Castelli nell’aria

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Quando ieri mattina mentre ero in macchina ho sentito la notizia che la Boldrini, coadiuvata da quell’altro buono che è Rodotà, ha prodotto una Carta dei diritti in internet, in cui si proclama che l’accesso alla rete è un “DIRITTO FONDAMENTALE DELLA PERSONA”, ho avuto la chiara percezione che la parola “diritti” è ormai abusata e svuotata di senso, almeno quanto le parole “persona” e “amore”.

Che internet sia importante chi lo mette in dubbio, ma che sia un “diritto fondamentale”, presente da sempre nelle *fondamenta dell’essere umano*, che aspettava l’era tecnologica per emergere e senza il quale l’uomo è carta straccia, è tragicomico perchè mostra come i diritti oggi siano pretese del forte, desideri capricciosi del potente, erba voglio di un soggetto svuotato di dignità reale e oggettiva. E’ la volonta di chi comanda che elargisce parole vuote come dignità e diritti, e che la priva a chi non gli interessa o conviene.

Dopo la seconda guerra mondiale si è capito che la dignità umana, e i diritti che ne conseguono, andava basata su fondamenta oggettive. Si erano viste in diretta le tragedie di lasciare l’uomo e il suo valore in balia del volere del potente di turno. Oggi si parla di ditritti come fossero banderuole agitate da chi comanda, come privilegi di chi parla, cammina, vota e decide, come pretese da imporre usando lobby potenti, che divengono reali quanto più vengono martellati e mediatizzati. Sono castelli nell’aria.

“art. 2 L’accesso ad Internet è diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale.”

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