CREDERE IN DIO NON PORTA NE' AL BENE NE' AL MALE
Credo che non importi dire "Dio non esiste" per
fare tutto ciò che ci pare. Il fatto di negare l'esistenza
di Dio credo che non vada più di tanto a sconvolgere
la vita dei non cristiani così come quella dei cristiani
stessi.
Sapere che c'è qualcuno al di sopra di noi e credere
in questo sicuramente influenza e in parte limita le nostre
scelte; ma questo non avviene per colui che non crede nell'esistenza
di Dio.
Affermare che se Dio non esiste, allora tutto è permesso,
credo che non tocchi da vicino nessuno, perché quello
che il credente o il non credente vogliono fare, lo fanno
sia che Dio esista, sia che Dio non esista.
Penso questo perché credo che l'idea di bene o di male
non sia legata alla figura di Dio, ma all'uomo, al singolo
uomo che fa uso di questi due concetti, senza che sia interessato
più di tanto al fatto che Dio esista o meno. Cioè
io credo che il cristiano, ad esempio, benché sia convinto
dell'esistenza di Dio e quindi segua le sue regole, compia
atti di cattiveria e atti di bontà nella stessa misura
del non credente, che magari non seguirà le regole
della religione, ma ne avrà altre da seguire, che lo
porteranno a compiere del bene.
Dio: personalmente non so a cosa possa servire questo essere,
perché forse non ho ancora imparato (forse imparerò
o forse no) a chiedere aiuto a lui, a farmi sostenere dalla
sua parola o a chiedergli conforto nei momenti più
difficili.
Però credo che per alcune persone il fatto di credere
in Dio aiuti tantissimo a sostenere delle prove difficili
che incontrano nella vita, o a sostenere grandi dolori.
GIULIA ALESSANDRI
DIO ESISTE, IN OGNI SINGOLO UOMO
Penso che non sia vero che Dio agisca direttamente sulla
società e sulle sue leggi ed anche su tutte le regole
che l'uomo si dà per poter vivere con altri esseri
umani. Di conseguenza certe cose, anche e soprattutto dolorose,
accadono perché devono accadere, perché è
destino che sia così. Infatti non penso che un Dio
abbia voluto ad esempio la catastrofe delle Torri Gemelle
oppure le continue guerre fra israeliani e palestinesi. Mi
chiedo che Dio sarebbe se potesse permettere tutto ciò.
Penso però che Dio agisca invece direttamente sulla
moralità di ogni singolo uomo e che anche la persona
più atea e materialista creda comunque in un essere
superiore, in qualcosa o qualcuno. Chiamalo Dio, chiamalo
creatore, chiamalo come vuoi, rimane però il fatto
che l'uomo per natura ha l'inclinazione ad appoggiarsi ad
una figura in cui credere. Penso quindi che Dio esista nell'intimo
e nella soggettività di ogni essere umano, sta poi
a noi intrattenere i rapporti con lui e bisogna vedere che
tipo di rapporti. Ma questa è una scelta che ogni singolo
deve operare.
Dio non è però tutto. Come ho già detto
secondo me non tutto dipende da lui, se penso a varie catastrofi
non naturali, le riconduco all'uomo, alla sua cattiveria e
alla sua ambizione. Dunque l'uomo, nella sua piccolezza e
nella sua finitezza, può fare grandi cose che non dipendono
dal volere divino ma che possono essere molto pericolose e
negative.
Dio è quindi importante, almeno per me; esso "serve"
a superare i momenti difficili nella vita delle persone ma
allo stesso tempo deve essere ringraziato per avere donato
la vita all'uomo, vita che l'uomo stesso a volte rende brutta,
triste e piena di peccati. Dio "serve" a sperare,
ad andare avanti, ad avere un punto di riferimento. Ma questa
è una scelta di ognuno di noi. Anche se penso che pure
una persona che si definisca "atea" debba avere
dei valori, i quali si riconducono a un proprio Dio e a una
propria natura. Ecco perché moralmente "Dio"
è in ognuno di noi, qualunque sia la forma e il nome
con cui lo consideriamo.
Ecco perché relativismo etico è un concetto
giusto e vero dato che sicuramente il mio modo di pensare
a Dio è diverso dal modo di pensare a Dio di un'altra
persona. Dunque relativismo etico è un concetto legittimo
che però è secondo me riconducibile a un solo
ente, un solo Dio dato che ogni essere umano ha sicuramente
un suo credo, una propria credenza a cui appoggiarsi nei momenti
difficili. E se ciò non fosse vero, mi chiedo come
può una persona vivere senza appoggiarsi a qualcuno,
senza quindi dare valore alle cose e a se stesso.
Silvia Cremonini
RIFLESSIONE SULL'ESSERE CRISTIANO
"Se Dio non esiste tutto è permesso"
sinceramente
non capisco il senso di questa frase anche perché presuppone
che Dio esista per tutti.
Gli atei non credono nell'esistenza di Dio ma non mi sembra
che a loro sia "tutto permesso"; credo che Dio serva
soprattutto a chi crede in lui, al cristiano che basa la sua
vita sulla religione: per un non credente l'esistenza di Dio
non ha importanza, egli gestisce la sua vita senza il bisogno
di un "ente spirituale" che governi la sua moralità
o la sua etica.
Un credente invece mette nelle mani di Dio la sua vita e
condiziona il suo comportamento in nome delle "regole
del buon fedele". E' proprio nella loro vita che Dio
diventa una sorta di "arbitro regolatore" ponendo
delle leggi a cui tutti dovrebbero attenersi nel loro agire
morale, come ad esempio i 10 comandamenti (o anche posizioni
che la chiesa assume su questioni come il divorzio, l'aborto
ecc
).
Io rispetto gli atei e credo che il rinnegare un Dio superiore
non sia qualcosa di così grave per la quale condannarli
il relativismo non deve essere per forza qualcosa di sbagliato:
agire secondo la propria natura, senza alcuna restrizione,
gestire la propria vita come meglio si crede senza appellarsi
a un "giudice supremo" che ha gli occhi sempre su
di noi, non credo faccia male a nessuno.
La differenza fra credente e non credente non so spiegarla,
penso che chi crede in Dio abbia uno scopo ultimo nella vita,
che dovrebbe essere quello di realizzare la volontà
del Santissimo per poi raggiungerlo dopo la morte.
Ma forse la vita del cristiano è solo un "prepararsi
spiritualmente" in terra ad una vita nell'aldilà.
Presupponendo la grande confusione che ho in testa riguardo
queste cose (penso si sia già capito) ammetto di non
porre Dio come "stella polare" del mio vivere quotidiano.
Credo in Dio ma non so spiegarne il perché, e per questo
non mi ritengo una buona cristiana; a parte l'esame di coscienza,
ho paura che oggi per molti uomini "credere in Dio"
sia una sorta di "esorcizzazione" delle proprie
paure; è facile credere ma non è facile essere
coerenti con quello che si dice.
Ferriani Daria
RIFLESSIONE SUI PRECETTI DELLA CHIESA
Secondo me l'affermazione "se Dio non esiste tutto è
permesso" non è vera perché credo che una
comunità di uomini debba darsi delle regole a prescindere
dall'esistenza o meno di Dio. Non ritengo che queste regole
debbano basarsi sulla parola di Dio, ma sulla moralità
degli uomini e devono garantire il rispetto dei principali
diritti dell'uomo.
Secondo me il relativismo etico è qualcosa di positivo
perché ognuno ha una diversa interpretazione della
religione e può riconoscersi o meno in determinati
precetti dati da Dio o dalla chiesa; credo che ogni singolo
uomo debba agire in base a ciò che ritiene giusto o
no, ovviamente, come ho detto prima, sempre nel rispetto dei
diritti umani e civili fondamentali.
Personalmente sento la chiesa e Dio abbastanza lontani da
me e dal mio modo di pensare, forse perché non mi riconosco
nei precetti che danno.
Per citare qualche esempio, sono favorevole sia all'aborto,
che al divorzio che alla convivenza, tre cose che invece la
chiesa non accetta. Credo che in questi e in altri campi spetti
solo al singolo uomo decidere come comportarsi, senza che
qualcuno dica a priori cosa è giusto e cosa no.
Per quel che riguarda la droga, secondo me vale lo stesso
discorso: se una persona vuole farne uso dovrebbe essere libera
di farlo, ovviamente senza andare a mettere a repentaglio
la vita e l'incolumità altrui. E' vero che questo è
un processo di autodistruzione, ma se una persona vuole correre
questo rischio deve essere, secondo me, libera di farlo perché
la vita è comunque sua e secondo la mia opinione soltanto
lui può decidere cosa farne. Per lo stesso motivo non
considero immorale il suicidio perché, come ho già
detto, ognuno è libero di fare della propria vita ciò
che vuole.
Anche per quel che riguarda l'eutanasia la penso allo stesso
modo: ritengo disumano tenere in vita a tutti i costi un malato
che non vuole più saperne e che sta patendo sofferenze
atroci soltanto perché la morale cattolica non lo approva.
E alle sofferenze fisiche e psicologiche di quel malato chi
ci pensa?
Secondo me dovremmo metterci nei panni di quella donna che
vuole abortire, di quella coppia che vuole divorziare, di
quel ragazzo che si droga, dell'altro che non vede altra via
al di fuori del suicidio e del malato che chiede l'eutanasia.
Che senso ha tenere un bambino completamente non voluto?
Per trattarlo come un oggetto o come uno sbaglio una volta
nato?
E che senso ha rifiutare il divorzio quando non si fa altro
che litigare e quando non c'è più modo di riconciliarsi?
Penso che queste siano decisioni importanti che solo la singola
persona può prendere a seconda del proprio stato d'animo,
dei propri desideri e della propria mentalità, senza
farsi influenzare da altri modi di pensare diversi.
Chiara Liguori
"Se Dio esiste tutto è permesso"
Oggi nell'era della tecnologia e del progresso, sembra che
agli uomini tutto sia permesso. L'importante è chiedersi
che cosa si intende per quel "tutto"!!! Ogni uomo,
ogni essere vivente ha un'anima, una moralità e molto
spesso questa fa riferimento ad un'entità superiore.
Quante volte si fanno esclamazioni chiedendo aiuto a Dio,
alla Madonna... Dio è importantissimo per la vita degli
uomini perché egli si "insedia" in ognuno
di noi e il nostro agire spesso è mosso da un "disegno
di Dio".
L'uomo è essere finito e MAI a lui tutto può
essere permesso con o senza un Dio. Dio aiuta gli uomini a
correggere i propri errori, a sentirsi parte di una comunità,
se Dio non esiste certamente l'uomo cederebbe di essere assoluto
e potente. Povero stolto! L'uomo dimostra di essere impotente
di fronte alla morte, alle malattie, al dolore , non può
sostituirsi a Dio.
Ma come può essere percepito Dio in questa società
dove solo i valori materiali sembrano avere importanza? Io
lo sento come un Padre, un padre buono a cui chiedere conforto
nei momenti difficili e con certezza affermo che non lo sento
un Essere supremo, ma non un mio simile, che non mi aiuta
per pietà , ma perché mi ama. Mi ama come mio
padre e mia madre. Mi ama anche quando lo rinnego, proprio
come un amico. Dio per me non è colui che sta al di
sopra ma colui che io ogni giorno "tengo per mano"
e che mi protegge.
A cosa serve Dio? Dio è fondamentale. A mio parere
una persona non può vivere se non crede in un Uomo
che in ogni momento può essere lì a disposizione.
Che sia musulmano, cattolico o ebreo, l'uomo deve avere un
punto di RIFERIMENTO!
Oggi vi sono molte persone che rinnegano Dio, ma in nome
di cosa? In nome di un'altra essenza che altri credono più
potente; allora si ruota attorno ad un circolo vizioso. Ad
esempio coloro che si fanno chiamare "Anticristo"
agiscono in nome di quel potere, che può sicuramente
essere identificato in un Uomo, che porta dolore e male. A
questi piace seviziare, picchiare e picchiarsi perché
CREDONO che ciò sia giusto. Allora ecco!!!
dal
momento in cui credono vuol dire che pure essi sono guidati
da una sorta di Dio. Attenzione però, io nella mia
ignoranza non vorrei fare un discorso troppo allargato; gli
Anticristo
Serra
DIO : GUIDA "FAI DA TE" AL BENE
"Se Dio non esiste tutto è permesso", la
frase presuppone che il bene e il male siano oggetti esterni,
estranei alla nostra persona, che siano nelle mani di Dio.
Questo, secondo me, è molto riduttivo nei confronti
dell'uomo che diventa in questa ottica un burattino nelle
mani di un'entità superiore, uno strumento di Dio.
Io invece credo che ogni uomo abbia in sé la capacità
di agire a sua discrezione, secondo il bene o secondo il male.
Il bene e il male sono qualità che coesistono in noi
e che solo noi possiamo decidere come usare e come manifestare.
Dio non è il bene o il male, Dio è una guida
che noi uomini dovremmo prendere ad esempio al fine di agire
secondo il suo modello. Insomma, secondo me Dio rappresenta
un esempio di perfezione etica, un esempio che l'uomo dovrebbe
sempre tenere presente per agire il più possibile nel
bene. Con questo non intendo dire che gli uomini dovrebbero
vivere in tutto e per tutto "imitando" Dio. Infatti
non credo affatto che sia Dio in prima persona a determinare
il bene e il male. Ognuno di noi alla fine dei conti agisce
secondo la propria volontà, indipendentemente da qualsiasi
intervento esterno.
Dunque, a mio parere è sbagliato dire che se Dio non
esistesse tutto sarebbe permesso; gli uomini sarebbero comunque
combattuti tra il bene e il male ma, secondo me, sarebbe molto
più difficile per loro riscoprire il bene e utilizzarlo
al meglio perché comunque mancherebbe loro un esempio
supremo di bene assoluto.
Se il bene e il male fossero solo ed esclusivamente nelle
mani di Dio, io, in base alla mia fede e il mio modo di credere,
penso che il male non esisterebbe affatto. E' solo l'uomo
a potervi andare oltre, impostando la sua vita il più
possibile sullo stampo di quella di Dio.
Non solo il Dio cristiano è un esempio per gli uomini.
Ogni religione pone una guida spirituale in sé e i
credenti di ogni religione vedono in essa il proprio esempio.
Infatti, secondo me la religione, anche solo a livello storico,
e cioè indipendentemente dai diversi credo, è
fondamentale. L'uomo ha sempre vissuto, sin dai tempi più
antichi, in funzione di una religione, di una fede alla quale
potere fare riferimento. Questo non a caso! L'uomo è
un essere molto debole nonostante la sua apparente supremazia
nel mondo, e ha bisogno di una guida per cercare un equilibrio,
per cercare di vivere al meglio.
Letizia Venturoli
Come può l'uomo regolare la sua vita se Dio non esiste?
Non sono d'accordo con l'affermazione di Dostoevskij, anche
se la sua intenzione era probabilmente quella di avvertire
gli uomini. Io credo che la società moderna, in generale,
non sia completamente credente poiché la maggior parte
di noi crede in un essere supremo, ma visto che questo non
si manifesta direttamente, sembra quasi che non ci sia.
Nel nostro mondo materialista è difficile avere una
fede, mentre è più facile aggrapparsi alla realtà
presente, piuttosto che pensare a qualcosa che trascende l'esperienza.
Per questo motivo sono convinta che non è vero che
se Dio non esiste tutto è permesso. L'uomo è
un animale sociale, che si realizza a contatto con gli altri,
ma questa convivenza e collaborazione deve essere in qualche
modo regolato. Allora nei Paesi democratici, dove tutta la
popolazione partecipa alla vita politica, civile e sociale,
si stabiliscono delle leggi che cercano di garantire la massima
felicità per il maggior numero di persone. Purtroppo
sono pochi i paesi in cui avviene questo patto sociale, infatti
in molte nazioni sottosviluppate il popolo è sfruttato
da un dittatore o da una classe dirigente.
Io penso che anche senza Dio l'uomo sia in grado di distinguere
il bene dal male, infatti in generale ciò che danneggia
una qualsiasi persona è male (ad esempio furti, omicidi,
pedofilia, spaccio di droga
). Coloro che compiono delle
azioni malvagie devono essere punite dalle leggi stabilite
da tutti gli uomini. In questo caso potrebbero esserci delle
eccezioni, ad esempio un dittatore potrebbe cambiare il male
con il bene e viceversa. Secondo me dovrebbero essere i Paesi
confinanti ad intervenire per riportare le leggi che rispettano
i diritti dell'uomo.
Un fattore importante all'interno di una comunità
è il relativismo etico, sempre che questo atteggiamento
non vada contro alle libertà umane. Infatti è
impossibile costringere una persona a seguire alla lettera
tutte le leggi, ognuno deve essere libero di pensare ed avere
le proprie idee, senza però violare lo spazio degli
altri. Tale comportamento è senza dubbio una ricchezza
dell'umanità perché l'uomo può così
entrare in contatto con idee diverse e confrontarsi con diversi
modi di pensare, arricchendosi attraverso il dialogo con gli
altri.
Nonostante la tesi che ho sostenuto fino a questo momento,
l'esistenza di Dio è fondamentale per i credenti che
non potrebbero fare a meno di lui e non potrebbero mai rinunciare
alla loro fede. Ma non solo per loro, anche per gli "indecisi",
cioè coloro che non si ritengono credenti, ma affermano
l'esistenza di un essere superiore. Egli infatti può
essere considerato come "garante" della felicità
dell'uomo.
Elisa Zanicheli
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