UNIONI CIVILI, CEI E FAMILY DAY

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Il commento di Mons Galantino, segretario Cei, al programma autunnale di Renzi in cui sarebbe previsto l’avvio della legge sulle Unioni civili, da approvare entro l’anno, è stato questo (fonte it.radiovaticana.va): “Rispetto alle urgenze che si impongono è paradossale questa attenzione. Peccato non poterne riscontrare altrettanta in misure di sostegno alla famiglia”.

Messa così però, caro Mons Galantino, significa che a parte l’urgenza la proposta è ok. Cioè sembra che a fare problema sia la priorità della proposta e non il contenuto, e che quindi il rimedio dovrebbe essere la dilazione e non l’eliminazione o, almeno, l’aggiustamento. Paura ad entrare nel merito? Scarsità di argomentazioni? Senso di inferiorità per la Macchina da guerra dell’informazione pro-gay, capace di spostare consenso? O forse ci si sente schiacciati dalla sentenza 138/10 della Consulta contro il muro dell’inevitabilità?

Ma anche ai movimenti del 20 giugno, definito un nuovo Familiy Day, come muoversi? Negare in assoluto? Cercare un nobile compromesso? La sentenza della Corte cost. 138/10 dice chiaramente che il matrimonio come previsto dall’art. 29 cost. è tra uomo e donna. E lo motiva dicendo che “le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio”. Però dice anche “Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza”. Non sono situazioni omogenee ma ci sono punti omogenei. Ah, santa diplomazia italiana.

Quindi se si usa la sentenza della Corte per affermare l’unicità del matrimonio tra uomo e donna (io lo faccio), che dà vita alla “famiglia costituzionale”, bisogna poi non fare finta di niente quando la Consulta reclama dal Parlamento una regolarizzazione di quella forma di convivenza. Perciò mi chiedo: è corretto dire NIENTE, oppure va trovato un modo di tutela per le coppie omosessuali che NON SIA IPOCRITAMENTE SOVRAPPONIBILE (neanche lontanamente) AL MATRIMONIO?

Ma può essere vera anche la previsione fatta dai movimenti pro-famiglia che portata a casa una legge che riconosce le coppie omosessuali poi, a quel punto, ci penserà l’Europa a imporre l’adozione e la maternità surrogata. Oppure la previsione, ammessa anche da parti interne come Scalfarotto e Concia (leggi articolo:L’ipocrisia di non chiamarlo matrimonio omosessuale), che questa legge sia un primo passo verso la sovrapponibilità delle unioni con il matrimonio. Così è accaduto in Francia con i Pacs e in Gran Bretagna con le Civil partnership, sfociate dopo pochi anni nel matrimonio tout court. Quindi sembrerebbero proprio i massimalisti pro-gay a respingere nel dubbio anche chi avrebbe voluto rispettare la sentenza 138/10 in tutte le sue parti.

Se ci fosse correttezza nel mondo gay si potrebbe lavorare insieme, ma quel che si chiede è la distruzione della significatività fisica-psichica-sociale-politica-giuridica della differenza uomo donna. La recente sentenza della Cassazione che acconsente al cambio di sesso se sentito interiormente (anche se c’è un passaggio in cui si dice che però dovrà esserci successivamente cambio fisico di sesso) va nella direzione della perdita di questo ancoraggio naturale, importante per l’educazione e la crescita dell’identità individuale e della forma sociale.

1 Commento a “UNIONI CIVILI, CEI E FAMILY DAY”

  1. Filippo scrive:

    Meraviglia la quantità di post sempre a carattere omosessuale di questo blog, sempre lato omofobo. Recentemente la letteratura scientifica (non parliamo quindi di credenze religiose, ma di fatti comprovati) ha affermato che l’omofobia è una grave patologia che va assolutamente curata. Chiunque si trovasse in accordo con la discriminazione verso gli omosessuali che propone questo blog, gli consiglio caldamente una bella seduta dallo psicologo. http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/09/22/news/l-omofobia-e-una-malattia-da-curare-1.230804

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