori controllo. Spingere il piede è ben adatto a dire peccato, perché questa parola significa errare, sbagliare passo col piede, come mancare è sbagliare con la mano. Siamo in una cultura che vuole superare i limiti credendo di trovare felicità. M;a troverà sangue, per sé o per altri. Ma la croce, come nella pubblicità, è già là ad attenderci, essa stessa presente e redentrice. Da dargli CREDITO, anzi il miglior credito per noi.

Ho lasciato le foto fatte all’uscita. Dei fiori a palla di un bel violetto. Come pianeti, un sistema solare. Ho fatto un gioco di sfocature, di diverse messe a fuoco. La realtà è la stessa ma la vediamo con fuochi diversi. Spesso l’intolleranza di chi non crede è questione di messa a fuoco. Si vedono gà e cose del Cielo ma non sono a fuoco. Una piccola correzione e la nitidezza risalta.

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