Comitato Nazionale
di Bioetica
Parere
del Comitato |
Allegato
A |
Alegato B
PARERE DEL COMITATO NAZIONALE
PER LA BIOETICA
SU RICERCHE UTILIZZANTI EMBRIONI UMANI
E CELLULE STAMINALI
ALLEGATO
A
MOZIONE PRESENTATA DAL PROF. DEMETRIO NERI
NELLA SEDUTA PLENARIA DELL’11 APRILE 2003
1. In relazione all’avvio del VI Programma Quadro
di Ricerca dell’U.E. il Ministro Moratti ha
richiesto al CNB se sia eticamente lecito:
a) svolgere sul territorio nazionale ricerche utilizzanti
embrioni umani anche soprannumerari che ne determinino
la distruzione;
b) svolgere ricerche utilizzanti cellule staminali
derivate da embrioni umani prodotte in data successiva
all’avvio del VI Programma Quadro di Ricerca
dell’Unione Europea;
c) produrre cellule staminali derivate da embrioni
umani anche soprannumerari;
RISPOSTE ALLE DOMANDE
1) La prima domanda evoca la più generale e,
come è noto, controversa questione dello status
morale dell’embrione umano, questione che –
è appena il caso di rammentarlo - è
indipendente dalla localizzazione territoriale come
anche dalla condizione in cui si trova l’embrione.
Prescindendo qui da questa più generale questione,
i sottoscritti membri del CNB si riconoscono e fanno
propria la posizione espressa nel documento del CNB
del 27 ottobre 2000 (Parere sull’impiego terapeutico
delle cellule staminali), ai punti 22 (primo e secondo
capoverso) e al punto 31 (primo capoverso), che qui
sinteticamente si riassume. Il ragionamento sviluppato
da una parte del Comitato si è confrontato
col fatto dell’esistenza, anche in Italia, di
un notevole numero di embrioni formati nel corso di
procedure di fecondazione in vitro, ma, per varie
ragioni, non utilizzati per il trasferimento in utero
e crioconservati presso vari centri. Sulla base di
un attento bilanciamento dei valori in gioco - che
tiene anche conto del fatto che gran parte di tali
embrioni sarebbero comunque destinati ad essere distrutti
- , questa parte del Comitato ha ritenuto che “la
rimozione e la coltura in laboratorio di cellule staminali
da un embrione che non può essere impiantato
non significhino una mancanza di rispetto nei suoi
confronti, ma possano considerarsi se mai un contributo,
da parte della coppia donatrice, alla ricerca di terapie
per malattie difficilmente curabili e spesso inguaribili,
che deriva da un atto di solidarietà”;
e ha quindi concluso di ritenere “eticamente
lecita la derivazione di cellule staminali a fini
terapeutici dagli embrioni non più in grado
di essere impiantati”.
2) Circa la seconda domanda (la liceità etica
delle ricerche utilizzanti cellule staminali derivate
da embrioni umani, prodotte in data successiva all’avvio
del VI Programma quadro), i sottoscritti membri del
CNB non sono in grado di formulare un argomento morale
(né di individuare un principio o valore morale)
capace di sostenere la non liceità (o la liceità)
morale di una condotta unicamente in base alla data
in cui viene messa in atto: non può essere
moralmente illecito il 1° gennaio 2002 quel che
era lecito il 31 dicembre 2001 ( anche se, ovviamente,
può diventare giuridicamente illecito).
La plausibilità di segnare il limite del 31
dicembre 2001 fa riferimento, con tutta evidenza,
a ragioni di natura politica e il limite non può
che essere il risultato di una decisione scaturente
da procedure di “diplomazia bioetica”.
In questa luce – e affinché tali procedure
non risultino in compromessi di basso profilo –
possono tornare utili le seguenti considerazioni.
a) La scelta – già operata dal nostro
Governo, stando alla lettera del Ministro Moratti
– di ritenere ammissibili le ricerche utilizzanti
cellule staminali prodotte in data antecedente all’avvio
del VI Programma Quadro evidenzia una posizione non
pregiudizialmente contraria alla ricerca sulle cellule
staminali embrionali. Tuttavia, affinché questa
posizione possa produrre effetti pratici, è
necessario soddisfare le seguenti condizioni: 1) le
linee cellulari esistenti prima della data prescelta
siano quantitativamente sufficienti alle esigenze
della ricerca; 2) tali linee cellulari siano ben caratterizzate
e accessibili ai ricercatori che ne facciano richiesta,
con le procedure più idonee ad evitare discriminazioni
nell’accesso.
Il dibattito successivo alla decisione (analoga a
quella che si vorrebbe perseguire a livello comunitario)
assunta da George Bush il 9 agosto 2001 ha mostrato
quanto sia difficile assicurare fattualmente il soddisfacimento
di quelle due condizioni. Delle più di 60 (sembra
circa 70-72) linee cellulari scrutinate dall’NIH
e depositate presso compagnie private o università,
solo poche sono così ben caratterizzate da
poter essere utilizzabili per successive ricerche
e su queste poche (non più di 10-12) gravano
problemi di natura legale che le rendono difficilmente
accessibili. Ad esempio, in Europa l’NIH ha
registrato 6 linee cellulari possedute dal Karolinska
Institute di Stoccolma (nessuna delle quali attualmente
disponibile) e ben 19 possedute dall’Università
di Goteborg, delle quali solo 3 sono disponibili.
In tale situazione, segnare una data-limite significa
introdurre un vincolo che renderà praticamente
impossibile il prosieguo delle ricerche.
b) Qualora le sopra esposte difficoltà tecniche
potessero essere superate, si prospetta un ulteriore
problema. Segnare una data-limite significa di fatto
conferire alle istituzioni pubbliche o private in
possesso di linee cellulari embrionali un monopolio
nel settore, con tutte le conseguenze (sia in relazione
alla protezione della proprietà intellettuale,
sia in termini di equità nell’accesso,
in futuro, ai trattamenti ottenuti con queste ricerche)
che possono essere facilmente immaginate. Ad esempio,
la WICells, una società creata dall’Università
del Wisconsin per la distribuzione delle linee cellulari
prodotte da J. Thomson, sottopone l’accesso
gratuito alle linee cellulari alla condizione che
vengano usate solo ed esclusivamente per scopi di
ricerca e riservandosi ogni diritto sullo sfruttamento
commerciale dei risultati.
Sulla base di queste considerazioni fattuali, si suggerisce
dunque che non venga posto il limite del 31 dicembre
2001, consentendo quindi ai ricercatori di poter utilizzare
i fondi europei per ricerche su linee cellulari prodotte
anche successivamente all’avvio del VI programma
quadro.
3) Quanto alla terza domanda (la produzione di cellule
staminali da embrioni soprannumerari), si suggerisce
di consentire ai ricercatori europei, che lo richiedano,
di operare tale produzione, sia per le ragioni indicate
in precedenza circa l’opportunità di
evitare posizioni di monopolio, sia per le ragioni
scientifiche qui di seguito sintetizzate. La separazione
tra ricerca tendente a derivare le cellule staminali
embrionali e ricerca sulle cellule staminali già
derivate è artificiosa e insostenibile da un
punto di vista scientifico. Le proprietà delle
linee cellulari dipendono anche dalle condizioni e
dai metodi usati per derivarle e le conoscenze che
si possono acquisire dal processo di derivazione e
mantenimento delle linee cellulari in stato di indifferenziazione
sono essenziali per lo sviluppo di ulteriori ricerche.
Ciò significa che impedire ai ricercatori europei
di utilizzare i fondi del VI programma quadro per
operare direttamente la derivazione delle linee cellulari
da embrioni soprannumerari equivale a privarli della
possibilità di acquisire le conoscenze di base
che possono rivelarsi essenziali allo sviluppo della
ricerca in direzione terapeutica e, quindi, implica
un impiego non ottimale dei fondi europei.
4. Hanno espresso voto favorevole a questo testo i
seguenti membri del C.N.B.: Demetrio Neri, Mauro Barni,
Luisella Battaglia, Cinzia Caporale, Lorenzo d’Avack,
Carlo Flamigni, Renata Gaddini, Alberto Piazza, Michele
Schiavone, Annalisa Silvestro.
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