Esiste Dio o no?
La frase di Dostoevskij citata dai I fratelli Karamazov
non contiene, dal mio punto di vista, alcun'essenza
di verità. Con ciò, però, non voglio
affermare che Dio esista; ritengo che debbano essere
degli uomini a darsi delle leggi, delle regole dei valori,
come tuttora accade. Anche perché Dio non ci
si manifesta nella vita quotidiana...
Dico questo perché fondamentalmente questo perché
ho smesso di credere ad una qualsiasi entità
superiore che ci guidi. Con delle leggi non tutto è
permesso. La convivenza fra le persone deve essere il
fine per il quale queste leggi debbano essere fatte.
Io non ho una manifestazione certa di Dio, e finché
non la avrò non potrò credere a lui. Tuttavia,
nella nostra società, non tutto è permesso.
La nostra società non è fondata sui Dieci
Comandamenti, ma sulla Costituzione. Non andare a Messa
nei giorni di festa sarebbe un crimine secondo i Comandamenti,
ma non andiamo in prigione se la domenica mattina rimaniamo
a letto invece di andare in chiesa. Il fondamento del
bene è il rispetto, l'amore per gli altri, e
se ciò non avviene non è perché
Dio non è intervenuto.
Il fondamento del male si può trovare nell'odio
verso gli altri. Ritengo che la società in cui
viviamo, con o senza Dio, si comporterebbe allo stesso
modo, vivrebbe allo stesso modo, avrebbe gli stessi
problemi.
Come ho già anticipato in precedenza, che Dio
ci sia o no, non cambierebbe nulla. Per la gente che
crede in lui, egli c'è. Per chi non ci crede,
egli non esiste. Eppure anche chi crede in lui sbaglia
e va a confessarsi. Chi sbaglia nella nostra società
va in prigione.
Apollonio Rinaldo
Breve riflessione sulla morale
La frase di Dostoevskji secondo me non può essere
considerata vera né per i credenti né
per gli atei, per i quali, che Dio ci sia o non ci sia
non ha nessuna importanza. Infatti anche i credenti
pur seguendo le leggi imposte da Dio devono comunque
rendere conto alle leggi umane che ogni stato possiede.
In definitiva quindi secondo me l'affermazione è
falsa perché noi agiamo solo in base alle leggi
dello stato e se veniamo puniti è perché
abbiamo trasgredito a queste leggi, non a quelle di
Dio, che comunque in alcuni punti combaciano, come per
esempio il fatto di non rubare.
Comunque ogni persona, pur sottostando a delle leggi,
che siano quelle di Dio o dello stato, considera in
modo soggettivo il bene e il male.
Quello infatti che per me è giusto, per un altro
può essere sbagliato e viceversa.
Marco Cagnazzo
AL MONDO CI SONO SOLO IDEE CONTRASTANTI:
Non sono d'accordo con questa frase: se Dio non esiste
non tutto è permesso, se così fosse il
mondo sarebbe un caos, sapere che ci sono dei limiti,
qualcosa che non è permesso fare, dal punto di
vista morale, consente di mantenere un certo ordine
nella società civile, indispensabile per riuscire
a convivere con gli altri.
Esiste a mio parere un'idea assoluta di bene e di male,
però l'uomo non può, non è in grado
di coglierla e proprio per questo vi è un relativismo
etico. Ognuno è libero di pensare quello che
vuole, giudicare se ciò che pensa è giusto
o sbagliato è molto difficile, è un compito
che solo qualcuno di superiore, più grande di
noi può forse svolgere, ma l'uomo ha la tendenza
ad assumersi questo compito e la risposta che da è
comunque, sempre, relativa perché varia da persona
a persona. È come una catena che non si può
spezzare, ognuno pretende di avere ragione e crede a
ciò che pensa. Quello che però egli ritiene
giusto fare può essere considerato un errore
enorme da un altra persona.
Per me esiste un bene e un male assoluto, ma ciò
ce io identifico come tale è qualcosa di relativo,
è un mio parere personale che può o non
può essere condiviso. Non vedo fine al relativismo
etico perché è impossibile, secondo me,
mettere d'accordo tutti gli uomini su qualche cosa e
quindi far vedere a tutti ciò che è bene
e ciò che è male. Inoltre chi è
in grado di stabilirlo e di dirlo a tutto il mondo?
Potrebbe essere Dio, ma come facciamo a saperlo e ad
esserne sicuri?
Io vedo Dio come un'idea di speranza, che possa portare
conforto, rassicurare, colui a cui potermi rivolgere
nei momenti in cui nessuno può aiutarmi. Che
ci sia o non ci sia Dio, non so cosa possa cambiare
nella vita concreta, di sicuro se tutti pensassero che
non esiste, dal punto di vista morale, ci sarebbe un
grande vuoto e mancherebbe un punto d'appoggio per molte
persone, me compresa.
Sara Ferrari
CHI SONO IO PER
, CHI SEI TU PER
Tale affermazione non è assolutamente plausibile:
etica e religione non possono considerarsi la stessa
cosa. L'etica studia il comportamento dell'uomo, con
i suoi mezzi e moventi, in relazione agli altri esseri
suoi simili.
La religione, d'altro canto, concerne il rapporto tra
il comportamento dell'uomo e Dio, la religione deve
essere sottomessa all'etica quando si tratta di rapporti
interpersonali, giacché la religione, il puro
sentimento religioso sincero e profondo è individuale,
una propria scelta personale, perché altrimenti
può accadere che seguaci di talune religioni
compiano atti in nome della religione a danno della
società, un po' come è accaduto l'11 settembre
u.s..
I dogmi religiosi spesso coincidono con i doveri etici,
ma non in tutti i casi: sacrificare la propria vita
in nome della religione e provocare la morte di altre
persone può rientrare nei dogmi religiosi (non
della religione cristiana), ma non è accettabile
eticamente. Chi sei tu per decidere la morte di un'altra
persona? Riflessione che sussiste anche in campo scientifico
per ciò che riguarda ad esempio l'eutanasia,
per la quale il Comitato Etico si è riunito con
la presenza anche di rappresentanti religiosi.
Il relativismo etico esiste in rapporto sia a tematiche
generali sia particolari, ma è in queste ultime
che si esplica maggiormente, a mio parere finché
una scelta non comporta svantaggi ad altre persone,
sia che rientri o no nella religione seguita, deve essere
considerato bene da un punto di vista etico. Nell'agire
è importante porsi la domanda: "Se lo facessero
a me come reagirei? Se mi trovassi io nella sua situazione
cosa penserei?" Il diritto civile aiuta molto per
"sminare" il relativismo etico, anche se naturalmente
è apprezzabile se una persona agisce secondo
le regole del suo buon senso e non per costrizione.
L'abate Gassendi in punto di morte ha pronunciato le
seguenti parole: "Sono nato senza sapere perché,
sono vissuto senza sapere come, muoio senza sapere perché
né come." Da tale affermazione si può
comprendere come la vita di una persona , la sua eticità,
sia sottoposta a Dio, al volere divino. Dio serve, dà
senso alla vita, come è possibile vivere senza
sperare che esista un Sommo Bene, Dio, perfetto e puro,
al quale tendere? Certo che la vita concreta cambierebbe
senza di Lui.
Da credente sento che il mio cuore non può non
suggerirmi questo, ma è naturale che ciò
sia soggettivo. Una vita senza Dio non è vita,
è bello donare la propria gioia a Lui, è
bello ringraziare, è bello ricordarlo nei momenti
di felicità, è bello trovare in Lui rasserenamento
nei momenti di sconforto, è bello vivere
Maria Chiara Forte
DIO COME LEGISLATORE UNIVERSALE?
Non credo sia corretto basare l'agire etico dell'uomo
sulle leggi rilevate da Dio all'uomo. Per quanto mi
riguarda è da ricollegare invece ad una questione
di coscienza personale e collettiva; anche se si fondasse
la società su ciò che viene riconosciuto
come giusto da Dio, ci sarà sempre chi non sentirà
come proprie queste "leggi divine" e non le
rispetterà. E' impensabile credere che tutti
abbiano fede nello stesso Dio e ne rispettino la volontà,
quindi che senso ha pensare di poter porre come soluzione
al relativismo etico una società fondata sulle
norme della religiosità?
Ciò che è bene e ciò che male
ha come fondamento la coscienza di ognuno e il modo
di vedere il mondo è strettamente personale.
Ci sono cose che dalla maggioranza della gente vengono
viste allo stesso modo e per questo si piò pensare
che siano bene o male, ma ci sarà sempre chi
la penserà in modo e per questo si può
pensare che siano bene o male, ma ci sarà sempre
chi la penserà in modo diverso e quindi il relativismo
etico credo che sia ineliminabile.
Anche il mio modo di considerare lo stesso relativismo
è relativo: credo che sia contemporaneamente
positivo e negativo. Esso infatti può arricchire
perché permette di ampliare il proprio campo
"visivo", il proprio modo di considerare le
cose, ma allo stesso tempo crea quello che per me è
il male: il fatto che qualcuno agisca in modo diverso
da quello che io considero bene porta al cosiddetto
male.
Dio quindi non lo vedo come guida morale universale,
ma può essere una guida morale per chi crede.
Può essere una risposta alle domande alle quali
non sono in grado di rispondere da sola, un conforto,
una speranza, ma sicuramente non un giudice o un legislatore
per il mondo intero. Può essere il mio giudice,
ma solo mio.
Cecilia Grimaldi
E' LA CASUALITA' CHE DOMINA IL TUTTO
Il mio pensiero è molto semplice: "Dio
non esiste
, è la casualità che domina
il tutto". Di conseguenza penso che per colpa della
casualità tutto sia permesso, ma sta agli uomini
capire, attraverso le loro esperienze, cosa sia bene
e cosa sia male. Ovviamente ci sarà chi considera
una cosa come bene e chi come male, ma gli uomini devono
accettare le leggi che si sono creati per convivere.
La maggioranza o il più forte domina sul singolo,
che può pensare quello che vuole, ma deve accettare
la legge comune che lo domina. Penso che né il
senso di bene né il senso di male possano essere
dentro di noi a priori, prima della nostra nascita,
né penso che un Dio lo abbia deciso per noi.
Tutto è frutto dell'esperienza che si basa sul
mondo che ci circonda. Io considero la pena di morte
un male, un texano pensa che sia un bene. Un indiano
pensa che uccidere una mucca sia un sacrilegio, un'azione
orribile, io no.
Un Dio non può aver messo delle leggi , semplicemente
sono gli uomini del passato che hanno scritto che Dio
ci ha dato delle leggi da rispettare! Il loro dire è
solo una semplice scusa per convincere un uomo che vi
è un essere perfetto invisibile che lo protegge
se questo lo venera e rispetta il suo volere. Io sono
un materialista , credo solo a ciò che vedo e
che posso toccare, altrimenti non credo, perciò,
poiché Dio non mi dà segni materiali,
non posso credere in lui. Le madonnine che piangono
sono solo falsità, i miracoli dovuti alla semplice
casualità, i pellegrinaggi scuse per guadagnare
soldi.
L'esistenza di Dio non è fondamentale per l'uomo,
perché si può vivere anche senza credere
in lui, e io come tanti altri, ne sono un esempio. Per
molti il credere in Dio rappresenta un bisogno interiore
di credere che qualcuno possa aiutarci nei momenti di
difficoltà. Le persone si avvicinano di più
a Dio quando diventano anziane, perché l'unica
speranza che gli rimane è quella di finire in
Paradiso anche se in realtà non ci credono nemmeno.
La casualità decide la nostra vita
Jack Forni
"SE DIO NON ESISTE TUTTO E' PERMESSO"
Reputo falsa questa affermazione, l'uomo al di là
dei dogmi religiosi ha una propria coscienza che gli
dice ciò che è bene e ciò che è
male, e i cittadini riuniti democraticamente in assemblea
possono giungere a leggi valide e giuste che i cittadini
sono tenuti a rispettare.
Dico democraticamente perché è ovvio
che in un regime autoritario e totalitario la decisione
di stabilire quale sia il bene e quale il male è
nelle mani di un'unica o pochissime persone e questo
può portare a una visione parziale soggetta a
ideologie anche errate che portano alla formulazione
di leggi ingiuste e anche disumane.
Sono convinto che se durante la Seconda Guerra mondiale
ogni cittadino tedesco avesse potuto sapere dove andavano
a finire quelle migliaia di ebrei, se solo avessero
potuto vedere quei corpi ammassati come oggetti qualsiasi
allora non avremmo dovuto assistere all'Olocausto, perché
è impossibile che la maggioranza del popolo tedesco
avrebbe voluto questo. Sono quindi convinto che non
è necessaria l'esistenza di Dio per giungere
a una società regolata da leggi giuste e umane,
basta il buon senso della maggioranza democratica di
una Nazione.
Altro discorso è il fatto che se si accertasse
incontrovertibilmente l'inesistenza di Dio allora molte
persone che ora prima di commettere un atto sbagliato
si chiedono: "Ma così andrò in paradiso?"
e allora ci pensano più volte prima di compiere
l'azione che si erano prefissati e anzi rinunciano per
la paura dell'inferno, se non dovesse esistere un Dio
e un qualcosa dopo la morte allora in molti casi non
ci si porrebbe questa domanda, si agirebbe fregandosene
dei pericolo legati al divino dovendosi solo preoccupare
della punizione della legge umana. Così una persona
dotata di buona intelligenza può cercare di uccidere
un altro individuo senza farsi scoprire dalle autorità
perché tanto superato tale ostacolo non vi è
più punizione. Vi sarebbero molti meno scrupoli!
Non temo il relativismo etico, è giusto che
ognuno abbia una propria idea o concezione riguardante
qualcosa. Sono convinto che la maggioranza può
giungere a della buone deliberazioni in grado di soddisfare
anche le parti più estreme e che comunque il
buon senso non può far altro che prevalere all'interno
di uno stato democratico garante dei diritti dei cittadini.
Così ad esempio se le leggi giuste, quelle che
regolano la nostra vita, dovessero essere quelle legate
alla religione allora dovremmo reputare giuste le guerre
sante indette dall'ISLAM o per fare un esempio tutto
italiano se fosse stato per l'ideologia cattolica non
sarebbe mai stata approvata la legge sull'aborto. Perché
per il cristianesimo la vita è il principio assoluto,
inviolabile, e fino a qui posso essere d'accordo, ma
se le donne nonostante il divieto di abortire lo facevano
comunque in cliniche illegali che a volte provocavano
danni irreversibili alle stesse donne e dando vita a
un commercio illegale, in questo caso la cosa giusta
secondo me da fare era proprio approvare la suddetta
legge. Per chiarirci io sono contro l'aborto, ma la
legge era necessaria e se avessimo avuto al governo
il Papa sarebbe stato un danno immenso.
In conclusione io reputo Dio necessario in quanto serve
a frenare attraverso scrupoli e timori di punizioni
divine eventuali atti sbagliati, inoltre l'esistenza
di Dio dà una speranza a molte persone, persone
che si affidano completamente a questa fede. Ad esempio
mia nonna, lei proprio ci crede ciecamente e non oso
pensare cosa farebbe se tutto a un tratto le dicessero:
"Dio non esiste!", comprovato da fatti indiscutibili
nel migliore dei casi non ci crederebbe, altrimenti
si sentirebbe cadere il mondo addosso, perché
alcune persone hanno bisogno di credere in qualcosa,
un qualcosa che dia una speranza di una vita oltre la
morte.
Dio non è però indispensabile alla formulazione
di leggi giuste, non sempre quello che troviamo scritto
nella bibbia e che i principi cattolici ci dicono sono
le cose giuste per regolare la nostra vita.
Lorenzo Gherli
Bene e Male
A mio parere questa frase : "se Dio non esiste
tutto è permesso" poteva essere vera nel
passato, quando le persone credevano così intensamente
da essere demotivate a fare qualcosa di "Male"
solo per paura di un qualche Dio.
Nella società moderna non è più
considerato come incentivo il pericolo di finire all'inferno,
ma l'unico incentivo che rimane un minimo valido è
quello di una punizione prettamente fisica e non "spirituale".
Credo che il Bene o il Male siano insiti in ognuno
di noi e contengono sia un carattere individuale che
universale. Il carattere universale dovrebbe prevalere:
per ogni uomo dovrebbe essere Male fare determinate
cose, bene, farne altre. Ma vi è anche una parte
individuale: il Bene per me può essere il Male
per un altro.
Per me questo è indipendente dall'esistenza
o meno di un Dio, la distinzione tra il Bene e il Male
è una distinzione molto relativa che si crea
dentro di noi durante la vita e ci viene insegnato dalla
società. Sono convinta che se fossi cresciuta
per esempio in una tribù di cannibali non sarebbe
certo stato un male uccidere un altro essere umano o,
se fossi cresciuta in una società con regole
diverse nella quale il Male non è considerato
male e il Bene, bene, avrei concezioni totalmente diverse.
E' chiaro che entra in gioco la coscienza. Anche la
coscienza sarà uguale per tutti? E' un qualcosa
che è, a grandi linee, uguale per tutti gli uomini
ma può variare quel tanto da far sì che
io giudichi male un'azione di bene. Magari senza le
regole che l'uomo si è dato per una convivenza
pacifica sarebbe nata una società in cui vi sono
regole totalmente diverse.
Credo che il Bene e il Male siano dei concetti totalmente
relativi: Chi sono io per dire che quello è male?
Su cosa mi baso? Naturalmente su ciò che mi è
stato insegnato.
Le leggi di Dio sono in realtà leggi che lo
stesso uomo ha sentito il bisogno di darsi. E' chiaro
che ci sono azioni che sono considerate male da tutti
poiché vanno a nuocere gli altri.
Il Male e il Bene si possono scindere solo quando ci
si relaziona agli altri, quindi anche se Dio non esistesse
sarebbe insito in ognuno di noi il comportarsi in una
determinata maniera. Anche nelle tribù primitive
c'erano regole anche senza le leggi date da Dio.
Per me Dio serve solo per avere qualcuno su cui sfogarsi
quando capita qualcosa di brutto e qualcuno a cui rivolgersi
quando ci si presentano situazioni incontrollabili o
troppo grandi per noi.
Dio è un qualcosa che per me è stato
inventato per un bisogno dell'uomo e quindi nella vita
pratica non cambierebbe nulla se non esistesse. Alla
fine Dio nella nostra vita quotidiana non fa nulla di
concreto, non interviene, non ci dà aiuto né
ci punisce. Siamo noi che avvertiamo l'esigenza di rivolgerci
a lui la mattina o quando ci succede qualcosa di bello
come se ci fosse qualcosa che governa le nostre azioni.
Tra il Bene e il Male c'è una linea sottilissima
e sta all'uomo scegliere l'uno o l'altro. Non penso
di dover ringraziare Dio se ho una bella vita o simili;
almeno sino ad ora, per me non ha fatto nulla.
Qualcosa c'è sicuramente, una strana forza che
ha creato tutto, ma non credo sia il Dio a cui crediamo.
Agnese Merighi
"Dio: esiste o non esiste?"
Il fondamento del bene e del male per me sta nella
coscienza di ognuno, una persona è libera di
seguire Dio, credere in lui, agire correttamente ed
è così sicuro di seguire il bene, ma se
agisce in modo non corretto, non rispettando gli altri,
non seguendo la legge, è stata una sua decisione
non seguire la via giusta, e poi deve essere consapevole
di ciò a cui potrebbe andare incontro. Se una
persona non agisce correttamente sicuramente verrà
punito, ma è stato lui a voler fare così,
nessuno gli ha impedito di fare ciò. Se Dio esiste
la persona a cui mi riferivo prima non darà neanche
peso al suo modo di agire e quindi gli sarà permesso
fare ciò, ma di certo ne dovrà pagare
le conseguenze.
Quindi secondo me tutto è permesso sia che esista
sia che non esista, perché non è Lui che
punisce chi sbaglia, Lui "invita a seguirlo"
ma poi è una persona che decide cosa fare. Considero
questa affermazione falsa perché credo che sia
permesso fare tutto sia che Dio ci sia che non ci sia,
sta poi nei singoli decidere come comportarsi.
Secondo me che lui ci sia o non ci sia cambia qualcosa
nella vita di chi crede in lui, ad esempio si potrebbe
perdere un riferimento, qualcosa in cui sperare, a cui
affidarsi. Secondo me serve a coloro che credono in
lui, come punto di riferimento per agire, il comportamento
di ognuno ad esempio può essere condizionato
del voler conformarsi o meno con la sua volontà.
A me ad esempio serve qualcosa in cui credere, qualcosa
da poter pregare ogni volta che voglio, qualcosa a cui
affidarmi, qualcuno che sarà sempre disposto
ad ascoltare le mie preghiere sempre e comunque. Sarebbe
molto pericoloso se ognuno agisse non seguendo la legge,
ma se non agisse credendo o non credendo in Dio; sia
che ognuno creda che non creda deve comunque rispettare
le leggi date dalla sua società e poi secondo
me se uno crede tende ad agire ancora meglio, perché
prende Dio come riferimento e agisce secondo la sua
volontà.
MARZIA MONTANARI
UTOPIA
Il mio parere circa quest'affermazione è di
totale disaccordo: non penso che l'uomo (inteso come
insieme di esseri umani) sia tanto stolto da non porsi
delle regole per autogovernarsi.
Quante persone nel mondo d'oggi sono del tutto atee?
Davvero tante
e non penso che per loro sia un
'problema' seguire le leggi, le regole della comunità
che li circonda. Non è stato un adattamento il
loro, o meglio, lo è stato come per tutti gli
altri, credenti e non. Il fatto di vivere in comunità
e di avere dei rapporti con altre persone implica che
vi siano delle regole: un mondo privo di leggi, in cui
ognuno è in grado di autogovernarsi è
soltanto un'utopia.
Con o senza Dio ci saranno sempre al mondo un ladro,
un disonesto, ..un cattivo. Non sarà di certo
il pensiero dell'esistenza di un essere superiore a
dare un'etica, un modo di comportarsi all'uomo ateo:
questo è però un ente necessario per tutti
gli altri: si tratta di qualcosa appartenente al subconscio
dell'uomo, qualcosa di trascendente, insito nella nostra
stessa natura: è necessario poter pregare la
sera, avere qualcuno con cui confidarsi, pensare che
non dipenda tutto da noi.
Proviamo a immaginare per un attimo un mondo senza
Dio e senza alcuna 'regola o legge'. Quale sarebbe la
situazione? Non credo che l'uomo si darebbe al crimine
( o meglio, a quello che noi oggi definiamo crimine,
ma che in questa ipotesi sarebbe soltanto una scelta
di vita): la vita sarebbe molto simile a quella attuale,
anche solo per 'sopravvivenza': l'uomo si darebbe un'autoregolazione
volta a permettere a vita in comunità. Imparando
dai propri errori raggiungerebbe un livello di ordine
sociale forse più elevato di quello attuale.
Tutto ciò è molto bello, in teoria, ma
non possibile nella vita pratica per il semplice fatto
che esisterà sempre qualcuno che tenderà
ad approfittarsene.
Riccardo Betti
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