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Caso Englaro

E’ qualche giorno che ci penso. Ero via in ferie senza giornali e televisione, e così mi ha spiazzato la sentenza che accorda al padre l’espressione legittima della volontà della figlia di non voler vivere in quella condizione. Cosa pensare? Vedo in entrambe le posizioni che si fronteggiano qualcosa di vero. Ma mi sembra più giusta la posizione di chi non vuole togliere il sondino alla donna.Per un genitore vedere un figlio in quelle condizioni è tragico. Il pensiero e forse, per chi è credente, la preghiera rivolta al Signore di togliere la persona amata da una situazione di grave e forse irrevocabile inermità, a essere sinceri viene da fare. E non ci si deve nascondere che in quei frangenti viene anche a pensare a se stessi, alla durissima prova che ci tocca in sorte. In certi momenti quindi mi viene da dire, quando si legge del «padre di Luana Englaro»: ma come è stonato chiamarlo ancora padre, che razza di padre è, è ancora padre uno che decide di far morire la figlia? Poi freno il mio impeto e quasi mi scuso di avere pensato così e cerco di restare sulla soglia della porta, imbarazzato ad entrare in una vicenda che non mi vede coinvolto direttamente. Che dire allora?

Come credente a volte mi pare di avvertire nei commenti di chi è credente una certa qual paura della morte. Sembrano rovesciate le parti: chi è ateo vuole la morte, chi crede vuole tenere lontana dalla morte una persona ormai al limite delle possibilità di vita. Non dovrebbe esserci in noi una più visibile gioia per l’incontro di una persona con il Dio vivente? Non per questo certamente bisogna ammazzare il più possibile gli altri per anticipare il loro incontro definitivo con Dio. C’è in questo una distorsione malvagia della giusta attesa di comunione. La fiducia nell’al di là, il crederci davvero, così difficile, dovrebbe portare semplicemente ad aborrire il così detto accanimento terapeutico, un altro modo luciferino di tenere lontane le persone dal Creatore e di esaltare con superbia le proprie risorse tecnico-scientifiche. La medicina non combatte le leggi e i limiti della natura. Volere a tutti i costi e con tutti i mezzi combattere la morte, indifferenti alla persona malata, è puro orgoglio e non può portare che sofferenza.

Mi chiedo quindi se quello nei confronti di Eluana sia accanimento. E mi chiedo se una persona può rifiutare ciò che non è accanimento e se il medico e la medicina devono ritrarsi davanti alla “volontà di deriva†di una persona che vuole che la natura faccia il suo corso.

1. Alla prima domanda, nel caso di Eluana, non mi sento di dire che un’alimentazione anche se offerta con una cannula, come con un biberon nel caso di un bambino, sia una terapia straordinaria. Mangiare e bere è prassi ordinaria.

2. Se vedo una persona sul ponte che si vuole gettare che faccio? Lo lascio fare e me ne vado o cerco di intervenire? Se quella VUOLE farla finita, per motivi suoi (perché sindacare i motivi di altri?), mi autorizza all’inerzia o invece ho un dovere di solidarietà? Ha valore un testamento in cui si chiede di sospendere un futuro aiuto ordinario attualmente, come ipotesi, non gradito? Non è un modo per farsi uccidere, invece che lasciarsi morire? Se io intervenendo posso sperare in un recupero o comunque in una situazione dignitosa, non sono obbligato a tentare il soccorso?

È rischioso, molto, dire che la condizione di Eluana manca di dignità. Se vale per lei vale per le migliaia di casi simili. È inumano far continuare vite non degne di essere vissute. Anche se l’interessato ha espresso di voler continuare a vivere così, non possiamo permettere che si autoprocuri una situazione indegna. La dignità è oggettiva, tantopiù se nella condizione in discussione manca coscienza. Se infatti fosse la soggettività a dare o meno dignità a una certa condizione esistenziale, questo non potrebbe accadere per condizione di assenza di coscienza come lo stato vegetativo o il coma. Non può essere neanche un parere espresso anni prima a rendere dignitoso o meno uno stato di vita. Una dignità retroattiva è uno scherzo. Lo sforzo è di trovare dignità in una situazione di grande passività. Se non ci riusciamo dovremo bonificare tanto dolore.

Dice Chiara Lalli oggi in una lettera sul Corriere:

Non possiamo avere la certezza assoluta e attuale perché Eluana non può esprimere il suo parere (ma tanto venivano scritte analoghe parole quando Piergiorgio Welby chiedeva di essere lasciato morire in pace), ma abbiamo ragione di credere che Eluana non avrebbe desiderato sopravvivere in questo modo. Il volere di una persona che non può più esprimerlo può essere ricostruito dalla sua vita e dalle testimonianze di chi le voleva bene.

Questo fa paura, la ricostruzione di quel che pensa uno a partire dallo stile di vita e da testimonianze di altri. Comitati di empatici che proietteranno sui corpi inermi le loro idee di qualità della vita. Se in un incidente un ballerino o un amante del ballo e dello sport rimanesse senza gambe, cosa avrebbe preferito gli accadesse, morire o vedersi zoppo? Per evitare il tragico dolore al risveglio dall’amputazione, potremmo ricostruire il suo pensiero e aiutare a realizzarlo.

Il paragone poi con Welby non ci sta. Situazioni diversissime per dipendenza da macchine e interventi straordinari nel caso di Welby.

Un mediazione molto al ribasso ma non rigettabile è decidere per la vita se si trovano persone disposte alla cura. È stato tremendo nel caso di Terri Schiavo lasciarla morire quando i genitori volevano accudirla. Nel caso Englaro le suore che l’hanno accudita per questi ultimi 12 anni chiedono al padre di lasciarla a loro. Fino a quando c’è qualcuno che vuole curarla perché ucciderla?

Altra domanda: sospendendo l’alimentazione ci vorranno diversi lunghi giorni perché muoia di sete e fame. Verrà sedata. Perché? Perché sedarla se si è sicuri che non è in grado di soffrire, se non sente niente?

Casi di questo genere costringono noi sani ad aver cura; il loro senso è altruistico perché obbligano la società a ritrovare l’altruismo. Non sono vite inutili.

 

L’apertura all’eugenetica del ministro dimissionario Livia Turco ci dovrebbe spingere a porre domande impegnative lontano da ogni ipocrisia. Che si tratti di eugenetica è sicuro perché stravolge la legge 194 che legalizza l’aborto in certe situazioni. L’aborto per la 194 è reso possibile quando il diritto alla vita del bambino concepito, fosse pure handicappato, contrasta in modo grave con il diritto alla salute psico-fisica della madre. Il figlio con grave handicap può essere abortito se la sua presenza lede la salute della madre in modo serio e grave, non in quanto handicappato e perché tale. 

Consentire mediante le tecniche rischiose per lo stesso embrione di diagnosticare tare genetiche e scartare il figlio malato preannuncia una virata dell’uso delle tecniche mediche volte al miglioramento della specie e della razza.

Dobbiamo chiederci per chi è fatta questa vita. Immaginiamo la vita come una grande tavola imbandita e chiediamoci: chi può sedersi a tavola? Può un handicappato sedersi a tavola? Se diamo l’Ok alla selezione pre-impianto significa che avalliamo il giudizio di esclusione che vede la tavola disponibile solo per i sani e i forti. Un darwinismo sociale che piace molto ai borghesi, radicali, atei, malcredenti di tutti i tempi.  Dovremmo essere meno ipocriti e dire chiaramente che gli handicappati sono un peso sociale insopportabile. Che bisogna selezionarli prima della nascita e che è arrivato il tempo (in realtà ritornato) che si deve fare pulizia, anche dopo la loro nascita. Purificare la società dai malriusciti. Sono pochi che hanno il coraggio di pensarlo e dirlo a voce alta. Ci si affida invece ipocritamente all’ambiguità delle tecniche di selezione artificiale. Una volta erano utilizzabili dagli sterili. Ora la Turco l’ha aperta anche ai malati di Aids o epatite che non possono procreare senza contagiare il figlio: allora fecondazione artificiale con selezione degli embirioni sani prima dell’impianto. La natura molto problematica della fecondazione artificiale qui mostra il volto. Non può che includere infatti una dimensione selettiva. Avendo gli embrioni fra le mani diventa irresistibile poter scegliere. Successivamente verrà rivendicata per tutti la possibilità di scegliere il figli sano e robusto, evoluto.  Non si vede perché potendo farlo solo alcuni possono accedere a queste tecniche produttive e selettive di vite umane, mentre gli altri sono costretti a fare figli affidandosi al caso che può portare a imperfezioni. Tutti hanno diritto al figlio sano e a tutti deve essere permesso coi soldi pubblici di ricorrere a tecniche in grado di setacciare il figlio malato per scartarlo. L’altro passo, che può essere contestuale al precedente,  sarà quello di dare il via non solo alla selezione purificatrice delle malattie ma di produrre mutamenti migliorativi. Non solo evitare il male ma fare il bene, anzi, farli bene. Non solo scartare, lasciando comunque al caso la parte riuscita, ma migliorare positivamente la parte buona. Con quale criterio? I soliti idoli: salute, forza, intelligenza, bellezza…

Nietzsche lo disse chiaramente in Volontà di potenza:

Si deve acquistare quella enorme energia della grandezza per foggiare l’uomo futuro allevandolo, da un lato [eugenetica], e, dall’altro, annientando milioni di malriusciti [eutanasia]: e non si deve venir meno per il dolore che si crea – un dolore quale non fu mai visto finora.

Allevare l’uomo futuro ora è possibile. La bioingegneria lo può fare. Rigettare i malriusciti con la selezione in entrata (diagnosi pre-impianto) e in uscita forzata (eutanasia). C’è chi lo ha già fatto e non solo i nazisti. Anche in Svezia e in America. Nell’attuale Olanda si possono eutanizzare i bambini già nati con gravi malattie.

Per chi è il banchetto della vita? Certo che quelli non se lo godono il pranzo. Stare a tavola e non potere mangiare è come non esserci. Inoltre fanno pena, ed eliminarli può essere spacciato come un atto di compassionevole pietà. Ma non possiamo essere noi a decidere chi vale, chi può restare, e chi no. Chi siamo noi per farlo? Senza accanimento, perché allora sarebbe la stessa ibris (orgoglio) a guidare la medicina, ma anche senza cinico nichilismo.

Nietzsche critica il cristianesimo, lo odia, perché trova dignità anche ai malati e nella malattia. Anzi, il piccolo e il povero, per il cristianesimo somigliano al Cristo crocifisso, sono sua immagine. Ma per l’ateo Nietzsche la vita senza Dio, destinata al nulla, ha senso solo come lotta per ampliare la volontà di potenza.

Che cosa è buono? - Tutto ciò che nell’uomo accresce il senso di potenza, la volontà di Potenza, la potenza stessa.
Che cosa è cattivo? - Tutto ciò che discende dalla debolezza.
Che cosa è felicità - La sensazione del fatto che la potenza cresce, che una resistenza viene vinta.
Non appagamento, ma più potenza; non pace in assoluto, ma guerra; non virtù, ma valentia (virtù nello stile del Rinascimento, virtù scevra da ipocrisia morale).
Primo principio del nostro amore per gli uomini: i deboli e i malriusciti devono soccombere. E bisogna anche dar loro una mano in tal senso.
Che cosa è più nocivo di un qualunque vizio? - La compassione attiva verso tutti i malriusciti e i deboli - il cristianesimo..

Serve un uomo forte che non abbia paura di giudicare cosìm e di agire di conseguenza. Intanto nell’eliminare l’unico freno rimasto alla seducente ideologia scientista e salutista. 

Guerra all’ideale cristiano, alla dottrina della “beatitudine†e della salvezza come scopo della vita, alla supremazia dei semplici, dei puri di cuore, dei sofferenti e dei disgraziati…

Per quanto ciò suoni strano, bisogna sempre armare i forti contro i deboli, i fortunati contro gli sfortunati;  i sani contro i deperiti e coloro che hanno tare ereditarie. … io aborrisco con odio mortale il cristianesimo, perché ha creato le parole e gli atteggiamenti sublimi con cui si copre una realtà orribile con il manto del diritto, della virtù, della divinità…

Ciò che, invece, si deve condannare al di là di ogni concetto è l’ambigua e pigra mediocrità di una religione come il cristianesimo, o, più chiaramente, la  mediocrità della Chiesa che, invece di incoraggiarli alla morte e all’autodistruzione, sostiene tutti i falliti e i malati e li induce a riprodursi.

Problema: con quali mezzi si potrebbe realizzare una forma rigorosa di grande nichilismo contagioso, una forma di nichilismo che con scientifica coscienziosità insegnasse e mettesse in pratica la morte volontaria? (E non il debole vegetare in vista di una falsa esistenza postuma).

Con quali mezzi? Intanto convinciamo come fa la Turco che è giusto e innocuo selezionare i malati. Facciamo passare l’idea che siamo degli dei in grado di decidere chi deve vivere, poi il resto verrà.

Sono onorato di essere cristiano. Siamo in un tempo di scelte radicali e forti. Il bivio è sempre più chiaro. Molte parole di critica della Chiesa si vede a chi sono congeniali. A quale ideologia fanno il verso. Coerenza, amici, coerenza. La sfida è fenomenale.

Crudeltà santa. Un uomo che teneva in braccio un neonato si avvicinò a un santo e gli chiese: «Che devo fare del piccolo? È miserello, malfatto e non ha vita abbastanza per morire». «Uccidilo - gridò il santo con voce tremenda - uccidilo e tienilo poi per tre giorni e tre notti nelle tue braccia, fintanto che non te lo sia impresso nella memoria: così non metterai mai più un bambino al mondo se non sarà giunto per te il momento di generare». Udite queste parole, l’uomo se ne andò deluso: e molti biasimarono il santo perché aveva consigliato una cosa crudele, suggerendo di uccidere il bambino: «Ma non è più crudele lasciarlo in vita?» disse il santo.

Oh, santa Turco, e pensatori affini come Veronesi, vi ringraziamo perché ci date la forza di migliorare il mondo eliminando le squallide scorie che accrescono dolore a dolore. Pulizia. Selezione. Purificazione. Tutto con il sorriso di essere nel giusto, che altrimenti si va all’estero e noi non vorremo mica diventare un paese medievale, troppo cristiano, che aiuta la feccia del mondo facendogli credere di valere qualcosa. Setacciare, setacciare.

Sa molto di risentimento e puzza di rancore (un pò come la trovata di Visco di mettere online tutti i redditi) l’azione della Turco che con le valige in mano come dimissionaria vara le Linee guida per la legge 40 sulla procreazione assistita. Allarga il significato di sterilità per permetere l’accesso a persone malate ma non sterili e soprattutto apre alla diagnosi pre-impianto, vera e propria selezione delle persone.

Handicappati siete di troppo. Era meglio scartarvi prima. Purificare la razza. Migliorare la specie togliendo di mezzo quelle scorie che siete. Stiamo attenti anche noi a non ammalarci. Il passo infatti è breve. Se sono scartabili i malati in quanto ammalati, potranno esserlo anche dopo, da nati. L’eugenetica si trasforma in eutanasia. Selezionare prima e scartare dopo. Entrambi hobby preferiti del baffettino tedesco.

 

Per divertirsi un pò: Prodotti Hema

Il pugno che schiaccia la rosa 

Paola nel post Ancora violenza su chi difende la vita dei piccoli afferma:

Se tanto vi fa orrore il fascismo, controllate quello che fate voi imponendo leggi confessionali su tutti gli altri.

Non so a quale legge imposta ti riferisci. Forse la 40? Ma non è stata democraticamente votata in modo trasversale e con sostanziosa maggioranza, in un Parlamento *democraticamente eletto*? Sembrava che il Parlamento avesse fatto un golpe e che tutto il paese fosse contrario; è stato indetto per questo un referendum e quella enorme maggioranza non si è vista. Se un parlamento democratico vota leggi che non piacciono queste sono imposte al paese. Non mi sembra un bell’argomentare.

In un’altra parte del blog hai fatto l’esempio dei Testimoni di Geova che potrebbero imporre il divieto di trasfusione. Ringrazia che non sono maggioranza e che vigono, pur nella confusione dei nostri tempi, altri valori. Ma soprattutto quali sarebbero le questioni di fede o superstizione che i cristiani imporrebbero a tutti come delle specie di TdG? Io vedo un continuo argomentare su tutte le questioni di bioetica. E dall’altra parte vedo una forte volontà di zittire. Forse proprio perchè mancano ARGOMENTI. Proprio chi sventola al vento come un un fiore le idee di laicità, razionalità, tolleranza, democrazia, costituzionalità, schiaccia quel fiore con il pugno dell’imposizione censoria, della strumentalizzazione di casi pietosi, del rovesciamento della realtà con camuffamento delle parole, dello pseudopacifismo armato, della demagogia senza argomenti. Fiore, risorgi.

Allegoria della Prudenza di Tiziano  

Il dottor Silvio Viale, membro dell’Associazione Concioni, critica il Ministro della salute Livia Turco sulla pillola del giorno dopo e il caso dei medici obiettori di Pisa, perché secondo lui doveva semplicemente “abolire la ricettaâ€. In questo modo non ci sarebbero più problemi di obiezione di coscienza e ognuno potrebbe andare in ogni banco farmaceutico e ritirare senza prescrizione medica il “farmacoâ€. Si potrebbe spostare però ai farmacisti il problema dell’obiezione.

Sua convinzione è che la pillola del giorno dopo non pone problemi etici.

Infine debbo ricordare, non solo, che la pillola del giorno dopo non è abortiva, ma che non è vero che dopo l’ovulazione agisca impedendo l’impianto dell’ovulo fecondato (blastocisti); se assunta dopo l’ovulazione è semplicemente inefficace, cioè non ha alcun effetto sul destino dell’eventuale ovulo fecondato. Mi dispiace che tale falsità, retaggio di un pregiudizio del passato, sia riportata da alcuni giornali anche oggi.

Se le cose stessero come lui sostiene ci sarebbero molto meno problemi etici. Riguarderebbero l’uso di anticoncezionali artificiali, ma in questo caso non ci sarebbe eliminazione di vita umana al suo inizio. Mi chiedo come faccia ad essere sicuro dell’effetto non abortivo o contragestativo (contro la gestazione) visto che le ditte produttrici affermano il contrario? Nel oro foglietto informativo dicono chiaramente che il prodotto chimico ha una doppia funzione. Arrestare al fotofinish l’ovulazione e impedire l’annidamento nel caso la fecondazione ci sia stata.

Dice che pensare questo è il “retaggio di un pregiudizio del passatoâ€. Grave che i foglietti illustrativi dei farmaci siano scritti influenzati da pregiudizi antichi,, forse medievali, e quindi cristiani.

Vediamo che dice all’unanimità il Comitato nazionale di bioetica (composto da persone ideologicamente molto lontane), in un documento in cui considera legittima l’obiezione di coscienza (leggi). E lo dice nel 2004, non nel lontano tempo degli oscurantismi religiosi.

In base alle evidenze scientifiche disponibili, il CNB ha constatato la pluralità dei meccanismi di azione ipotizzabili del levonorgestrel (LNG): da un lato, sulla base di dati da tempo noti in letteratura, un’interferenza con l’evento ovulatorio, suscettibile di essere inibito o ritardato, o con l’intero processo dell’ovulazione; dall’altro lato, la concreta possibilità di un’azione postfertilizzativa, ricollegabile in particolare alla modificazione della mucosa uterina o della motilità tubarica, ove la fecondazione si realizzi.

Nel 2005, in campagna referendaria per la legge sulla fecondazione artificiale, l’autorevole Accademia dei Lincei dice una cosa analoga: che in Italia è permesso l’aborto ed è “consentita la vendita, dietro prescrizione medica, di farmaci capaci di produrre effetti analoghi sia pure mediante meccanismi di natura incerta, rispetto a possibili concepimenti avvenuti fino a 72 ore primaâ€.

Quanta gente con pregiudizi. Se ci sono altre evidenze scientifiche si esplicitino e si cambierà valutazione. Ma fino a quel giorno prudenza (vedi l’allegoria della prudenza nel dipinto di Tiziano messo all’inizio), perché se fosse confermato che la pillola del giorno dopo impedisce l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero, e che quindi non si tratta di contraccettivo ma contragestativo, cioè che non sempre previene ed evita il concepimento ma che, se avviene, impedisce la gestazione, allora l’Everest di menzogne seminate volutamente chiederanno il conto. Ma siamo sicuri che nessuno si presenterà.

 Il Cavaliere Livia Turco

In seguito al rifiuto di alcuni medici di prescrivere la pillola del giorno dopo a Pisa, il ministro della salute Livia Turco scrive al presidente dell’ordine dei medici. Inizia ribadendo l’importanza della libertà di coscienza dei medici, ma subito vira il discorso annotando come ci troviamo in presenza di tematiche che “suscitano perplessità ed interrogativi di grande rilevanza etica”. Gli esempi che fa sono quasi tutti in polemica con le leggi vigenti.

Il caso Welby con le sue implicazioni sul tema del fine vita e dell’accanimento terapeutico, o i numerosi casi di controversa applicazione della legge 40 in materia di diagnosi prenatale, nonché le altrettanto controverse opinioni della scienza in merito all’assistenza più appropriata per i nati molto pre-termine. Fino alle sempre più frequenti polemiche sull’obiezione di coscienza del medico [ma da parte di chi?] in riferimento alle legge 194 sull’interruzione di gravidanza e anche quelle molto recenti sulla mancata prescrizione della pillola del giorno dopo.

Afferma che invece del “muro contro muro”, si deve cercare  di «contemperare i due diritti in modo assolutamente “laicoâ€Â». Giusto. Ma cosa significa per lei? Intende dire che i medici devono seguire le indicazioni contenute “nell’atto di indirizzo” per la piena applicazione della 194, nel quale atto viene trattato anche il caso della pillola del giorno dopo.

In sostanza con questo atto di indirizzo ci poniamo l’obiettivo di garantire la prestazione di interruzione volontaria di gravidanza ma anche, e direi soprattutto, le azioni finalizzate a prevenire l’aborto. E la pillola del giorno dopo è uno strumento di prevenzione dell’aborto, come lo sono tutti i contraccettivi sui quali lo stesso atto di indirizzo insiste affinché i Consultori attuino appositi programmi di informazione e sensibilizzazione per una procreazione responsabile.

Nella piena applicazione non vedo Prevenzione e soluzione delle cause che conducono ad abortire come la legge prebvede. Inoltre: La pillola del giorno dopo previene l’aborto perché è contraccezione.

Personalmente non ho dubbi: la coscienza di un medico deve essere volta prima di tutto al bene del paziente, anche di quel paziente di cui non si condividono i comportamenti. Nel caso della pillola del giorno dopo i medici che rifiutano di prescriverla sostengono che farlo equivarrebbe a prescrivere un aborto. Per questo penso non serva a molto ripetere a questi professionisti che si tratta di un farmaco registrato in tutto il mondo come farmaco anticoncezionale e non abortivo, perché sosterrebbero che comunque esso potrebbe precludere una possibilità di vita. Voglio fare invece un ragionamento diverso. Partendo da una domanda. Si può rifiutare di assistere due giovani donne che hanno la sola responsabilità di trovarsi spaventate da una possibile gravidanza non voluta e che chiedono il nostro aiuto per evitare che quella eventuale gravidanza debba un domani essere interrotta da un aborto? Anche questa è una questione di coscienza con la quale il medico penso non possa non fare i conti.  

Dopo aver dato lezione a “questi professionisti”, la Turco si lancia a disquisire di responsabilità, che fa quasi coincidere con il destino. L’unica responsabilità è il loro spavento. Che vuol dire? Non hanno compiuto loro quegli atti che portano alla gravidanza? E non c’erano mentre accadeva? E tutta l’educazione sessuale che vorrebbe impartire farà capire che facendo sesso può nascere un figlio, visto che madre natura ha previsto che sia quello il modo per “conquistare il tempo”?

La menzogna che la Turco avvalla sta nell’uso fallace delle parole. Definire contraccezione la pillola del giorno dopo, e farlo senza il minimo dubbio, nascondendosi dietro a come viene registrata nel mondo, significa falsare la realtà.

Contraccezione secondo il dizionario De Mauro vuol dire:

Insieme dei metodi e delle tecniche usati per prevenire il concepimento

Il termine anticoncezionale, uguale. E’ anti concepimento, contro il concepimento, previene il concepimento. La pillola del giorno dopo evita (sempre che ci sia) il concepimento? Se sì è un contraccettivo, e di emergenza. Se non lo fa, il dirlo è diffondere una menzogna.

Il foglietto illustrativo della Angelini che produce per l’Italia il Norlevo, dice una verità anticipata da una menzogna. Afferma che la pillola del giorno dopo «blocca l’ovulazione o impedisce l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato».  Dice quindi onestamente che ci può essere fecondazione dell’ovulo e che in questo caso la pillola impedisce l’annidamento. Ma fa precedere questa verità da una menzogna. Nelle righe precedenti si afferma che:

I metodi anticoncezionali hanno lo scopo di impedire:
- l’ovulazione: è questo il caso della pillola anticoncezionale;
- oppure la fecondazione (fusione di ovulo e spermatozoo): è questo il caso del profilattico;
- oppure l’impianto dell’ovulo fecondato: è questo il caso dei dispositivi intrauterini.

Se sono anti-concezionali come fanno ad impedire l’impianto dell’ovulo fecondato? Se c’è stata fecondazione c’è stato concepimento. Ministro Turco, cerchi di rispettare e far rispettare il vocabolario.

Sassi che investono i bambini 

Penso sia utile dare spazio a questi fatti segnalati da brandavide, nel post in cui chiedo che differenza c’è tra la censura violenta dei comizi di Ferrara e il fascismo.

  1. Matilde Leonardi, candidata nella “Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie†è stata oggetto durante un comizio di un lancio di sassi e lattine piene da parte dei democratici abortisti “difensori delle donneâ€. Risultato: una mattina al Pronto Soccorso con una costola incrinata.
    per il resto no-comment, fascisti!
  2. a Padova, dove ero presente, ci hanno lanciato lattine di vernice rossa, l-a-t-t-i-n-e di m-e-t-a-l-l-o democratico,
    fascisti!
  3. questa sera a Padova al teatro Verdi, ci sarà un Concerto per i 30 anni del Centro di aiuto alla vita di Padova, ci saranno organizzazioni femministe che picchetteranno all’esterno del teatro a contestare, civilmente e democraticamente, una organizzazione fatta di volontari che con il loro lavoro, i loro sacrifici, le case d’accoglienza e con il “Progetto Gemmaâ€, si impegnano seriamente per aiutare le donne e la vita del nascituro.
    ultimo commento: fascisti, vergogna!

Oltre questi anche un’altra testimonianza dal Gazzettino:

Egregio direttore, sabato 15 Marzo mi sono recato a Conegliano al comizio di Giuliano Ferrara di presentazione della lista “Per la moratoria con Giuliano Ferrara. Aborto? No, grazie”. Forse perchè sono arrivato con qualche minuto di ritardo o forse perchè sono sfortunato, sta di fatto che ho trovato l’ingresso dell’auditorium sbarrato da un manipolo di esagitate che chiamare femministe è offensivo per il genere femminile, mentre la polizia stava a guardare a debita distanza. Poichè non avevo intenzione di farmi cinquanta chilometri per tornare a Mestre con le fave nel sacco, mi sono fatto strada, ma sono subito stato aggredito con calci e pugni e alla fine imbrattato di vernice rossa. Per fortuna le esagitate sono state subito bloccate dalla polizia ed ho potuto entrare nell’auditorium ed ascoltare il comizio di Ferrara. Più tardi ho saputo che anche Francesco Agnoli, capolista per la circoscrizione Veneto 2 della lista contro l’aborto, era stato aggredito, anche se ha evitato la vernice. Questi episodi di intolleranza rendono evidente che coloro che eliminano senza scrupoli la vita nel grembo materno, si farebbero ancora meno scrupoli ad eliminare i loro avversari politici. La vernice che ho ancora addosso lo testimonia, come lo testimoniano le urla inferocite che ho ascoltato e gli sguardi che ho visto. Questa gente che difende l’aborto ha perso ogni rispetto per la vita umana. Costoro sono il maggior pericolo per la democrazia e la civiltà. Se fino ad ieri queste mi sembravano frasi retoriche, oggi so che sono realtà.

Cosimo TomaselliMestre

Ferrara a Bologna

Il testo del mio post è la domanda del titolo.

Vedi filmati su Youtube

Riporto la lettera di un “bolognese conosciuto”, tratta da Il Foglio di oggi:

Caro Ferrara, fa un certo effetto leggere da Bucarest le cronache di una intolleranza e di una inciviltà che per nulla somigliano alla città amica e pacifica che incontro nelle mie passeggiate domenicali. Ho sempre ritenuto, anche con un pizzico di orgoglio campanilistico, che Bologna rappresentasse e rappresenti un modello di convivenza civile, di capacità di ascolto, di tollerante e intelligente tendenza all’inclusione. Le contestazioni di cui lei è stato oggetto mi offendono quindi doppiamente: come uomo di governo, che ha sempre il dovere di guardare a questi fenomeni con occhio vigile e attento per evitare derive violente nella società, e come cittadino bolognese.
La libertà di espressione rappresenta uno delle più importanti conquiste delle democrazie occidentali e chiunque si senta in diritto di inibire questo diritto ad altri si colloca automaticamente fuori dalle regole della democrazia.
Nell’esprimerle quindi la mia solidarietà e il mio rammarico per quanto è successo, voglio ribadire la mia convinzione ( e la mia speranza) che quello di cui lei è stato vittima costituisca un fenomeno isolato e circoscritto che nulla ha a che fare con la libera dialettica politica democratica cui il Paese ha diritto di assistere.

Romano Prodi

Torre di PisaA Pisa due medici si sono rifiutati di prescrivere la “pillola del giorno dopo”. Le donne hanno fanno chiasso per il divieto ed il caso è finito sui giornali. E’ emerso che un medico non è costretto a prescrivere farmaci di nessun tipo. Avevano quindi diritto secondo “scienza medica” e on solo coscienza etica a non assecondare la richiesta. Il medico non è un dispensatore di medicine ed esami. Se una persona non è contenta del medico può cambiare.

Ma ecco che oggi, tempestivamente, Augias ospita Flamigni nella sua trasmissione su Rai Tre, per parlare di queste cose. Augias conclude la puntata riesumando un filmato degli anni ‘50 su ciò che una donna con mestruazioni non poteva fare e fa il parallelo con le superstizioni che ancora ci sono, facendo una smorfietta con la faccia: chi vuol capire…. e si capisce benissimo, conoscendolo, a chi si riferisce. Flamigni sicurissimo ha detto che ci sono esperimenti svedesi che provano che la pillola del giorno dopo non è abortiva. Non ho capito in che cosa consiste l’esperimento e da cosa lo avrebbe capito. Dice che impedisce l’ovulazione (e si sapeva) e “annerisce” l’ovulo rendendolo non fecondabile.

Se così il giudizio sulla pillola rientra nel giudizio che uno si fa sugli anticoncezionali. Tuttavia io resto molto guardingo, rifacendomi ai foglietti illustrativi della stessa pillola. la Norlevo, che in Italia è distribuita dalla Angelini:

La contraccezione di emergenza è un metodo di emergenza che ha lo scopo di
prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto, bloccando
l’ovulazione o impedendo l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato
, se il rapporto sessuale è avvenuto nelle ore o nei giorni che precedono l’ovulazione, cioè nel periodo di massima probabilità di fecondazione. Il metodo non è più efficace una volta iniziato l’impianto.

Impedire l’impianto significa che il concepimento c’è già stato e che pertanto una nuova vita umana ha iniziato il suo corso. Delle due l’una: o spacciano medicinali di cui non si conosce il funzionamento. O il funzionamento è quello segnalato nel foglietto, e quindi la pillola è abortiva. Abortiva, oppure, per dirla come Flamigni che si rifà a un supposto pensiero dei cattolici, uccisiva. Fino a quando non si risolve questo punto, i medici che in coscienza prendono sul serio il giuramento di Ippocrate (”a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”) fanno bene ad obiettare. Per realizzare la vocazione del medico che è quella di salvare la vita; e per non accettare il prepotente rovesciamento della realtà, secondo il quale sbaglia chi giura (assieme ad Ippocrate) di difendere la vita.

La Stampa di oggi (articolo) parla della lettera di Luisa a Giuliano Ferrara in cui espone il suo caso molto pesante. Due figli con grave handicap fisico e mentale. Cercano lavoro e per trovarlo sono disposti a spostarsi ovunque ci sia un minimo di assistenza sanitaria. Il testo dell’articolo sottolinea la frase contenuta nella lettera di Luisa, la madre:

Caro Ferrara, le confesso, pur se con molta tristezza, che se dovessi tornare indietro, sarei una di quelle donne che avrebbe il buon senso di NON donare ai propri figli una vita fatta di stenti e sofferenze, di indigenze assolute, di abbandono da parte di una società che si professa democratica ed attenta al sociale e che, invece, con indifferenza ripone nel dimenticatoio le tragedie che colpiscono le persone più deboli.  Le confido anche che, spesso, mi sembra di intravedere nello sguardo dei miei due bambini (ovviamente loro  non sono in grado di articolare le parole e di formulare logici pensieri)  una sorta di rimprovero per avergli donato una “non vita”.

Eppure visitando il blog della mamma, in cui è contenuta la lettera a Ferrara (La lampada dei desideri), guardando le foto ivi contenute e leggendo alcuni dei testi… mi sembra di capire che il messaggio è esattamente l’opposto di quello sotto sotto fatto passare da La Stampa, ossia un’apologia dell’aborto. A leggere questa storia ci si indigna per la latitanza di uno Stato che l’aborto l’ha dentro nell’anima. La mentalità abortista infatti porta a trovare la via più semplice per risolvere le difficoltà: far coincidere il prblema con la vita mana e risolvere il primo eliminando la seconda. Una società di questo tipo come fa poi in concreto ad aiutare chi ha bisogno?

Fino a quando non capiremo che la questione aborto non riguarda solo le cento e passa mila vite troncate ogni anno solo in Italia, ma la stessa qualità di vita di milioni di noi già nati, vivremo nell’illusione di trovarci in un paese democratico e umanista. Una società abortista significa società menefreghista. Per forza non metterà risorse umane ed economiche a disposizione di chi ha bisogno. Se la via più facile dell’eliminazione ce l’ha nel sangue, se si respira ovunque la mala aria del modello di vita che vede trionfare il sano bello forte ricco, se il concepire la vita come gara per spassarsela al meglio, investendo tutto quanto nell’al di qua come se fosse tutto qua, senza altro senso che il benessere, senza altra speranza o prospettiva di eternità, l’inevitabile conseguenza sarà una società egoista, chiusa, non solidale, menefreghista. La questione aborto è una vera questione sociale. Combattere, già a partire da noi, la mentalità abortista significa invocare una società aperta, solidale, fraterna.

Questa lettera dimostra che quando la causa dell’aborto non è l’egoismo e l’ignoranza di avere a che fare con un’altra vita umana, ma una vera difficoltà ad accettare una gravidanza e una nascita difficile, dimostra che l’aborto è una sconfitta per tutti noi, per la parrocchia, la chiesa, la politica, il diritto, l’umanesimo che riempie le parole e i programmi scolastici e politici.

Mi rifiuto di credere che l’immagine di Sara qui sopra, presa dalla galleria del blog (foto), che il sorriso di quella bambina si inutile. Se è inutile il suo sorriso, lo è il mio e quello dei miei bambini, che forse dura un po’ di più ma che è inevitabilmente consegnato alla notte infinita senza la fede nella bellezza della vita risorta. Mi conforta che nel blog ci sia la parabola della spiaggia con il Signore che porta noi, oltre alla frase di Madre Teresa di Calcutta:

“Ciò che possiamo fare è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facciamo,
quella goccia, nell’oceano, mancherà per sempre!”.

Riporto le coordinate bancarie che nel blog sono soto la voce “Per chi volesse darci una mano”. Per dimostrare che la Provvidenza esiste. 

nr.conto 78982238 codice BIC/SWIFT : BPPIITRRXXX codice IBAN : IT47 P076 0104 8000 0007 8982 238 CIN: P ABI: 07601 CAB: 04800 Intestato a CADDEO MARIA LUISA Causale PRO ROBERTO E SARA

Giorgio Napolitano 

Faccio da ripetitore ad un appello di Giuliano Ferrara pubblicato sul Foglio del 25 marzo:

Scioperi per la morte e scioperi per la vita

I disabili chiedono cure, Napolitano rompa la catena di indifferenza

Non molto tempo fa Piergiorgio Welby, un uomo molto malato e sofferente, scrisse una lettera a Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, in cui chiedeva il diritto di essere aiutato a morire con la desistenza terapeutica, contro ogni accanimento. Il presidente Napolitano si rivolse immediatamente al Parlamento e all’opinione pubblica, esigendo attenzione e riguardo per il diritto di morire. Giornali e televisioni rilanciarono con estrema forza il doppio messaggio, di Welby e di Napolitano, e l’Italia fu inchiodata per mesi a una storia dolente incentrata sul desiderio di buona morte.
Oggi numerosi ammalati in gravissime condizioni sono arrivati al gesto estremo dello sciopero della fame per il motivo opposto. Chiedono aiuto per vivere, cure più adeguate e continuative, un impegno di solidarietà in nome di comuni valori umani e di una comune cultura della vita. Non risultano gesti pubblici di attenzione e iniziative del Capo dello Stato. Non conosciamo il testo di sue lettere. Non sappiamo se abbia intrapreso almeno un’indagine conoscitiva sulla situazione di questi cittadini che vogliono essere curati e assistiti meglio nel loro dolore e nella loro speranza di vita, per piccola che sia la speranza e per dura che si prospetti la sopravvivenza. E giornali e televisioni trattano la cosa sbrigativamente, di passaggio, senza che agli italiani arrivino immagini di un dramma, il dramma della vita che si difende, almeno altrettanto importante dell’altro dramma, il dramma di una vita che si arrende.
Spero che il presidente interrompa questa catena di indifferenza. E che tutti comprendano quale rovesciamento di senso si è prodotto nel mondo del totalitarismo culturale, che insegna a rispettare, riverire, corteggiare compassionevolmente il desiderio di morte, ma si volta dall’altra parte quando al suo psoto c’è il desiderio di vita.

Stamattina mio figlio Matteo mi ha chiesto un perchè. Leggeva i programmi televisivi da Tele Sette della nonna e a proposito del “The Passion” di Mel Gibson, film in onda stasera, voleva sapere il perchè di una strana recensione a cura di “Laura, Luisa e Morando Morandini”.

Le ultime 12 ore di Gesù di Nazareth con un prologo, un epilogo e qualche flashback. Un film esteticamente ignobile e non religioso nel suo efferato dolorismo. Parlato in aramaico e latino con sottotitoli. In Italia, unico paese al mondo, non è vietato ai minori.

Mi ha stupito la netta stroncatura e soprattuto il pestar piede da intenditore in terreno religioso, tanto da definire cosa sia religioso e cosa no (personalmente faccio un pò fatica). Violento è violento, e per i bambini lo sconsiglio. Ma non si può dire che la violenza sia gratuita e tantomeno che sia teologicamente infondata.

Da quando l’ho visto sono passati già quattro anni ma ho ancora alcuni ricordi positivi: Inizia con la citazione di Isaia, fondamentale per capire l‘intento del film: “Dalle sue piaghe siamo stati guariti”. I flashback sono di una dolcezza e bellezza infinita. La lingua originale rende vivida le situazioni presentate. All’inizio, mentre Gesù si trova nell’orto degli ulivi tentato dal Diavolo, eccezionalmente presentato, c’è questo dialogo speciale:

Gesù: Ascoltami, Padre. Sorgi, difendimi. Salvami dalla trappola che preparano per me. Io confido in Te. In Te mi rifugio.

Diavolo: Credi davvero che un uomo solo possa sostenere tutto il peso del peccato? Nessun uomo può portare questo fardello, credimi. È toppo, troppo pesante. Salvare le loro anime ha un prezzo troppo alto. Nessuno. Mai. Nessuno. Mai

Gesù: Padre, tutto è possibile a Te. Se vuoi allontana da me questo calice. Ma sia fatta la tua volontà, non la mia

Diavolo: Chi è tuo padre? Chi sei tu?

Il diavolo verifica costantemente che la sua sicura profezia, cioè che “nessuno, maiâ€, potrà salvare le anime dell’umanità, si adempia. È compiaciuto quando vede passare esausto e morente Gesù per la Via Crucis; sul lato opposto lo segue la Madre. Il diavolo ha in braccio un’orribile creatura: suo figlio, la sua progenie. Sta per assaporare il trionfo del suo regno. Sono due madri. Maria che vede morire il figlio deformato dalla tortura, e il diavolo che vezzeggia il mostruoso figlio (viene in mente Bewolf, la bella madre che genera mostri).

Cristo muore in croce, e qui c’è una stupenda sequenza. La lacrima di Dio Padre. Le croci sono viste dall’alto, a un certo punto l’immagine si ondula fino a formare in diretta una lacrima che vediamo cadere come un macigno sulla terra. Il diavolo urla disperato dentro a un cerchio deserto. Nell’ultima scena, dopo un bel gioco di luci e ombre, siamo introdotti all’interno del sepolcro e vediamo il telo afflosciarsi. Nessun effettaccio speciale. Un semplice telo che si sgonfia. Un corpo nudo e vivo  sia alza e cammina. Passa velocemente davanti la mano con la stigmata forata in primo piano, nella quale si intravede la gamba. La stigmata dell’amore muove il viaggio, ancora in corso, della speranza. Buona Pasqua.

Faccio un fotomontaggio per mostrare come dovrebbe essere la verità di quella frase.

Nessuno sta parlando di cambiare la 194 eppure alzano gli scudi come se fosse all’ordine del giorno. Al massimo si sente la richiesta di applicarla nella parte che finora è stata dimenticata, cioè la prevenzione remota dell’aborto mediante educazione, e quella vicina con la rimozione delle cause che portano la donna o la ragazza ad abortire. Eppure agitano lo spauracchio del cambiamento della 194. Che, a dire il vero, e all’opposto di come viene presentata la questione, vuole essere cambiata da gente come Carlo Flamigni (articolo) o Paolo Flores D’Arais, direttore di Micromega (articolo) i quali recentemente hanno proposto di rimuovere dalla legge la possibilità di fare obiezione di coscienza. Mi domando se oltre alla tattica d spargere menzogne, mostrando minacce che non esistono, non ci sia altro. Come ad esempio la pressione della coscienza che sempre più preme mostrando la verità dei fatti, ossia che nell’aborto c’è l’eliminazione violenta di una vita innocente. Per mettere a tacere questa verità si sposta, innanzitutto a se stessi, l’attenzione emotiva dal fatto nudo e crudo della violenza sul figlio, verso la violenza di una minaccia che non esiste. In questo maniera ci si sente minacciati e si dimentica della vera minaccia dovuta al proprio pensare e agire.

Una delle foto mostra una ragazza con il dito rosso sangue col quale ha scritto sulla pancia piatta lo slogan “194 Non toccarlaâ€. Di chi sarebbe quel sangue? Lo mostra con un mezzo sorriso incurante della domanda principale. Dentro quella pancia ci potrebbe essere, o c’era, una vera figlia o un concreto figlio. Non toccarla dovrebbe essere riferito innanzitutto a loro. Invece, con l’avvallo di un potente giornale che dirama il sito e l’iniziativa, i “già nati†pretendono di avere potere di vita e di morte sui nascituri; i superstiti vogliono comandare sui più deboli; i condonati dalla morte strozzano il debitore di vita. Coalizione giocosa di forti che si armano contro i poveri. Quel dito rosso sangue equivale al pollice verso dei Cesario, dei padroni di vita e morte, allo stadio dei gladiatori Un dito che ostenta un cinismo che non saprà fermarsi ai nascenti ma è pronto per essere usato nei confronti dei già nati, di chiunque. Quando si caccia un figlio nell’ombra con un gesto di un dito che succederà

Un’altra rasenta la bestemmia. Una bambina, già nata, indottrinata ben bene, che scrive sulla pancia della mamma di potere abortire (foto riportata nel precedente post; l’originale è senza il fotomontaggio con la scritta). Lei ce l’ha fatta e ora chiude la porta agli altri. Lei innocente che si apre alla vita costretta a scrivere parole di falsità (chi la vuole toccare la 194?) e di morte (la 194 per come viene applicata è abortofila). Il problema della 194 è che induce una falsa lettura della stessa 194, la quale non parla di diritto di aborto, ma di ricorso all’aborto per gravi necessità  Non si vuole che qualcuno possa sindacare il criterio di gravità e necessità, e che si intrometta per cercare di rimuovere le cause, chiedendo di ripensarci e provando a superare le motivazioni abortive, se ci sono. Si dice: “L’utero e quel che contiene è mio e lo gestisco io. Tu Stato, anche se fai la solenne dichiarazione all’art. 1 della 194 di “tutelare la vita umana dal suo inizioâ€, mi devi dare gratis e senza alcun problema la possibilità di abortire. Ti conviene, Stato, perché invece di dover rimuovere onerosamente le cause, puoi  risparmiare aiutando ad eliminare ciò che provoca il problema, ossia il bambino. Tu Stato, nonostante dichiari solennemente, sempre al primo art. della legge, che “l’aborto non è un mezzo per il controllo delle nasciteâ€, continua a chiudere un occhio, o anche due, nei consultori, e a firmare senza fastidiosi intralci l’OKâ€.

Altre due foto fanno il verso alla religione. Una donna prega a l’altra fa il crocifisso. Prega chi? Il Dio della vita o il Moloch che domina e disprezza la vita? O forse è una preghiera alla società perché non permetta di cambiare la legge che consente di eliminare vite umane? Ma perché non prega di applicarla nella parte positiva, che tuttavia c’è? La preghiera per abortire senza problemi, come se si possedesse un diritto divino di vita e morte, è una grande perversione della preghiera che invece è sempre implorazione per aiutare a vivere, invocazione di soccorso e cura, e lode al Signore della vita per le grazie ricevute, prima fra tutte il dono di un figlio.. Sulla donna crocifissa siamo al Gran Gala dell’assurdo. Il crocifisso che è simbolo perenne di sopraffazione verso il debole e l’innocente viene qui usato per eliminare del tutto la vera vittima.

Repubblica di oggi pubblica un articolo su una quindicenne che non vuole abortire il figlio andando contro i genitori che invece spingono a farlo. Per par condicio inframezzano l’articolo con una iniziativa “creativa”. Dico creativa fra virgolette perché la creatività messa a disposizione della distruttività di vite umane non è proprio attinente. Il giornale riporta una serie di foto di persone già nate, e lo sottolineo, che stanno con la pancia scoperta sulla quale è scritto “194 Non toccarla”. Nel sito internet sono esposte le fotografie con varia umanità, tra cui personaggi dello spettacolo che mettono la loro faccia e pancia a disposizione della causa abortista. C’è anche Claudia Pandolfi, che è stata un mio mito al tempo del “Medico di famiglia”. Apre la serie Ottavia Piccolo e sembra ci sia anche Andrea Mastrandrea. Chiedo ai frequentatori del blog se può essere utile iniziare a boicottare gli spettacoli di queste persone che difendono cause mortifere. E’ ammirevole nella controparte il coraggio e la sfrontataggine di mettersi in gioco. I “figli della luce†sono sempre troppo remissivi, timidi, timorosi, poco fantasiosi. Seconda cosa: non è il mio stile ma comincio a pensare che oltre ai proclami si debba fare qualcosa di più, imparando da persone che sono sempre col telefono del giudice in mano, pronti a denunciare cose che per loro non vanno e soprattutto che si sanno organizzare per agire pesando economicamente.Se scrivete la parola “boicotta†su Google se ne leggono di belle: “Boicotta queste multinazionali assassineâ€, “RIBN. Rete italiana Boicottaggio Nestlèâ€, “Colpisci forza nuova. Boicotta Easy London, agenzia di viaggi della destraâ€, “Boicotta queste aziende che non rispettano…â€, “Boicotta Bacardi†“Boicotta la Nikeâ€, “Boicotta Israeleâ€â€¦ Noi invece “coglioncelli†continuiamo a comperare i loro dischi, vedere i loro film, leggere i loro giornali (io Repubblica), comperare i farmaci da loro prodotti… Ad esempio la Sandoz che fa la Norlevo, ossia la pillola abortiva del giorno dopo, che altri farmaci fa? Perché non lanciare una campagna di boicottaggio dei loro prodotti? Se lo fa uno fa ridere, se siamo 100.000 facciamo profitto, o mancato profitto.

Per fare questo, alla maniera ad esempio dei “bilanci di giustiziaâ€, i quali sostengono che “fare la spesa equivale a votareâ€, servono studiosi che sappiano riconoscere chi c’è dietro a persone e società: ad esempio vorrei sapere la rete della holding dell’oncologo Veronesi; ci vogliono poi attivisti che sappiano diffondere informazioni e militanti creativamente in grado di far riverberare economicamente la propria attenzione etica. Senza fanatismi ma anche senza essere ramolliti.

Quanto al contenuto dell’iniziativa “creativa†merita un commento a parte.

Freccia uomo-cielo

Commentando il post “Pillola sconosciuta ma letale“, filippo scrive:

Scusa, e quelli che parlano di vita ultraterrena, e manco hanno prova che esiste?

Non mi sembra il pulpito giusto da cui chiedere criteri scientifici…

Per me non è normale che venga diramato un farmaco di cui non si conosce il meccanismo di funzionamento. Somiglia più alla stregoneria. Ma ti ringrazio dell’osservazione perchè mi permette di ragionare su un’aspetto importante della vita di fede.

La vita ultraterrena sta scritta nella terrena. Quando penso/dico/tocco “Terra”, significa che sono a lei di fronte, sono extraterra, altroterra, ultraterra. Non è che l’uomo è un “di qua” a cui capita di andare in un “aldilà”. L’uomo nella sua elementare esperienza umana di conoscenza e libertà è già un “al di là”. Basta dire tu e io sono altro da te, ti trascendo. E se poi dico Mondo o essere significa che sono altro dall’essere del mondo. Partecipo del mondo ma anche lo trascendo. Non si deve andare a cercare chissà quale prova per sperimentare l’altrove, basta conoscersi: “conosci te stesso”, c’era scritto sul tempio di Delfi dedicato ad Apollo, il dio della luce.

Nel conoscere me stesso innesco una autotrascendenza infinita (forse perchè sono infinito?). Dove sono “ioâ€? Sono il conosciuto o il conoscente? Colui che guarda o il guardato? E mentre conosco il conoscente, chi è che lo conosce? Sempre io? Ma allora sto di nuovo conoscendo e non sono il conosciuto. E se mi accingo di nuovo a conoscermi, spostando il “riflettore†luminoso, apollineo, della conoscenza verso “me che conoscoâ€, di nuovo sono rilanciato oltre, sempre più su, in alto, verso il cielo luminoso.

Ciao
Massimo

 

Pensavo che i Lincei scherzassero (leggi post precedente). Parlando della pillola del giorno dopo, come hanno potuto propagandare un prodotto farmaceutico che ha “effetti analoghi” all’aborto e che agisce “mediante meccanismi di natura incerta“? Invece la loro “dotta ignoranza” è suffragata dalla stessa casa produttrice della Pillola. Il Norlevo Uno della Sandoz non si sa come agisce. Roba da matti. In farmacia si vende un prodotto di cui non si conosce il meccanismo d’azione. E’ ammissibile una cosa del genere? Non somiglia alla stregoneria?

Ingoia donna. Non so come funziona ma so che se la prendi presto puoi non rimanere in cinta. E la chiamano medicina e farmacologia. Se fossero anche altri gli effetti che produce e che non si conoscono?

L’altro rilievo  che faccio è sulla scioltezza con cui dicono che non è abortiva. Nel sito ci sono almeno due versioni dell’incertezza:

1. Benché non si conoscano ancora esattamente gli effetti di NorLevo® Uno, si ritiene che impedisca l’ovulazione, la fecondazione e l’innesto dell’ovulo.
2. Il meccanismo d’azione di NorLevo® Uno non è conosciuto di preciso, si presume però che blocchi l’ovulazione ed impedisca la fecondazione o l’annidamento. 

Esattamente non si sa. Pressapocamente sì. Due effetti, comunque, risaltano. Blocca l’ovulazione e impedisce l’annidamento.

Il seguito del testo arriva a dire che non  si tratta di aborto.

In seguito all’impianto dell’ovulo fecondato nella mucosa uterina, non è più possibile assumere la “pillola del giorno dopo” per impedire la gravidanza. Pertanto, NorLevo® Uno non è un metodo per abortire.

Bisogna intendersi quando inizia una gravidanza, se con il concepimento o se con l’annidamento. Nel primo caso, impedendo l’annidamento, e quindi il prosieguo della gravidanza iniziata con il concepimento, è una pillola abortiva. Nel secondo caso non lo è.

I sofisti riescono sempre a cavarsela. Giocano con le parole e zac, cambiano la realtà. Ma la realtà è ben ostica e resiste alle affabulazioni. Se lo spermatozoo feconda l’ovulo, se cioè c’è il concepimento, si può dire che la ragazza/donna è incinta? Gli anti-concezionali (contraccettivo: contra-conception) cercano di evitare il concepimento. Se invece il concepimento c’è stato si chiama contra-gestativo, cioè che contrasta la gestazione. Il Norlevo, la pillola del giorno dopo, contrastando l’annidamento, contrasta lo sviluppo di una vita già iniziata. Di sicuro non è una contra-ccezione, seppure d’emergenza. Ed è ragionevole definirlo abortivo, seppure in fase precocissima, perchè interrompe lo sviluppo di una nuova vita inizata.

 

Il sito Vita di donna scrive a proposito della pillola del giorno dopo:

La pillola del giorno dopo non è obiettabile
“La ‘pillola del giorno dopo’ non è un farmaco abortivo e come tale non può essere motivo di obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari, compresi i farmacisti”. E’ una delle indicazioni del Rapporto sullo stato di salute delle donne in Italia, prodotto dalla ‘Commissione Salute delle donne’ istituita nel 2007, e presentato in occasione del centenario dell’8 marzo.

Nel 2005, durante la campagna referendaria per la legge 40 sulla fecondazione artificiale, l’Accademia dei Lincei intervenne a gamba tesa diffondendo un documento (testo integrale) in cui si parlava di ricerca sulle cellule staminali prelevate dall’embrione, evento che ne determina la morte. Per avvalorare la tesi del ritiro del divieto di usare embrioni ha usato due argomenti che ci riguardano come Italia.

Il primo dice che poiché gli embrioni soprannumerari rimanenti dal procedimento di fecondazione artificiale, sono destinati alla morte, allora si possono sacrificare anticipatamente per la ricerca.

Prima risposta: Avvenire dell’8 marzo nell’articolo Il gulag di Pechino commercia organi denuncia che

In Cina ci sono 10 mila esecuzioni capitali l’anno e 600 ospedali trapiantano le parti degli uccisi. L’appello del dissidente Wu: Migliaia di reni, fegati e cornee di condannati a morte cinesi vengono venduti nel mondo e sono una fonte di alti profitti per gli ospedali, la polizia e l’élite del Partito comunista.

Diecimila esseri umani che essendo destinati alla morte possono essere, secondo la logica dei Lincei,  preventivamente sezionati per aiutare tanti bisognosi.

Nel secondo argomento l’Accademia dei Lincei rileva che vi è contraddizione tra il proibire l’uso degli embrioni per la ricerca e due dispositivi legislativi già esistenti: il primo è la legge che permette l’interruzione della gravidanza fino a tre mesi (194), come se fosse permesso l’aborto perché non  tratta di vita umana invece che per grave stato di necessità; il secondo è quello che

consente la vendita, dietro prescrizione medica, di farmaci capaci di produrre effetti analoghi sia pure mediante meccanismi di natura incerta, rispetto a possibili concepimenti avvenuti fino a 72 ore prima.

L’Accademia dei Lincei, chiamata così in origine per “per l’eccezionale acutezza di sguardo attribuita alla lince, un felino di ancor non estinta specie, preso a simbolo della dotta compagnia di studiosiâ€, osserva, quindi, che la pillola del giorno dopo produce effetti analoghi all’aborto. Cioè è abortiva, in quanto interrompente (non si sa come, dice) un concepimento già avvenuto, una vita già iniziata. Non è anti-concezionale perché il concepimento se avviene viene arrestato impedendo l’annidamento dell’embrione. Dovrebbe essere regolamentato all’interno della legge 194, che permette l’obiezione di coscienza. E i medici e i farmacisti non possono obiettare? Devono essere costretti ad essere complici di aborto?

I Lincei sono intervenuti sul referendum sulla fecondazione artificiale per fare pesare la loro autorevolezza. Oggi non possono essere dimenticati così facilmente, come se niente fosse. Devono pagare il conto, perlomeno facendo valere la loro autorità anche in questo tema. Sì all’obiezione. E se non c’è, in nome dei Lincei, la si metta.

Se la legge 194 non funziona dipende dagli obiettori di coscienza che massicciamente (più del 60% dei medici ginecologi) non aderisce a partecipare ad un aborto.

Il dott. Carlo Flamigni al giornalista che gli chiede “Quindi la legge 194 non si tocca†risponde: “No, invece andrebbe modificata. Eliminando l’obiezione di coscienzaâ€. E specifica:

Quando venne scritta la legge 194, l’obiezione di coscienza era necessaria perché nei reparti di ginecologia lavoravano da tempo molti medici cattolici che non erano pronti ad accettare, secondo la loro morale, la pratica degli aborti. Ma oggi quando un medico sceglie, negli ospedali pubblici, i reparti di ginecologia sa che entra in un luogo dove si difende la salute della donna. E lo si fa anche interrompendo le gravidanze quando queste rappresentano un rischio per la salute, nel senso ampio imposto dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il problema è che oggi c’è un enorme numero di medici obiettori e in gran parte dei casi la scelta non è dettata dalla convinzione personale ma dalla convenienza o dal pragmatismo. Questo grande numero ha fatto sì che le gravidanze vengano interrotte con un ritardo sempre maggiore e mettendo sempre più in pericolo la salute della donna. Non si può andare avanti così: vanno presi subito dei provvedimenti.

Come? Non si può mica costringere un medico a praticare aborti.

No, ma si può costringerli ad andare a fare un altro mestiere. Io non metterei mai un medico Testimone di Geova a fare trasfusioni, e lui non lo chiederebbe mai. Quindi non vedo perché non si possa pretendere da chi lavora nei reparti di ginecologia di occuparsi della salute della donna a 360 gradi e non solo fino ad un determinato punto.
(Il Manifesto 26/2)

Lidia Menapace gli va dietro: “Un medico non può rifiutarsi di applicare una legge. Aborto, cancelliamo l’obiezione di coscienza†(Liberazione 28/2).

Intanto chiediamoci perché mai ci sono tante obiezioni. Solo convenienza? Opportunismo? O non è che forse un medico sa di che si tratta quando si abortisce e sa come viene applicata la legge che vieta che si possa abortire per controllare le nascite e afferma che l’aborto può avvenire solo quando “il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica†(art 4), e  che dopo il terzo mese ci deve essere “grave pericolo per la vita della donna†o un processo patologico del nascituro che determini “un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna†(art 6).

C’è un totale e disinvolto rovesciamento del lavoro del medico. Dimenticato Ippocrate, nel cui giuramento, base dell’arte medica, si afferma:

“Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivoâ€

Rifiuto dell’eutanasia e dell’aborto. Oggi invece chi segue quel giuramento deve cambiare lavoro. Ecco perché la legge 194 è pericolosa e ipocrita. Si annuncia come difesa della maternità (titolo) e della vita (art 1) ma poi è abortista, banalizzando il ricorso all’aborto, diventato, siccome c’è una legge, una cosa lecita e non problematica. Alla faccia dell’“Isola degli stranieri morali”, frase di Engehart che Flamigni cita sempre per giustificare l’impossibilità di avere un’etica comune e quindi di non poter vietare e imporre ad altri la propria etica. Eccolo qui il campione di certezze dogmatiche che non vuole che altri impongano a lui regole di comportamento e che immediatamente approfitta della vacanza sull’isola per ignoranti morali per imporre il suo ateismo nichilista: tutti i medici o ammazzano o cambiano lavoro.

L’obiezione di coscienza, conquistata nel campo del servizio militare, anche con l’apporto delle sinistre, del comunisti, dei radicali, oggi viene ritirato per l’uccisione della vita nascente. Nel campo delle armi non si dice “o fai il soldato o cambi paese”. L’obiezione è riconosciuta e integrata nei diritti di cittadinanza. Chi obietta è interamente cittadino. Nel caso del servizio medico invece viene posto l’aut aut: o abortisci o te ne vai. Come lo chiamereste: Fascismo? Stalinismo? Polpotismo? Si mostra il vero volto di questi democratici fasulli e finti tolleranti, a favore della coscienza quando e nei termini che vogliono loro.

Una postilla importante. L’obiezione di coscienza nel caso dell’aborto non è tale perché alcuni riconoscono nel feto un essere umano e quindi non se la sentono di abortire, mentre altri lo fanno perché non riconoscono un essere umano nell’embrione e nel feto. Quasi che il riconoscimento di umanità in quella fase precoce dipenda da un “tiramento†di coscienza. No. Come nel caso dell’uso delle armi, anche in questo caso c’è obiezione non perché non si riconosca un essere umano nel potenziale avversario, ma perché lo si vuole rispettare perfino in situazioni estreme. Certamente si sa che è un essere umano, e si fa obiezione perché si considera in coscienza quella vita umana talmente importante da non potere mai essere uccisa. È una posizione che è anche alla base del rifiuto della pena di morte. Così nel caso dell’aborto entrambi i medici, abortista e non, sanno che l’embrione e il feto sono esseri umani, ma c’è una diversa valutazione del suo valore rispetto alla salute psico-fisica della madre, e, nel caso dei medici obiettori, anche per come viene vissuta e concretamente applicata la lagge.

Flamigni sa che l’embrione è una vita umana. Lo ha sbandierato in un documento ufficiale dove dice che con la fusione dei due nuclei, contenuti nello spermatozoo e nell’ovulo, c’è “passaggio generazionale e quindi l’inizio di un nuovo essere umano†(documento sull’ootide). Sa che c’è vita umana e vuole obbligare tutti a doverla uccidere. Ippocrate ne andrebbe fiero.

Nella foto in alto c’è un Kalashnikov e un aspiratore Karman usato per gli aborti. Uno spara e l’altro aspira. Stesso risultato.

Giuliano Ferrara Fantoccio

 Martino commenta il post su Ferrara e Bignardi e lancia una domanda.

 [dopo la critica di Martino riortata sotto, accolgo alcune tue osservazioni e miglioro alcuni punti. Intanto voglio sottolineare che la tua mail è uno spunto per intervenire sulle tante frasi analoghe, e spesso peggiori, che ho letto nella rete. Alcune di queste le ho ritrovate nel tuo commento e vi reagisco, sapendo che non rispecchiano tutta la tua persona, ma che comunque vanno affrontate in una dialettica aperta e sncera perchè impediscono ingiustamente il confronto sui contenuti della proposta in questo caso di Ferrara]:

Vi pongo una domanda, cari i miei fondamentalisti cattolici: come mai questa bella campagna è portata avanti da un uomo e non da una donna, che, credo, ne avrebbe sicuramente più diritto? E con questo non voglio ridurre l’aborto una mera responsabilità della donna, ma è sulla loro pelle che si compie il fatto, credo che qualche diritto in più lo possano avere… Ma in fondo è sempre il solito discorso, qui le parole “famigliaâ€, “figli†e “aborto†sono nelle bocca di persone che hanno grandissima esperienza in materia: preti, divorziati e uomini che non hanno figli… E sinceramente tutto questo mi lascia profondamente rammaricato.

Premetto che non so se voterò per la lista di Ferrara Aborto? No grazie”. Il mio apprezzamento è rivolto unicamente al contenuto e all’intento di “sommovimento culturale” che riguarda un tema vitale (è il caso di dirlo) che vede molti appisolati.

Chi agisce si deve aspettare una reazione. I commenti contrari che ho sentito finora, però, sono molto scarsi quanto a qualità. Mi sembrano tentativi di trasformazione delle idee in campo in un “fantoccio” facile da ridicolizzare e accantonare:

  1. È un ciccione.
    Le foto di lui strabordante e seminudo che si tuffa in acqua accompagnano sul web articoli contrariati della sua iniziativa. Il suo corpo declassa le sue idee. Ridicolizzarlo per distogliere l’attenzione pubblica dalla forza degli argomenti. Prenderlo in giro sull’aspetto (pò come con le rughe di Hillary Clinton) per depistare il libero giro delle idee. Nel resto del post Martino ironizza sul “liftato” e “richiomizzato” che si candida alla Presidenza del consiglio e poi dice che Ferrara ha “poco di cristiano nell’anima (a meno che di anime non ne abbia due o magari tre viste le dimensioni…)”. Che facciamo? Dobbiamo idolatrare l’apparenza e stimare chi va dal chirurgo, o essere contro l’imperio della silouette e valutare le persone per quel che sono, dicono e fanno?
  2. E’ un opportunista.
    Martino è sicuro: “Il solo motivo per cui porta avanti questa vera e propria campagna elettorale, in cerca di consensi a destra e a manca, è la sua ambizione personaleâ€. Ti posso assicurare che il tema dell’aborto a Ferrara sta a cuore da molto molto indietro. Non so se da sempre ma da quando lo conosco ha sempre avuto un’attenzione diversa per l’uomo all’inizio della sua vita. In casa socialista era una novità. Perché non possiamo ipotizzare che al mondo ci siano persone con un qualche ideale?
  3. È un maschio.
    La frase è riportata sopra. La più insidiosa. Le altre obiezioni in fondo sono da “Bar bistecca†o “Sezione Leninâ€. Qui invece si invita al silenzio (strano che l’invito venga da un mondo dogmaticamente antidogmatico e composto da liberi pensatori) perché non gli compete [principalmente]. Come non competeva a Lincoln, bianco, lottare per gli schiavi neri; non compete oggi a Hillary Clinton, donna, diventare comandante supremo delle forze armate Usa; a un sano fare il medico; a un non tossico trattare di droga; a un ateo discettare di fede; a Bertinotti, italiano doc, cullare gli immigrati; come non competeva a giudici americani, francesi, russi ed inglesi di giudicare i nazisti tedeschi a Norimberga.

Il fatto che non ci siano donne a portare avanti la campagna per ridurre fino a zero la piaga dell’aborto ha forse le stesse motivazioni per cui non trovi nessun leader nazionale donna nelle varie coalizioni. Nessuna. [sbagliato: c’è la Santanchè] Solo a Ferrara viene recriminato di parlare fuori competenza. Non è sospetto? Come se la vita umana, e i problemi e le politiche connesse, non riguardassero entrambi i sessi umani. Entriamo nel merito, please. Se si hanno argomenti.

Lettera dei presidenti di Scienza & Vita (sito internet) alla Fnomceo:

Gentile Presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco,
Le scriviamo per manifestarle in quanto medici – prima
ancora che presidenti dell’Associazione Scienza & Vita – la nostra
profonda amarezza per quanto accade in queste ore. Innanzitutto ci
sembra sorprendente che sia stato diffuso alla stampa un
documento della Fnomceo che non è stato sottoposto al voto di
tutti i presidenti provinciali degli Ordini dei medici dei quali
pertanto non si conosce, al momento, l’effettiva volontà…

Leggi e, se la condividi, diffondi la lettera integrale: Qui il testo

 Giallo

La Federazione dell’Ordine dei Medici (Fnomceo) ha rilasciato un documento in cui dà un giudizio mrale sulla 194, si dispone a favore della pillola abortiva RU486 e della diagnosi pre-impianto, e assicura di rianimare i nati prematuri.

Avvenire ieri ha detto che non era il documento votato dall’assemblea riunita in convegno.

«Strane manovre - si legge nell’occhiello dell’articolo - l’assemblea approva una relazione sulle politiche sanitarie in vista delle prossime elezioni. Invece alle agenzie di stampa ne viene inviata una su pillola abortiva e assistenza neo-natale».  

Oggi il presidente Amedeo Bianco dice che si tratta di “una piattaforma che vuole fornire spunti di riflessione”. Se ho capito bene quindi è una forzatura ritenere, come hanno presentato alcuni giornali ieri (Ah, il giornalismo…), che i medici italiani sono a favore di quei punti. Dice Bianco che oggi c’è «un incalzare oggettivo di queste questioni» che sono finite

«sul tavolo di un gruppo di lavoro e questo gruppo di lavoro, fatto da presidenti ed esperti, è stato incaricato di valutare come le norme del codice deontologico potessero essere declinate rispetto a questi problemi. Questo gruppo ha discusso, si è incontrato, ha prodotto un testo preciso e lo ha sottoposto al vaglio del comitato centrale e del consiglio nazionale.

Ma guarda un pò, ci sono le elezioni e qualche organismo, o qualcuno al suo interno, salta fuori con documenti di lavoro facendoli passare per documenti ufficiali approvati dall’assemblea. Ideologia? Pressing elettorale? Manovre politiche? Nessuno vuole parlare di ingerenza? Già al tempo del referendum sulla legge 40, che regolamenta la Fecondazione artificiale, ci fu un documento dell’Accademia del Lincei che prendeva posizione sulle tematiche del referendum.

A dire il vero il presidente, a proposito della legge sull’aborto, afferma:

Con la 194, lo abbiamo affermato, si è risolto il problema dell’aborto clandestino, ma abbiamo anche detto che gli aborti sono troppi e che c’è poca prevenzione, soprattutto nei confronti delle categorie deboli. Nessuno ha detto che tutti i medici italiani sono per l’aborto.

Per la risoluzione degli borti clandistini rinvio ai post relativi in cui si presentano alcuni dati. Sul numero degli aborti che quasi tutti trionfalisticamente dicono che sono ormai pochi, c’è invece da riflettere. 

Ferrara Bignardi

Questo è un dibatto di mezz’ora partito calmo ma finito con grande animazione. La Bignardi trascende il suo ruolo di ascoltatrice, che di solito tiene, e diventa dibattitrice. Niente di male, solo viene mostrata la tendenza ideale. E Farrara secondo me riesce a convincere nonostante l’irruenza confusionaria del conduttore che afastellava argomenti, e il pubblico, almeno inizalmente, di parte. Vedi video

Un dibattito pacato a Matrix del 20 febbraio tra Giuliano Ferrara e Barbara Palombelli: Vedi il video

Clicca qui per vedere e ascoltare una mezz’ora ragionata delle intenzioni sulla Moratoria dell’aborto: Vedi e Ascolta

Zapatero fuori onda e tensione

Il 15 febbraio i giornali riportano il fuori onda, o “fuera de antena” come dicono in Spagna, di Josè Luis Zapatero, durante la campagna elettorale per le nuove elezioni. Finita l’intervista per la Cuatro Zapatero continua a parlare con il giornalista Gabilondo:

«Cosa dicono i sondaggi?». «Bene, bene», risponde il premier. Gabilondo: «Nessun problema, no?». E Zapatero: «Credo che a noi convenga che ci sia tensione…». Il giornalista: «Conviene moltissimo». Il premier: «Comincerò, a partire da questo fine settimana, a drammatizzare un po’. Ci conviene molto. Se no, la gente…». La gente che fa?
(Michele Farina per il Corriere della sera)

Il giorno dopo per rimediare alla gaffe Zapatero afferma che con “tensione” voleva significare “mobilitazione” del suo elettorato. Non mi interessa qui opinare sulle vere intenzioni del politico spagnolo, fra l’altro sostenitore a suo tempo della «opposizione tranquilla». L’accaduto capita invece a fagiolo per aiutare a capire alcune reazioni esageratamente accese di questi giorni sul tema dell’aborto.

Ci sono le elezioni anche da noi e mi sembra che si tenti di delegittimare la posizione dei cattolici su quei temi sensibili e di rilevanza etica. Giuliano Ferrara ha infastidito qualcuno. Ma non è cattolico. Inoltre né lui né alcun altro ha mai detto di voler cambiare la legge 194, eppure le streghe scendono in piazza con cartelli tipo: “La 194 non si toccaâ€. Chiederemmo, se possibile, di applicarla nella sua interezza. Neanche questo si può fare? Bisogna invece applicarla stravolgendola, usandola come un lasciapassare per ogni tipo di aborto, perfino quello eugenetico o come regolazione delle nascite, pratica vietata dalla stessa intoccabile legge?

“La Repubblica†da giorni pompa con titoloni drammatizzanti in prima pagina sulle questioni etiche per allarmare, per chiamare a raccolta, per rendere idrofobi e urlanti gli elettori e gli eligendi (come Pannella in diretta televisiva, non fuori onda, quando ha saputo che Ferrara non andava e che quindi non poteva torchiarlo come solo lui sa fare). Si alza il tono polemico fino alla tensione perché così non si ragiona, non si capisce, non si deduce. Gli emuli nostrani di Zapatero sanno già tutto di quel gli “conviene, conviene moltissimoâ€.

Tien an woman

Bucchi e Tien an woman

Bucchi è geniale, ma questo non significa che ci prende sempre, come nel caso di questa vignetta, in cui vuol paragonare il giovane studente cinese che riuscì a fermare i carri armati del potere, al corpo nudo e disarmato della donna che riuscirà a fermare il minaccioso incedere del potere maschile che vuole impadronirsi del suo corpo, della sua sessualità e della sua capacità riproduttiva. Ovviamente dietro il disegno c’è il caso di aborto di Napoli che ha scatenato nelle piazze le “streghe†che son tornate e che in realtà “non se ne errano mai andateâ€.

Peccato che l’uomo nella faccenda dell’aborto non abbia principalmente il ruolo di accusatore minaccioso ma quello di uno che dopo averla messa in cinta speso l’abbandona al suo destino di solitudine spingendola proprio all’aborto. Per lui è facile. E un maschio sta quasi sicuramente dietro l’aspiratore Karman che serve a raschiare via la vita che cresce nel suo utero. Non so perché ma mi sento sicuro nell’affermare che dietro alla pipetta dell’aspiratore vi sia una mano di maschio. Chi vuole aiutare la donna a superare la costrizione ad abortire non gi vuole male, non cerca il suo male ma al contrario il suo bene. Non chi vuole combattere l’aborto è nemico delle donne. Che poi spesso sono anche quelle abortite. Il feto è anche donna. Quanto è sbagliato contrapporre i sessi, confondendo le maschere di chi aiuta con quella di chi spinge. Chi dirà una parola per le “piccole streghe” abortite? Cercasi solidarietà fra streghe.

Fausto Bertinotti

Il testo di Fausto Bertinotti è tratto dall’intervista a “Le invasioni barbariche” di venerdì 15 febbraio 2008, ed è preso da Storia libera

In nome della vita astratta, non si rispetta quella concreta

Rendere astratto il corpo della vittima è la prima mossa per farla scomparire. Un’astrazione che inizia dal linguaggio: interruzione i gravidanza invece che aborto; aborto terapeutico, che invece curare elimina il malato; gruppo di cellule al posto di soggetto autonomo…

Astratto da ab-trahere, cioè distaccare. Il distacco del feto dal grembo materno è iniziato con il distacco della sua presenza reale (se non ci fosse cosa ci sarebbe da abortire?) dal campo del discorso e dei concetti importanti, orientanti.

C’è differenza tra un bambino in potenza e un bambino reale

C’è differenza tra operaio in potenza e operaio reale. Il disoccupato (operaio in potenza non vale nulla. Conta solo l’operaio reale che ha già un lavoro. L’altro deve confidare in una evoluzione della filosofia di atto e potenza.

 Ci si scandalizza del fondamentalismo islamico e non per questo altro. fondamentalismo

Uno che vuole ri-fondare il Partito Comunista dovrebbe essere in grado di apprezzare chi ama le cose fondamentali, ambisce a costruire una società su solide fondamenta etiche e cerca di seguire il fondamento della verità delle cose.

Il fondamentalismo può essere cieco (non vede la vita nascente), irrazionale (il suo valore è dato dal volere del padre-padrone e della madre-madrona), ateo (vita è solo cellule e poi materia e poi bit, numeri), borghese (i padroni borghesi ce l’hanno sempre con i proletari e i proles, i bambini).

Quando nasce la vita? Nessuno lo sa. Neanche la Chiesa ha avuto le idee chiare

Il Conte Fausto è appoggiato con nonchalance al mappamondo della Camera. Guarda da lontano, astrattamente, strani cosi con gambe e braccia che si dimenano sul pianeta.  Se non sa quando inizia la vita (umana) come può essere sicuro che quegli strani affarini indaffarati alle catene di montaggio o a zappare la terra, siano già esseri umani? E, viceversa, se non sa quando inizia come può escludere che sia già iniziata?

Poi ecco che si fa teologo (e la sua idea di laicità?). Ora giustifica la sua “a-gnoranza” sull’inizio con una supposta indecisione della Chiesa. Si vede qui come è attuale questo post 1/, 3/3, 9/9, 31/12 Non sta alla Chiesa decidere quando inizia la vita umana. Sta alla scienza e l’ha già deciso: dal concepimento, o al più dopo 24 ore dal concepimento. Non sta alla Chiesa, né a Bertinotti politico, decidere se una vita umana è una persona. Sta alla filosofia e, se non si vogliono creare caste sociali, e se si vuole inoltre essere aderenti alla logica, si deve riconoscere che un essere umano è persona da sempre, da quando ha la vita umana. Persona non è un pezzo dell’essere umano, un suo pezzo fisico (corpo, arto) o mentale (facoltà), ma è lo stesso essere umano. L’uomo “è persona”, non “ha persona”.

Il Vangelo dice che ogni persona vale, qualunque sia la sua condizione o fase di sviluppo. Nella persona umana c’è in gioco la dimensione spirituale del reale. Con l’uomo il cosmo si apre a sfere esteriori e interiori irraggiungibili da se stesso. L’uomo è persona per natura. E’ fatto così, che si posso fare?

Le Invasioni Barbariche si evitano solo introducendo nel discorso pubblico umano ciò di cui l’uomo, forse suo malgrado, è portatore: una natura divina, spirituale, celeste. “Divino per natura l’uomo è”, direbbe il maestro Ioda, che un pochino somiglia a Bertinotti. Forza, allora, tiri le premesse e le conseguenze di tanto interessamento per il piccolo e il povero, il disoccupato e l’emarginato. Tolga quella crosticina che non le fa vedere che senza dimensione spirituale nessuno vale, mentre con quella dimensione, connaturata, ognuno, pur piccolissimo, vale.

Pannella e Dalai Lama

Mahatma Gandhi:

Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l’aborto è un crimine