Il testo integrale
del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini
"Guardiamo tutti a lei
con ammirazione e riconoscenza"
"Santità,
è con profonda emozione che Le do il benvenuto
nel Parlamento italiano, nell'Aula dove è
stata votata la Costituzione Repubblicana, alla
presenza del presidente della Repubblica, Carlo
Azeglio Ciampi, e delle più alte autorità
istituzionali del nostro Paese, del presidente del
Consiglio Berlusconi, e dell'intero governo: oggi
finalmente si concretizza l'invito che i presidenti
Violante e Mancino le formularono nella scorsa legislatura.
Dopo circa un secolo e mezzo di storia
italiana, un Pontefice varca la soglia del luogo
che fu per lungo tempo uno dei simboli del potere
temporale della Chiesa; ma questa circostanza non
fa che rendere ancora più lontano e sfocato
nel tempo il ricordo delle fratture che si consumarono
e che sono state poi ricomposte e definitivamente
superate. Oggi il rispetto profondo che contraddistingue
le due istituzioni permette di esprimere con responsabilità
principi di autonomia che sono patrimonio di tutti.
Siamo onorati che Ella parli oggi al nostro popolo,
rivolgendosi direttamente a coloro che lo rappresentano.
Qui c'è tutta intera la nostra nazione, quell'Italia,
che Lei, un Papa polacco, ha saputo conquistare
fin dai primi tempi del suo pontificato, per l'umanità
e l'amore che ha sempre dimostrato alla nostra Patria,
scegliendo di condividerne le sofferenze e le gioie.
Ancora recentemente ha avuto parole
di conforto e di speranza per le famiglie dei bambini
di San Giuliano di Puglia, ferita che per l'Italia
intera è ancora aperta: anche di questo Le
siamo grati. Nel Parlamento è rappresentato
in modo pluralistico il popolo italiano, con le
sue diverse convinzioni politiche e religiose. Eppure,
so di interpretare i sentimenti dell'intera assemblea
se dico che tutti guardano alla Sua Persona con
ammirazione e riconoscenza. Il suo elevato Magistero
ci richiama infatti alla nobiltà della politica,
a ritrovare la parte migliore di noi stessi per
metterla al servizio della comunità nazionale.
L'uomo sente sempre più il
bisogno di riflettere sul profondo senso della sua
esistenza di fronte alle incognite del domani ed
ha timore per il futuro e del futuro. Non ci sono
più comode certezze ideologiche, né
le promesse della scienza e della tecnica sono sempre
così rassicuranti. Il secolo che si è
appena concluso ci ha lasciato in eredità
grandi questioni ancora aperte. Penso in modo particolare
alla difesa dei diritti dell'uomo, solennemente
proclamati dalle convenzioni internazionali, ma
troppo spesso violati in modo clamoroso: basti pensare
all'ignobile sfruttamento dei minori ed alla condizione
femminile in molte parti del mondo; alla costruzione
di un mondo più giusto, in cui la globalizzazione
coincida con l'opportunità di acquisire condizioni
di dignitoso benessere anche per i Paesi poveri;
al tema della pace e del contrasto alla violenza
terroristica; infine, al dialogo fra le diverse
civiltà, culture, sensibilità religiose.
Su ciascuno di questi temi i responsabili
politici del mondo, nella loro difficile azione,
hanno sempre potuto contare sul sostegno e l'incoraggiamento
delle Sue parole e delle Sue iniziative. Ella ha
contribuito in modo determinante al faticoso ma
esaltante lavoro di costruzione dell'Europa. Oggi,
alla vigilia della sua riunificazione, che abbraccia
finalmente i popoli dell'est europeo e sancisce
il tramonto definitivo di ogni divisione nel nostro
continente, consideriamo con grande rispetto le
parole che Ella ha più volte pronunciato
sulla necessità di preservare la matrice
spirituale dell'Europa e dei popoli europei, un'anima
che è essenzialmente cristiana, anche per
chi cristiano non è.
Onorevoli colleghi, nel nostro tricolore
e nella bandiera dell'Europa, che sono collocate
in quest'Aula, si identificano i simboli dell'unità
e della libertà degli italiani e la loro
aspirazione a diventare europei e ad essere portatori
di pace nel mondo. Ascolteremo il Santo Padre, consapevoli
che nell'esercizio delle nostre responsabilità
di legislatori, ciascuno di noi deve farsi guidare
dalla propria coscienza e dalle proprie convinzioni,
rispondendo anzitutto al popolo che ci ha eletti.
Ma la ascolteremo, Santità, anche come parte
di quella umanità senza confini cui Lei si
è sempre voluto rivolgere, non escludendo
nessuno dalla Sua generosa opera pastorale, e per
tutti spendendo le parole della fede in Dio e della
fiducia nell'uomo".