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Ritratto di Claudio Galeno secondo una
xilografia del sec. XVI
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Claudio Galeno (129-200 circa), il
noto medico-filosofo di Pergamo, fu medico personale
degli imperatori Marco Aurelio e Commodo. A differenza
di Epitteto e Luciano, egli ha un’opinione realmente
positiva sulla tenuta morale dei Cristiani.
Attraverso la Historia anteislamica
di Abulfida ci è pervenuto questo passo:
“I più tra gli uomini non sono
in grado di comprendere con la mente un discorso
dimostrativo consequenziale, per cui hanno bisogno,
per essere educati, di miti. Così vediamo nel
nostro tempo quegli uomini chiamati Cristiani
trarre la propria fede dai miti. Essi, tuttavia,
compiono le medesime azioni dei veri filosofi.
Infatti, che disprezzino la morte e che, spinti
da una sorta di ritegno, aborriscano i piaceri
carnali, lo abbiamo tutti davanti agli occhi.
Vi sono infatti tra loro sia uomini che donne
i quali per tutta la vita si sono astenuti dai
rapporti; e vi sono anche coloro che sono a
tal punto progrediti nel dominare e dirigere
gli animi, e nella più tenace ricerca della
virtù, da non cedere in nulla ai veri filosofi”
(De sentent. Pol. Plat).
Non è più soltanto il disprezzo della
morte che colpisce Galeno, ma anche tutta la vita
morale dei Cristiani. Giustino testimonia che
alcuni Cristiani si astenevano interamente dal
matrimonio, e tale costume era proposto ai pagani
come esempio di virtù; si riteneva infatti che
un tal genere di vita trovasse assentimento e
ammirazione anche presso gli avversari. Invero,
la filosofia del tempo inclinava all’ascetismo,
e le attestazioni in favore della loro moralità
non mancano. La Chiesa, tuttavia, metterà ben
presto freno all’eccesso di questo rigetto della
normale vita matrimoniale; esemplare è la condanna
dell’apologista siro Taziano nel 172, il fondatore
della setta degli Encratiti.
Certamente, al di là di questo, Galeno
condanna la fede dei cristiani come affermazione
ostinata di cose affatto indimostrate; essa non
è fondata sulla ragione (logos), per cui
essa non è saggezza, bensì credulità.
“Nessuno subito da principio,
come se fosse pervenuto alla dottrina di Mosè
o Cristo, ascolti leggi indimostrate, nelle
quali non si deve per nulla credere”. (De differentia
pulsuum libri quattuor II, 4).
“Infatti si potrebbero dissuadere
prima quelli che provengono da Mosé e Cristo,
che non i medici o i filosofi, i quali si sono
consumati sui loro principi”. (Ivi,
III, 3).
Per Galeno, sarebbe molto più difficile
far cambiare idea ad un filosofo o ad un medico,
con alle spalle la sua scienza, che a un cristiano,
aggrappato solo alla sua fede.
NOTE
AL TESTO
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