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Pensieri
a favore |
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QUESTA E' LA MIA VITA!
Attenzione, gente!
La frase di Dostoevskij ci pone di fronte a un problema tanto
importante quanto delicato, il problema dell'uomo per eccellenza,
l'interrogativo che da secoli fa riflettere filosofi, sociologi,
scrittori, teologi e gente comune: Esiste Dio?
Ora: non voglio dilungarmi in lunghe e laboriose considerazioni
o ipotesi sull'esistenza (e consistenza) di Dio nel Mondo;
penso semplicemente che è difficile e inquietante,
per me personalmente che sono convinto che Dio esiste, immaginare
un universo senza un Dio, o meglio: un universo nato dal caso
e senza un "qualcosa" di soprannaturale che ha dato
l'ordine alla Vita di esistere, la quale da miliardi di anni
a questa parte si è evoluta fino agli esseri che noi
oggi siamo.
Non posso fare a meno di credere ad un Dio che ci ha creato,
che ci ha dato tutto quello di cui abbiamo bisogno (e sono
le cose più semplici e apparentemente ovvie, come un
papà e una mamma, due occhi, una bocca, le piante e
gli animali, il cielo); tutto ciò può sembrare
banale ma non lo è.
Io non "credo" che Dio esiste: "so" che
Dio esiste; perché io stesso e tutto ciò che
mi circonda è prova evidente dell'eterno progetto così
perfetto e studiato che niente e nessuno sarà mai in
grado di eguagliare.
Qualcuno potrebbe obiettare: "Ma allora sei come un oggetto
nelle mani di un costruttore, non hai la facoltà di
decidere cosa fare di te stesso, solo lui può: é
questa la tua vita"?
Risposta: "La saggezza e la forza di un uomo stanno
nella consapevolezza della propria ignoranza e debolezza".
(Mò bravo Socrate! Ch'hai preso!)
Luca Cosmi 
Che cos'è Dio?
Che cos'è Dio? E' l'essere dogmatico che ogni religione
crede realmente esistente, o un concetto razionale insito
nella nostra mente? Qualunque cosa sia non ha importanza in
quanto è fondamentale sapere che in qualsiasi forma
lo immaginiamo è il garante dell'etica e della morale
umana. Infatti il timore del "Giudizio Universale"
dopo la morte è un efficace deterrente contro cattivi
comportamenti e può garantire regole e valori uguali
per tutti.
Mettere in relazione l'agire etico dell'uomo con l'esistenza
di Dio sottolinea l'incapacità degli esseri umani di
regolarsi e frenare i propri impulsi autonomamente. Da questo
si deduce che l'uomo ha un'innata tendenza verso il male e
alla distruzione di se stesso.
Ciò si può riassumere con una frase tratta dal
romanzo "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij: "Se
Dio non esiste tutto è permesso". Questa frase
presa nel suo contesto storico si può ritenere veritiera,
in quanto è noto che nel passato (e ancora oggi) la
divinità rappresentava un modello morale da imitare
in assenza di altri mezzi per creare un'omogeneità
di pensiero e di comportamento indispensabile alla costituzione
di una società eticamente giusta.
Far cadere l'idea di Dio significava entrare nel relativismo
etico: l'idea di bene e di male cambia da persona a persona.
Ogni uomo in questa situazione, se si ritiene la volontà
umana negativa, tenderebbe a soddisfare i propri desideri
anche a scapito delle libertà individuali e fondamentali
degli a altri esseri umani.
Nella società moderna la frase di Dostoevskij, però,
è oramai obsoleta. Sebbene, infatti, l'idea di bene
e di male debbano essere rapportate ad un'etica assoluta e
trascendente, quest'ultima non è necessario identificarla
in Dio, poiché esiste già una legislazione dello
stato, del tutto autonoma dalla religione, a cui deve far
riferimento la moralità individuale di ogni persona.
IVAN GAIBA
"Se Dio non esiste tutto è permesso"?
"Se Dio non esiste tutto è permesso" è
una frase tratta dal romanzo "I Fratelli Karamazov"
di Dostoevskij, carica di significato e allo stesso tempo
complessa e articolata. Infatti non è facile poter
affermare la veridicità o la falsità della frase
nel suo complesso, in quanto racchiude due concetti ben diversi:
uno "Dio non esiste", l'altro "Tutto è
permesso" uniti in un'unica frase alla quale è
stato conferito un tempo condizionale dalla congiunzione "se";
prima bisogna quindi discutere ed analizzare le due subordinate.
La prima affermazione io non la condivido in quanto essendo
cristiano credo nella presenza di Dio che assiste l'umanità.
Ma poniamo il fatto che Dio non esista, allora vuol dire che
tutto ciò che facciamo o che ci accade è dovuto
al caso e non era già stato previsto da una mente divina
e superiore (Dio). Secondo questa ipotesi quindi una persona
che ha un incidente e ne esce illeso, dovrebbe attribuire
tutto al caso, e che, per caso, non è morto o non è
rimasto ferito anziché pensare che il progetto che
Dio aveva pensato per lui stabiliva che non era ancora giunta
la sua ora.
In secondo luogo se non si ammette l'esistenza di Dio vuol
dire che non si crede neanche nella presenza del paradiso
e dell'inferno e quindi in una seconda vita migliore ed eterna.
Cosa c'è allora dopo la morte? Il buio e le tenebre,
oppure il vuoto e il nulla? Un luogo nel quale si ritrovano
tutte le persone che hanno terminato la loro vita terrena,
tutti allo stesso livello indipendentemente dal mondo in cui
hanno condotto la loro vita?
A questo quindi si può riallacciare anche la seconda
affermazione "Tutto è permesso", in quanto,
non essendoci una giustizia da parte di una figura imparziale
come Dio, ognuno si sentirebbe autorizzato a compiere ogni
sorta di peccato quale l'omicidio, lo stupro, ecc
e
si ritroverebbe allo stesso livello di una persona che ha
svolto una vita onesta. A questo punto mi sorge una domanda:
"chi sarebbe in grado di accettare una tale situazione?".
A mio parere nessuno e quindi si potrebbero verificare solo
due situazioni: la prima, quella più improbabile, che
le violenze tendano a scomparire in quanto sono presenti ora
quando almeno una parte della popolazione crede in una giustizia
finale e ci sono leggi che cercano di regolare i diritti e
i doveri degli individui. La seconda, e anche la più
probabile, metta in atto una propria giustizia che porterebbe
indubbiamente al caos e all'anarchia.
Come conclusione secondo me non si può considerare
attuabile la seconda affermazione sia che uno creda o no in
Dio, per questo riguardo la prima invece la reputo falsa ma
sono ben consapevole che è un aspetto del tutto soggettivo
e quindi che possa variare da persona a persona, ma ciò
non toglie il fatto che colui che non crede si arroghi il
diritto di fare ciò che vuole.
Filippo Nicoli
!?! Terra ?!?
Esiste un Dio creatore, un Dio Padre che ha accompagnato
e guidato l'uomo secondo una Sua legge e un Suo progetto nel
corso della storia? Esiste una linea di confine che divide
le due grandi forze in perenne conflitto che vengono chiamate
bene e male?
Queste e tante altre domande mi affollavano la mente, mentre
la terra si sgretolava tra le mie mani intrise di sangue.
Mi sembrava di aver già lasciato alle mie spalle parecchie
miglia di tunnel, ma lo spettacolo che si opponeva ai miei
occhi era sempre lo stesso: terra, nient'altro che scura e
fredda terra, sui vestiti, fra i capelli, negli occhi. In
me la speranza forse di vita, forse dell'ignoto a cui speravo
di non essere lontano. Ai pensieri tristi si alternavano speranze
e illusioni, avvolti nel mantello terroso che mi circondava
e la solitudine non poteva che aumentare la stanchezza dovuta
al lungo cammino. . . . . . . . . . . . . .
Finché, mentre cercavo qualche istante di riposo,
attraverso la poca luce che diffondeva la fiaccola, qualcosa
attrasse la mia attenzione, era come se si stesse avvicinando
al cunicolo che avevo scavato. Durante la mia vita non avevo
mai incontrato nulla che non fosse terra; il mio ricordo più
lontano era anche quello presente: terra! Terra ovunque. Cosa
potevo fare? Da una parte la curiosità di scoprire,
dall'altra la paura di insidie e mostri pronti a dilaniare
le mie carni. Tra la terra che mi franava dinanzi, vidi delle
mani che stavano scavando nella mia direzione, mi fermai a
fissarle, lentamente una breccia si aprì ai miei occhi.
Ora vedevo distintamente le mani e finalmente riuscivo a scorgere
un volto, sembrava un uomo, si distinguevano a malapena i
lineamenti principali mentre il resto era lasciato all'immaginazione.
Afferrai la fiaccola tenendola protesa verso di lui; e indietreggiai
fino a sentire il contatto delle mie spalle con la parete.
Preso dal panico mi ero intrappolato nella parte del tunnel
in cui stavo scavando. Accecato com'ero dalla paura non mi
ero accorto che in quei pochi istanti l'uomo era rimasto immobile
a fissarmi, stordito come me, così mi avvicinai, ora
riuscivo a distinguere meglio i lineamenti e quando fui abbastanza
vicino tesi una mano verso il suo petto temendo e allo stesso
tempo desiderando un contatto perché tutto questo non
fosse soltanto una fantasia.In modo molto cauto e incerto
anche lui protese la mano a sfiorare la mia. Mai avrei pensato
che due mani sporche e callose quanto le sue avessero potuto
portare tale sollievo e conforto al cuore di chi, per così
lungo tempo, altro non aveva fatto che scavare. Ci fissavamo
negli occhi, avrei voluto iniziare a parlare, ma non sapevo
COME e COSA avrei potuto dirgli. Il pensiero del cuore mi
rimbalzava nel petto e dalla gola mi uscì un eco di
voce flebile e incerto:
+ Cosa stai cercando?
- . . . . . . .
Continuava a fissarmi come se non avesse nemmeno sentito
ciò che avevo detto. Mi voltai e tornai al punto in
cui avevo abbandonato il lavoro e lentamente ripresi a scavare.
Poco dopo vidi che alla mia destra lavoravano altre due mani;
allora parlai una seconda volta:
+ Io cerco un immenso lago di luce, penso che da un'altra
parte vi sia una cosa così pura che un solo raggio
di essa potrebbe percorrere e illuminare tutto il buco che
poco a poco mi sto lasciando alle spalle.
Detto questo mi fermai a guardarlo per cercare di scorgere
una reazione sul suo volto. Lui continuava a scavare senza
voltarsi e senza mutare la sua espressione; finché
con un sorriso che sembrava celare un'infinità di esperienze
passate, disse:
- E' questa la tua illusione dunque? Sono queste le
speranze che hai nutrito durante tutto il tempo che hai
trascorso qua sotto? Mentre scavavi solo, prima che le nostre
strade si incrociassero pensavi forse che la fioca e buia
torcia non bastasse a inondare completamente il tuo corpo?
E' questo che credi; che esista una luce che non si assopisce
come la fiaccola che tieni ora in mano? Non pensi che questa
ti sia sufficiente per illuminare quello che vuoi vedere?
Ed è solo luce ciò che cerchi?
+ Quello che cerco non è solo luce è il valore
assoluto che può illuminare il tutto, è la
grande forza che può cancellare il buio.
- Capisco
quindi cerchi un Dio?
+ Cerco DIO.
Mentre dicevo queste cose, la mia fiaccola si spense e l'uomo
avvicinò la sua per riaccenderla, poi riprese a scavare.
-
io
in Dio non ci credo
Ora il terreno franava molto più rapidamente davanti
ai miei occhi; le nostre quattro mani viaggiavano veloci
e una fitta nube polverosa impregnava tutto di noi tanto
che sembrava avvolgere anche i pensieri.
+ E allora in cosa credi?
- Credo in me, nelle esperienze che vivo, nelle sensazioni
che provo e che fanno di me ciò che sono. Non mi
sento legato a nessuna regola dettata da altri
e poi
cosa cambierebbe l'esistenza di UN Dio per me e per te che
siamo qui sotto da sempre (e per sempre)?
+ Ma
aspetta, rispondo io.
- ...Non cambierebbe niente. Il nostro mondo altro non è
che questo buio tunnel, la nostra vita è prigionia
fino alla morte. L'unico modo che abbiamo per proseguire
sono le nostre forze.
+ Io invece penso che Dio esista, non avrei la forza di
andare avanti se non fosse così. Io credo, anzi sono
certo che un giorno troverò qualcosa di grande.
Il fatto che io creda forse non cambia ciò che mi
circonda, ma cambiando me e il mio approccio alle cose influisce
sulle cose stesse e quindi sulla mia vita.
- Come fai ad essere sicuro che troverai ciò di cui
parli?
+ So che forse non riuscirò a trovare ciò
che la mia mente si figura, ma so che troverò qualcosa,
magari in altre forme, ma che abbia lo stesso seme o principio.
E fondamentalmente penso che anche tu creda in un Dio, ma
che ancora non lo hai capito o non lo vuoi capire.
- ...ora non riesco più a seguirti...
+ L'hai detto tu stesso, credi in te e nelle esperienze
che vivi, in realtà sei come me ma molto più
presuntuoso perchè poni te stesso come tuo Dio al
centro di ogni cosa.
Il suo volto ora era turbato anche se non mi sembrava che
si rispecchiasse completamente nelle mie parole, poi distolse
lo sguardo dal mio e riprese a scavare restando in silenzio.Allora
ripresi:
+ puoi credere in te stesso finchè vuoi, tanto
qui non ti serve a nulla e il fatto che non sei solo dimostra
la falsità della tua tesi. Se anche io come te infatti
credessi soltanto in me e avessimo opinioni discordanti,
chi dei due sarebbe nel giusto? Arriveremmo a massacrarcio
l'un l'altro per far trionfare le nostre idee e creeremmo
un caos ddel quale non arriveremmo mai a capo. Ci dovremmo
quindi separare e tornare nella solitudine che, me ne accorgo,
mi ha già fatto tanto soffrire.
Udite queste parole mi guardò di nuovo ma questa
volta sembreva piuttosto angosciato come se il pensiero dell'eterna
solitudine lo spaventasse molto; e infatti disse:
- No, non ce la farei più a sopportare tutto
questo da solo dopo aver scoperto che c'è altra vita
oltre a me. Ho sempre pensato di essere unico, che nessuna
creatura esistesse all'infuori di me; ma ora... ora non
voglio più stare in silenzio, voglio... voglio parlare
e scaricare l'enorme tensione che ho raccolto nel cuore
durante tutto questo tempo. E comunque per quanto riguarda
il vivere insieme potremmo sempre costruire un regolamento
che medi i nostri pensieri senza bisogno di ricorrere a
Dio.
+ Sì, potremmo anche creare un'istituzione che trascenda
il nostro individualismo e rispettare quella anche se ci
costerebbe qualche piccola rinuncia. Ma allora diverrebbe
poi il nostro Dio. E su quali principi dovremmo basare questa
istituzione secondo te?
- Secondo quello che ho detto prima: fonderemmo le nostre
leggi in modo che nè io nè tu ne veniamo danneggiati.
+ Sono d'accordo, la mia libertà finirebbe dunque
laddove incomincia la tua e viceversa e, per non litigare
dovremmo trovare qualcosa che funga da colla e che ci faccia
credere nella correttezza e nella necessità delle
regole poste. Un qualcosa dunque che non può scatutire
solo dal ragionamento altrimenti cadremmo nell'egoismo e
non ci legerebbe nulla al di fuori della paura della solitudine.
- Non capisco di cosa tu stia parlando.
+ Parlo di qualcosa che nasca dal cuore, di ciò che
io chiamo amore. Dell' amore verso tutto quello che mi circonda
e quindi anche verso di te, che mi permette di considerarti
al pari di me e, dell'amore per la vita che io ritengo un
dono soprattuto ora che ti ho conosciuto.
- Capisco cosa intendi per amore anche io amo ma penso che
questa cosa sia nata proprio dalla solitudine di cui parlavamo
prima, che ci ha acccompagnati lasciandoci soli con noi
stessi fino ad oggi.
+ E tu pensi che da un sentimento così negativo ne
sia nato un altro così grande e puro al punto di
permetterci di comunicare e capirci già dal primo
momento che ci siamo incontrati? Guardando i tuoi occhi
non posso fare a meno di notare dentro di te qualcosa di
immenso che non riesco neanche a dire e che non può
essere ridotto alla sola materia del tuo corpo.
La discussione era stata molto intensa, tutti e due sentivamo
il bisogno di riflettere mentre scavavamo; da allora infatti
non scambiammo più una parola anche se spesso sentivo
il suo sguardo puntato alla ricerca del mio. Così il
tempo scorreva molto più velocemente di prima e percepivo
un profondo feeling con il mio compagno. Finchè ad
un tratto mentre scavavamo si aprì nella parete una
piccola breccia che lasciava filtrare un filo di luce. Mi
voltai verso di lui ed ebbi appena il tempo di vedere una
lacrima rivelare il colore del suo volto prima che tutto intorno
a noi svanisse in un caldo abbraccio e nei sorrisi sulle nostre
labbra.
Risi-Parmeggiani
Un giorno, su una panchina...
Stavo seduto lì su quella panchina, ogni giorno, era
come un lavoro, la gente mi conosceva e mi salutava, molti
pensavano che io stessi lì per qualcosa o per qualcuno
che stessi aspettando il tram o che facessi analisi sul comportamento
delle persone alla fermata del bus che era esattamente di
fronte a me, altri pensavano che fossi pazzo, o che mia moglie
mi avesse lasciato e fossi andato in esaurimento nervoso,
bè niente di tutto questo, me ne stavo solo lì
seduto e pensavo, pensavo ad ogni cosa anche la più
assurda, quella per cui non vale la pena perdere un secondo,
ma che secondo me invece era di straordinaria importanza!
Un giorno qualunque, forse un mese fa, non mi ricordo bene
mi misi a ragionare sull'esistenza Dio.
Come al solito mi misi a fare domande alla gente che passava
e che io vedevo ogni giorno e che solitamente si fermava a
fare quattro chiacchiere con me, ne fermai 8 e poi mi diedi
per vinto, nessuno che mi rispondesse in modo diverso da sì
o no
avrei avuto più successo domandando se le
rondini, se non ci fossero le stagioni, tutt'a un tratto smetterebbero
di migrare
e allora mi racchiusi in me stesso e cominciai
a meditare.
Io sinceramente mi ero posto la domanda mille volte ma mai
avevo ragionato seriamente su questo quesito, ero sempre rimasto
superficiale come la maggioranza della gente e non avevo dato
abbastanza importanza all'argomento.
Incominciai a pensare al concetto di bene e di male, io
avevo chiaro nella mia mente la differenza tra questi due
concetti e sapevo con certezza cosa fosse bene e cosa fosse
male, ma mi iniziai a chiedere se questi due concetti fossero
assoluti; se io avessi chiesto ad un indigeno africano quali
fossero per lui le differenze tra il bene e il male, avrebbe
risposto al mio stesso modo? O se fossi andato a chiederlo
ad un assassino o a un ladro o a un prete avrebbero risposto
come me? Iniziai a dubitare allora che il concetto di bene
e di male fossero due valori assoluti, anzi nella mia mente
cominciava a prendere piede l'idea che fossero assolutamente
relativi e allora che cosa non meglio di un'entità
esterna, un essere supremo, superiore a ogni uomo per decidere
per tutti cosa è bene e cosa è male; allora
questa è la vera esistenza di Dio? Dio non è
altro che un'invenzione fatta da l'uomo per convivere civilmente,
e se Dio non ci fosse non esisterebbero nemmeno il bene e
il male?
Decine di domande cominciarono a entrare nella mia testa
e rimasi come stordito per cinque minuti prima di riprendere
a ragionare, dovevo far chiarezza nelle mie idee prima di
continuare.
La fretta del mio ragionamento mi aveva portato a conclusioni
sbagliate, il concetto di bene e di male sono presenti in
ogni uomo e nonostante superficialmente siano differenti,
il concetto di fondo è lo stesso; che cosa spinge a
fare bene o male, è l'amore che c'è insito in
ogni persona e in ogni cosa o animale; questo amore sta alla
base di tutto ciò che facciamo ed è presente
dappertutto, solo per alcune persone viene colto meno che
da altre, ma in fondo è presente in tutti allo stesso
modo e Dio è l'immagine di questo amore, è come
un esempio, come un modello da seguire e da interpretare.
Dio non è un invenzione dell'uomo, Dio è in
ogni uomo che ci si creda o no, perché Dio è
amore e l'amore è in ognuno di noi.
Questo amore ispira le azioni di ogni uomo verso il bene
e sta a questo decidere quale strada scegliere, non esistono
persone prive di questo sentimento, esistono persone che non
lo sanno ascoltare e in questo la religione e i suoi dogmi
ci aiutano, sono come dei cartelli stradali, dei segnali di
indicazione, sta a noi decidere poi se seguirli o no.
Dopo qualche ora di riflessione ero giunto alla mia conclusione,
non che fossi orgoglioso di me però mi sentivo in un
certo senso soddisfatto perché avevo dato una risposta
a una domanda che mi aveva veramente fatto pensare a lungo.
Ormai era tardi e si avvicinava l'ora di ritornare a casa,
o forse no, forse quella era la mia casa, mi sedetti e ricominciai
tutto da capo.
Emanuele Vignoli
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Pensieri
contrari |
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SAPPIAMO, SAPREMO
"Se Dio non esiste tutto è permesso".
Penso che questa affermazione sia priva di senso. Non
tutti nel mondo, infatti, credono nell'esistenza di
Dio, eppure conducono una vita che non prescinde da
regole. Dunque, si potrebbe dedurre che la presenza
di Dio è marginale e senza alcuna influenza.
In questo modo, però, non si riescono a spiegare
molte cose. Per la sua stessa costituzione, l'uomo è
spinto a relazionarsi con gli altri, ad unirsi in comunità
ordinate secondo leggi che derivano. . . da dove derivano?
E' come se dentro di noi ci fosse una mano che spinge
i tasti della mente e in conseguenza di questo, poi
si agisce e si prendono posizioni che per NOI sono giuste.
Le condizioni sociali, economiche, politiche che caratterizzano
l'ambiente in cui una persona vive possono, per così
dire, esercitare un certo controllo su questa "mano".
Esistono, probabilmente, un unico bene ed un unico male.
Devono esistere, forse perché c'è bisogno
di ovviare al relativismo nel quale effettivamente ci
troviamo.
La sede del nostro essere, che per alcuni è l'anima,
per altri la ragione, la si può considerare anche
il luogo di conservazione della moralità. Ognuno
ha la propria ed è per questo che non sempre
moralità ed eticità coincidono:quello
che per un individuo è bene, non necessariamente
è ritenuto tale da tutta la società. Se
così fosse, i crimini sarebbero inesistenti e
si concretizzerebbe un bene assoluto. Questo è
praticamente impossibile:siamo umanamente simili, ma
i fattori che incidono sulla formazione della personalità
sono tanti e si combinano diversamente. La religione
è uno di questi fattori, credere in Dio un altro.
Dio può rappresentare un punto di riferimento,
una forma di consolazione, una guida. Non ho la minima
idea di come si arrivi ad ammettere la sua esistenza.
Mi ha colpito molto un passaggio del pensiero di un
filosofo, Kierkegaard, secondo il quale l'incertezza
che coinvolge la nostra interiorità, trascina
l'uomo nella disperazione e grazie a questa profonda
disperazione diventa cosciente della sua dipendenza
da Dio. Tutto è poi connesso alla fede, forse
la prova più grande e irrazionale a cui Dio ci
sottopone.
Coloro che credono in Dio, hanno sicuramente una visione
diversa dagli atei su molti aspetti della vita e della
morte. Non so a cosa serve Dio, non so spiegare e non
riesco a capire il naturale-innaturale comportamento
dell'essere umano. Da secoli si cercano risposte: forse
le si raggiungeranno in prossimità del "finale"
o forse, anche se si cogliessero prima, non sarebbero
esprimibili perché ognuno le deve conquistare
con un cammino individuale.
Emanuela Cinelli
Il ritorno alla Polis
E' sottile la linea di demarcazione tra relativismo
etico e l'etica assoluta e oggettiva. Infatti anche
se ognuno di noi ha una propria idea di bene e di male
si dovrà sempre rapportare a un concetto trascendente
e uguale per tutti; che questo sia "Dio" o
lo "Stato" non ha importanza, in quanto gli
uomini, che molto spesso sono portati a compiere azioni
sbagliate, hanno bisogno di una guida che li conduca
oltre le loro passioni.
Infatti l'uomo non è guidato solo dalla ragione,
ma anche da passioni e sentimenti; perciò tende
a proiettare il suo soggettivismo anche nell'etica,
dando luogo al "relativismo etico". La figura
di Dio può essere vista come elemento di compensazione
al relativismo etico, cercando di equilibrare il soggettivismo
con l'introduzione di un concetto oggettivo e assoluto.
A questo proposito Dostoevskij in un suo libro ha espresso
un monito enigmatico: "Se Dio non esiste tutto
è permesso". Questa frase conduce la nostra
ragione a una sola scelta, in quanto pone un "aut
aut " che non lascia spazio a compromessi, e afferma
che senza la presenza di una divinità che possa
fungere da giudice dell'uomo, questo non avrebbe più
alcun freno e degenererebbe inevitabilmente.
Tale timore è del tutto infondato e la storia
della civiltà umana lo dimostra: per esempio
gli ideali della cultura ellenistica, basata sulla "polis",
sostanzialmente atea, non è mai stata eguagliata.
Quindi l'esistenza di Dio non è necessaria per
una convivenza pacifica tra gli uomini, poiché
la società ha raggiunto una consapevolezza di
se attraverso l'analisi storica, che un modello di etica
assoluta e oggettiva è già insita nella
nostra cultura laicizzata.
MARCO DE PASCALI
MA DIO E' UN ARBITRO ????
L'affermazione di Dostoevskij, se osservata nell'ambito
di una metafora calcistica suggeritami dal professore
di religione, potrebbe anche essere corretta. Infatti
vedendo una divinità come un arbitro e gli uomini
come giocatori è facile immaginare che, come
accadrebbe durante una partita senza direttore di gara,
così nella vita gli uomini potrebbero compiere
qualsiasi azione non avendo nessun regolamento e nessuno
che lo fa applicare.
In un contesto come questo potrei anche ritenere corretta
l'affermazione dello scrittore russo.
Osservando nell'antichità le grandi religioni
monoteiste prescindendo dall'aspetto spirituale si può
notare come tutte nel divulgare i loro precetti morali
abbiano composto una sorta di "legge religiosa"
che applicata da tutta la popolazione diveniva una vera
legislazione con riscontri molto pratici.
Ciò molto probabilmente dipende dal fatto che
le religioni radunavano comunità di credenti
all'interno delle quali era necessario mantenere un
ordine e per fare ciò era necessario un regolamento
che, in questo caso discendeva direttamente da un dio.
Ma non tutte le antiche civiltà accompagnavano
il diritto civile a quello religioso. I romani, per
esempio, possedevano una legislazione molto avanzata
che era indipendente dal volere delle divinità
che veneravano. Questo fatto accade regolarmente anche
oggigiorno, anzi gli stati che applicano il "diritto
religioso" sono in minoranza e in continua diminuzione,
insieme alla fede stessa nei vari culti.
Se fosse vera l'affermazione di Dostoevskij tutto il
mondo occidentale sarebbe ormai nella più completa
anarchia. Siccome questa ipotesi non si è realizzata
credo si possa dedurne che nell'essere umano la morale
e la necessità di un regolamento siano indipendenti
dalla fede in una determinata religione, ma insite nel
suo stesso animo.
Certo la religione influisce molto nella determinazione
etica dell'individuo ma non ne è l'elemento determinante.
Per ciò che riguarda i concetti di bene e di
male il mio pensiero rimane quello precedente, cioè
che l'uomo sia influenzato dalla religione, ma che non
sia questa a determinarne l'esistenza all'interno della
mente umana. Infatti sono convinto che ogni individuo
segua un codice morale, che può essere proprio
o derivare dall'osservanza di una religione, ma che
è proprio della natura umana.
La distinzione tra bene e male si può osservare
anche in natura tra gli animali, infatti essi cercano
sempre di operare nel loro interesse, per il loro bene.
La razza umana poi con la sua capacità di ragionare
è riuscita ad ampliare le idee di bene e male,
portandole anche a limiti estremi.
Giunti a questo punto però è lecito domandarsi
a cosa serva la religione, ma ancor più, esiste
DIO?!
Personalmente credo che un'entità superiore esista,
qualcosa che abbia dato il via alla creazione dell'universo
e del mondo su cui viviamo. Ci sono molte teorie sull'origine
del sistema solare, alcune delle quali anche molto convincenti,
ma tutte legate in un modo o nell'altro, alla probabilità,
e non mi piace neanche un po' l'idea di essere qui per
caso e poi l'ipotesi di un dio è senz'altro più
spettacolare e misteriosa.
Daniele Galletti
Un insulto alla Ragione umana
"Se Dio non esiste tutto è permesso".
Mah, sinceramente non concepisco come questa affermazione
possa anche solo essere presa in considerazione. Mi
spiego meglio, come è possibile pensare che tutti
i nostri valori, tutte le nostre decisioni, tutta quella
che può essere definita la morale di una persona
sia basata solo ed esclusivamente su Dio?
Mi sembra quasi un insulto alla Ragione umana: se Dio
non esistesse l'uomo non sarebbe più in grado
di pensare o di ragionare? Mi si dice di considerare
Dio come fonte della morale umana, come unica guida.se
ne deduce allora che, per esempio, gli atei, non credendo
in Dio, dovrebbero essere barbari ed incivili? Non mi
sembra!
Mi si dice: "loro non lo sanno ma, anche se hanno
sbagliato in quanto non-credenti, sono pur sempre guidati
da Dio che, nella sua immensa bontà, li ha perdonati".
Ma non è quantomeno egoistico pensare che noi,
in quanto Cristiani, siamo dalla parte della ragione
mentre tutti quelli che hanno opinioni diverse dalle
nostre stiano sbagliando? A mio parere bisogna rispettare
le scelte di ognuno e non imporre le nostre agli altri.
Non si può affermare che gli atei sbagliano
ma Dio li guida comunque: allora noi siamo forse gli
eletti? Siamo forse più fortunati o addirittura
migliori in quanto non abbiamo sbagliato? Per me no:
gli atei sono esattamente uguali a noi (cristiani),
hanno emplicemente fatto una scelta diversa dalla nostra.
Scelta che non ci deve però dare il permesso
di giudicarli o classificarli in base a nostre credenze,
in base alla nostra religione.
A questo punto sorge spontanea una domanda: se non
è veramente Dio ad ispirarci ed a guidare il
nostro "agire etico", da dove deriva il cosiddetto
"buonsenso", da dove l'idea del Male e del
Bene? Io credo che, fin dalla preistoria, l'uomo abbia
ragionato non in funzione del bene o del male, ma in
base all'utilità che un'azione poteva comportare
per se stesso e per il gruppo: più la suddetta
azione risultava utile (per il maggior numero di persone),
più veniva classificata "giusta", viceversa
se arrecava danno (o,comunque, risultava utile solo
per pochi) la si considerava "malvagia". Solo
con il passare del tempo, poi, tutte quelle azioni ritenute
"giuste" andarono formando l'idea di Bene,
la morale comune e i vari codici legislativi.
Con ciò non voglio comunque dire che ognuno
debba ora avere la stessa morale: ogni persona giudica
gli avvenimenti che vede o di cui sente parlare influenzato
(oltre che da una comune idea di Bene e Male, che può
in certi casi erroneamente rifiutare in nome di un interesse
personale) da una serie di condizioni con cui è
nato e cresciuto ed ha imparato a convivere (esempio:
molto probabilmente un bambino cresciuto nella periferia
di Brasilia avrà una morale e un modo di rapportarsi
con il mondo diverso da quello di un suo coetaneo che
abita lungo i Campi Elisi, a Parigi..).
Ritornando alla frase in iscussione, credo che il
mio punto di vista sia, per certi aspetti, molto simile
a quello di Kant che, nella sua opera "La religione
entro i limiti della semplice Ragione" (1794),
sostiene la completa autonomia dell'ordine morale, fondato
sulla Ragione considerata in termini assoluti. Egli
legittima la religione, ma, appunto, solo nei limiti
della Ragione :detto ciò, la frase di Dostoevskij
appare quasi Anti-Illuministica: è un palese
rifiuto dell'uso della Ragione, in nome di un'accettazione
totalmente passiva di norme e regole (e non importa
se queste siano poi sbagliate o meno) già prestabilite.
Riguardo al Relativismo Etico: io penso che questo
non sia un problema così grave: in fin dei conti
a mio parere è utopico pensare che in futuro
più o meno lontano ognuno senta il diritto, in
base ad una sua propria morale, di
fare ciò che vuole: io sono convinto che, innanzitutto,
una persona che si comporta in un modo sbagliato non
lo faccia spinto dalla sua morale ma, più probabilmente,
credo che sia conscio di stare facendo un errore, ma
che
agisca così spinto o da una situazione estrema
oppure da un interesse personale che ha anteposto al
rispetto civile. Tengo a ribadire che, in ogni caso
la persona, per me, è completamente consapevole
dello sbaglio che sta
commettendo, non lo fa convinto di stare agendo in modo
corretto. Penso in ogni modo che, in questi casi, debbano
intervenire le leggi statali, un regolamento apposito
(fondato sull'idea del Bene o, comunque, che tutela
gli interessi della maggioranza) che garantisce o, quantomeno
dovrebbe garantire, la convivenza civile, tutelando
le libertà di ogni cittadino.
Manga
C'E' DIO?
L'impatto che una ragazza come me ha avuto con la religione,
risale al momento del battesimo, quando per volontà
dei nostri genitori, siamo venuti a contatto con la
religione cattolica cristiana.
Negli anni successivi, cominciando a frequentare il
catechismo, ci è sempre stato insegnato che Dio
è venuto in mezzo a noi, ci ha liberato dal peccato
originale.
Forse molte persone si interrogano su a che cosa serva
Dio.
Credo che sia molto difficile dire se Dio è presente
nella nostra vita.
Penso che per un credente di qualsiasi religione, ritenga
necessaria e in qualche momento anche indispensabile,
la presenza di Dio.
E', cioè ci da la <<forza>> di continuare
il percorso della nostra vita e di trovare in lui una
sorta di consolazione quando siamo afflitti o siamo
colpiti da un grave avvenimento.
Nella vita di chi crede, se Dio non ci fosse, cambierebbe
sicuramente qualcosa perché è colui che
è venuto in mezzo a noi, è morto per l'umanità
intera e quindi anche per noi.
Le persone che ritengono di non credere, nel momento
in cui si trovano in difficoltà o sono colpiti
dalla più grande disperazione, trovano in qualche
cosa o in qualcuno, che loro non definiscono un dio,
una sorta di consolazione per poter continuare la propria
vita.
Dio non ha bisogno di manifestarsi <<attivamente>>
perché lo si sente vicino, non solo la domenica
quando si va a messa, ma anche nei singoli momenti della
giornata.
"Se Dio non esiste tutto è permesso",
come afferma Dostoevskij nel suo romanzo I fratelli
Karamazov, dal mio punto di vista, non è accettabile
perché anche se un qualsiasi tipo di dio non
esistesse, nelle varie società esistono delle
regole, o meglio dire leggi, che è giusto rispettare
per il bene dell'umanità.
Se non si rispettassero, non saremmo una civiltà
ma un ammasso di vite umane che non avremmo niente da
rispettare e vivremmo per soddisfare il proprio bene.
Nella Bibbia è scritto "il mondo tutto intero
è opera sua, sua creazione". E' inammissibile
poter pensare che Dio non sia presente nella vita concreta.
Marzia Righetti
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