Umberto Eco su evoluzione e teologia

Articolo del 2005 di Umberto Eco in cui parla di evoluzione e teologia. Interessante la sua sottolineatura (evidenziata con il grassetto) che già nel primo racconto della creazione di Genesi ci sia uno sviluppo evolutivo delle forme viventi.

“2005, di Umberto Eco
Il Caso e il Disegno Intelligente

L’intervento di un Disegnatore non esclude un processo casuale come quello darwiniano, che avviene per tentativi ed errori

La settimana scorsa Eugenio Scalfari ha preso atto del ritorno di una storia che sembrava vecchia e seppellita (o limitata alla Bible Belt americana, l’area degli stati più retrivi e isolati dal mondo, abbarbicati al loro fondamentalismo selvaggio, che solo Bush riesce a prendere sul serio, probabilmente per calcolo elettorale). Sono tornate le polemiche sul darwinismo - e addirittura hanno sfiorato i progetti di riforma della nostra scuola, dico la scuola italiana e cattolica. Insisto sul ‘cattolica’ perché il fondamentalismo cristiano nasce negli ambienti protestanti ed è caratterizzato dalla decisione d’interpretare letteralmente le Scritture. Ma affinché ci sia interpretazione letterale delle Scritture, occorre che esse possano essere liberamente interpretate dal credente, e questo è tipico del protestantesimo. Non ci dovrebbe essere fondamentalismo cattolico perché per i cattolici l’interpretazione delle scritture è mediata dalla Chiesa.

Ora già presso i padri della Chiesa, e prima ancora con Filone di Alessandria, si era sviluppata un’ermeneutica più soffice, come quella di Sant’Agostino, il quale era pronto ad ammettere che la Bibbia parlava spesso per metafore e allegorie, e quindi può essere benissimo che i sette giorni della creazione siano stati anche sette millenni. E la Chiesa ha fondamentalmente accettato questa posizione ermeneutica.

Si noti che, una volta che si ammette che i sette giorni della creazione sono racconto poetico che può essere interpretato al di là della lettera, il Genesi sembra dar ragione a Darwin: prima avviene una sorta di Big Bang con l’esplosione della Luce, poi i pianeti prendono forma e sulla terra avvengono grandi sconvolgimenti geologici (le terre si separano dai mari), quindi appaiono i vegetali, i frutti e le semenze, infine le acque incominciano a brulicare d’esseri viventi (la vita inizia a sorgere dall’acqua), si levano a volo gli uccelli, e solo in seguito appaiono i mammiferi (imprecisa è la posizione genealogica dei rettili, ma non si può pretendere troppo dal Genesi). Solamente alla fine e al culmine di questo processo (anche dopo le grandi scimmie antropomorfe, immagino) appare l’uomo. L’uomo, che - non dimentichiamolo - non è creato dal nulla, ma dal fango, e cioè da materia precedente. Più evoluzionisti di così (ma senza escludere la presenza di un Creatore) non si potrebbe essere.

Cos’è che la teologia cattolica ha sempre preteso per non identificarsi con un evoluzionismo materialista? Non solo che tutto questo sia opera di Dio, ma che nella scala evolutiva si sia verificato un salto qualitativo, quando Dio ha immesso in un organismo vivente un’anima razionale immortale. E solo su questo punto si fonda la battaglia tra materialismo e spiritualismo. Un aspetto interessante del dibattito che si svolge negli Stati Uniti per ammettere nelle scuole, accanto alla ‘ipotesi’ darwiniana (non dimentichiamo che nel corso del suo processo Galileo se la sarebbe cavata ammettendo che la sua era un’ipotesi e non una scoperta) è che - per non aver l’aria di opporre una credenza religiosa a una teoria scientifica - non si parla tanto di creazione divina quanto di ‘Disegno Intelligente’. Cioè, si sottintende, noi non vogliamo imporvi la presenza imbarazzante di uno Iahvé barbuto e antropomorfo, vogliamo solo che accettiate che, se sviluppo evolutivo c’è stato, esso non è avvenuto a caso ma seguendo un piano, un progetto, e questo progetto non può che dipendere da una qualche forma di Mente (vale a dire che l’idea del Disegno Intelligente potrebbe persino ammettere un Dio panteista in luogo di un Dio trascendente). Quello che mi pare curioso è che non si considera che un Disegno Intelligente non esclude un processo casuale come quello darwiniano, che avviene per così dire per tentativi ed errori, così che sopravvivono solo gli individui che meglio si adattano all’ambiente nel corso della lotta per la vita. Pensiamo all’idea più nobile che abbiamo di disegno intelligente, e cioè alla creazione artistica. È Michelangelo a dirci in un suo celebre sonetto che l’artista, quando si trova di fronte al blocco di marmo, non ha dall’inizio in mente la statua che ne uscirà, ma va appunto per tentativi, interrogando le resistenze della materia, cercando di buttare via il ’soverchio’ per fare uscire a poco a poco la statua dalla ganga materiale che la imprigionava. Ma che la statua ci fosse, e fosse proprio il Mosé o un Prigione, l’artista lo scopre solo alla fine di quel processo fatto di tentativi continui.
Un Disegno Intelligente può manifestarsi dunque anche attraverso una serie di accettazioni e ripulse di quello che il caso offre. Naturalmente bisogna decidere se prima sta il Disegnatore, capace di scegliere e rifiutare, o se è il Caso che, accettando e rifiutando, si manifesta come l’unica forma d’Intelligenza che sarebbe come dire che è il Caso che si fa Dio. E non è questione da poco. Semplicemente è un poco più filosoficamente complessa di come la mettono i fondamentalisti.

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