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Magdalene

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Conferenza stampa del regista Peter Mullan



Conferenza stampa di Peter Mullan

30 agosto 2002

Intervista al regista di "Magdalene"
di Valerio Salvi

È la volta dell'attore Peter Mullan, giunto qui a Venezia in veste di regista con il suo "Magdalene" seriamente candidato alla vittoria finale.

Questo film è autobiografico o comunque riprende delle esperienze personali?
Si, è evidente. Non lo posso considerare strettamente autobiografico, piuttosto tratta di vicende che sono accadute intorno a me. Io sono cattolico, o meglio mia madre mi ha consegnato alla chiesa quando avevo due settimane di vita; mio padre era alcolista e quando mi è capitato di vedere un documentario sulle case "Magdalene" ho subito capito cosa significhi essere prigionieri a livello mentale.
Quando ero piccolo ho lavorato per una suora irlandese che ci chiedeva sempre di pregare, ma che era una delle persone più crudeli che abbia mai conosciuto, pur avendo un sorriso che definirei da cherubino. Il lato "cattivo" della Chiesa è la sua assenza di dubbi su ciò che è giusto o sbagliato, sono convinti di essere benedetti da Dio. La suora in questione non capiva che era crudele, vedeva la compassione come una debolezza. Questo è il vero problema della Chiesa, ha dimenticato la compassione e dovrebbe riconsiderare ciò che ha fatto nel XX secolo (e ciò che sta facendo ora) e magari chiedere scusa.

Questo tipo di film non funziona se non hai una buona regia ed una solida sceneggiatura. Come si è regolato con il cast, e poi ha incontrato delle opposizioni?
Mio fratello si è occupato del "casting". Ha visto circa 1.200 attrici e da quelle ne abbiamo selezionate alcune papabili. Sono quindi subentrato io ed ho utilizzato un approccio che definirei alla "Ken Loach" (che mi ha insegnato molto); molto relax da comportarsi naturalmente. Io penso che per il successo di un attore conti per il 90% la fiducia in se stessi e per il restante 10% la sua capacità recitativa. In questo caso specialmente, dove utilizzo delle attrici giovani, queste devono essere sempre a loro agio. Ho preferito quindi girare il film in sequenza (sempre secondo la scuola "Loach") così che il loro viaggio emotivo risultasse più facile. Avevo un pò paura che si deprimessero, ma la sera andavano al pub a bere, quindi non ci sono stati problemi.
Per quanto riguarda l'opposizione al film, mi è particolarmente rimasto impresso un episodio: volevamo mettere un annuncio su un quotidiano di Dublino in cui cercavamo delle superstiti delle case "Magdalene" per avere delle loro impressioni. Mi ha chiamato la direzione del quotidiano dicendomi che rifiutavano di pubblicare l'annuncio poichè conteneva due parole che lo rendevano troppo pericoloso, "Magdalene" e "superstiti". Ho avuto la netta sensazione di trovarmi nella Russia del KGB. Erano tutti spaventati.
Viste le reazioni abbiamo deciso, con la produzione, di girare il tutto in Scozia anzichè in Irlanda.
Questo non significa che avevamo contro gli irlandesi, l'Irish Film Board ci ha anche finanziati e la censura ci ha trattato piuttosto bene, anche se ha ribadito che cinque anni fa questa pellicola non sarebbe mai uscita in Irlanda.

Ha avuto dei problemi a far capire alle sue attrici quel livello di sofferenza?
Io ho detto loro che avrebbero dovuto pensare di essere nate venti anni fa, ma senza dare un'interpretazione troppo "storica". Le attrici sono comunque irlandesi e conoscono il potere della chiesa nelle loro vite.

Tutti siamo stati repressi in un modo o nell'altro, quanto il film e' irlandese e quanto universale?
Io volevo realizzare una storia universale non una condanna specifica contro la Chiesa Cattolica. Girando mi sono reso conto che non c'è differenza tra le varie religioni; molte pensano che le donne teen-agers siano pericolose per la religione (vedi i Talebani ad esempio). Ho scelto l'Irlanda in quanto è, ma soprattutto è stato, uno stato teocratico. Il concetto di convento come business è tipicamente cattolico, il loro modo di vedere la religione come fonte dio potere temporale e quindi economico...

La pellicola è quasi una "fiction", ma con uno stile documentaristico. Quanto c'è di realismo?
Io non volevo realizzare un documentario, sarebbe stato noioso. Io vedo le suore come delle vittime; sono delle donne nubili controllate da uomini che a loro volta controllano altre donne. La figura sicuramente più realistica era quella di Crispina, una ragazza ritardata. Molte delle ragazze nei conventi erano ritardate, quindi a rischio di "atti sconvenienti", erano soprattutto scomode per le loro famiglie e comode per il convento.
Le altre storie sono simili alle testimonianze che ho raccolto, ma non ho voluto essere pedissequo, anche perchè alcune realtà sarebbero state troppo crude ed eccessive per il pubblico.