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Pulp Fiction

saggio di Paolo-Filipe Bertoldi, 5° B Liceo Sc.

Tre storie - Strutura (I-II-III) - Analisi e commento - Redenzione (I-II-III-IV) - Becket (I-II) - Little Caesar - Dialoghi (I-II) - Pop Art (I-II) - Curiosità (I-II) - Personale (I-II-III) - Bibliografia

Regia: Quentin Tarantino
Produzione: A Band Apart
Sceneggiatura: Quentin Tarantino e Roger Avary
Fotografia: Andrzej Sekula
Cast: John Travolta (Vincent Vega)
Samuel Lee-Jackson (Jules Winnfield)
Uma Thurman (Mia Wallace)
Ving Rhames (Marsellus Wallace)
Bruce Willis (Butch)
Harvey Keitel (Mr Wolf)

Premi: Palma d’Oro al Festival di Cannes 1994.
Candidato a 7 Premi Oscar 1995.
Premio Oscar a Quentin Tarantino e Roger Avary per Miglior sceneggiatura
originale.


TRAMA

PULP FICTION: THREE STORIES ABOUT ONE STORY

La trama del film si basa su tre storie, più una con funzione di cornice, che si intrecciano tra di loro creando una struttura ad anello. Infatti l’intreccio non si sviluppa in modo cronologico ma segue una logica particolare, adottando strumenti tipici della narrativa letteraria.
Il film si apre con due rapinatori che stanno facendo colazione in un ristorante e decidono di derubarlo. Quando i due puntano le pistole sui clienti l’immagine si ferma e partono i titoli di testa.

1° STORIA: I due killer Vincent Vega e Jules Winnfield devono recuperare una valigietta rubata al loro capo Marsellus Wallace e punire i ladri. Vincent Vega porta a cena Mia (Uma Thurman), la moglie di Marsellus in un ristorante stile anni ’50. Tornati a casa Mia scambia accidentalmente eroina per cocaina e finisce in overdose; Vincent porta Mia a casa dello spacciatore Lance (Eric Stoltz) e la salva con un’iniezione al cuore di adrenalina.

2° STORIA: Il pugile Butch non mantiene l’accordo con Marsellus su un incontro di boxe truccato e decide di scappare dalla città, ma dimentica il suo orologio d’oro, un cimelio di famiglia dal grande valore sentimentale, nel suo appartamento. Lì incontra Vincent e lo uccide. Tornando al motel Butch incontra per strada Marsellus, che lo insegue fino a finire in un negozio di pegni dove i due condividono la più brutta esperienza della loro vita.

3° STORIA: I due sicari devono pulire la loro macchina e sé stessi dopo che Vincent ha inavvertitamente sparato ad un ostaggio e chiedono aiuto a Jimmie (Quentin Tarantino), un amico di Jules.
Il film si conclude con Vincent e Jules che si recano a fare colazione nello stesso ristorante della prima scena e finiscono coinvolti nel tentativo di rapina, che termina in maniera del tutto inaspettata.

STRUTTURA I: PRIMA LE RISPOSTE POI LE DOMANDE

Nella trama di Pulp Fiction le situazioni narrate vengono connesse in modo da invertire la consequenzialità del rapporto causa-effetto. Questo contribuisce a creare una forma narrativa disarticolata e frammentaria. In questo film, infatti, il rapporto tra fabula ed intreccio presenta spesso uno scarto evidente che costringe lo spettatore a ricomporre l’ordine logico della fabula; ma questo non porta ad una nuova interpretazione o ad una maggiore comprensione, invece, evidenzia il fatto che il film termini praticamente con un nulla di fatto. Inoltre questa struttura crea nello spettatore un’aspettativa che non è rivolta al futuro che attende i personaggi, ma al passato, a ciò che ha causato l’azione alla quale abbiamo appena assistito. Questo espediente dà al film una maggiore profondità temporale e mantiene viva l’attenzione nello spettatore.

Esempi:

  • Dopo aver recuperato la valigietta i due killer si recano nel locale dove si trova Marsellus. Quando il barista apre loro la porta sul retro li vede vestiti con calzoncini e T-shirt e chiede loro cosa sia successo. La risposta di Jules, che sembra rivolta anche al pubblico, è “E’ meglio che tu non lo sappia”. Alla fine del film si capisce perché i due siano vestiti in quel modo.
  • Butch uccide Vincent con un mitra che trova in cucina. Quando è per strada incontra Marsellus, che verosimilmente era con Vincent ed è andato a prendere qualcosa da mangiare, lo vediamo infatti con delle bibite e delle ciambelle, e ha lasciato la sua arma nella cucina di Butch.
  • Sempre nella seconda storia Vincent non fa più coppia con Jules. Alla fine del film, dopo aver assistito al percorso di redenzione di Jules, comprendiamo la sua assenza.

STRUTTURA II: SHAKESPEARE E POP ART

Lo svolgimento delle tre storie in Pulp Fiction prevede un tracciato similare e riconducibile ad ognuna di esse:

  • situazione banale di partenza.
  • imprevisto narrativo.
  • breve ma intenso momento di tensione
  • rientro nella situazione banale di partenza

Questo espediente narrativo si può ricondurre a due livelli stilistici diversi e quasi opposti. In primo luogo la struttura generale delle singole storie ricorda le tragedie di William Shakespeare, in cui da una situazione di armonia ed ordine si passa ad un climax di violenza causato dal comportamento dell’eroe tragico fino a raggiungere un momento di massima tensione, fino a ritornare alla situazione di partenza con la punizione dell’eroe. Questa rivisitazione stilistica esprime il valore di fondo dell’idea centrale del film, presente in ogni storia: la redenzione. Infatti, contrariamente a quanto succede nelle opere shakespeariane, all’eroe viene concessa una possibilità di cambiamento morale e l’elemento della morte come punizione è riservata solo a chi non approfitta di questa opportunità.

L’altro livello stilistico presente in Pulp Fiction è quello legato alla Pop Art, in particolare alle opere di Andy Warhol, che spesso si basano sulla ripetizione a stampa dello stesso soggetto con piccole modifiche, come il colore. Nel film avviene la stessa cosa e questo contribuisce a dare alle storie una loro indipendenza all’interno di una visione più ampia e articolata.

Infine questo accorgimento stilistico rende meno astratto l’idea e il messaggio che il film vuole trasmettere allo spettatore, che non deve interpretare metaforicamente quello che vede, ma ha la possibilità di cogliere le analogie delle storie e dalla ripetizione memorizzare in modo più consapevole ed immediato il messaggio del film.

STRUTTURA III: RESERVOIR DOGS E PULP FICITON

Pulp Fiction presenta molte analogie strutturali con il precedente film di Tarantino
Reservoir Dogs( Le Iene-Cani da Rapina). In primo luogo le prime due scene presentano entrambe la medesima situazione: In RD vediamo otto gangster che parlano in un caffetteria e dopo i titoli di testa vediamo due dei gangster in un auto. PF si apre con due rapinatori che parlano in un ristorante e dopo i titoli di testa vediamo i due sicari protagonisti che parlano in un auto. Inoltre la parte finale è anch’essa uguale nei due film. Infatti ci sono quattro personaggi che si puntano la pistola uno contro l’altro con una struttura piramidale. In RD la scena termina con la morte di tutti quanti in una apoteosi di tensione e violenza, come è giusto che sia. Invece in PF, che parla di redenzione e possibilità di cambiamento, la scena finale termina in modo pacifico e rilassato. Questo gioco di ripetizione stilistica è fine a sé stesso e mostra come situazioni simili possano risolversi in modo completamente opposti.

ANALISI E COMMENTO

Il tema centrale di Pulp Fiction è la redenzione. Questo tema è tipico dei film noir, ma in questo film viene analizzato e caratterizzato in modo totalmente nuovo ed originale. Il mondo del crimine organizzato spesso è descritto come una società a parte, con moralità ed eticità proprie, basata su rituali e schemi mentali fortemente cristallizzati e rigidi, da cui è difficile uscire. Per questo si presta bene come ambientazione per storie incentrate sull’evoluzione caratteriale di un personaggio e sulla redenzione. Inoltre, di solito l’idea di fondo dei gangster-movie è la punizione di chi cerca di uscire dal gruppo o dalla famiglia. Invece in Pulp Fiction vediamo come ad essere punito non è chi esce, ma chi rimane all’interno del mondo criminale. Infine questa apatia viene descritta come un gravissimo peccato che deve essere duramente punito.

REDENZIONE I: EPIFANIA E REDENZIONE

Il processo di redenzione comincia con una rivelazione o epifania. In una situazione banale e quotidiana i personaggi sono testimoni di un fatto strano che li porta a riflettere. Da questa riflessione nasce la consapevolezza del proprio stato di imperfezione (o peccato) e la necessità di cambiamento. Infine questa necessità viene messa in atto con un gesto simbolico o concreto. Alla fine di questo percorso il personaggio si redime e cancella le proprie colpe. Nelle tre storie che compongono Pulp Fiction sono presenti tutti questi elementi, che a volte vengono dilatati e a volte compressi in brevi inquadrature. Inoltre si nota come ci sia un inversione dei ruoli durante questa metamorfosi, chi è carnefice diventa vittima e viceversa. Infine in questo processo è importante la dialettica dei personaggi con sé stessi e con gli altri. Infatti dallo svolgersi della storia capiamo che la via della redenzione non è facile ed illuminata; invece richiede forza di volontà e determinazione per percorrerla.

  • I due sicari Vincent Vega e Jules Winnfield devono recuperare una valigietta che appartiene al loro capo ed uccidere chi l’ha rubata. Nell’appartamento i due uccidono due dei personaggi presenti. Improvvisamente dal bagno esce un altro personaggio armato che scarica sui due sicari tutto il caricatore della sua pistola. I due rimangono miracolosamente illesi. Jules crede di aver assistito ad un miracolo, mentre Vincent crede che sia stata una fortunata coincidenza. Jules, nonostante Vincent tenti di persuaderlo, decide di cambiare vita e di abbandonare il mondo del crimine, non prima però di portare a termine il suo incarico e così restituisce la valigietta a Marsellus. Nel ristorante dove i due si fermano a fare colazione prima di recarsi dal capo, incontrano i due rapinatori. Uno di loro, Pumpkin, vuole la valigietta di Jules. Invece di ucciderlo Jules lo aiuta e gli regala il suo portafoglio con dentro un bel po’ di soldi. Pur avendo condiviso la stessa esperienza, Vincent non si redime e per questo viene ucciso da Butch.
  • Inavvertitamente Mia Wallace scambia dell’eroina, che trova nel cappotto di Vincent, per cocaina e finisce in overdose. Vincent sa che se Mia muore Marsellus lo punirà, così tenta disperatamente di salvarla e chiede aiuto a Lance. Alla fine Mia si salva e anche lei intraprende il suo viaggio verso la redenzione. Vincent invece vuole solo che Marsellus non venga a sapere di questo incidente e ancora una volta non riesce a trarre nessun vantaggio dall’esperienza vissuta.
  • Butch incontra Marsellus e finiscono in un negozio di pegni dove Zed e Maynard li tengono prigionieri per sodomizzarli. Fortunosamente Butch riesce a liberarsi. Invece di scappare ha un ripensamento e torna indietro a salvare Marsellus. Così tra i due viene stabilita la pace e Butch si purifica del tradimento ai danni di Marsellus.
  • I due rapinatori Pumpkin e Honey Bunny vengono beneficiati dal cambiamento di Jules per intraprendere a loro volta il cammino della redenzione; è emblematica la loro uscita dal ristorante uno abbracciato all’altro, e il loro dirigersi verso la luce del mattino che entra dalla porta del ristorante.

REDENZIONE II: VINCENT VEGA E JULES WINNFIELD

Tutti i personaggi in Pulp Fiction agiscono ed interagiscono tra di loro in coppia:

  • I due sicari Vincent Vega e Jules Winnfield
  • Vincent e Mia Wallace
  • Lance e sua moglie
  • Butch e la sua amante
  • Butch e Marsellus
  • Zed e Maynard
  • Pumpkin e Honey Bunny

La costante presenza di un alter ego è fondamentale per lo svolgimento della vicenda; il confronto continuo con il proprio doppio spinge il singolo personaggio a riflettere su sé stesso e sulle sue azioni. Invece quando uno dei personaggi si ritrova solo diventa vittima del destino e questo può portare alla sua morte.

Vincent Vega è il protagonista. E’ l’unico personaggio che compare in tutte le storie ed è anche il meglio caratterizzato. Tuttavia la sua personalità è piatta, non subisce dei cambiamenti, nonostante le vicende di cui è testimone. Se nel film Vincent non riceve il dono della redenzione, ne riceve un altro, altrettanto significativo dal punto di vista religioso: la resurrezione. Infatti Vincent muore a metà del film, ma “torna in vita” nell’ultimo episodio, grazie alla struttura narrativa ideata da Tarantino. Questo ritorno è fine a sé stesso, ma dà al film un’atmosfera di misticismo e religiosità, che emerge anche da altri elementi presenti nel film, ma di cui questo è il più forte ed evidente.


«JULES: Stavo qui a pensare.
VINCENT:A cosa?
JULES: Al miracolo a cui abbiamo assistito.
VINCENT: Al miracolo a cui tu hai assistito! Io ho assistito ad un avvenimento strano.
JULES: Ma che è un miracolo Vincent?
VINCENT: Un atto di Dio.
JULES: E che è un atto di Dio?
VINCENT: Quando Dio rende possibile l’impossibile. Ma stamattina non era uno di questi casi.
JULES: Ah, Vincent, non vedi che queste stronzate non contano, perché giudichi la cosa nel modo sbagliato… Ammettiamo che Dio abbia fermato quei proiettili o trasformato la Coca in Pepsi, o trovato le chiavi della mia macchia, non si giudicano cose del genere sulla base dell’utilità. Ora se questo fatto che ci è capitato si stato o no secondo tutte le regole un miracolo è insignificante. Ma quello che ha significato è che io ho sentito il tocco di Dio. Dio c’era coinvolto.
VINCENT: Per quale motivo?
JULES: Eh… è questo che mi fotte il cervello. Non lo so. Ma non posso fare finta di niente.
Jules Winnfield è il doppio di Vincent Vega. E’ un personaggio a tutto tondo, che durante la storia compie un processo di formazione e muta. Jules, come Vladimir di Waiting for Godot, è quello che cerca sempre di capire, che vuole comprendere il vero significato delle cose e questo lo porta alla redenzione. La sua vicenda l’esempio perfetto del percorso di catarsi e redenzione».

«JULES (a Pumpkin): Dunque, esaminiamo la situazione: normalmente le vostre budella si ritroverebbero sparpagliate nel locale, ma per caso mi avete trovato in un periodo di transizione, perciò non voglio uccidervi, voglio aiutarvi. […] Leggi la Bibbia Ringo?
PUMPKIN: Non regolarmente.
JULES: Bhè… c’è un passo che conosco a memoria, Ezechiele 25-17: “Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui, che ne nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è in realtà il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E farò scendere la vendetta su di loro con grandissima giustizia e furiosissimo sdegno su colore che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere il mio popolo e tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta su di te. “ Ora sono anni che ripeto questa stronzata e se la sentivi significava che eri fatto. Non mi sono mai chiesto cosa volesse dire, pensavo soltanto che fosse una cosa fica da dire a sangue freddo a uno prima di ammazzarlo, ma questa mattina ho visto una cosa che mi ha fatto riflettere. Vedi, adesso penso…magari vuol dire che tu sei l’uomo malvagio e io sono l’uomo timorato e il signor 9 mm qui, lui è il pastore che protegge il mio timorato sedere nella valle delle tenebre. Oppure vuol dire che tu sei l’uomo timorato e io sono il pastore ed è il mondo ad essere malvagio ed egoista forse… Questo mi piacerebbe, ma questa cosa non è la verità, la verità è che tu sei il debole e io sono la tirannia degli uomini malvagi, ma ci sto provando Ringo, ci sto provando con grande fatica a diventare il pastore».

REDENZIONE III: GRACE

Nell’episodio L’Orologio d’Oro, il pugile Butch, dopo aver fatto pace con Marsellus a cui ha salvato la vita, parte da Los Angeles in sella al chopper di Zed che si chiama Grace(Grazia). E’ Zed che la chiama così e sui lati del serbatoio si può leggere GRACE scritto con lettere viola. La redenzione di Butch coincide con la grazia che gli concede Marsellus. Infatti Butch ha commesso nei confronti di Marsellus i peggiori crimini concepibili nel mondo dei gangster, li stessi per cui sono stati puniti i quattro uomini che hanno rubato la valigietta: l’inganno e il tradimento. Butch inganna Marsellus perché non rispetta l’accordo stipulato su un incontro truccato che doveva perdere e che invece vince. Infatti, dopo che si era sparsa la voce che l’incontro era truccato le quotazioni di Butch sono salite alle stelle e lui aveva deciso di approfittarne. Marsellus vuole a tutti i costi vendicarsi ma abbandona i suoi propositi quando Butch lo salva.
Durante l’inseguimento Butch è sul punto di uccidere Marsellus, ma dopo che i due hanno condiviso un’esperienza insieme, decide di salvare Marsellus, sapendo che rischia la vita, perché non sa come reagirà Marsellus.

La redenzione di Butch evidenzia come da una rivelazione iniziale, la comprensione di non poter abbandonare un essere umano a torture a cui lui è sfuggito per caso, porti all’accettazione di eventuali rischi in cui può incorrere durante il raggiungimento della redenzione.

REDENZIONE IV: LA SITUAZIONE BONNIE

La terza storia, intitolata La Situazione Bonnie, può essere interpretata come una allegoria di tutto il processo di redenzione che viene descritto nel resto del film. Infatti vediamo Vincent che uccide inavvertitamente Marvin, uno dei quattro uomini presenti nell’appartamento, con un colpo alla testa che fa schizzare sangue e cervello dappertutto. Così i due devono pulirsi e chiedono aiuto a Jimmie, un amico di Jules. Questo lavaggio rappresenta la purificazione che i personaggi hanno compiuto nel corso del film.

BECKETT I: SILENZIO

«MIA: Non odi tutto questo?
VINCENT: Odio cosa?
MIA: I silenzi che mettono a disagio. Perché sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio?
VINCENT: Non lo so. E’ un’ottima domanda.
MIA: E’ solo allora che sai di aver trovato qualcuno davvero speciale, quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace».

Come i protagonisti di Waiting for Godot di Samuel Beckett, i personaggi di Pulp Fiction sono privi di certezze e sentono incessantemente il bisogno di parlare per sapere di esistere. Inoltre il silenzio viene sempre associato al momento della morte, così i sicari tentano di esorcizzare la morte riempiendo il silenzio con le parole. La scena in cui Butch uccide Vincent non ha alcuna battuta, i due si guardano e Butch preme il grilletto.

Infine il silenzio è collegato anche con il desiderio, che però significa anch’esso morte. Vincent vuole possedere Mia ma sa che non può farlo perché Marsellus lo ucciderebbe e vuole anche dimostrare al suo capo di essere leale. Quindi è spaventato dai momenti di silenzio che calano tra lui e Mia, che cerca sempre di evitare.

BECKETT II: TEMPO

Uno dei cliché dei gangster-movie è la puntualità dei personaggi. Anche se mortalmente feriti arrivano sempre all’appuntamento in orario o in ritardo. Invece in Pulp Fiction spesso i personaggi arrivano in anticipo; e come tutti quanti cercano di far passare il tempo chiacchierando, come fanno Vladimir ed Estragon in Waiting for Godot. I personaggi sono sempre preoccupati dello scorrere del tempo, che arbitrariamente può essere molto o poco, come nella Situazione Bonnie. I due sicari sono atterriti dallo scorrere del tempo e il loro continuo parlare è anche un modo per confortarsi a vicenda della fragilità della loro vita, che il passare del tempo rende evidente.

LITTLE CAESAR: PULP FICTION E LA TRADIZIONE DEI GANGSTER MOVIE

Nel 1930 uscì il film di Mervyn Le Roy Little Caesar, considerato l’archetipo di tutti i gangster-movie moderni, in quanto conteneva tutti quei elementi che sarebbero stati ripresi e sfruttati dai film successivi. Pulp Fiction si colloca nel filone del film noir in modo nuovo ed originale. Infatti in esso sono presenti alcuni elementi tipici del genere, che però vengono reinterpretati e rinnovati. Ad esempio la struttura gerarchica del mondo del crimine, i temi della redenzione e della lealtà, il tradimento e la sua punizione e, non meno importanti, il tema della danza e l’associazione gangster-ballerino. Invece scardina altri archetipi del genere: alla figura misteriosa e taciturna del criminale contrappone quella logorroica dei due sicari. Inoltre inserisce in contesto quotidiano e banale le vicende dei gangster, quasi ad umiliarli.
Infine la figura del boss viene anche qui rivestita da un alone di mistero e imperscrutabilità. Infatti Marsellus Wallace viene sempre ripreso da dietro, ma questa è anche un’anticipazione del fatto che sarà preso da dietro nella scena della sodomizzazione. Il boss che si sporca le mani a fare cose pericolose è un altro elemento di differenza ed innovazione tra Pulp Fiction e il resto del genere gangster al quale appartiene.

DIALOGHI I: DIALOGHI VEROSIMILI E DIALOGHI NECESSARI

Necessario: tutto ciò che è indispensabile alla chiarezza dell’intreccio.
Verosimile: tutto ciò che i personaggi potrebbero dire tra di loro senza preoccuparsi di informare il pubblico.

In Pulp Fiction questa distinzione è assolutamente inefficace; i discorsi che i personaggi proferiscono sono assolutamente fini a sé stessi, non rispondono a un’esigenza narrativa ma ad un bisogno psicologico di chi parla. Inoltre nel corso del film ci rendiamo conto che alcune battute verosimili ed inutili, siano in realtà strettamente necessarie:

  • il dialogo in cui Jules racconta a Vincent la storia di Tony Rocky Horror acquista un suo peso quando Vincent è con Mia e sa che Marsellus è molto geloso.
  • lo scambio di battute nel locale tra Butch e Vincent sembra assolutamente inutile, ma quando i due si incontrano di nuovo diventa necessario perché capiamo il motivo per cui Butch uccide Vincent. Inoltre i ruoli si sono invertiti: la prima volta è Vincent lo spavaldo e Butch il succube; invece adesso è Vincent ad essere vittima e Butch si trova in una posizione superiore dalla quale compie la sua vendetta.

Quindi nella sceneggiatura del film spesso i dialoghi sono un ibrido tra le due categorie o addirittura non appartengono a nessuna delle due.

DIALOGHI II: IL GATTO E IL TOPO

Pulp Fiction è un film violento. La violenza è presente nelle scene crude e nel linguaggio volgare che caratterizzano il film. Ma la vera violenza presentata nel film è quella psicologica: nella scena in cui i due sicari devono recuperare la valigietta, entrano in una stanza dove ci sono tre uomini, il loro compito sarebbe quello di farsi dire dove si trova la valigietta, uccidere i tre presenti ed andarsene con il maltolto. Invece no: Jules instaura un discorso logorroico dove scaturisce tutto il suo piacere nel sentirsi superiore alle sue vittime, il godimento sadico di un malvagio che tortura psicologicamente un debole, come fa il gatto con il topo prima di mangiarselo. Una di queste vittime tenta di alzarsi, ma Jules lo costringe a risedersi e ad assistere passivo alla sua manifestazione di superiorità. In questa situazione Jules appare in tutta la sua malvagità e potenza distruttiva, ma tutto ciò ha un significato. Infatti, in questo modo, possiamo renderci conto della sua metamorfosi e della sua redenzione.

POP ART I: JACK RABBIT SLIM’S

VINCENT: Se non li vedessi muoversi, mi sembrerebbe di essere in un museo delle cere.
Il Jack Rabbit Slim’s è il ristorante dove Mia e Vincent vanno a cenare. L’interno del locale è un omaggio a tutti i prodotti della cultura pop americana degli anni 50’: i camerieri indossano costumi di personaggi famosi(James Dean, Marilyn Monroe, Buddy Holly, Zorro,…), alle pareti sono appese le locandine dei B-movie dell’epoca,….Infatti nel locale si consuma la più autentica celebrazione della visionarietà pop e del kitsch più sfacciato. Questa ambientazione storica non è funzionale al film ma presenta una serie di citazioni ed analogie del tutto fini a sé stesse, sono un puro divertimento del regista, che vuole sorprendere il pubblico con la sua abilità di artista.

POP ART II: CULTURA POP E PULP FICTION

Il termine pulp indica un genere di riviste stampate su carta rozza e mal rilegata, per abbassare le spese di produzione, in cui venivano pubblicate storie poliziesche e noir, storie a fumetti, ecc.… La dimensione popolare è fondamentale per questo genere fin dalle sue origini e anche Hammett e Chandler, scrittori hard-boiled, mossero i primi passi all’interno delle riviste pulp. In Pulp Fiction ritroviamo tutti questi elementi: il gusto di mescolare influenze di alta letteratura(vedi Shakespeare e Beckett) con elementi bassi e volgari, l’esaltazione dei prodotti della cultura popolare, la scelta di prodotti già confezionati e riutilizzati(vedi le canzoni della colonna sonora), ecc.… Il colore è un altro elemento fondamentale che Pulp Fiction prende dalla Pop Art. Il forte impatto visivo del film è dovuto anche al fatto della scelta di colori puri e nitidi e del gioco di luce sui volti dei personaggi che non sono mai completamente in ombra né in luce. Infine Pulp Fiction è considerato il prodotto per eccellenza della cultura pop, ma acquista un suo valore artistico ed espressivo grazie all’abilità registica e alla qualità della sceneggiatura.

CURIOSITA’ I: ERRORI

Quando Jules parla con Marvin nell’appartamento, prima che dal bagno esca il quarto uomo con la pistola, sulla parete si vedono già i segni dei proiettili che devono essere ancora sparati.
Nel bagagliaio della macchina vediamo il cadavere di Marvin con la testa. Ma viene spesso specificato che Marvin non ha più la testa, e considerato le condizioni della macchina dopo lo sparo è evidente che c’è qualcosa che non quadra.

CURIOSITA’ II: UMA THURMAN

Uma Thurman è considerata l’attrice con le mani e i piedi più sensuali del mondo. La loro bellezza e fascino derivano dal fatto che sono grandi ed allungati. Le sue mani sono sinuose come quelle di un pianista, con tratti molto delicati. I piedi, fatto che normalmente è considerato un difetto, sono piuttosto grandi ma ben fatti e questo li rende sexy. Nel film si nota come Tarantino sottolinei con frequenza questa bellezza, considerando anche il discorso sui massaggi ai piedi che i due sicari fanno a proposito della loro sensualità. La prima cosa che vediamo di Mia, dopo il naso e la bocca, sono i piedi; anche nella scena della gara di twist(famosissima e super-citata) l’attenzione viene focalizzata sul movimento dei piedi e delle mani di Uma.

PERSONALE I: UN FIUME IMPETUOSO DA UNO STRACCIO BAGNATO

Ho cercato di essere il più oggettivo possibile. Ho raccolto materiale da varie fonti, ma ho sempre rielaborato quello che ho letto, pensando al film e al fatto che l’analisi non fosse troppo studiata e prolissa, nel suo tentativo di trovare significati e metafore nascoste dove non ci sono. Quindi, a parte la sezione sulla tradizione dei film noir, non mi sono mai fidato completamente e ho sempre cercato riscontro nel film, che ho visto almeno un migliaio di volte.

Il fatto interessante è che Pulp Fiction presenta la sua idea senza metafore ma con qualcosa di concreto. Lo spettatore non deve compiere nessuna interpretazione perché il messaggio è assolutamente evidente. Anche quello che ho scritto è facilmente riscontrabile nel film.

PERSONALE II: ESTETICA

Il prof. Zambelli si è lamentato del fatto che io e i miei compagni di 5b non abbiamo ancora contribuito quest’anno al miglioramento del sito ORAREL. Quindi ho deciso di scrivere questa recensione da inserire nella sezione ESTETICA. La cinematografia può essere considerata la forma suprema dell’arte, perché può sfruttare tutte le forme estetiche dell’arte: letteratura, musica e pittura. In Pulp Fiction questo è molto evidente, tenendo presente la cura con cui sono state realizzate la sceneggiatura, la colonna sonora e le riprese. Perciò mi è sembrato logico inserire un elemento prezioso come questo film nella sezione ESTETICA. Inoltre in esso sono presenti chiari elementi tipici della religione e nonostante la sua crudezza è sicuramente indicato per questo sito, trattando e analizzando un tema religioso fondamentale come la redenzione.

PERSONALE III: PERCHE’ VEDERE PULP FICTION

"Quando si va a vedere Pulp Fiction non si entra semplicemente in un cinema, ci si infila nella tana del Bianco Coniglio".
New York Times*

I film di Tarantino, in particolare Pulp Fiction, sono gli unici degli anni ‘90 che non presentano una situazione, ma raccontano una storia.
Newsweek**

Pulp Fiction fu unanimemente accolto dalla critica come una boccata di aria fresca, una ventata di novità in confronto al cinema del tempo. In un sondaggio del 1995 organizzato da alcune riviste del settore, che ha coinvolto non solo il pubblico, ma anche critici e giornalisti, Pulp Fiction è stato votato il 7° miglior film della storia del cinema, nonostante fosse in circolazione solamente da un anno.
E’ sicuramente un film interessante e merita di essere visto.


Bibliografia:

  • Jami Bernard:Quentin Tarantino: l’uomo e i film, Lindau 1996.
  • Daniela Terribili: Quentin Tarantino: il cinema degenere, Bulzoni Editori 1999.
  • James Mottram: Public Enemies: The Ganster Movie A-Z, Colorcraft 1998.

* Da un articolo scritto dopo la prima proiezione al Festival di Cannes nel 1994.
**Sul numero di Ottobre 2002, in un articolo su Kill Bill, l’ultimo lavoro di Tarantino.