"Perché c'è Dio?"
"Se Dio non esiste, allora tutto è permesso?"
Non mi è mai capitato di fermarmi pensare a questo,
è una domanda che non mi sono mai posta.
L'affermazione di Dostoevskij potrebbe essere giusta,
anche se è senz'altro molto forte e un po' azzardata.
Non riuscirei a pensare alle possibili conseguenze:
forse il mondo andrebbe ancora peggio di così,
ma in fondo c'è tanta gente che non crede in
Dio.
Anche se non mi fermo a rifletterci, pensare che Dio
non esista mi manda in crisi. Ogni volta che si sente
parlare di lui allora? In molte situazioni, anche stupide,
quando uno per esempio bestemmia così, senza
motivo, giusto per sfogarsi, salta sempre fuori. Giusto
no? Il mondo fa schifo! Altrimenti con chi se la prenderebbe
questa gente?
Quindi a cosa serve Dio? A mio parere la vita concreta
non cambia a seconda della sua presenza o assenza. Comunque
se si pensa ad altre situazioni ancora, ogni tanto prima
di un compito o di un'interrogazione si vede chi fa
un segno della croce, e poi magari, anzi probabilmente,
non serve davvero a niente, però intanto per
quel secondo ci si è sentiti un po' più
sollevati ricorrere a lui quando ci si trova in difficoltà.
E se non ci fosse, per chi lo fai? Spesso spaventa il
pensiero di qualcuno più grande di te, però
in un certo senso rassicura anche solo sapere che c'è.
Accorsi Giulia
"Perché esiste Dio? Ma prima di tutto,
esiste Dio?"
Se Dio non esiste tutto è possibile? Se si nega
l'esistenza di Dio all'uomo rimane la ragione, una ragione
data da Dio, se la si vuole mettere sul piano religioso.
Gli uomini sanno cos'è male e cosa è
bene dal momento in cui vivono in una società
civilizzata, senza il bisogno che un Dio faccia un elenco
delle azioni da fare e da non fare. L'uomo si differenzia
dagli animali proprio dalla razionalità e comunque
da che mondo e mondo tutto è sempre stato permesso:
omicidi, torture, stupri, e uccisioni di massa. Eppure
Dio c'è sempre stato, secondo i credenti, oppure
l'abbiamo già perso da anni e anni.
Il sottile equilibrio che si è creato nella
nostra società è dovuto all'uomo. L'uomo
ha cercato di dare regole al gioco, per quanto esse
siano sbagliate o severe, ci ha provato, migliorando
il nostro stile di vita, che non è perfetto,
ma è migliore.
Per chi cerca la vita perfetta c'è il paradiso.
Ecco a cosa serve Dio. Dio dà la speranza alle
persone che non hanno uno stile di vita adeguato o sono
tormentate da continue sofferenze, e confidano in Dio
per una vita migliore. E se Dio non esistesse si calpesterebbero
le speranze di milioni di persone.
Gli atei sono quelli che si accontentano, che non cercano
una vita perfetta e che rischiano perché nel
caso che Dio esista, rimangono fregati! Gli atei hanno
speranza negli uomini, i credenti in Dio. Io sono atea.
Andreoli Daria
"Se Dio non esiste tutto è permesso".
Questa frase di Dostoevskij riflette l'esigenza dell'uomo
di avere qualcosa al di sopra di se stesso che gli ponga
dei limiti, perché sente che la sua esistenza
è facile e teme la potenza degli altri uomini.
Per questo l'etica, l'agire nei confronti degli altri,
la regola e le leggi che l'uomo fa per autodifendersi,
si rifanno a un essere superiore, a Dio.
Ma quando gli uomini si rendono conto di essersi autoincatenati,
qualcuno preferisce liberarsi, andare oltre al bene
e al male, all'annullamento della nostra mente, per
mantenere un ordine prestabilito che salvaguardia l'esistenza
di pochi e ne giustifica le stesse necessità.
Dal "mito della caverna" a Nietzke, il problema
è stato ampiamente studiato. Il relativismo etico
pone le basi della libertà della persona, si
frappone alla massificazione e all'annullamento.
Questo problema si pone anche sul piano politico; il
potere di certe persone è sostenuto solo dagli
interessi di multinazionali, gruppi etnici, ecc
..
Bertoldi Paolo-Filipe
A cosa serve Dio?
"Se Dio non esiste tutto è permesso",
così dice Dostoevskij, secondo me questa affermazione
non è vera, poiché le leggi, le regole
della nostra società non dipendono affatto dall'esistenza
di Dio, credo che gli uomini stabiliscano tra di loro
delle regole che vengono rispettate indipendentemente
dall'esistenza di un assoluto.
Quindi la domanda che mi pongo è: a cosa serve
Dio? E' difficile rispondere a questa domanda. Infatti,
concretamente, nella vita quotidiana, la sua presenza
non cambia nulla, ma sicuramente credere nella sua esistenza
può essere un modo per migliorare la propria
vita, in quanto da speranza alle persone.
Con questa frase si tende a cadere nel relativismo,
tutto è relativo, non c'è un bene o un
male superiore e secondo me questa è una fortuna
perché crea varietà tra le persone.
Lodi Valentina
COLPEVOLE O INNOCENTE?
L'affermazione di Dostoevskij è molto forte ed
è difficile dire se sia o soltanto vera o soltanto
falsa. Io sono più propensa a ritenere che sia
falsa, perché non ritengo che ammettere l'esistenza
di Dio, di un personaggio che giudica le nostre azioni,
sia una valida giustificazione ad agire scorrettamente.
Penso che, se ognuno di noi avesse una coscienza, degli
scrupoli, allora l'avere o no un Dio-giudice non dovrebbe
fare differenze; mentre chi, invece, rimorsi non ne
ha, pur ammettendo l'esistenza di dio, compie in ogni
caso atti sbagliati.
Concretamente, nella vita quotidiana, la "presenza"
o no di Dio non cambia niente, ma probabilmente cambia
qualcosa dentro di noi, nel nostro animo, nella nostra
mente. Sapere che esiste Dio, che c'è qualcosa
di così potente, di così grande ci fa
sentire un po' protetti, sorvegliati ma anche giudicati;
qualche volta, infatti, chiediamo perdono a Lui, per
"alleggerirci" col pentimento.
Ammettendo un relativismo etico allora per ogni situazione
noi potremmo trovare una soluzione comoda e vantaggiosa,
senza preoccuparci di un giudizio o di avere dei rimorsi.
Eleonora Mannias
L'affermazione "se Dio non esiste" secondo
me è sbagliata.
Io parto dal presupposto che Dio esista ma anche se
non fosse vero, ciò non darebbe motivo agli uomini
di fare quello che vogliono.
In qualche modo potrebbero essere giustificati da questa
affermazione, in quanto "se Dio non esiste e se
non c'è nessuno che mi giudica, chi mi impedisce
di fare qualcosa di sbagliato??"
Ma non credo che sia l'esistenza o meno di Dio a determinare
la condotta dell'uomo, ma piuttosto i valori di esso;
questi dipendono principalmente secondo me delle esperienze
vissute e dalle idea tra le quali esso è cresciuto.
Il concetto del bene e del male è una cosa molto
soggettiva in quanto dipende dalle priorità che
possiede una persona; in una può prevalere l'etica
piuttosto che la morale e viceversa.
Sicuramente una vita passata non credendo all'esistenza
di Dio sarebbe "triste" in quanto alcune persone
vedono Dio come una meta da raggiungere, che li spinge
a dare il meglio di loro stessi.
Ammettere che Dio esiste è come ammettere che
c'è qualcosa di infinitamente buono nella propria
vita, che qualunque cosa tu faccia è sempre con
te e ti "appoggia" in ogni momento.
Piana Alice
ETICA CRISTIANA E LAICA
E' importante distinguere se l'affermazione di Dostoevskij
è riferita ad una persona credente o non. Per
un credente è fondamentale sapere che Dio esiste
e di conseguenza il credente agisce nella vita di tutti
i giorni seguendo la legge morale che Dio gli ha tramandato
per mezzo della Bibbia.
Un non credente è più portato a seguire
le leggi morali ed etiche che i genitori gli hanno trasmesso
o che comunque si è costruito dentro di se, per
questo nella società moderna si parla di relativismo.
Questo termine non deve essere "usato" per
fare tutto ciò che si vuole ma semplicemente
per liberalizzare un proprio punto di vista, un proprio
pensiero. Ad esempio c'è chi accetta l'aborto
o che non lo approva. Non è detto che chi non
lo approva debba essere un credente, anche persone che
non credono nell'esistenza di Dio possono schierarsi
contro di esso.
A mio avviso non è importante distinguere un'etica
impartita dal Cristianesimo o da un'etica personale-civile:
il bene e il male non dipendono tanto da un preciso
Ente (Stato o Chiesa), sono concetti astratti presenti
in ogni persone e che ogni uomo sente propri dentro
di se indipendentemente dal fatto che abbia costruito
questo concetto dentro di se dalla mentalità
Cristiana o non.
Veronica Venturi
"se dio non esiste tutto è permesso"
Che si creda o non si creda in Dio, non tutto è
permesso. Molte persone atee riescono a vivere benissimo
in società con gli altri, senza avere una filosofia
di vita aggressiva e che distrugge la libertà
degli altri. Anche perché cosi si sminuirebbe
il concetto del bene e del male: il male sarebbe la
condotta dei vincitori, di chi vuole il massimo dalla
vita, mentre il bene sarebbe la condotta dei deboli,
di chi non riesce a imporsi.
Il bene non si compie soltanto per non essere fulminati
da un dio, è un valore a cui si arriva tramite
l'evoluzione dei pensieri e l'esperienza, fino a quando
non si capisce qual è la cosa migliore. Ma il
bene non esiste in senso universale, perché non
esiste una sola verità: il bene è la soluzione
migliore in una determinata
situazione, ma nessuno può essere veramente certo
di quale sia la soluzione migliore.
Il pericolo che potrebbe assediare l'umanità
non è perciò il relativismo etico, poiché
la condotta di vita non è dettata da Dio, ma
dal buon senso dell'uomo. L'esistenza di Dio non conta
quindi niente nella vita terrena, ma soltanto nella
dimensione spirituale.
Credere che Dio non esista soltanto perché non
aiuta gli uomini in questa vita terrena esprime perciò
un giudizio errato. Se qualcuno dall'alto correggesse
ogni problema della nostra vita e ogni sbaglio, l'uomo
non sarebbe infatti in grado di progredire nella vita
perché non avrebbe davanti a sé né
sfide né avversari.
erciò, riprendendo il concetto del bene, lo
si può indicare non come l'assenza del male,
ma la vittoria nello scontro con il male.
Arcuri Viames
Dostoevskyj dicendo che Dio non esiste pone l'attenzione
sul problema dell' "utilità" di Dio
nella nostra società.
Se fosse confermato infatti che non esiste una divinità
che ci giudica e sceglie in base a ciò che facciamo
in vita il nostro destino per l'eternità, molta
gente, spinta dal desiderio di potere e ricchezza, potrebbe
agire solamente in funzione del male non temendo neppure
un giudizio divino che li faccia andare all'inferno
una volta morti.
Penso quindi che Dio abbia nella nostra vita due "funzioni":
dare una speranza della vita oltre la morte alla gente
che quindi è spronata a comportarsi bene per
giungere in paradiso, e "spaventare" i malvagi
con la promessa di un'esistenza piena di tormenti per
l'eternità.
L'affermazione di Dostoevskij comunque non mi sembra
molto plausibile in quanto la distinzione tra bene e
male è insita in ogni uomo e sta alla coscienza
di questa scegliere come agire anche se comunque l'esistenza
di Dio è un incoraggiamento all'agire nel bene
e quindi necessario per tenere un po' e frena il male
dilagante nella nostra società.
Zambelli Filippo
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