La storia del bene e del male
"Se Dio non esiste tutto è permesso". Frase
di Dostoevskis che può essere messa in discussione
e che può assumere diversi aspetti a seconda della
luce a cui è sottoposta.
Dio, il credere in Dio, fanno sì che la persona credente
abbia e acquisisca in se col tempo una morale religiosa che
però è messa in pratica in ogni ambito della
vita.
Eppure anche i non credenti hanno una morale, vivono in una
società secondo leggi dettate dall'etica. Ci sono quindi
alcuni principi che l'uomo fa propri indipendentemente dalla
fede, principi che però, a seguito d'analisi, sono
parte della religione cristiana, ma anche semplici basi del
vivere civile. Come un uomo selvaggio che vive tutta la vita
solo in un posto abbandonato deve imparare a convivere, rispettare
e sfruttare la natura, cioè ciò che gli sta
intorno, così un uomo della nostra società per
vivere come "parte della società" impara
a rispettare ciò che gli sta intorno, cioè l'uomo.
Alcune basi della morale sono quindi derivate dalla religione,
ma possono esistere anche indipendentemente da questa.
Possono esistere indipendentemente perché ormai il
concetto di bene e male si è slegato da Dio e si è
fatto strada in ogni persona. Ogni uomo ha in se un concetto
di bene e male, che per i fatti o problemi più grossi
coincide solitamente con quello degli altri.
Si sono talmente intrufolati dentro le persone i concetti
di bene e male, sembrano così normali che spesso non
ci si rende conto che il bene e il male, ciò che è
permesso e ciò che non è permesso, sono strettamente
legati all'etica, ma all'etica religiosa (bene = Dio, male
= allontanamento da Dio).
Bene e male sono propri della religione ma si sono poi sviluppati
ed evoluti indipendentemente da questa. Ma se mai ci fosse
stata la religione allora i concetti di bene e di male sarebbero
potuti essere diversi, o addirittura sarebbero potuti non
esistere, ma questo non lo possiamo sapere.
Piuttosto che la frase di Dostoevskij si potrebbe dire "se
Dio non fosse esistito allora tutto potrebbe essere stato
permesso", perché la società si sarebbe
evoluta in altro modo, con o senza altre leggi, ma adesso,
anche fra i non credenti, chi sarebbe disponibile a lasciare
questa etica che domina per un mondo che non si sa come potrebbe
diventare? In cui ci sentiamo abbastanza sicuri e protetti
e che pensiamo di conoscere?
CHIARA BETTAZZONI
E VI SOLLEVERO' IL MONDO
Non ho molto tempo per scrivere né le idee tanto chiare.
Sono contemporaneamente scettica e convinta, la prima cosa
che mi viene in mente è un dialogo tra quei due omini
combattenti che immagino nella mia testa.
CONVINTO: Scettico, non puoi non essere d'accordo con me
nel dire che il mondo ha un senso, d'altra parte, come dice
una cara amica, come fa a non avere un senso una cosa che
funziona? Partiamo dallo stesso punto, non credi?
SCETTICO: Sì, credo di sì, ma il problema sta
nell'individuare, nel dare un nome o una caratterizzazione
a questo senso, capisci?
CONVINTO: Probabilmente non è così importante
dargli un nome, penso che basti intenderlo come assoluto.
Un fine, un senso, immaginatelo come vuoi, un burattinaio,
una nuvola, una grande mano, che assiste allo spettacolo della
vita da dietro le quinte. Io non lo vedo (e forse anche questo
è il bello) ma c'è e so che senza di lui lo
spettacolo fallirebbe, addio ordine, addio scopo a cui tendere.
SCETTICO: E' proprio qui che non mi convince. Il fatto è
che la mancanza di questo "assoluto" nel retropalco
potrebbe causare disordine solo se, e solo per chi, già
dall'inizio questo "assoluto" c'era e rappresentava
un senso e un fine per il comportamento etico delle persone.
E poi, ammettendone anche la presenza, è mai possibile
che regoli tutto? Tutto ciò che accade tutto ciò
che noi facciamo?
CONVINTO: Attento cerca di capire che "regolare"
no vuol dire "decidere". I burattini stanno in piedi
perché i fili sono retti da questa grande mano, uomo,
assoluto, come lo vedi tu, ma i burattini sono liberi di muoversi!
Questo è eccezionale. Io non me lo immagino giudice
supremo, spietato interprete di ciò che è bene
e ciò che è male, ma
SCETTICO: E se non ci fosse nulla, credi che ciò rappresenterebbe
una minaccia anche per chi nella sua presenza non ha mai creduto?
Per chi il bene e il male non sono mai dipesi da lui?
CONVINTO: Non ricordo chi, diceva che non esisterebbe il
bene senza il male, e qui di nuovo ritorna evidente una logica
inevitabile, che può reggersi solo in presenza di senso.
È ovvio.
SCETTICO: beh, in effetti, bene e male, giusto e sbagliato,
bello e brutto, evidentemente esistono, cioè,se ne
parliamo, ne discutiamo, vuol dire che ne abbiamo la sensazione,
ed anche solo il fatto di ragionarne ne implica l'esistenza,
o meglio, la coesistenza!
CONVINTO: è un buon punto di partenza. Prova a seguirmi,
cerchiamo cerco di entrare nel conflitto tra fede e ragione
che tanto ha fatto dannare i grandi filosofi.
Bene, secondo me, non ha molto senso attribuire a fede e ragione
due ambiti diversi solo dentro ai quali abbiano importanza:
Galileo, era stato ben furbo a rendere legittima (o meglio,
visti i risultati, a tentare di rendere legittima ) la sua
curiosità di scoprire il mondo, di andare oltre, di
intaccare la forte autorità dogmatica aristotelica,
ti guardare il cielo "da vicino"
bella idea
la sua; però mi sembra un po' troppo semplice dire
che religione e scienza non sono in contrasto perché
non hanno niente a che fare l'una con l'altra, che intervengono
in due dibattiti differenti! Non mi convince.
Se ci pensi riflettendo profondamente sulla ragione e partendo
da essa si può giungere ad un punto di grande unione,
altroché un contrasto (come alcuni ritennero) o ambiti
diversi! In un certo senso, alla fine si scopre che proprio
l'esistenza della ragione ci testimonia quella della fede
e la rafforza, la rende più salda.
SCETTICO:
forse hai tralasciato qualche passaggio
CONVINTO: dunque, siamo d'accordo sull'esistenza della ragione?
Direi di sì, se ne parliamo, se pensiamo, se ci scervelliamo
per trovare un punto di partenza ed uno di arrivo, nonché
un senso, nonché un fine, nonché
un sacco
di cose! Allora noi utilizziamo la ragione per riflettere
su di noi, no? Anzi siamo ancora più ambiziosi, non
siamo solo noi l'oggetto di riflessione, ma pretendiamo di
scoprire, di "ragionare" anche su ciò che
noi non siamo (a meno che qualcuno, preso da una profonda
ispirazione, non pensi, guardandosi allo specchio, di essere
un albero, un animale o una stella) ma di cui osserviamo la
presenza, per esempio sulla natura e sull'universo. E non
solo! Infatti noi umani siamo così presuntuosi che
ci permettiamo di voler "capirci qualcosa" anche
su ciò che non vediamo ma di cui immaginiamo l'esistenza,
Dio, l'Assoluto, nella fattispecie! Ora, questo essere presuntuosi
di certo ci nobilita, non credi? Noi umani (non siamo gli
unici animali che riescono a farlo!) abbiamo il privilegio,
il grande dono di riuscire a riflettere, a pensare, a porci
tanti interrogativi su tutto, praticamente. Tanto che il buon
Aristotele ci metteva un gradino sopra a tutti, sopra anche
agli animali (distinzione ormai superata, spero), proprio
per questa capacità di pensare.
SCETTICO: dove vuoi arrivare?
CONVINTO: Caro scettico, a tutti coloro che credono nella
casualità assoluta o nella banale unione di particelle,
dovuta all'attrazione di cariche elettriche, in un'atmosfera
satura di non so che, per il tal principio e secondo la tale
legge, insomma, a tutti coloro che riducono la creazione (e
sulla creazione ci ritorneremo
con un po' di pazienza!)
ad un semplice e fortunato incontro/scontro di atomi, io vorrei
urlare, MA COME CAVOLO PUO' ESSERE??? Ma è mai possibile
ridurre il più grande potere dell'uomo, la ragione
appunto, ad un legame chimico? Come è possibile che
la cosa più sensata che abbiamo, la cosa più
ragionevole che esista, (talmente ragionevole che nel tentativo
di descriverla non posso uscire dal circolo vizioso del termine
ragionevole), la ragione, di nuovo, possa essere nata da due
palline che collidono per caso? Ed ancora
la ragione
esce dalla definizione che ne danno i destinatari di questo
mio sfogo, ne straripa, è inevitabile, data la sua
immensità.
SCETTICO: vuoi dire che la ragione deve per forza aver origine
da un senso? Cioè, non è possibile che la casualità
di un legame di atomi, che in quanto tale non è sensata
ma casuale,appunto, dia origine ad una cosa sensata, come
è la vita?
CONVINTO: come è la vita, ma soprattutto come è
la ragione che ci permette, in un certo senso, di andare addirittura
oltre la nostra vita e la nostra realtà, riflettendo
su ciò che crediamo esista, pur non vedendolo.
Guardati intorno, puoi sentire lo scorrere del tempo, puoi
vedere gli uomini, il ripetersi dei cicli vitali, nascita,
crescita, morte, possibile che tutto ciò non sia regolato
da niente?
Non mi sembra nemmeno credibile che quegli atomi o particelle
che quel giorno (esistevano già i giorni???) si sono
scontrati abbiano causato la vita, l'universo, la natura,
tutto casualmente. E poi, altro punto fondamentale, sarà
stata la casualità così forte da ripercuotersi
sui suoi stessi risultati? Cioè, ragionando per assurdo,
il mondo inteso come se fosse nato casualmente, si baserebbe
ancora totalmente sulla casualità per la quale ha avuto
origine? Non reggerebbe.
SCETTICO: credi che tutto sia già stato scritto?
CONVINTO: non proprio. Sarebbe troppo limitativo. Ascolta,
mentre la casualità per definizione deve escludere
la sensatezza, la ragionevolezza ha il grande pregio di poter
ammettere una parte di casualità! Se l'andamento del
mondo fosse casuale potremmo aspettarci di tutto: troppo instabile.
Se tutto fosse già stato scritto non importerebbe nemmeno
perdere del tempo a pensare: troppo scontato. È obiettivamente
(perdonatemi se mi permetto di usare questo termine, so bene
che non è leale in una riflessione personale!!) impossibile
che all'interno di un mondo governato dalla casualità
si ripeta e trovi ragione d'esistere la vita generalmente
intesa. Al contrario, in un mondo retto da un senso che ne
dia ragione d'esistere e di persistere, la casualità
può tranquillamente essere contemplata come parte di
esso.
Se ci pensi è proprio un cerchio perché la sensatezza
ci viene confermata dal fatto che con la ragione, cerchiamo
di capirne il senso.
SCETTICO: va bene, credo che siamo arrivati ad un punto fermo:
la ragione esiste. Poi?
CONVINTO: la ragione esiste, ma non solo, esiste perché
creata da qualcosa che le ha dato sensatezza; Dunque è
inevitabile ora scansare il discorso della creazione! Come
è possibile che, come più filosofi ritennero
, la creazione non sia un momento cruciale e necessario? Voglio
dire, se qualcosa esiste e la sua esistenza ci porta a riflettere
su di sé, o se noi ci rendiamo conto che siamo in grado
di pensare ed un sasso non lo è, ci sarà stato
qualcosa che, in precedenza, sempre seguendo un criterio di
sensatezza (che poi sta alla base di tutto il ragionamento),
ci ha creati così diversi! O è casuale che un
sasso non parli? Devo aspettarmi che un giorno potrò
parlare con un albero che casualmente ha acquisito questa
facoltà?
Dunque, la creazione, non solo è necessaria per giustificare
l'esistenza di quello che vediamo (ed in realtà anche
di quello che crediamo esista), del quale abbiamo sensazione
(visiva, tattile, uditiva
) ma è anche necessariamente
una creazione secondo un criterio in qualche modo logico,
che stabilisce che io, in quanto appartenente alla specie
umana, possa parlare e che un sasso non ne sia in grado!
È un altro punto fermo, non credi? La creazione.
SCETTICO: ti stai collegando all'idea di Dio, dell'Assoluto,
vero?
CONVINTO: proprio così, come ti dicevo prima, si può
arrivare ad un forte punto di unione tra fede e ragione. Cioè,
credere nella ragione implica la credenza nella creazione
necessaria e sensata della stessa, e fa nascere una sensazione
di fiducia nei confronti di sensatezza e creazione: una fede.
SCETTICO: l'idea di fede, alla fine, è rinforzata
proprio dall'affermazione dell'esistenza della ragione e da
ciò che tale affermazione comporta, è rinforzata
proprio da quella cosa che invece sembrava contrastarla
CONVINTO: ottimo.
SCETTICO: ma allora a questo punto è logico ed improrogabile
introdurre la figura del creatore, non credi?
CONVINTO: certo, se tutto il discorso precedente ti è
chiaro (caro lettore, se non ci stai capendo niente, prima
di andare avanti, respira e rileggi tutto daccapo! Abbi pazienza!),
ora è il momento di far entrare in scena il regista,
il grande creatore, l'Assoluto, quella mano di cui parlavamo
all'inizio
per semplicizzare le cose, diamogli un nome,
che non sia il solito "Dio" per non dare l'impressione
di una scelta preclusiva. Ragiona, siamo arrivati ad un punto
di unione, un punto di riferimento, un punto cruciale, un
punto d'appoggio (e
vedi titolo)!
SCETTICO: l'idea mi piace. Dunque
abbiamo un PUNTO!
CONVINTO: Effettivamente l'appellativo di Punto è
molto suggestivo, perché dopo l'immagine immediata
che richiama la sua piccola natura puntiforme, immagine che
ti fai leggendo per la prima volta la parola PUNTO associata
a tale entità, ti scuote poi per qualche secondo richiamandoti
invece alla sua natura paradossalmente infinita, estesa ovunque,
ma pur riunita in un grande punto nodale.
SCETTICO: Parlavamo all'inizio della possibile esistenza
di un fine etico, di un bene e un male
CONVINTO: scettico, non potevamo entrare profondamente nel
discorso senza contestualizzarlo bene. In fondo un concetto
ne implica un altro, poi un altro ed un altro ancora: per
poter arrivare a punti fermi, o meglio, soddisfacenti, è
preferibile cercare di non sottintendere o dare per scontato
niente. Ecco perché non ci stiamo allontanando dal
discorso iniziale ma stiamo creando le premesse generali perché
il punto cruciale possa essere soddisfatto più pienamente.
Saliamo un altro gradino, rapporto Dio, natura, uomo
(*a questo punto corre l'obbligo di chiarire al lettore,
che arduamente si è avventurato fin qui, che man mano
che il dialogo tra i cari ometti prende corpo, il convinto
diventa sempre più convinto e lo scettico sempre meno
scettico, o quanto meno, sempre più utile al convinto
per arrivare dove vuole. Per farla breve, pian piano le idee
che ho in testa si stanno chiarificando, dunque la figura
dello scettico, più che vera opposizione assumerà
sempre più una parte funzionale all'obiettivo ed alle
idee del convinto!*)
SCETTICO: giusto, c'è una contraddizione nel tuo discorso:
se Dio è il bene e la sensatezza assoluti, e gli uomini
sono stati creati a sua immagine e somiglianza, come fa ad
esistere il male? Da dove nasce? Ci sarà un altro ente?
CONVINTO: beh, il discorso mi offre l'occasione per dirti
l'idea stupenda (e questo presuntuoso aggettivo deriva dal
fatto che mi piace davvero tanto pensare così) che
mi arriva dal caro Giordano Bruno!
Guardandoci intorno vediamo la natura e capiamo che tutto,
per il fatto che esiste, è stato creato. Ora, io non
solo credo che l'assoluto creatore abbia in sé tutto
il creato, ma anche che si manifesti in esso, che esso sia
segno della sua molteplicità. La natura quindi non
è solo segno ma presenza del nostro Punto. Un Dio non
trascendente dal mondo(quello di Aristotele)ma un Dio interno
ad esso. Insieme idea innata e tutta la realtà. E pensare
che Bruno l'hanno bruciato dandogli dell'eretico, del nemico
della Chiesa, proprio lui che aveva messo tanta emozione religiosa
nel suo pensiero
SCETTICO: emozioni a parte, questo proprio non mi convince!
Come è possibile che Dio sia in ogni cosa? Come lo
giustifichi il male? E poi mi sembra una concezione in cui
l'uomo sia troppo poco "libero"!.
CONVINTO: Le obiezione che mi ha posto sono in realtà
utili per chiarirsi a vicenda... Dammi un attimo di tempo
per una piccola premessa! Se il Punto ha creato vita e natura
significa che ha in sé vita e natura, e che le ha create
perché fossero aspetti della sua molteplicità.
E questa creazione, ne abbiamo già parlato tanto, è
sensata,è avvenuta secondo un ragionevole criterio,
sei d'accordo?
SCETTICO: continua
CONVINTO: inoltre, dato che siamo portati a riflettere su
vita e natura, vuol dire che ne comprendiamo e sentiamo l'esistenza,
su questo non si discute, no?
Allora, mi sembra una logica conseguenza dire che, se tutto
il creato è manifestazione del Punto ed è in
lui, anche il male, dal momento che esiste, che lo sentiamo,
è nel Punto!
Sì, io credo che il Punto abbia in sé sia il
bene che il male, d'altra parte, come faremmo noi a distinguere
queste due idee se non ce le avesse trasmesse (quindi deve
avercele entrambe per forza!) proprio chi ci ha creati????
SCETTICO: il male nel nostro Punto, in Dio?
CONVINTO: certo, secondo me è inevitabile, d'altra
parte, come farebbero tutte le persone ad avere concezioni
di bene e male se questi concetti non facessero parte della
loro vita, o meglio, della loro mente?
Il fatto è che bene e male dipendono in buona parte
dalla cultura e dalla società in cui l'individuo si
ritrova a vivere e a crescere, ma entrambi, hanno origine
comune nella nostra mente come idee innate, insite nella nostra
ragione che prende forma.
Indubbiamente il Punto ci ha creati liberi, siamo d'accordo?
SCETTICO: beh, credo proprio di sì
se non voglio
fare qualcosa, non la faccio, non c'è nessuna forza
divina che muove il mio corpo involontariamente!
CONVINTO: esatto, siamo stati creati non solo ragionevoli
ma anche liberi, non è fantastico? Il fatto che anche
l'uomo, in quanto parte della natura sia manifestazione della
molteplicità del Punto, non lo limita affatto, anzi,
gli fornisce uno strumento valido per comprendere il bene
e il male (soggettivi e non) entrambi contenuti nella propria
indole ed introdotti in essa dal creatore perché la
vita non fosse, all'interno della sua immensità, univoca!
Capisci?
SCETTICO: tu dici che il male, per essere contemplato (e
lo è, dato che anche in questo momento ne stiamo discutendo)
come elemento contrapposto al bene, deve già esistere
come preconcetto sia nel Punto che nel creato?
CONVINTO: proprio così, il male esiste (io direi contrapposto
e complementare al bene) non bisogna negarlo, ma non sarebbe
logico, né corretto ai fini della logica di tutto il
ragionamento, attribuirne la creazione a qualcosa esterno
al Punto
infatti, cosa è esterno al Punto? Niente,
e questo nulla gli toglie, infatti, come dicevo all'inizio,
ritorna una logica inevitabile che non vedrebbe il trionfo
del bene senza l'esempio del male.
Insomma, la cosa fantastica è che il libero arbitrio
conta tanto, tantissimo, esattamente quanto l'uomo, all'interno
del creato divino è libero di vivere e scegliere cosa
fare.
SCETTICO: ma allora, se l'uomo è libero, se può
fare tutto per il libero arbitrio, tornando alla domanda di
Dostoevskij, cosa gli cambia "se Dio non esiste"?
Non è abbastanza il libero arbitrio per mantenere l'equilibrio?
CONVINTO: beh, dopo tanta fatica per dimostrare la necessaria
e sensata esistenza del nostro Punto, mi sembra privo di senso
stare a ragionare premettendone l'assenza, in quanto, crollerebbe
prima di iniziare tutto il l'anello di ragionamenti e concetti
fondamentali, fino ad ora alla base di tutto il pensiero:
ragione-sensatezza-creazione-creatore-natura-vita-ragione
Che senso ha rispondere ad una domanda che inizia con "Se
dio non esiste
", se questa affermazione preclude
già in partenza, per le mille ragioni ed evidenti conseguenze
già discusse, la strada all'esistenza di qualcosa d'altro,
qualcos'altro che in tal caso non troverebbe ragione d'essere,
se non nella casualità?
SCETTICO: ma prova ad ammetterlo per un momento e a spiegarmi
perché senza Dio tutto sarebbe permesso
CONVINTO: anche se lo ritengo senza senso?
SCETTICO: anche se lo ritieni senza senso!
CONVINTO: senza Dio, lo spettacolo non si reggerebbe, mancherebbe
quel famoso PUNTO (cruciale, di riferimento, di unione e d'appoggio!)
che ne tiene le fila e che ne rende legittimo lo sviluppo,
verso il bene e verso il male. Come ti ho già detto,
la casualità non può reggere, come non può
reggere qualcosa senza qualcos'altro che regge.
Non credo che tutto sarebbe permesso, ma che a niente sarebbe
permesso di essere!
Esistono un bene ed un male soggettivi, all'interno di ogni
uomo, ateo o religioso che sia, ma aventi radice oggettiva
che giustifica il fatto che in assenza del regista crollerebbe
lo spettacolo.
Il bello sta nel fatto che questo Punto d'appoggio, è
ovunque e può essere visto in qualsiasi modo, nel niente
e nel tutto, nel bene e, naturalmente, nel male. Questo vuol
dire che comprende tutto, proprio come tutto è segno
della sua presenza.
Sta dietro alle quinte, il caro regista, e, secondo me, ha
dato agli attori il libero arbitrio anche per scegliere se
credere in lui o no; in tal caso, nessun problema
basta
che i fili dei burattini li tenga in mano!!
(*caro lettore sfinito ma sopravvissuto, sono lieta di annunciarti
che dei due ometti battaglieri lo sfortunato scettico sta
ormai scomparendo definitivamente, mi hanno aiutato molto
a fare un po' di ordine nella mente
li ringrazio entrambi!*)
Margherita Cumani
MA DIO ESISTE VERAMENTE OPPURE E' UNA TRADIZIONE A CUI NOI
CREDIAMO FIN DA PICCOLI?"
La frase scritta da Dostoevsky ci dice che tutto trascende
da un uno ed io essendo cristiana dovrei credere che al capo
di tutto ci sia Dio. Ma da qualche tempo ad oggi, io mi sto
chiedendo se veramente credo e rispetto i fondamenti scritti
nelle Sacre Scritture, oppure continuo ad andare a messa senza
credere a quello in cui credo?
La risposta non è ancora ben definita, probabilmente
non ci sarà mai, spesso penso che se dio non ci fosse,
sarebbe indifferente ma allo stesso tempo penso che ci debba
essere un assoluto che controlli il destino di tutti noi;
sarebbe irrazionale pensare che sopra di noi ci sia il nulla,
perché sarebbe come dire che noi proveniamo dal nulla,
viviamo in un mondo di vetro che dipende solo da noi stessi
e successivamente, dopo la morte, ci sarebbe un ritorno al
nulla.
Il bene e il male sono due parole antitetiche ma in stretta
collaborazione, una subordinata all'altra nel seguente modo:
è indeterminabile il luogo in cui il bene e il male
vengono, forse nella coscienza che però deve essere
controllata dalla ragione; infatti se noi combiniamo qualche
malefatta ci rendiamo conto di averla commessa e mi sembra
molto improbabile autoconvincersi che non sia accaduto nulla
di male: IL MALE E' DENTRO DI NOI E NON POSSIAMO CONTROLLARLO.
Ma uno si potrebbe chiedere, perché il fondamento
del bene e del male si trova nella coscienza? E in che modo?
Ecco, queste sono domande a cui noi umani ci risulta molto
difficile rispondere, alcuni filosofi sono riusciti, ma per
me si trattano solo di pensieri teorici, l'unica vera risposta
è quella che Dio controlla sia le nostre buone azioni,
sia quelle malvage.
Con questa affermazione io riconosco un Dio come gestore
del male, in effetti è così, perché il
male è la mancanza di bene e solo Dio riconosce in
ognuno di noi la "quantità" di bene che ognuno
può condividere con gli altri.
ALESSIA MARSIGLI
Un Qualcuno a fondamento della vita
Dostoevskji afferma in un suo romanzo che "se Dio non
esiste allora tutto è permesso", un'affermazione
sicuramente di un peso rilevante che lascia spazio ad una
serie di interpretazioni.
Vista sotto un certo punto di vista, questa affermazione
può essere considerata vera in quanto essendo in Dio
l'origine di tutte le cose, in lui sta l'origine del bene
e del male. Secondo le idee di chi crede in Dio, infatti egli
ha creato l'intero universo e nel nostro caso ha creato la
terra, tutto ciò che la popola e, nel caso dell'umanità
anche le regola che la guidano.
Dio è l'assoluto essere soprannaturale che "vive"
al di sopra di tutte le cose ed è stato lui che a partire
dalla sua assoluta perfezione e per sua libera scelta ha deciso
di creare l'universo. Se Dio non fosse mai esistito per forza
di cose tutto ciò che noi conosciamo non sarebbe mai
esistito e quindi la vita reale esiste come noi la intendiamo
cambierebbe radicalmente, anzi la vita reale non esisterebbe
per niente .
La nostra società è regolata da una particolare
serie di leggi e regole che noi stessi ci siamo dati, vedendo
la situazione in questa ottica potrebbe sembrare possibile
fare a meno di Dio, ma in realtà basti pensare che
se noi esistiamo e abbiamo dentro di noi quella che viene
chiamata etica e moralità comune che ci permette di
vivere in comunità, di sicuro questo lo dobbiamo a
qualcuno che come fosse un grandissimo regalo ce lo ha donato.
Questo qualcuno non può essere altro che DIO! Non
è infatti possibile che questi sentimenti siano nati
dentro di noi: qualcuno che è al di sopra della realtà,
deve averli creati per noi, Dio appunto. Se Dio non esistesse
quindi verrebbe a morire proprio quel principio da cui tutto
è nutrito e quindi mancherebbero le regole che guidano
l'umanità ma mancherebbe anche l'umanità stessa.
In altre parole: eliminando Dio si toglie colui che ci ha
donato la moralità e perciò in un certo senso
tutto sarebbe permesso in quanto non ci sarebbero più
regole; per questo l'affermazione di Dostoevskji si può
considerare vera ma approfondendo la riflessione si nota come
questa sia inesatta perché se manca Dio non solo mancano
le regole ma mancano anche tutte le civiltà.
Se per relativismo etico si intende la convinzione che molte
persone hanno della possibilità di vivere senza Dio,
questo può risultare un notevole rischio per la convivenza
civile.
Questo può uccidere perché negando l'esistenza
di Dio si nega l'esistenza del fondamento stesso della vita,
a mio avviso, basta pensare che dobbiamo a lui il fatto che
noi oggi possiamo esistere e inoltre vivere in comunità
per capire che senza di lui la nostra vita non avrebbe senso,
anzi non sarebbe una vita.
MAZZONI MARCO
La misura della nostra coscienza
Secondo me se Dio non esiste comunque non è tutto
permesso. Noi infatti abbiamo dentro di noi una coscienza
che ci fa capire cosa è bene e cosa no lo è,
e ciò ci fa riflettere sulla misura di cosa noi possiamo
e di cosa non possiamo fare.
E' anche vero che in ognuno di noi è misticamente
presente anche il peccato originale che ci rende molto fragili
ed incoerenti con le "leggi" della nostra moralità.
Noi quindi possiamo scegliere attraverso le nostre virtù
intellettuali quale di queste due vie seguire, anche se è
molto rischioso, a mio parere, scegliere la via dei vizzi(peccato
originale).
Infatti, non tenendo comunque conto della vita dopo la morte,
possiamo renderci conto che scegliere la via delle tentazioni
è pericoloso per la vita concreta, poiché ne
deriverebbe una grande frustrazione psicologica e una grave
crisi di coscienza, quella che ci fu donata per capire le
cose da fare e le vie da seguire.
Dio, il bene supremo, esiste per forza sennò quale
sarebbe la misura della nostra coscienza?
Dio è il mondo, è lui che lo regola, ogni cosa
che esiste ne è la prova e le cose negative sono il
risultato di quanto l'uomo sia un "animale" che
si lascia ingannare quotidianamente dal peccato originale.
L'etica è comunque qualcosa che abbiamo dentro, della
quale per essere felici nella vita non possiamo fare a meno
ed è quella che, quando sbagliamo, ci fa capire i nostri
errori.
Dio è per molti un punto d'appoggio, è qualcosa
alla quale affidarsi quando non si ha più niente.
Per me è così solo in parte, infatti Dio è
riconoscibile in qualsiasi momento della vita e per questo
lo ringrazio, lo ringrazio cioè di avermi dato problemi,
dubbi e tristezza e lo ringrazio di per avermi dato una coscienza
un intelletto che posso utilizzare per superare i problemi
e chiarificare i dubbi.
Negroni Andrea
Il campo da gioco
Dostoevskij con queste parole ci vuole aprire la visione
del futuro per farci ragionare su cosa potrebbe accadere se
l'umanità continuasse a dar sempre meno peso e a non
seguire Dio.
Senza Dio si aprirebbe davanti a noi un mondo in cui non
ci sarebbe più un'etica comune, legata a dei principi
posti non da noi ma da Dio, sarebbe tutto permesso.
Ognuno, a questo punto, può formulare una propria
legge che però non ha alcuna validità perché
sarà osservata solo da chi l'ha creata e che è
quindi libero di non osservarla più per crearne un'altra.
Nessuno inoltre, avrà il diritto di reputare giusta
o sbagliata una legge creata da un uomo perché non
avendo basi di giudizio comuni anche la concezione di bene
e di male sarà relativa.
Per capire cosa avverrebbe basta paragonarela nostra società
ad una partita di calcio in cui vigono regole di comportamento
ben precise ed in cui l'arbitro ha la funzione di reputare
un'azione giusta o sbagliata e in base a queste regole; se
però ogni giocatore avesse la possibilità di
fare ogni cosa perché non vi sono regole che glielo
impediscono, l'arbitro non avrebbe più alcuna funzione
e quindi nulla sarebbe più scorretto e nessuno potrebbe
essere punito. I giocatori userebbero solo l'istinto.
FEDERICO PICCININI
Dio e la nebulosa
"Se Dio non esiste tutto è possibile", è
difficile dire se quest'affermazione sia vera o falsa.
Se pensiamo che la nostra moralità, il nostro concetto
di bene e male ruotino unicamente intorno a Dio, quell'affermazione
sarebbe tremendamente vera. Pensandoci però, non può
esserlo, semplicemente perché al mondo c'è chi
non crede nell'esistenza di dio, ma non per questo quelle
persone sono delinquenti!
E quanti delinquenti che credono in Dio esistono?!
Forse allora l'esistenza di Dio va al di la di crederci o
meno, anzi ne sono certa; la morale di ogni uomo si fonda
su insegnamenti ed esperienze, ma la condizione di bene e
di male, a mio giudizio, discende da Dio.
Per dimostrare che la moralità di Dio, le sue leggi,
sono ormai le leggi degli uomini possiamo prendere in esame
uno dei dieci comandamenti "NON UCCIDERE". Per il
cristiano uccidere è peccato, cioè non è
bene e la stessa cosa lo è per un ateo, il quale pur
non osservando volontariamente il comandamento, rispetta la
legge degli uomini in cui l'omicidio è un atto punibile
con anni e anni di reclusione.
Ma se Dio non esistesse veramente, l'uomo penserebbe davvero
che uccidere è male? Le leggi dell'uomo sarebbero le
stesse? Del resto molte leggi trovano la loro base nella religione
Questo è molto difficile da dire perché senza
Dio la nostra concezione di bene e di male da dove discenderebbe?
Dalle esperienze? Ma queste esperienze noi non saremmo in
grado di giudicarle positive o negative, del resto probabilmente
non si avrebbe un punto di riferimento del bene.
Se Dio non esistesse nel mondo non esisterebbe una vera concezione
di bene e male ma solo una nebulosa di concetti non definiti.
L'unico problema è che si potrebbe pensare che Dio
esista solo come convenzione: Dio è bene come convenzione.
Chi pensa sia così pensa anche di poter fare a meno
di Dio, del resto che sia Dio o che sia qualcos'altro per
quelle persone non cambia nulla.
Se fosse però solo una convenzione, se non fosse Dio
cosa sarebbe? Cosa l'uomo può concepire come bene più
grande? La famiglia? L'automobile? Forse non tutti sarebbero
d'accordo, anzi!! Queste cose non vanno neppure concepite
come convenzione!! Devo dire che questo ragionamento si avvicina
molto alla prova ontologica di Anselmo.
ELEONORA RIBERTO
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