Chi sono

Insegno religione nella provincia di Bologna. Mi piace la fotografia, la grafica, internet e anche i tortellini. Sposato con due figli, casa con mutuo, auto utilitaria, nessun animale domestico. Vorrei morire potendo dire come Santa Chiara di Assisi: “Grazie per avermi creato”. Vorrei vivere come dice Vasco Rossi: “Vado al massimo”… visto anche il mio nome. Risultato… mi sa che devo cambiare nome.

Riguardo al credere, non ho sempre creduto. Da bambino sì, dopo i sacramanti ho fatto un giretto, e a 18 anni la conversione: ad Assisi, in una notte di nebbia (rara da quelle parti), parlando con un frate, Dio mi ha sedotto, e ciò che cercavo lontano dal vangelo e dalla chiesa mi è sembrato naturalissimo trovarlo da quelle parti. L’allergia è stata vinta con allegria.

Nella mia formazione ho amato molto il teologo francese André Manaranche, che sono anche andato a trovare a Parigi: un vero genio dallo sguardo profondo e con l’estro francese di narrare avendo il gusto del paradosso e la ricerca dell’originalità. Questo, applicato alla teologia, significa non dire cose banali in un campo dove è facile che domini la semplificazione e la monotonia. Altro teologo che amo molto è Han Urs von Baltasar. La sua Trilogia (Gloria, Teodrammatica e Teologica) è una colossale montagna che entusiasma l’alpinista cercatore: uno stimolo all’intelligenza (su una sua pagina ci stavo un pomeriggio), un nutrimento fecondo, una spinta all’ammirazione per la nostra tradizione.

Ho studiato 5 anni ad Assisi, dai 20 ai 25, nel Sacro Convento dei francescani conventuali. Anni di grazia. Indimenticabili. Ricchissimi e insostituibili sia umanamente che spiritualmente. Mio docente di teologia dogmatica era Antonelli che ora è l’arcivescovo di Firenze, il docente di esegesi nuovo testamento era Betori, che ora è segretario della Cei, e insegnante di filosofia contemporanea era Alici, che ora è presidente dell’Azione cattolica. Ho cercato di sfruttare la loro maestria, consapevole dei miei grandi limiti. Le superiori le ho fatte alla fine degli anni ‘70 all’Itis Odone Belluzzi, anni che non aiutavano a studiare. Ma non ho perso tempo. Facevo altro. Con il mio più caro amico andavamo al cinema, il Roma d’Essai, a vedere intere rassegne di registi famosi. Da lì la mia passione per quest’arte con la quale “tedio” i miei studenti. Dopo le superiori, scoprendo cosa veramente mi piaceva studiare, ho dovuto ricominciare daccapo per tante cose. Buchi che mi porto addosso. Ah, se tornassi indietro… :-)

Con mia moglie siamo sposati da 15 anni, più otto di fidanzamento. Ci ho messo un pò, dopo Assisi, a capire la mia vocazione. Avrò capito bene? Mi è sembrato che Dio mi volesse qui, ringraziando che mi ha voluto là, per prepararmi. Sono convinto che essere laici non significa vivere il cristianesimo in modo inferiore rispetto alla via religiosa od ordinata. Diversi carismi. Mia moglie è abbastanza paziente, abbastanza guardabile, abbastanza amorevole. Ho sposato un’abbastanza. :-) Chissà cosa scriverebbe nel suo blog, se ne avesse uno. Lo chiamerebbe comunque (rimanga fra di noi) abbastanza.blogspot.it :-)

Insegnare religione mi piace. Lascia tempo libero e non devi correggere i compiti. Privilegi che compensano il fatto di essere una materia Cenerentola. Difficile far capire ai ragazzi (e a volte ai colleghi) che poi la Lavapavimenti sarà la Principessa. Il mio atteggiamento, diciamo così, “apologetico”, che si riflette anche nel blog, lo devo a decenni di insegnamento nella terra bolognese, benestante e leggermente prevenuta verso la religione “istituzionale”, in istituti professionali, tecnici e licei, in classi in cui c’è il record nazionale per la non frequenza. Far capire in un’età difficile che la religione è cultura, è culturalmente necessaria, richiede dello sbuzzo. Questa situazione mi ha costretto a “rifondare” tutto, non dare per scontato niente, a dover cogliere l’aspetto umano dei dogmi più tosti. Qui non si campa se non si sa porgere il “depositum” con il taglio giusto, mondano, antropologico. Dio, dopo tutto, secondo il cristianesimo, si è incarnato.

Il blog. Prima è iniziato il sito Orarel che ha ancora diverse sezioni in divenire o da cominciare (fa un pò parte del mio carattere, purtroppo). Un luogo di incontro tra generazioni e tra le varie componenti della scuola: studenti, insegnanti, genitori, che si confrontano intorno alle tematiche della materia. Far incontrare i mondi diversi di chi ha già vissuto e l’entusiasmo di chi inizia l’avventura. Gestire e aggiornare un sito richiede un sacco di tempo che non sempre ho. Orarel ha quindi avuto dei su e giù. Adesso mi interessa questa forma del blog. Il diario l’ho sempre scritto, fin da ragazzo. I miei amori, le mie ricerche, poi il mio cammino religioso. Oggi scrivo diversamente, ma sono sempre convinto che scrivere e comunicare ad altri (presunti altri: mi ricordo quando nel ‘77, al tempo del boom delle radio locali tenevo una rubrica, “Programma e basta”, piuttosto sperimentale, e provavo l’ebbrezza di parlare non sapendo se qualcuno stesse ad ascoltare, vista anche l’ora del primo pomeriggio e della tarda notte. Le ore centrali erano riempite dalla “filuzzi”, musica che ora non esiste più), sono convinto che scrivere (ma anche parlare) serve a capire: fa scorgere piste e prospettive prima insospettate.

Basta così. Buona lettura e… intervenite.

Massimo Zambelli

PS
Se dovessi morire e questo mio ritrattino (carentissimo) dovesse rimanere l’ultimo mio testamento, vorrei che la mia famiglia sapesse che mi è cara e che il mio ultimo pensiero sarà per loro. Fare il “salto” in buona compagnia è la cosa più bella che ci sia…