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Essere e dover essere

Mercoledì 9 Maggio 2007


Ringrazio A.R. del commento al post “I rabbini e la natura assente”. Gli rispondo qui perchè merità una risposta più approfondita.

A.R. said…
Concordo sulla “debolezza di riferire il rifiuto dell’omosessualità a una tradizione religiosa”, non concordo invece sul fatto che la natura umana sia sessuata in modo bipolare. La natura in tutti i suoi aspetti (piante e animali) presenta soggetti omosessuali, e l’uomo facendo parte della sfera animale presenta anche lui questa caratterisca. Che non è una cosa anormale. La scienza stessa ha definito l’omosessualità un aspetto della personalità e non una malattia o un anormalità (DSM IV, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders)
Il fatto che si voglia tutelare la famiglia composta da un uomo e da una donna (perchè la parola Famiglia, secondo la costituzione italiana stessa ne nega ne afferma la possibilità che sia composta da due persoe dello stesso sesso), non deve implicare un discorso pressochè ignorante sulla Natura Omosessuale in generale. Perchè (come lei ha detto) se non ci si basa su testi sacri, non credo proprio si riesca a trovare un testo scientifico (o comunque laico) che presenti l’omosessualità come “anormale”, a meno che il testo non sia filo-religioso, ovvio.

Bel blog comunque

C’è bisogno di confronto calmo e ragionato. Ammetto di propendere per la passionalità ma cerco di non allontanarmi troppo dal tentativo di ragionare.

Non tutto si può ridurre a malattia e salute. Non credo sia giusto delegare ai medici l’onere di redigere il catalogo del giusto agire. Sarei anche curioso di conoscere il famoso testo dell’Oms e le condizioni della sua redazione. Il riferimento alla natura, così come lo trovo nella sua argomentazione, è molto rischioso perché nella natura, intesa come ciò che esiste tra le variegate forme di vita, c’è di tutto: dal bullismo, alla crudeltà, al parassitismo, alla pedofilia, poligamia, rapina e uccisione… Se l’idea di un giusto agire venisse estrapolato dal rilevamento fenomenologico tra vegetali e animali, allora dovremmo rinunciare a ogni gradazione etica e a discriminare le azioni giuste da quelle sbagliate. L’idea di natura è un prodotto umano. Migliorabile, perfettibile ma mai del tutto arbitrario. La nostra razionalità è in grado di dedurre principi dall’essere. Si capisce che trovo dogmaticamente riduttiva la tesi di Hume per il quale dall’essere non si può dedurre alcun dover essere. Tesi sbrigativa e di comodo (capziosa). L’uomo parla e si esprime: ne derivano diritti e doveri culturali e sociali; mangia, beve e dorme con necessità vitale: ne derivano priorità politiche; prega e cammina: ne deriva la libertà di culto, di movimento e di autodeterminazione; si riproduce e ama…

Il problema dell’omosessualità per me è legato alla possibilità di decifrare dall’essere un dover essere. Un concreto dover essere, che si riferisce al tema specifico, ma, oltre questo, e, direi, quasi più fondamentalmente, alla possibilità generale di dedurre un oggettivo dover essere. La posta in gioco è cioè serissima. Siamo in grado con il nostro intelletto, che è tutto quello che abbiamo per farci strada tra le fronde del mondo, di rilevare un senso intrinseco al mondo? Una normatività oggettiva, reale e non autoimposta? Il senso e l’etica sono invenzione o scoperta? Mi sembra che ciò che si sta giocando intorno al tavolo della sessualità sia questo. Io vedo un uomo e una donna, fisicamente differenziati e reciprocamente complementari. Vuol dire qualcosa? Non il primo gradino della normatività etica che deduce dall’essere un dover essere? Se non siamo in grado di dedurre questo, nel senso che tutto può essere smontato e rimontato sottosopra, allora non ha senso ALCUN dover essere. Il “tutto è permesso” è l’inevitabile destino.

L’altra questione che forse ci differenzia è che io propendo per una visione unitaria della persona umana. Dopo tanti secoli di deleterio dualismo oggi anche la teologia tende a interpretare l’uomo come unità di anima e corpo. Il corpo non è un accessorio, è persona. La sua differenziazione fisica è differenziazione identitaria e personale. Privilegiare il “come uno si sente”, nel caso questo contrasti con l’evidenza corporea, significa scindere dualisticamente la persona in una parte nobile e valoriale (il “come si sente” del pensiero-desiderio) da una meno importante (il corpo sessuato). Viene reintrodotto il dualismo in cui a farne le spese è la corporeità che in realtà è persona.

Il confronto, per quanto mi riguarda, è auspicato perché sono idee in divenire. Ripeto quello che ho scritto mesi fa in un articoletto per Orarel.com (articolo). Personalmente trovo più “scandalosi” i Pacs o Dico, o altro simile, per la sfasciatura della famiglia (rendendo allettante una forma light di matrimonio, assurda perché chi sceglie di essere “coppia di fatto” non può poi pretendere di essere trattata da “coppia di diritto”), che per la possibilità di dare agli omosessuali che vogliono scegliere una stabilità nel loro rapporto una qualche tutela reciproca, dell’uno verso l’altro. Non ce l’ho con l’omosessualità, né tanto meno con l’omosessuale. Ce l’ho con la richiesta di legalizzare l’omosessualità, di normalizzarla scardinando, per fare questo, il sensorio etico che deduce dover essere dall’essere, pena il nichilismo etico che finisce come sempre per tutelare e avantaggiare i più forti. Sarei meno scandalizzato da una proposta ad hoc per omosessuali, senza arrivare al matrimonio (matrimonio da mater, cosa fisicamente esclusa), che a una sfasciatura generalòe per dare a looro qualche diritto. Ma i tempi non sono maturi. Si vuole l’equiparazione, sfasciando l’evidenza della differenziazione sessuata, che fa sorgere nella famiglia umana il primo vagito di etica.

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